Riceviamo e pubblichiamo.
Ho letto con attenzione gli interventi di questi giorni sulle liste d’attesa nella sanità cuneese. Da medico in pensione e da cittadino impegnato come volontario in diverse realtà sanitarie e civiche del territorio, credo sia importante evitare che un tema così delicato venga trascinato dentro una contrapposizione politica sterile.
È stato giusto segnalare le criticità del sistema utilizzato nel Cuneese. È stato giusto che la Regione intervenisse con prudenza e chiedesse chiarezza. È altrettanto giusto, oggi, domandarsi che cosa fare per non lasciare soli cittadini e operatori.
In questo senso, l’intervento del consigliere Mauro Calderoni ha avuto il merito di riportare l’attenzione sul punto sostanziale: un modello organizzativo poteva presentare limiti formali e comunicativi, ma al tempo stesso garantiva elementi concreti di presa in carico, come il richiamo attivo, il recupero delle disdette, il riempimento degli spazi disponibili e una continuità organizzativa utile ai pazienti.
Anche la posizione della consigliera Giulia Marro, se letta senza forzature polemiche, non mi pare inconciliabile: chiede chiarezza, regole trasparenti e risposte ufficiali, ma riconosce che eliminare quel sistema senza avere già un’alternativa funzionante ha aggravato le criticità.
Va riconosciuto anche all’assessore Federico Riboldi di aver mantenuto una linea prudente e istituzionale su un tema complesso, cercando di ricondurre la questione dentro un quadro regionale più ordinato. La stessa scelta di affidare la Direzione generale dell’A.O. Santa Croce e Carle al dott. Franco Ripa, con il quale diversi interlocutori del territorio hanno registrato attenzione e disponibilità operativa, può essere letta come un segnale positivo verso Cuneo e verso la ricerca di soluzioni concrete.
Mi pare quindi più utile vedere in questi interventi non una spaccatura, ma l’avvio di un confronto più maturo. Una buona politica è fatta di maggioranza e opposizione, di controlli e proposte, di prudenza e capacità correttiva. Quando finalmente si intravede uno spiraglio di dialogo costruttivo, non vedo l’utilità di soffiare su un fuoco polemico che rischia di bruciare tutti, a cominciare dai cittadini.
Le liste d’attesa hanno cause profonde, nazionali e regionali: carenze di personale, crescita della domanda, difficoltà organizzative, appropriatezza prescrittiva, strumenti informatici non sempre all’altezza. Non possono essere spiegate, né risolte, riducendo tutto alla vicenda cuneese delle prenotazioni con data non reale.
Le date erano certamente non reali, e dunque “fittizie” sul piano formale; ma non erano presentate come appuntamenti effettivi, perché il loro carattere provvisorio veniva dichiarato al cittadino. La comunicazione andava corretta, non trasformata in una condanna preventiva.
Continuare a evocare il termine “fraudolento”, in assenza di pronunciamenti formali delle autorità competenti, mi pare una forzatura. Da qui occorre ripartire: correggere ciò che non funzionava, senza cancellare ciò che, pur in modo imperfetto, aiutava le persone.
La persona zoppica perché le manca una gamba, non perché usa una stampella. La stampella può essere artigianale, imperfetta, da correggere, ma non è la causa dello zoppicare. E non si può lasciare ferma una persona solo perché serve tempo per preparare una protesi migliore. Fuori dalla metafora: un sistema transitorio può essere imperfetto e tuttavia necessario, purché venga reso trasparente, monitorato e inserito in regole chiare.
In questi mesi abbiamo visto anche il grande impegno delle associazioni di volontariato, dei comitati civici e degli sportelli che aiutano i cittadini a orientarsi tra i percorsi di tutela previsti dalla normativa. Si tratta di un contributo prezioso, che merita riconoscenza perché nasce dalla volontà di accompagnare persone spesso disorientate e fragili.
Il volontariato, i comitati civici e gli sportelli di tutela svolgono un ruolo prezioso, da valorizzare in una logica di collaborazione con le istituzioni e non di contrapposizione.
Per questo è importante che istituzioni, operatori sanitari, associazioni e rappresentanti dei cittadini lavorino in una logica di collaborazione reciproca. Le liste d’attesa sono un problema troppo complesso per essere affrontato attraverso contrapposizioni permanenti. Ognuno può offrire un contributo utile, purché l’obiettivo comune resti sempre la tutela della persona.
Ora la domanda deve essere semplice: come garantiamo, da subito, ai cittadini tempi comprensibili, informazioni chiare e percorsi di tutela effettivi?
Trasparenza e presa in carico non sono valori opposti. Devono stare insieme.
Quando si parla di salute, non servono vincitori e vinti. Servono persone capaci di parlarsi, riconoscere gli errori, correggerli e costruire soluzioni praticabili per altre persone.
Dott. Elvio G. Russi
Medico in pensione, volontario in realtà sanitarie e civiche del territorio
Ex primario dell'ospedale "Santa Croce e Carle"