CUNEO - I novant’anni della “Pastrengo” in una mostra dedicata ai Carabinieri

Cuneo è la prima città a ospitare l’esposizione itinerante, nelle sale di palazzo Samone. Intanto l’Arma accoglie i cittadini con “Un caffè con il carabiniere”

Redazione 13/01/2026 12:30

Centosettantotto anni dopo quella battaglia, l’eco dell’eroica carica dei Reali Carabinieri a Pastrengo rivive nel nome che l’Arma ha dato a una delle sue divisioni, oggi trasformata in comando interregionale. Una mostra itinerante ne celebra la storia, nel novantesimo dalla costituzione. A Cuneo spetta l’onore di ospitare per prima l’esposizione curata da Andrea Pamparana, nelle sale di palazzo Samone, fino al 2 febbraio. All’inaugurazione ufficiale in municipio è intervenuto il generale Riccardo Galletta, attuale comandante dei 18mila uomini e donne in divisa che formano la “Pastrengo”: “Questo alto comando - sottolinea - non è una categoria dello spirito, ma è composto dalla carne e ossa vive dei suoi reparti: le circa 1000 stazioni, i 26 comandi provinciali e le tre legioni che insistono su quattro regioni amministrative. Siamo partiti da Cuneo, non in modo casuale, perché a Cuneo siamo sempre stati presenti”. Cuneo era infatti una delle sei divisioni, gli attuali comandi provinciali, in cui i carabinieri erano articolati nel 1814 al momento della fondazione. Solo nove mesi dopo l’Arma pianse a Vernante il suo primo caduto: il carabiniere Giovanni Boccaccio, alessandrino di Trisobbio, in servizio a Limone Piemonte. Incaricato di dare la caccia a nove banditi evasi, capeggiati da un tale Stefano Rosso detto “il sardo”, fu ucciso da un colpo di fucile alla schiena, sparato forse dallo stesso Rosso. Il criminale, condannato alla pena di morte in contumacia e fuggito in Francia, verrà catturato e giustiziato nel 1819. Raccontare i novant’anni della “Pastrengo”, ricorda il curatore, significa raccontare novant’anni di storia italiana: quelli degli anni di piombo e della lotta alla mafia sono segnati dalla figura di un saluzzese, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che della divisione fu comandante. Citando il filosofo Kierkegaard, il generale Galletta menziona la differenza tra il “fare memoria” e il ricordare: “Ricordare è qualcosa di più e di diverso. Con questa mostra vogliamo ricordare, in primis a noi stessi, il sacrificio, il valore e le gesta di chi ci ha preceduto, e poi alimentare questa connessione fra il cittadino e i suoi servitori”. Dopo i saluti istituzionali della sindaca Patrizia Manassero e dell’assessore alla Cultura Cristina Clerico, tocca al colonnello Marco Piras, comandante provinciale dell’Arma, illustrare i quattro progetti che i carabinieri di Cuneo porteranno avanti in parallelo con la mostra. Il primo si chiama “Un caffè con il carabiniere” ed è aperto a chiunque voglia venire in caserma a Cuneo per fare quattro chiacchiere in un ambiente riservato, l’aula Soroptimist utilizzata di norma per ospitare le vittime di violenza. Un’occasione per conoscere le persone oltre la divisa, in maniera informale. Altri due progetti sono rivolti in modo specifico alle scuole. “Il carabiniere racconta agli studenti” è un progetto particolare, uno spettacolo con materiali tratti dal cinema, dalla storiografia e dalla letteratura che raccontano in circa un’ora e mezza la figura del carabiniere nella cultura popolare, da Totò e Verdone fino allo sceneggiato Rai dedicato a Salvo D’Acquisto. Ai ragazzi verrà presentato anche l’open day “Diventa un carabiniere!”, dedicato a chi voglia avere informazioni sull’arruolamento e sui compiti dell’Arma: a Mondovì è in programma anche una giornata specifica in teatro. L’ultima iniziativa, “Dalla parte di chi soffre”, vedrà i carabinieri recarsi dalle persone che non possono venire in caserma, in primo luogo gli anziani e i disabili, per testimoniare la loro vicinanza e raccogliere eventuali segnalazioni.