BOVES - "E se cade in acqua vestito?": il progetto di Federica Biscia per insegnare ai bambini a salvarsi

Dalle Olimpiadi di Sydney alla piscina di Boves: l'appello dell'atleta e pedagogista per trasformare la sicurezza acquatica in una cultura condivisa

Alessandro Nidi 17/04/2026 08:00

Imparare a salvarsi in acqua non è un’intuizione: è una necessità sociale, oggi più che mai. Piscine private, vacanze al mare, giornate al lago: l’acqua è entrata nella quotidianità dei bambini, spesso prima ancora che abbiano gli strumenti per affrontarla in sicurezza.  Sempre più spesso, purtroppo, si leggono notizie di bambini tra 0 e 6 anni che perdono la vita per annegamento. Non è solo una questione di saper nuotare, è una questione di consapevolezza, fiducia e prevenzione. È qui che nasce una vera arte della prevenzione: un approccio che parte dagli adulti - ancora prima che dai bambini - e che affonda le radici nell’educazione, nella relazione e nella conoscenza profonda dello sviluppo infantile. Federica Biscia mette a disposizione della comunità un bagaglio unico, con 12 anni di carriera da atleta olimpica (ha partecipato ai Giochi di Sydney 2000, ndr), 6 anni come allenatrice e 10 come istruttrice (attività che svolge dal 2002), oltre a più di 20 anni di esperienza come educatrice nella prima infanzia. Si tratta di un percorso costruito all’interno delle scuole che ha fondato insieme alla sua socia, Stefania Lo Presti: il micronido (0-3 anni) e la “Forest School” (3-6 anni) di Pianfei, senza dimenticare la “Scuola nel Parco” di Chiusa Pesio (6-11 anni). Con un’esperienza internazionale maturata viaggiando e confrontandosi con culture e approcci diversi, Federica ha trasformato questo percorso in una missione educativa: aiutare i bambini a costruire un rapporto sano e sicuro con l’acqua. “Ai bambini non si insegna semplicemente a salvarsi - spiega ai microfoni di Cuneodice.it -. Si insegna, prima di tutto, a fidarsi di sé stessi. Un bambino sereno, fluido e fiducioso ha molte più possibilità di reagire in modo efficace rispetto a un bambino rigido, impaurito o in allerta. E questa fiducia si costruisce nel tempo, passo dopo passo, insieme ai genitori”.  Il percorso inizia già in gravidanza, prosegue nei primi mesi di vita e accompagna la crescita del bambino. Non esistono tempi standard, né risultati uguali per tutti: ogni bambino ha il suo ritmo, la sua storia, le sue emozioni. Esistono però strumenti concreti: dal “floating” dei bebè (la capacità di girarsi autonomamente a pancia in su, ndr) fino alle competenze dei più grandi, come togliersi le scarpe in acqua, gestire la respirazione e mantenere la calma. Perché salvarsi, spesso, significa proprio questo: sapersi fermare, respirare, affidarsi. Allenare l’allerta, ma anche il rilassamento. Un bambino vestito che riesce a lasciarsi andare e a galleggiare ha molte più probabilità di restare a galla rispetto a chi si irrigidisce e lotta contro l’acqua. È un lavoro complesso, che richiede competenze pedagogiche, sensibilità e una profonda conoscenza del bambino e della sua relazione con il genitore. Nel caso di Federica, questo percorso è ancora più efficace poiché lavora ogni giorno con i bambini e le loro famiglie all’interno del micronido e della “Forest School”: li accompagna nella crescita, li conosce in profondità e costruisce con loro una relazione autentica da cui nasce la fiducia, la sicurezza e la possibilità concreta di salvarsi.  Tutta questa esperienza confluirà in un evento formativo intitolato significativamente "E se cade in acqua vestito?", che si terrà sabato 9 maggio dalle 17.30 alle 19.30 presso la piscina “Aqvatica” di Boves (via Borgo San Dalmazzo, 41). L'appuntamento è aperto ai genitori di bambini da 1 a 6 anni ed è pensato come un vero e proprio “corso di consapevolezza”: perché, se un genitore è preparato, nessuno meglio di lui può proteggere e guidare il proprio bambino. Seguiranno poi corsi dedicati, sempre presso la piscina di Boves - una struttura altamente didattica - grazie alla collaborazione con i gestori Elena e Luca, che hanno creduto fin da subito in questo progetto innovativo. Per iscrizioni è possibile compilare il form mediante QR code, mentre per informazioni sui costi è disponibile il numero 335/7208135 (anche via WhatsApp).  Perché, conclude Federica Biscia, “la prevenzione non è teoria. È cultura. È presenza. È responsabilità condivisa. Ed è qualcosa che può fare la differenza tra la vita e la morte”.