CUNEO - Il premio Mario Riu a due aziende agricole della Granda: "Punto di riferimento per le persone immigrate"

Il riconoscimento a Lou Porti di Monterosso Grana e agli Orti del Casalito di Fossano. Il sindacalista Ivan Sagnet: “Per fermare il caporalato bisogna agire sulla filiera”

Redazione 15/11/2021 15:34

 
Giovedì scorso, nel salone d’onore del Municipio di Cuneo, si è tenuta la consegna del Premio Mario Riu 2021, dedicato al lavoro e all’impresa dell’accoglienza. "In particolare – come ha spiegato Andrea Alfieri, presidente dell’associazione che ha promosso l’iniziativa - alle aziende agricole che hanno cercato, nella loro realtà, di diventare un riferimento per le persone immigrate, di impostare un dialogo senza pregiudizi, favorendo in questo modo l’integrazione delle persone immigrate e consentendo una crescita della comunità”.
 
Due le aziende premiate: l’azienda Lou Porti, Monterosso Grana, di Remo Giordano e Marzia Strumia e gli Orti del Casalito, Sant’Antonio Baligio di Fossano, di Claudio Abrate e Dario Armando.  
 
“Quando nel 2017 la valle Grana fu agitata da profonde divisioni per l’apertura del Cas (Centro accoglienza immigrati) – ha spiegato Andrea Alfieri - Remo e Marzia si schierarono per l’accoglienza e, insieme ad altri, contribuirono in modo determinante a creare un clima di cooperazione e dialogo che fa della valle un’eccellenza nell’ambito della sostenibilità sociale e dell’integrazione dei migranti che lavorano in agricoltura”
 
Per quanto riguarda gli “Orti del Casalito – l’azienda è un punto di riferimento importante per la Caritas diocesana di Fossano che si appoggia ad essa quando deve trovare occupazione a persone in difficoltà. “Agli Orti del Casalito diversi stranieri hanno trovato, insieme a un lavoro sicuro, l’opportunità per inserirsi, insieme alle loro famiglie, nella comunità fossanese – ha spiegato Alfieri -. È anche grazie all’appoggio di questa azienda che a Fossano è nata Cascina Pensolato, una realtà che dà lavoro ai detenuti in semi-libertà e ai disabili”
 
La consegna del Premio 2021 è stata l’occasione per un’interessante riflessione sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza in agricoltura. A introduzione della serata sono intervenuti la Vice Sindaco di Cuneo Patrizia Manassero, il Vice Presidente della Provincia Flavio Manavella e la Confederazione italiana agricoltori che ha sostenuto il costo di una delle due premialità in ricordo di Mario Riu che fu, all’inizio degli Anni 80, prima dirigente e poi presidente dell’Associazione di categoria.
 
Roger Davico, responsabile provinciale Anolf (Associazione Oltre le frontiere) è intervenuto per presentare il docu-film “Siamo qui da vent’anni” che racconta il lavoro e l’integrazione di alcune comunità di stranieri nella Granda: i macedoni che da anni si occupano della vendemmia, gli indiani Sikh che si prendono cura dei nostri animali, la comunità cinese che si divide tra le cave di pietra e i frutteti del Saluzzese e le donne dell’Europa dell’Est che assistono i nostri anziani. 
 
“Questi stranieri si sono specializzati in lavori che consentono alla nostra provincia di eccellere con le sue produzioni tipiche, ma non sempre sappiamo riconoscerlo – ha detto Roger Davico, che nel suo intervento ha dimostrato una conoscenza approfondita del fenomeno –. Nelle Langhe la comunità macedone è stata pian piano sostituita dai lavoratori africani e in questo è sempre più evidente l’intervento del caporalato. Una realtà che non ci fa onore”.
 
Il protagonista della serata è stato Ivan Sagnet, ingegnere originario del Camerun, laureato al Politecnico di Torino, ispiratore del più grande sciopero dei braccianti contro la mafia e il caporalato quando, ancora studente, per pagarsi gli studi aveva partecipato alla raccolta dei pomodori pomodori in Puglia. Sagnet, che per la sua lotta contro il caporalato in agricoltura è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella, ha raccontato il suo progetto di contrasto al caporalato, piaga che ha vissuto sulla sua pelle. Dopo aver organizzato i lavoratori stranieri Sagnet ha deciso di affrontare il caporalato non solo attraverso gli scioperi ma togliendo spazio al caporalato stesso. 
 
“Oggi il caporalato è utile all’azienda agricola, perché le offre un servizio di cui l’azienda ha bisogno: forza lavoro a basso costo, senza problemi di trasporto, vitto e alloggio. Del resto l’azienda agricola ha un margine sempre più ridotto, schiacciata com’è in una filiera in cui è la Grande distribuzione a stabilire il prezzo dei prodotti. Per questo, con la mia associazione NoCap ho deciso di agire innanzitutto sulla filiera. Ho contattato un grande gruppo di distribuzione, che ha accettato di acquistare i nostri prodotti. Questo ha facilitato il coinvolgimento degli agricoltori a cui abbiamo potuto garantire il ritiro del prodotto ad un prezzo remunerativo, a condizione che i braccianti agricoli fossero pagati il giusto”
 
L’associazione No Cap si è dotata di pulmini per il trasporto della manodopera; con l’aiuto del volontariato e della Caritas ha cercato alloggi per i lavoratori. “In questo modo cerchiamo di svuotare i ghetti e facciamo concorrenza ai caporali fornendo il loro stesso servizio ma con una formula trasparente e condivisa. La filiera NO Cap coinvolge attualmente 50 aziende agricole e dà lavoro a 700 ragazzi provenienti dai ghetti che ora hanno un contratto. Ma coinvolge anche tanti consumatori che acquistano la salsa di pomodoro con marchio No Cap.“Il cittadino che compra la nostra passata di pomodoro ci consente di andare avanti, di assumere altri braccianti, di svuotare i ghetti e di sottrarre spazio al caporalato” ha concluso Ivan Sagnet.  
 

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