CRISSOLO - A dieci anni sul Monviso: il sogno di Leonardo diventa realtà

Il bambino ha conquistato i 3.841 metri del "Re di Pietra" con mamma Anastasia e la guida Sandro Paschetto. Dietro l'impresa settimane di preparazione: "La sicurezza al primo posto"

Leonardo, a 10 anni sul Monviso
La salita verso il Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso
Leonardo, a 10 anni sul Monviso

Monica Fissore 15/07/2026 16:26

Ci sono imprese che nascono da un'idea degli adulti e altre che prendono forma da un sogno custodito nel cuore di un bambino. Quella di Leonardo Calandri appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Domenica 12 luglio il piccolo di Caselle Torinese, che ha compiuto dieci anni lo scorso marzo, ha raggiunto la vetta del Monviso, coronando un desiderio che coltivava da mesi. Ad accompagnarlo in questa straordinaria avventura sono stati la mamma Anastasia Polishchuk e la guida alpina Sandro Paschetto, profondo conoscitore del "Re di Pietra", alla sua 202ª salita. Ma dietro quella fotografia con la croce di vetta alle spalle non c'è stata alcuna improvvisazione. C'è un progetto costruito con pazienza, allenamento e tanta consapevolezza. "È stata una vera e propria avventura, un desiderio che si è avverato, nato proprio da Leonardo e non da noi genitori", racconta la mamma. "Io, ad esempio, quest'anno non avevo intenzione di salire sul Monviso, ma lui ci teneva tantissimo e allora ho fatto di tutto per realizzare il suo sogno. Per farlo, però, sapevo che servivano preparazione, la guida giusta, molto allenamento e che nulla poteva essere lasciato al caso". La scelta della guida è stata naturale. "Con Sandro Paschetto avevamo già fatto il Monviso due volte insieme a mio marito. È una persona altamente qualificata di cui mi fido completamente. Conosceva già la nostra famiglia e sapeva che, se gli chiedevo di accompagnare mio figlio in vetta, non si trattava di un capriccio o di un'idea improvvisata, ma del risultato di una preparazione seria". La preparazione sui sentieri della valle Po La preparazione è iniziata subito dopo la fine della scuola. La famiglia si è spostata nella casa dei nonni a Crissolo, dove ogni estate trascorre circa un mese, trasformando la valle Po in una vera palestra a cielo aperto. "In poco meno di un mese abbiamo percorso circa 60 chilometri sui sentieri della valle. Oltre alle passeggiate fatte tutti insieme, anche con il papà Cristian e il fratellino Denis, io e Leonardo abbiamo affrontato escursioni sempre più impegnative proprio in vista del Monviso". Tra gli itinerari affrontati figurano il Monte Tivoli, il Giro dei Laghi, il Buco di Viso, il Colle delle Traversette, il Rifugio Quintino Sella e una lunga escursione da Pian del Re al Mozzo con il ritorno a piedi fino a Crissolo, completando così 9 ore di cammino. "Con lui siamo sempre stati chiari: doveva prepararsi esattamente come aveva sempre visto fare a noi. Alzarsi presto al mattino, portare da solo il proprio zaino con tutto il necessario e prestare la massima attenzione a ogni passo". "Quando si mette in testa una cosa, fa di tutto per raggiungerla" Secondo la mamma, la salita al Monviso è stata soltanto l'ultima dimostrazione del carattere del figlio: "Conosco Leonardo, quando si mette in testa qualcosa fa di tutto per realizzarla, accettando anche sacrifici e tanta preparazione". Una determinazione che emerge anche nella vita di tutti i giorni: "È sempre stato un bambino con grandi obiettivi. Un giorno ha percorso con il papà un'escursione in bicicletta di 80 chilometri con circa 600 metri di dislivello e, una volta arrivato a casa, si è messo a giocare a basket come se nulla fosse. Anche da piccolissimo anticipava sempre i tempi: gattonava già a sei mesi e camminava a dieci". Sportivo fin da piccolo, Leonardo pratica sci dall'età di tre anni e quest'inverno, durante una settimana bianca in Val di Fassa, ha anche vinto la gara finale del corso di sci.

La salita verso il "Re di Pietra" L'avventura è iniziata sabato 11 luglio con la salita da Pian del Re al Rifugio Quintino Sella: 7,5 chilometri percorsi in poco più di due ore.
Dopo la cena e il pernottamento, la sveglia è suonata alle quattro del mattino. Colazione, ultimi controlli all'attrezzatura e, alle cinque in punto, la partenza verso i 3.841 metri del Monviso. Casco, torcia frontale, imbracatura, guanti, scarponi, acqua, viveri, k-way e tutto il materiale necessario nello zaino, che Leonardo ha portato autonomamente per tutta la salita. Le corde erano invece affidate alla guida. "Non avrei mai messo in pericolo mio figlio", sottolinea Anastasia rispondendo anche a chi potrebbe sollevare dubbi sulla sicurezza dell'impresa. "Leonardo è sempre stato tra me e la guida, completamente assicurato anche nell'eventualità di una scivolata, che comunque non c'è mai stata. Sandro gli spiegava continuamente dove mettere i piedi e perché scegliere un appoggio piuttosto che un altro. Lui seguiva ogni indicazione alla lettera". La salita è stata resa ancora più suggestiva dalla neve fresca caduta durante il temporale del giorno precedente.

"Si è trasformato" Con il passare delle ore la mamma ha visto emergere un lato nuovo del figlio: "Mi ha stupito, come se si fosse trasformato. Non sembrava più un bambino, ha dimostrato una serietà e una concentrazione incredibili". Durante tutta l'ascesa non ci sono mai stati momenti di crisi: "Non si è mai lamentato, non ha mai detto di essere stanco e si fermava solo durante le pause previste. Ogni tanto chiedeva: 'Quanto manca alla croce?', con quella curiosità tipica dei bambini, ma senza mai accusare la fatica". Anche gli altri alpinisti sono rimasti sorpresi: "Quando mancavano circa cinquanta metri alla vetta, chi stava già scendendo si fermava a guardarlo incredulo e gli faceva i complimenti. Mancava pochissimo alla cima e lui non aveva nemmeno il fiatone".

L'emozione della vetta Dopo 5 ore e 20 minuti di salita, alle 10.20, Leonardo ha raggiunto la croce del Monviso. "Una cosa è credere in lui, un'altra è vederlo avvicinarsi davvero alla croce del Monviso. In quel momento mi è scesa una lacrima". L'emozione ha lasciato senza parole anche il piccolo alpinista: "Si guardava attorno incredulo, quasi in silenzio, come se non riuscisse a capire bene cosa stesse succedendo. Allora gli ho detto con la voce che tremava: 'Leo, sei sul Monviso!'. Lui mi ha guardata, è rimasto ancora un attimo immobile, poi mi ha abbracciata forte e mi ha risposto: 'Non ci credo ancora!'". Dalla vetta sono anche riusciti a effettuare una brevissima videochiamata con il papà Cristian e il fratellino Denis, rimasti a valle: "Appena ci hanno visto con la croce alle spalle hanno iniziato a festeggiare, è stato un momento davvero emozionante".
Il ritorno fino a Pian del Re Anche il personale del Rifugio Quintino Sella ha voluto celebrare la piccola impresa. Conoscendo bene la guida Sandro Paschetto, i gestori avevano seguito con interesse la salita e, al ritorno, hanno accolto Leonardo con entusiasmo, regalandogli la maglietta del rifugio come ricordo della giornata: "Ci hanno detto che se l'era meritata". Al ritorno mamma e figlio avrebbero potuto fermarsi nuovamente al rifugio e completare la discesa l’indomani, ma Leonardo era “sopraffatto dalle emozioni e ancora pieno di energie”, racconta la mamma. "Gli ho chiesto se se la sentisse di continuare fino a Pian del Re, dove lo aspettavano il papà e il fratellino: non ha avuto il minimo dubbio". Anzi, è stato lui a mantenere il passo più sostenuto. "Era davanti a me e continuava a camminare. Più volte gli dicevo di andare con calma perché non avevamo nessun tempo da rispettare, a un certo punto si è girato e mi ha risposto: 'Mamma, se vado troppo forte per te dimmelo, perché questo è il mio passo'". L'intera escursione è durata circa dodici ore: 10 ore e 20 minuti dal Rifugio Quintino Sella alla vetta e ritorno, a cui si sono aggiunte le circa due ore necessarie per rientrare fino a Pian del Re. Ad attenderlo c'erano il papà Cristian e il fratellino Denis, pronti a festeggiare il traguardo raggiunto.

Il prossimo obiettivo? Un quattromila L'esperienza ha lasciato il segno in tutta la famiglia: "Denis guarda Leonardo con grande ammirazione, mi ha già chiesto quando porterò anche lui sul Monviso e se potrà farlo quando compirà dieci anni". E Leonardo pensa già al futuro: "Si dice che l'appetito vien mangiando ed è proprio così. Appena scesi ha chiesto subito alla guida: 'C'è un quattromila che posso fare?'. Adesso il suo prossimo sogno ha già un nome: il Monte Rosa". Per mamma Anastasia, però, il significato di questa giornata va oltre qualsiasi primato: "Non volevamo stabilire un record, ma realizzare il sogno di un bambino. Leonardo ha dimostrato che con preparazione, prudenza, allenamento e il supporto di professionisti esperti, anche un bambino fortemente determinato può raggiungere un traguardo straordinario. Il Monviso ci ha regalato un'emozione che porteremo nel cuore per tutta la vita".