CUNEO - Il Cinema Monviso tra memoria e futuro con “L’isola dei ricordi”

Ad Amrum, nella primavera del 1945, un bambino cerca di capire gli adulti mentre il nazismo crolla e Fatih Akin fa suo il racconto di una Germania smarrita

08/04/2026 10:33

La primavera del 1945 arrivò sull’isola di Amrum come un ospite inatteso, quasi fuori luogo. L’aria sapeva di sale e di resa. Anche i più ostinati tra i fedeli del Reich, che fino a poche settimane prima avrebbero giurato sulla vittoria finale, ora si muovevano come chi ha perso la strada e non vuole ammetterlo. Il nazismo stava crollando, e lo si avvertiva persino nel modo in cui la gente chiudeva le porte: senza più quel colpo secco, militaresco, che aveva scandito gli anni precedenti. Nanning, dodici anni, era abbastanza grande per capire che qualcosa stava finendo, ma troppo giovane per darle un nome. Il padre era al fronte, da qualche parte, e la madre – una donna che aveva fatto del Führer la propria religione – si consumava in un dolore che era insieme fisico e ideologico. Non soffriva per la guerra, ma per la sconfitta. Per lei, la realtà era un tradimento. Il bambino, che a quell’età dovrebbe avere come unico pensiero il vento che spinge gli aquiloni, si era invece messo in testa di restituire alla madre un po’ di pace. Non sapeva come, ma sapeva che doveva farlo. E in quell’ostinazione c’era già un’ombra di adulto. Fatih Akin, in “L’isola dei ricordi”, racconta questa storia come se la conoscesse da sempre. Eppure, non è sua: nasce da una sceneggiatura di Hark Bohm, che il regista tedesco non poteva più dirigere. Akin l’ha presa in mano con cautela, come si fa con un oggetto appartenuto a un altro, e poi, scena dopo scena, l’ha adottata. Alla fine, dice, è diventata un figlio. E guardando il film, gli si dà ragione. Perché in Nanning c’è molto del giovane Akin: lo sguardo che si apre, la Germania che si rivela a strati, come una terra che non si finisce mai di capire. Non stupisce che il regista evochi Ladri di biciclette o Stand by Me; si potrebbe aggiungere Zavattini, o De Sica, o persino quel De Sica più amaro de I bambini ci guardano. Haneke, da parte sua, avrebbe apprezzato la crudeltà silenziosa che attraversa la vicenda. L’isola, con il suo spazio limitato, è una prigione naturale. La famiglia di Nanning vi è tornata dopo anni altrove, come se le radici potessero offrire riparo. Ma non c’è riparo possibile quando un’intera comunità ha fatto dell’esclusione la propria legge. La madre del ragazzo è solo la più devota: denuncia chiunque osi anche solo sussurrare che la guerra è perduta. Gli altri non sono da meno. Il diverso va respinto, sempre. Anche quando ha il volto di profughi tedeschi che cercano un rifugio dopo i bombardamenti. Perfino allora, l’ideologia pretende il suo tributo. E così, su quell’isola che sembra fuori dal tempo, la fine del mondo arriva in silenzio. Non con un’esplosione, ma con un bambino che tenta di capire gli adulti, e con degli adulti che non riescono più a capire se stessi. Il film è in programmazione al Cinema Monviso da venerdì 10 a lunedì 13 aprile, sempre alle ore 21, con l’eccezione di domenica 12, quando sarà proiettato alle 18.30. Nel calendario settimanale, per i più pigri, c’è ancora la possibilità di vedere “Los Domingos”, il film di Alauda Ruiz de Azùa, in programma giovedì 9, alle 21, e domenica 12, alle 21. Martedì 14, proiezione del film “Sunu gaal”, che sviscera il tema dell’emigrazione dal punto di vista di chi resta in Africa. Seguirà un talk a cura dell’Ufficio Cooperazione Internazionale del Comune di Cuneo (nei prossimi giorni verranno pubblicate maggiori informazioni). Infine, mercoledì 15 la sala osserverà il consueto giorno di riposo settimanale. Per ulteriori informazioni sulla programmazione, che può subire variazioni, è consigliato consultare il portale Cuneocultura. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Spettacoli del Comune di Cuneo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30, ai numeri 0171.444.812 – 818, o ancora, nelle ore serali, l’interno del cinema: 0171.444.666. I biglietti sono acquistabili il giorno dell’evento all’indirizzo ticket01 a partire dalle 9, oppure direttamente presso la biglietteria del cinema da 30 minuti prima della proiezione.

c.s.