CHIUSA DI PESIO - I reperti archeologici del Monte Cavanero di Chiusa Pesio esposti in Francia

L'esposizione nel Musée de Préhistoire des Gorges du Verdon (Quinson), una delle strutture museali tematiche francesi più importanti

15/04/2019 11:15

I reperti archeologici del Monte Cavanero di Chiusa di Pesio, fino al 30 novembre, saranno esposti nel Musée de Préhistoire des Gorges du Verdon (Quinson), una delle strutture museali tematiche più importanti di Francia (80.000 visitatori all’anno).
 
Si tratta di un prestito del Comune e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio nell’ambito della mostra internazionale "Tesori alpini dell'età del Bronzo" presentata in due versioni, una in Francia e l’altra presso il Complesso Museale “Cav. G. Avena”, a Chiusa di Pesio. Le esposizioni sono state realizzate grazie ad uno scambio di collezioni tra i due musei. All'apertura della mostra, nel paese del Département Alpes de Haute Provence, lo scorso venerdì 12 aprile, sono intervenuti, per parte italiana, il presidente delle Aree Protette Alpi Marittime Paolo Salsotto, il sindaco di Chiusa di Pesio, Sergio Bussi, il direttore del Museo Avena, Renato Baudino e Sofia Uggé, funzionario Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio in rappresentanza della Soprintendente Egle Micheletto.
 
La mostra a Chiusa di Pesio, curata dalle Aree Protette Alpi Marittime con il coordinamento scientifico della Soprintendenza sarà inaugurata venerdì 10 maggio, e ospiterà al centro della sala principale della sezione archeologica del Complesso museale Avena il “ripostiglio” (trésor) di Moriez. I ripostigli di metallo dell’età del Bronzo sono un patrimonio archeologico transfrontaliero, testimone di pratiche culturali alpine circoscritte tra il 2.200 e l’800 a.C. Il metallo e al centro dell’attività economica delle società protostoriche europee. Tuttavia, molti oggetti in bronzo sono stati sepolti, lontano dagli insediamenti umani e dalle aree funerarie, come se rivestissero un significato sacrificale. Fin dai primi studi del XIX secolo, questi “ripostigli” hanno incuriosito gli archeologi: si trattava di oggetti accumulati per poi essere nuovamente fusi o di beni preziosi nascosti in tempi di incertezza, o ancora, di offerte votive? Grazie a nuovi approcci, si stanno ora riconsiderando e rivisitando queste prime interpretazioni che si trovano nell’esposizione “Tesori alpini dell’età del Bronzo”. 
 
La mostra internazionale è un’iniziativa per favorire la cooperazione, la conoscenza relative l’archeologia dell’area transfrontaliera e lo sviluppo di un turismo culturale e sostenibile promossa dal programma Interreg V-A 2014-2010 progetto Alcotra TRA[ce]S -Trasmettere Ricerca Archeologica nelle Alpi del Sud.


c.s.

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