CUNEO - Nell'era del sovranismo e dell'identità nazionale, stiamo abbandonando la lingua italiana: why?

Talvolta, nello slalom quotidiano tra gli inglesismi inseriti a forza nei comunicati e nelle conferenze stampa, ci scappa un sorriso. Il linguaggio evolve, ma in alcuni casi si è passato il limite

Andrea Dalmasso 02/05/2026 07:00

Abbiamo un problema, in questo venti-ventisei. Servirebbe un po’ di capacità di problem solving, per raggiungere il goal del nostro business entro la deadline, per rinnovare il nostro brand (magari anche il suo naming) agli occhi degli stakeholders. Potremmo creare un board o una task force, riunirci per dei meeting, schedulare delle call in cui fare dei briefing, oppure brainstorming, in modo da tracciare una roadmap. Potremmo procedere per step e lavorare in team, guardare ai nostri benchmark e ai nostri target, per poi raccogliere dei feedback e fare un check sulla nostra performance. È importante avere ben chiare la nostra mission e la nostra vision, oltre che il nostro background (ma anche i competitor, i buyer e i trend). Organizzeremo anche un recruiting day, e lo faremo ASAP creando una situazione win win per il nostro network. Ogni tanto, tra uno speech e un follow up, servirà un coffee break nel nostro open space, oppure un light lunch in un’altra location, perchè si sa, il food e il beverage sono importanti per l’enpowerment delle nostre skill, del nostro know-how e della nostra self-consciousness. Solo così potremo arrivare ad un agreement con i nostri partner. Nelle nostre giornate tra comunicati stampa e conferenze, ci troviamo ormai puntualmente a districarci tra testi di questo genere (ok, qui abbiamo estremizzato un po’, lo ammettiamo). Lungi da noi opporci al progresso, alla contaminazione e all’introduzione dei neologismi che sempre c’è stata e sempre ci sarà, ma forse in alcuni casi si è passato il limite. Non lo neghiamo: ogni tanto, leggendo certi comunicati e ascoltando certi interventi, ci scappa un sorriso per tutti gli inglesismi inseriti a forza nella convinzione di rendere i concetti più moderni ed eleganti (un po’ più friendly, dai). In tempi in cui si sente spesso parlare di identità, di sovranismo, di patria, tempi in cui al Made in Italy - scritto in inglese! - sono stati dedicati addirittura un Ministero e un liceo, stride un po’ questa tendenza all’abbandono della lingua italiana. Una lingua così ricca e bella meriterebbe forse di essere utilizzata di più e meglio. (Per gli amici che lavorano negli uffici stampa: non prendetevela, si scherza. It’s a joke)