Le ruspe hanno iniziato il loro lavoro di buon mattino, rompendo il silenzio con il rumore metallico delle prime demolizioni. Così se ne va, pezzo dopo pezzo, lo storico edificio del “Baruffi”, per decenni punto di riferimento per generazioni di studenti del Monregalese. Non è solo un cantiere, quello che si apre oggi a Mondovì: è una pagina di memoria che si chiude. Le pareti che cadono hanno visto passare migliaia di ragazzi, ascoltato interrogazioni, risate nei corridoi, passi frettolosi all’ingresso al suono della campanella. Ogni aula custodiva storie diverse, ogni banco un piccolo frammento di vita. Per molti, il Baruffi non era soltanto una scuola. Era un luogo di crescita, di amicizie nate tra un compito in classe e una ricreazione, di insegnanti che hanno lasciato un segno profondo. C’è chi ricorda l’ansia prima degli esami, chi le giornate passate a studiare insieme, chi i primi sogni costruiti proprio tra quelle mura. Da oggi, però, lo sguardo è rivolto al futuro. L’istituto, da stamattina, ha trovato casa nella nuova sede alla Polveriera, moderna e funzionale, pronta ad accogliere studenti e docenti in spazi rinnovati. Un cambiamento necessario, che guarda avanti senza dimenticare il passato. Eppure, mentre le macerie si accumulano, è difficile non fermarsi un attimo. Qualcuno osserva da lontano, qualcun altro scatta una foto, quasi a voler trattenere l’ultimo ricordo di un luogo che ha segnato un’epoca. Perché certe scuole non sono solo edifici: sono parte della vita di una comunità. Il “vecchio” Baruffi scompare fisicamente, ma resta vivo nella memoria di chi lo ha vissuto. E forse è proprio lì, tra nostalgia e gratitudine, che continuerà a esistere. Per davvero.