Il ritrovo doveva essere alle venti e trenta nella sala del Centro Documentazione Territoriale di Cuneo, in piazzetta Barale. Cioè nell’edificio dell’ex casa del fascio, che oggi ospita, a fianco, la sede dell’Istituto storico della Resistenza. Il blitz in casa del “nemico” salta all’ultimo, per mancanza di una firma su una certificazione e per intervento della Digos. Niente da fare. Alla fine la presentazione del libro “Mussolini e il fascismo. L’altra storia” si sposta a Madonna dell’Olmo, nella saletta interna del ristorante I Goliardi, di fronte a una quindicina di persone. C’è il consigliere comunale di Futuro Nazionale, Beppe Lauria, che l’ha organizzata. C’è soprattutto l’autore, Caio Mussolini. Il pronipote del duce, impegnato in un tour promozionale dell’opera mastodontica che ha scritto, editato, pubblicato tutto da solo. Solo le grafiche sono opera di un ammiratore, spiega: “Oltre al fuoco nemico ho avuto anche il fuoco amico, ma i miei libri sono stati i più venduti di Amazon nella categoria storiografia e storia moderna. Neanche Cazzullo ha tre libri nei best sellers di Amazon”. Caio Giulio Cesare Mussolini - questo il nome all’anagrafe - non è storico di professione. Nato in Argentina nel 1968, ha vissuto buona parte della vita all’estero. La sua passata carriera come ufficiale di Marina militare, sommergibilista, è un vanto così come la maglietta con il logo della X Mas con cui si presenta. Oggi lavora a Dubai come manager di un’azienda che produce sommergibili e camere iperbariche. La via della politica l’aveva tentata nel 2019 candidandosi alle europee per Fratelli d’Italia. Ora si dedica alla pubblicistica storica, una vocazione: “Mi sento un missionario e un missionario, quando conquista un’anima, è contento” dice facendo riferimento all’adunata non “oceanica” per la presentazione. “Non pretendo di raccontare la ‘vera storia’, - spiega - vorrei solo raccontarvi ‘l’altra storia’: la scrivo conscio di avere un cognome pesante”. Dietro però non ci sono solo i ricordi dei giorni d’infanzia a villa Carpena con nonno Vittorio - il primogenito del dittatore - e nonna Orsola. C’è un lavoro di ricerca che Caio Mussolini rivendica, citando più di una volta Renzo De Felice e Giampaolo Pansa: “Tre anni e mezzo fa ho preso un foglio e ho scritto ‘marcia su Roma’, non sapevo come sarebbe finita. Ne sono venute fuori milleseicento pagine che saranno pubblicate in quattro volumi. Questo primo libro racconta la storia del fascismo in 370 pagine con circa 800-900 note a pié di pagina”. Il risultato è che “con questo ‘bignamino’ contrastate tutte le idiozie che vengono raccontate”. Di fascismo, osserva, “in questi anni si parla tutti i giorni, paradossalmente tanto più quanto più ci si allontana da quei fatti. Ma più se ne parla e meno lo si capisce, perché non ci sono più le persone che quel periodo lo hanno vissuto e chi ne parla non l’ha studiato”. Per esempio? “Scurati. Lo invidio, perché scrive romanzi, come Harry Potter o Zorro: poi dice che è storia ma non lo è, è pieno di strafalcioni, di errori”. Nell’“altra storia” c’è molta aneddotica, a volte presentata come una rivelazione, sebbene ciò che può apparire sorprendente per il grande pubblico sovente non lo sia - da decenni - per gli esperti. Il 28 ottobre? “È stato un bluff: nessun fascista è entrato a Roma”. L’omicidio Matteotti? “Giusto che venga ricordato. Ma chi conosce Armando Casalini? Era un deputato fascista che venne ucciso su un tram a Roma, a colpi di pistola, da un comunista, due mesi dopo”. La prigionia di Gramsci? “C’è un reel che ha avuto 100mila visualizzazioni solo perché ho detto che Gramsci è stato protetto da Mussolini, ma è vero. Nel 1930 il capo dell’opposizione comunista poteva far uscire le lettere dal carcere”. E così via. “Mi fanno pena i consigli comunali che si riuniscono ottant’anni dopo per deliberare le revoche della cittadinanza a Mussolini, cosa che non avevano fatto i veri partigiani, molto più onesti intellettualmente” dice il pronipote. A cui però non piacciono nemmeno le rievocazioni: “Sono il primo a criticare le carnevalate del 28 ottobre, quando vedo uno col fez mi sembra uno scemo. Ho conosciuto gente che aveva chiesto di essere sepolta con la camicia nera perché aveva combattuto nella Rsi, loro avevano diritto di farlo”. Cosa serve per farla finita con le diatribe? “Dopo ottant’anni bisogna trovare una visione condivisa, che non può essere quella che ci hanno raccontato. Il presidente della repubblica dovrebbe lavorare per la pacificazione”. Vaste programme. Nel frattempo c’è la promozione libraria: “Ognuno di voi può diventare un mio apostolo, perché io non riesco a sfondare: sono andato tre volte alla Zanzara ma è un casino, Parenzo ti parla addosso. Spero in un effetto Vannacci per i miei libri”.