SALUZZO - "Educare per la comunità e con la comunità": a Saluzzo l'incontro organizzato dal Consorzio Monviso Solidale

"P.I.P.P.I." e genitorialità positiva: un'utile convergenza progettuale a favore dei nuclei famigliari con fragilità del territorio consortile

09/03/2026 15:55

Si è tenuto venerdì 27 febbraio scorso, presso la Sala Tematica de Il Quartiere di Saluzzo, l'incontro dal titolo Educare per la comunità e con la comunità. P.I.P.P.I. L.E.P.S. e Genitorialità Positiva: orientamenti operativi per il lavoro sociale ed educativo territoriale. Organizzato dal Consorzio Monviso Solidale in collaborazione con le cooperative Proposta80 e Caracol, l'evento aveva la finalità di mettere intorno a un tavolo Assistenti Sociali, Educatrici ed Educatori Professionali che da poco meno di tre anni lavorano sul territorio dell'Ente grazie ai fondi garantiti dalla Regione Piemonte (Fondo Sociale Europeo Plus [FSE+]) nell'ambito del progetto Genitorialità Positiva, finalizzato a "sostenere le famiglie con figli minori e a rafforzare le competenze genitoriali tramite Progetti Educativi Familiari (PEF), servizi domiciliari, laboratori e reti di vicinanza solidale, specialmente per nuclei in situazioni di vulnerabilità". L'idea alla base dell'incontro era fare il punto su una metodologia di lavoro – quella appunto adottata negli ultimi tre anni nelle aree di competenza del Consorzio su fondi regionali – che, nei fatti, ha però conosciuto da tempo un contestuale sviluppo anche sul resto del territorio nazionale grazie al programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per Prevenire l’Istituzionalizzazione), avviato in via sperimentale nel 2011 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali grazie a un protocollo messo a punto dall'Università degli Studi di Padova. "Da quasi 25 anni P.I.P.P.I. rappresenta un programma volto a intercettare tutte quelle famiglie che presentano fragilità sul piano della relazione genitori-figli, e per questa ragione ha la funzione di ridurre, per quanto possibile, interventi coattivi di allontanamento dei figli dal nucleo famigliare e le segnalazioni all'autorità giudiziaria", afferma Luisa Ghigo, Responsabile Servizio Professionale del CMS per l'area di Savigliano. "Dapprima adottato a livello nazionale dal Ministero come progetto sperimentale nato in ambito accademico, il protocollo di Padova da cui tutto è iniziato ha finito con il tempo – grazie all'efficacia dimostrata – per diffondersi dai grandi centri urbani italiani verso quelli di dimensioni più ridotte, costituendo oggi una realtà capillare nella Penisola. Un modello che per queste ragioni ha ispirato negli anni, tra gli altri attori istituzionali, la stessa Regione Piemonte, che (grazie a fondi europei, mentre quelli di P.I.P.P.I. provengono dal PNRR) con Genitorialità Positiva mira a occuparsi del medesimo ambito adottando metodologie di lavoro del tutto simili. E infatti", prosegue Luisa Ghigo, "la Regione Piemonte, partendo dalla legge n. 17/2022, meglio conosciuta con il nome di Allontanamento Zero, ha proposto a tutti gli ambiti territoriali di lavorare sul tema della prevenzione dell'allontanamento dei minori e del rinforzo delle capacità genitoriali implementando il programma P.I.P.P.I. Insomma, si è trattato di un'utile convergenza operativa che tende a uniformare sul piano nazionale e su quello locale interventi e metodologie proprio in virtù della particolare efficacia dimostrata nel tempo dal protocollo sperimentale ideato dall'ateneo di Padova". L'incontro di Saluzzo è stato pertanto utile per riflettere tra addetti ai lavori su tale convergenza, facendo emergere ciò che ha funzionato finora a livello locale e quali potrebbero diventare, per l'avvenire, gli eventuali miglioramenti di un percorso di intervento territoriale ormai rientrante nei L.E.P.S. (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali). "A Saluzzo - conclude Ghigo - ci siamo anche confrontati per capire in quale modo declinare P.I.P.P.I. sui nostri territori di competenza, con la consapevolezza che d'ora in poi questo programma diventerà il nostro modo di lavorare a sostegno della fragilità genitoriale e famigliare. Inoltre, si è anche fatto il punto sulle figure professionali coinvolte: oltre al referente territoriale, che mantiene i contatti tra l'Ente e gli attori istituzionali (Regione o Ministero), ci sono i coach, Operatrici o Operatori che svolgono una funzione di monitoraggio sul territorio rispetto a un'applicazione consapevole di questo programma, e, per finire, un'équipe multiprofessionale, vero e proprio punto di forza. Secondo P.I.P.P.I., un intervento in favore della famiglia fragile per essere davvero incisivo deve infatti contemplare più figure professionali: dall'Assistente Sociale all'Educatore Professionale, dai Servizi sanitari a quelli scolastici, così come anche le realtà associative e il territorio nel suo complesso. Un vero e proprio lavoro di comunità che permette di 'costruire' intorno alla famiglia un sostegno solido, un accompagnamento su cui quest'ultima possa contare".

c.s.