Il Comune di Briga Alta ha ufficialmente adottato una mozione di forte impatto etico e sociale, deliberando a favore dell'introduzione e della diffusione del vocabolo "atefano". La decisione è stata presa all'unanimità dalla Giunta comunale, guidata dal sindaco Federica Lanteri e composta dal vicesindaco Ivo Alberti, collegato da remoto, e dall'assessore Roberto Campero, con l'assistenza del segretario comunale Raffaele Ranise Corradi. L'atto, configurato come un mero indirizzo politico che non necessita di pareri di regolarità tecnica o contabile, punta a colmare una profonda lacuna culturale della lingua italiana. A differenza di quanto avviene per la perdita di un coniuge o dei genitori, condizioni chiaramente identificate dai termini "vedovo" e "orfano", il dizionario italiano non prevedeva finora una parola specifica per definire un genitore che sopravvive alla morte di un figlio. L'iniziativa per superare questo vuoto lessicale è partita dall'associazione di promozione sociale "Rachele Franchelli Uno Sguardo Senza Confini APS" di Albenga. Questo ente è stato fondato dalla famiglia di Rachele, una ragazza ligure scomparsa prematuramente a causa di un tumore raro. La proposta ha già ricevuto un importante riconoscimento istituzionale, essendo stata votata all'unanimità dal Consiglio Regionale della Liguria. Il neologismo "atefano" è stato coniato per crasi unendo tre radici di origine greca: il prefisso privativo "à-", la sezione "té-" derivata da "téknon" (figlio) e il suffisso "-fano" mutuato da "orphanòs" (privo o orfano). Nel dettaglio, il termine viene introdotto sia con funzione di aggettivo sia di sostantivo, per identificare la persona o il genitore in lutto per la morte di un figlio. Dal vocabolo principale deriva inoltre il sostantivo femminile "atefania", volto a indicare la specifica condizione psicologica e sociale del lutto filiale. Poiché i neologismi non vengono sanciti da un'autorità ufficiale ma entrano nel vocabolario attraverso l'uso spontaneo e la consuetudine nel tempo, la Giunta di Briga Alta si è formalmente impegnata a promuovere questa parola. Il Comune utilizzerà i propri canali di comunicazione istituzionale, i siti web, i social media e gli atti amministrativi per favorirne la conoscenza. Il termine sarà inoltre integrato nei convegni e nelle iniziative pubbliche dedicate ai temi della famiglia e del sociale, portando l'istanza anche presso le altre istituzioni locali e nazionali.