La celebrazione del 25 aprile promossa dal Comune di Valgrana ha intrecciato memoria storica, testimonianza diretta e racconto del territorio, riportando al centro uno dei luoghi simbolo della Resistenza cuneese. Alla vigilia della ricorrenza, il Tg3 Piemonte del 24 aprile ha dedicato un servizio alla storia del mulino del Paschero, nel vallone di Sant’Anna di Cavoira, a breve distanza da San Matteo e Paraloup, sede delle brigate Giustizia e Libertà al comando di Duccio Galimberti, evidenziandone il ruolo fondamentale nel sostegno alle formazioni partigiane. Protagonista del servizio e delle celebrazioni è stato Giovanni Armando, figlio del gestore del mulino del Paschero, che insieme alla scrittrice e regista teatrale Maria Silvia Caffari ha animato la cerimonia ufficiale del 25 aprile, svoltasi nel pomeriggio di sabato presso il monumento alla Resistenza di piazza Duccio Galimberti. Il monumento, realizzato simbolicamente con la ruota del mulino, richiama proprio quel luogo che durante la guerra contribuì a sfamare le brigate partigiane di San Matteo e di Paraloup, diventando emblema di solidarietà e resistenza civile. All’apertura della celebrazione, alla quale ha preso parte una rappresentanza della sezione locale degli Alpini, il sindaco Albino Arlotto ha ricordato i nomi delle dieci vittime civili uccise a Valgrana durante l’occupazione nazifascista, in particolare nell’eccidio di San Matteo del 12 e 13 gennaio 1944. In quei giorni di violenza furono uccisi cinque contadini inermi e tre partigiani, mentre Duccio Galimberti rimase ferito, tra gli ultimi ad abbandonare la borgata, segnando una delle pagine più drammatiche della storia locale. Nel corso della commemorazione, i ricordi di Giovanni Armando si sono alternati a letture dedicate alla Resistenza. L’erede dei mugnai ha rievocato episodi di umanità e quotidianità, come quando, all’età di due anni, si trovava in braccio a Duccio Galimberti e gli tirava i baffi, ma anche momenti di profondo dolore, come l’incursione della brigata nera Ettore Muti a Valgrana, durante la quale furono requisite tutte le scorte di pane destinate alla popolazione e suo padre venne minacciato di morte, un ricordo che a distanza di ottant’anni continua a suscitare commozione. Nel servizio del Tg regionale della sera precedente era stato inoltre ricordato il racconto di Lucia Moni, mamma del sindaco Albino Arlotto, che aveva descritto come in quegli anni fosse possibile vedere chiaramente la presenza di due Italie contrapposte: una segnata dalla violenza, dalle rappresaglie e dalla paura, l’altra fondata sulla solidarietà, sull’aiuto reciproco e sulla scelta di libertà incarnata dalla Resistenza. Proprio richiamando quelle parole, in conclusione della celebrazione il sindaco Arlotto ha espresso l’auspicio che non si debba mai più assistere alla presenza di due Italie contrapposte, ma che i valori di unità, democrazia e convivenza nati dalla Liberazione continuino a guidare la vita civile e istituzionale del Paese.