ROBURENT - La tradizione si rinnova in quota: a Roburent è iniziata la stagione della monticazione

La famiglia Regis guida le mandrie verso i pascoli alpini, nel segno del passaggio generazionale e dell'amore per la terra

Un momento della monticazione a Roburent

Alessandro Nidi 24/06/2026 17:50

Con l’arrivo del solstizio d’estate, le montagne di Roburent sono tornate a popolarsi dei suoni e dei profumi più autentici della tradizione alpina. Nella giornata di domenica 21 giugno 2026 ha preso ufficialmente il via la stagione della monticazione, l’antico rito della transumanza verticale che vede le mandrie risalire verso le praterie d’alta quota per beneficiare dell’erba fresca e incontaminata dei mesi estivi. L’avvio di questa nuova annata agraria è legato all'esito del recente bando comunale per la gestione dei pascoli montani, che ha visto l’assegnazione dei lotti alla famiglia Regis, storica e stimata realtà zootecnica proveniente da Montaldo di Mondovì. Le operazioni di trasferimento del bestiame si sono svolte con successo, segnando l’inizio di un periodo fondamentale non solo per l’economia agricola del territorio, ma anche per la salvaguardia stessa del paesaggio. Il presidio umano sulle vette rappresenta infatti un pilastro invisibile ma essenziale per la tutela della biodiversità e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Tributo del Comune di Roburent alla famiglia Regis Quest’anno la transumanza assume un significato ancora più profondo, legandosi a doppio filo al tema del ricambio generazionale, una delle sfide più complesse e cruciali per il futuro delle vallate cuneesi. Una menzione speciale è stata infatti tributata direttamente dall'amministrazione comunale alla passione e all'impegno di un giovane componente della famiglia, Pietro Regis. Il ragazzo si è distinto per doti umane e lavorative eccezionali, dimostrando come l'attaccamento alle proprie radici e il rispetto per i mestieri dei padri possano coniugarsi perfettamente con l'energia e la visione delle nuove generazioni. La scelta di Pietro di continuare la tradizione di famiglia e di dedicarsi con tale dedizione alla vita d’alpeggio rappresenta un segnale di forte speranza per l’intero comparto agro-pastorale. In un’epoca in cui le aree interne e montane rischiano spesso l’abbandono, la presenza di giovani qualificati e motivati garantisce la continuità di un saper fare antico.