VIOLA - "Innesti": su Raiplay un racconto di cura tra le radici di Viola Castello

Il documentario di Sandro Bozzolo racconta vent'anni di dedizione nel recupero di un legame ancestrale tra uomo e bosco

Un frame di "Innesti"

Alessandro Nidi 15/06/2026 16:50

Un ponte tra passato e futuro, costruito tra le fronde dei castagni. È questa l'essenza di "Innesti", il lungometraggio di Sandro Bozzolo che da sabato 13 giugno è entrato a far parte dell'offerta di RaiPlay. Il film è una testimonianza poetica che ci trasporta tra le alture di Viola Castello, un lembo di terra dove la natura e l'agire umano convivono in un equilibrio ancestrale, un tempo gelosamente preservato dalle sapienti mani delle "castagnere". Protagonista di questa parabola di resistenza è Ettore, ex addetto ai caselli autostradali che, abbandonata la vita urbana, ha intrapreso una missione silenziosa: infondere nuova vitalità ai castagneti secolari. Grazie alla pratica dell'innesto, Ettore si oppone all'abbandono di questa tecnica rurale, ormai quasi del tutto estinta nel panorama agricolo italiano. La genesi di quest'opera affonda le radici nella primavera del 2000, quando Ettore affidò al figlio Sandro una telecamera, chiedendogli di filmare la cura di un imponente albero al centro della selva. Quella singola inquadratura ha dato il via a un mosaico visivo durato vent’anni, un archivio del tempo e delle stagioni che è diventato, nel 2022, un film presentato con successo al prestigioso evento Terra Madre. "Innesti": un documentario "nobilitato" dal prezioso intervento di Carlin Petrini Il film non si limita a ritrarre il lavoro agricolo, ma scava nel significato profondo dell'eredità generazionale. Il "dialogo" tra la telecamera di Sandro e le mani di Ettore racconta la trasmissione di un sapere che non è scritto sui libri, ma impresso nel gesto tecnico dell'innesto: un’operazione chirurgica vegetale che permette a una pianta di rinnovarsi, fondendo la robustezza del selvatico con la qualità del frutto coltivato. È una metafora vivente della resilienza di una comunità che rifiuta di vedere le proprie montagne trasformarsi in boschi incolti e abbandonati. Questa narrazione corale trova ulteriore forza nel contesto in cui viene proposta. La messa in onda su RaiPlay avviene in concomitanza con lo Slow Food Day, una scelta che suggella il legame del documentario con i valori della tutela alimentare e della biodiversità. Il racconto, nobilitato dall'intervento di Carlin Petrini, non è solo il ritratto di un uomo che lavora la terra, ma un'ode alla capacità umana di rigenerare ciò che il tempo e l'incuria avevano destinato all'oblio, offrendo allo spettatore una riflessione necessaria sull'urgenza di riconnettersi con i ritmi della terra.