CEVA - L'ultimo fischio della 640: l'omaggio della val Tanaro a Mario Nicolino e Graziella Canavese

Sui binari il saluto commosso dei ferrovieri ai colleghi scomparsi, nel racconto della pagina Facebook "Ferrovia Ceva-Ormea"

Foto di Mario Nicolino e di Graziella Canavese

Alessandro Nidi 18/06/2026 13:50

La ferrovia non è fatta soltanto di ferro, binari e traversine. È fatta soprattutto di persone, di cuori, di sguardi che vigilano nella notte e di mani che garantiscono, giorno dopo giorno, quel "via libera" che permette a tutti gli altri di viaggiare tranquilli. Quando due di questi cuori si spengono, l'intera comunità su rotaia si stringe in un abbraccio che supera il tempo e lo spazio, affidando il proprio cordoglio alla voce stessa del treno. Domenica 14 giugno, la storica locomotiva FS 640 121, alla testa del treno 96173 proveniente da Torino Porta Nuova, ha attraversato la valle Tanaro portando con sé un carico di profonda commozione. Come si legge in un toccante post pubblicato sulla pagina Facebook "Ferrovia Ceva-Ormea", il convoglio ha voluto rendere omaggio a due storiche figure della linea, scomparse nei giorni scorsi: il macchinista Mario Nicolino, originario di Ceva, e la capotreno Graziella Canavese, di Nucetto. Il commovente saluto a Mario Nicolino e Graziella Canavese Nelle stazioni di Nucetto e di Ormea, affollate di passeggeri e cittadini, il treno si è reso protagonista di un vero e proprio rito di addio. La locomotiva ha emesso un fischio lungo, un inchino solenne che è partito dal basso per salire dritto verso il cielo, tagliando l'aria calda del mattino. Un suono potente e profondo che è sembrato pronunciare i nomi di Mario e Graziella, scivolando sulla brezza e rimbalzando sui binari riscaldati dal sole. Quel fischio prolungato rappresenta il saluto tradizionale che i ferrovieri si scambiavano da sempre alla fine di ogni turno di lavoro. Questa volta, però, a rispondere a quel richiamo non c'era la voce dei colleghi, ma soltanto un'eco malinconica arrivata dal cielo. Mentre il treno storico si allontanava lungo la valle, tra i presenti è rimasta la consapevolezza che chi ha amato la ferrovia e vi ha dedicato la vita non se ne va mai del tutto. Resta custode di quel patrimonio umano che vive nei segnali, nelle stazioni e in quel fischio che domenica ha chiamato Mario e Graziella, e che continuerà a farlo per sempre.