VILLANOVA MONDOVÌ - Villanova Mondovì, a ‘BEE’ la montagna diventa protagonista

Matteo Della Bordella, alpinista e scalatore in grado di compiere esperienze inedite, il primo premio BEE

28/10/2019 15:01

Sabato 16 e domenica 17 novembre 2019, a Villanova Mondovì, andrà in scena la settima edizione di 'BEE - formaggi di montagna', la terza con il titolo di fiera nazionale. Una ‘due giorni’ intensa, ricca di eventi, laboratori e dibattiti: un forum a cielo aperto, in cui i diretti protagonisti delle produzioni d’alta quota si confronteranno sul presente e sul futuro della loro attività lavorativa.
 
Il tema della montagna rappresenterà, dunque, il filo rosso di tutta la manifestazione: è un argomento nevralgico per il Comune di Villanova Mondovì, il cui territorio è situato alla confluenza delle valli Ellero, Maudagna e Pesio, ma presenta anche importanti propaggini sulle Alpi monregalesi, ed in particolare a Prato Nevoso. Non solo la ventesima edizione della rassegna ovicaprina e la fiera mercatale con le eccellenze casearie, ma un viaggio alla scoperta di produttori e allevatori che pongono la qualità in cima alla ‘mission’ aziendale. 
 
"Ancora una volta - dichiara Michelangelo Turco, sindaco di Villanova Mondovì - le produzioni d’alta quota saranno al centro di BEE, una manifestazione che, mai come quest’anno, presenta un cartellone ricco di dibattiti, approfondimenti e riflessioni. Siamo convinti che la montagna debba essere tra le nostre sfide più rilevanti: si tratta di un ambiente fragile che va tutelato e raccontato per comprenderne con lucidità prospettive e sviluppo. Vanno in questa direzione le collaborazioni con il CAI Mondovì e con il giornalista Enrico Martinet, oltre all’idea di istituire un premio nel nome di BEE che troverà nell’alpinista Matteo Della Bordella il suo primo, prestigioso alfiere".
 
Tre saranno i momenti in cui le alte vette troveranno spazio sotto i riflettori di ‘BEE’. Si partirà lunedì 11 novembre, alle ore 21, con l’inedita tappa villanovese del Mondovì Mountain Film 2019, organizzato dal CAI Mondovì. La proiezione del documentario ‘The Dawn Wall’, in programma al teatro civico ‘Federico Garelli’, sarà il primo appuntamento di ‘Aspettando BEE’: un gioiello del cinema di montagna che non poteva non figurare tra le pellicole della rassegna monregalese. Al centro della scena i fatti del gennaio 2015: dopo sei anni di tentativi, Tommy Caldwell vince i 915 metri della parete Dawn Wall sul celebre massiccio di El Capitain nel Parco Nazionale dello Yosemite. Apparentemente una semplice impresa sportiva, in realtà il coronamento di un’esistenza pregna di ostacoli e difficoltà. The Dawn Wall, infatti, non è soltanto un lungometraggio che celebra le doti fisiche del fuoriclasse statunitense, ma è un viaggio nell’interiorità della persona ancor prima che dell’atleta. Dalla timidezza adolescenziale alla tragica esperienza del sequestro in Kirghizistan; dall’amputazione di due falangi dell’indice sinistro all’improvvisa e apparentemente inaccettabile separazione dalla moglie. Una cavalcata emozionale tra dedizione, vertigine e ossessione, per un film che personifica al meglio i valori dell’arrampicata e dell’alpinismo.
 
Sabato 16 novembre, alle ore 17.30, grande attesa per la consegna della prima edizione del premio ‘BEE’. Nella struttura coperta di piazza della Rimembranza, riflettori puntati su Matteo Della Bordella, presidente dei ‘Ragni di Lecco’, alpinista e scalatore in grado di compiere esperienze inedite, alla continua ricerca di itinerari di ‘avventura dell’impossibile’. Dalla laurea in Ingegneria alla decisione di ‘vivere sulle montagne’, Matteo è reduce dalla spedizione al Bhagirathi IV, colosso di 6.193 metri del Garhwal, Himalaya indiano, conquistato dopo aver superato l’inviolata parete ovest della montagna. Come racconta nel libro ‘La via meno battuta’ (Rizzoli), al 35enne varesino la montagna ha dato e tolto tanto: l’ha consacrato quale uno dei più geniali alpinisti della nuova generazione, ma gli ha anche portato via il padre Fabio, insegnante e istruttore del CAI scomparso nel 2007 in un tragico incidente in parete. Eppure, Matteo ha continuato ad approcciare ogni vetta a viso aperto, con spirito leale e rispetto per la natura, lontano da ogni retorica di conquista. Perché l’arrampicata è più di uno sport: è un’inflessibile maestra di vita, un viaggio esistenziale nel quale ci si mette ogni volta alla prova tra gioie e spaventi, sfide e timori, traguardi e fallimenti, ascese e baratri. A ‘BEE’ il talento lombardo dialogherà con Enrico Martinet, giornalista de ‘La Stampa’, spiegando come l’alpinismo gli abbia cambiato la vita. Un percorso immerso in una cornice di paesaggi mozzafiato, dalle Alpi alla Patagonia, dalla Groenlandia al Pakistan, che andrà ben oltre la cronaca sportiva.
 
Dalla collaborazione con il giornalista valdostano nasce anche l’evento di domenica 17 novembre intitolato ‘Alpeggi a fil di cielo’. Alle ore 15,30, nella struttura coperta di piazza della Rimembranza, produttori e allevatori di Piemonte e Valle d’Aosta metteranno a confronto le reciproche esperienze. Sul palco Bernard Clos, allevatore di Jovençan, presidente dell’Associazione dei proprietari d’alpeggio (Arpav), che presenterà una linea di prodotti di elevata qualità; al suo fianco, il professor Andrea Barmaz, direttore della Sperimentazione presso l'Institut Agricole Régional. Partendo dai dati sulla genetica dei foraggi, raccolti sugli alpeggi oltre quota 2.600 metri, si discuterà di cambiamenti climatici e della ricerca di nuove altitudini per preservare la qualità della fontina d’alpeggio e di altre produzioni. Non mancherà, poi, il punto di vista locale grazie all’autorevole intervento di Bartolomeo Bovetti, vicepresidente del Comizio Agrario di Mondovì, già storico direttore dell’Associazione Regionale Allevatori Piemonte.
 
"Quando si parla di montagna - sottolinea Enrico Martinet, una ‘penna’ che narra da decenni le ‘Terre Alte’ - esistono due forti legami: l’alta qualità del prodotto, indispensabile per rimanere ed allevare in alta quota e l’attenzione particolare ai foraggi. Gli stravolgimenti climatici fanno sì che, proprio sulle vette, aumenti la fragilità dell’ecosistema. Negli ultimi anni sono ‘salite’ in quota varietà di erbe che non dovrebbero resistere a simili altezze. Per preservare la qualità del prodotto si devono, dunque, analizzare questi dati al fine di mantenere gli standard, cercando soprattutto nuovi canali di comunicazione".


c.s.

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