Come ogni anno, la società torna a puntare i riflettori sulle donne nella Giornata Internazionale a loro dedicata. L'8 marzo le pagine social si fermano collettivamente per pubblicare post sull'universo femminile, i negozi preparano regali e confezioni pensati per essere donati alla propria partner, alle amiche, mamme e figlie; i fioristi si riforniscono di tantissimi piccoli mazzi di mimose e i ristoranti propongono offerte speciali dedicate alle donne. L'8 marzo diventa così l'occasione perfetta per celebrare la figura della donna, anche se sempre più spesso proprio durante tale ricorrenza si sottolinea che “la donna andrebbe festeggiata tutti i giorni”. Tuttavia, se questa Giornata è nata come tributo al cammino femminile verso l'emancipazione e il riconoscimento dei diritti conquistati, allora è giusto ogni anno riflettere sui cambiamenti che, nel giro di 365 giorni, hanno realmente migliorato le condizioni delle donne nella società, senza trascurare quelli che, al contrario, le sfavoriscono. Facendo una fotografia sulla condizione femminile in Italia, non si può che citare per prima la norma entrata in vigore il 17 dicembre 2025, che riconosce il femminicidio come reato autonomo, identificando determinate specificità rispetto all'omicidio, come il movente discriminatorio e il contesto relazionale. Si tratta di una legge che ha come obiettivo principale quello di riconoscere la violenza di genere come fenomeno specifico e punirla più efficacemente. Questa tematica delicata, già nel 2023, a seguito dell'omicidio della giovane Giulia Cecchettin, ha intensificato un dibattito nazionale, alimentato dalla forte indignazione dell’opinione pubblica. Si è sottolineata la necessità di rafforzare la consapevolezza sociale sul problema della violenza sulle donne, ancora oggi descrivibile come sistemico, strutturale e culturale. Per questo, negli ultimi dodici mesi, è stata promossa una maggiore sensibilizzazione sul tema. In molte città sono stati organizzati cortei, manifestazioni e iniziative con una forte partecipazione di cittadini, studenti e associazioni. Questi eventi hanno avuto un ruolo significativo nel portare la questione al centro del sentimento collettivo, stimolando una riflessione collettiva sulla cultura del rispetto, sulla prevenzione e sull’educazione reciproca, oltre che sulla necessità di un vero cambiamento sociale per sradicare gli assetti “maschilisti” ancora troppo presenti. Nel 2025 il Governo italiano ha ribadito il proprio impegno nel promuovere una maggiore parità di genere non solo a livello nazionale, ma anche all'interno delle relazioni internazionali e nelle principali istituzioni globali, riconoscendo che le pari opportunità rappresentano non solo un diritto fondamentale, ma anche un fattore chiave per la crescita sociale ed economica dei Paesi. Proprio in occasione dello scorso 8 marzo la Commissione europea ha presentato una nuova tabella di marcia per rafforzare i diritti delle donne in tutta l’Ue, promuovendo una maggiore uguaglianza attraverso misure concrete. Gli obiettivi prevedono la riduzione del divario salariale, l’intensificazione della lotta contro la violenza di genere e una presenza più equilibrata delle donne nei ruoli dirigenziali e nelle posizioni decisionali. Tra i traguardi fissati c’è anche il miglioramento dell’equilibrio tra vita lavorativa e privata, grazie a politiche che permettano alle lavoratrici di conciliare più facilmente carriera, famiglia e responsabilità personali. Nello sport, la rinascita della squadra di calcio femminile afghana ha assunto un forte significato simbolico a livello mondiale. Su iniziativa della FIFA, è stata ricostituita la nazionale composta da donne rifugiate, che ora rappresenta ufficialmente il Paese e permette alle calciatrici di tornare a competere a livello internazionale. Si tratta di un gesto che va oltre i risultati sul campo, diventato simbolo di resilienza e libertà per tutte le donne che non possono praticare lo sport che amano nel proprio Paese. Accanto a questi progressi, non sono però trascurabili alcune criticità. In Italia, il mercato del lavoro continua a presentare un forte divario tra uomini e donne, con un tasso di occupazione femminile ancora significativamente più basso. Dall’ultimo Rapporto CNEL-ISTAT, le donne che vivono da sole risultano avere un impegno nel 69,3% dei casi, una percentuale che scende tra le madri sole al 62,9% e tra le madri in coppia al 57,2%. Dall’altro lato, il tasso di occupazione per gli uomini single è pari al 77%, dato che arriva a toccare l’86,3% per i padri in coppia. Le cause principali che in alcuni casi spingono un datore di lavoro a preferire una figura maschile a una femminile riguardano spesso motivi familiari; ad esempio la maternità, in molte realtà, rappresenta ancora oggi un ostacolo per ottenere un impiego stabile. La relazione tra l’età feconda, che comprende principalmente le donne tra i 25 e i 34 anni, e la disoccupazione presenta criticità strutturali, con un forte impatto sulla partecipazione di giovani madri al mercato del lavoro. Meno della metà di loro, infatti, risulta occupata. Facendo riferimento al livello d’istruzione, generalmente più elevato tra le donne, queste si trovano spesso penalizzate una volta entrate nel mondo del lavoro, a causa di offerte con mansioni meno qualificate, retribuzioni inferiori e minore responsabilità rispetto ai colleghi uomini. In generale, inoltre, si sta diffondendo un nuovo fenomeno, quello della violenza digitale. Con l’aumento dell’uso dei social media e delle piattaforme online, molte donne diventano vittime di molestie, minacce e stalking virtuale. La violenza fisica viene sempre più spesso affiancata dalla sextortion o dal revenge porn, forme di ricatto che utilizzano materiale sessualmente esplicito per estorcere favori sessuali o denaro. Un caso emblematico a livello mondiale è quello dell’Afghanistan, dove le restrizioni imposte alle donne limitano fortemente la loro partecipazione alla vita sociale. Il nuovo codice penale introdotto dai talebani legittima la violenza domestica, consentendo ai mariti di punire fisicamente mogli e figli a condizione che non vengano rotte ossa o aperte ferite gravi. Anche altri Paesi, come Arabia Saudita, Iran, Iraq e Pakistan, che in parte adottano la legge della Sharia come codice penale, sono conosciuti per presentare lacune significative nella tutela dei diritti delle donne e un’altissima incidenza di violenze di genere. Sebbene sia trascorso più di un secolo dalle prime mobilitazioni per i diritti femminili, la condizione delle donne in alcune regioni del pianeta ricorda quanto lavoro sia ancora necessario. Negli ultimi dodici mesi, dall’8 marzo 2025 a oggi, il quadro globale mostra una realtà che, oltre a presentare segnali di miglioramento, evidenzia problemi strutturali e in alcuni casi regressioni nei diritti e nelle opportunità. L’8 marzo si conferma così ancora una volta quella ricorrenza durante la quale rimane importante richiamare alla memoria tutte le lotte e le battaglie che hanno portato a raggiungere il riconoscimento dei diritti delle donne. Sebbene in Italia le condizioni risultino estremamente migliorate rispetto allo scorso secolo, non bisogna mai perdere di vista gli obiettivi che si possono ancora raggiungere. Un giorno la parità di genere potrà smettere di essere solo un concetto, trasformandosi in realtà. Nel mentre resta importate far sentire la propria voce anche per tutte quelle donne che vivono in Paesi che vietano loro di esprime la propria opinione, ancora oppresse in ogni singolo aspetto della vita. Il passato ha già mostrato più volte come si possa concretizzare una trasformazione profonda nelle basi culturali di una società, anche se tale cambiamento richiede tempo e impegno collettivo. Ridefinire ciò che una volta era considerato immutabile è possibile, solo in questo modo è stata riconosciuta un'intera Giornata per celebrare l’emancipazione delle donne.