Le risate arrivano subito. Le riflessioni, quasi senza accorgersene. È questo il filo che attraversa “Non hanno un dubbio”, lo spettacolo con cui Luca Bizzarri ha fatto tappa ieri sera a Savigliano, registrando il tutto esaurito in piazza Antonio Molineri nell'ambito di Attraverso Festival. Un monologo che nasce dalla satira ma finisce per raccontare qualcosa di più profondo: le contraddizioni di una società che comunica sempre di più e, forse, riflette sempre di meno. La scenografia essenziale, perfettamente inserita nello spazio urbano, ha contribuito a creare un'atmosfera raccolta e coinvolgente, quasi a suggerire fin dall'inizio che il vero protagonista sarebbe stato il racconto. Per quasi due ore Bizzarri ha fatto quello che gli riesce meglio: osservare la realtà, smontarla pezzo dopo pezzo e restituirla al pubblico sotto forma di satira. Non cerca facili bersagli. Piuttosto prende spunto dalle piccole contraddizioni della quotidianità, quelle che tutti riconosciamo ma che raramente ci fermiamo ad analizzare. Il viaggio parte dai ricordi della sua infanzia e arriva ai bambini di oggi. Da una parte una generazione cresciuta con molta più libertà e meno controllo; dall'altra ragazzi costantemente monitorati, accompagnati e protetti. Il confronto diventa il pretesto per riflettere sull'evoluzione dell'educazione, sul rapporto tra genitori e figli e su una società che sembra avere sempre più timore del conflitto e delle parole. Ed è proprio il linguaggio a diventare uno dei grandi protagonisti della serata. Con il suo stile diretto e mai accademico, Bizzarri affronta il tema del politicamente corretto, delle nuove definizioni identitarie e delle trasformazioni del lessico contemporaneo. Lo fa senza pretendere di offrire risposte, ma mettendo in luce quelle contraddizioni che alimentano il dibattito pubblico. L'ironia diventa così uno strumento per osservare il presente, non per giudicarlo. Lo stesso accade quando il monologo tocca la politica. Nessuno viene risparmiato e nessuno viene eletto a bersaglio privilegiato. Le battute attraversano trasversalmente il panorama istituzionale italiano, mostrando come, spesso, sia la realtà stessa a fornire materiale più surreale di qualsiasi invenzione comica. Tra i momenti più applauditi anche la parentesi dedicata allo sci. Una provocazione quasi inevitabile davanti a una platea cuneese, che ha nella montagna parte della propria identità. Bizzarri racconta con irresistibile teatralità tutto ciò che ruota attorno a una giornata sulle piste: preparativi, code, impianti, fatica e rituali collettivi che, osservati con occhi diversi, assumono contorni decisamente grotteschi. Il pubblico ride, forse anche perché riconosce se stesso. Parlando dell'amore, della poesia e del modo in cui comunichiamo oggi, Bizzarri si allontana per qualche minuto dalla comicità più immediata. Il confronto tra il linguaggio poetico di Eugenio Montale e quello della musica contemporanea non diventa un esercizio nostalgico. Piuttosto è l'occasione per riflettere su quanto il nostro vocabolario emotivo si sia progressivamente semplificato, perdendo talvolta la capacità di raccontare la complessità dei sentimenti. È una nostalgia particolare quella che attraversa “Non hanno un dubbio”. Non è il rimpianto di chi sostiene che "una volta era tutto meglio". Anzi. Bizzarri lo dice chiaramente: la società è cambiata anche in meglio. Ma invita a chiedersi se, nel percorso, non abbiamo lasciato indietro qualcosa di prezioso. Le parole. Il tempo. La pazienza. La possibilità di sbagliare senza che ogni errore diventi uno scandalo. Poi arriva il finale. Le luci sembrano abbassarsi insieme al tono della voce. Le risate si fermano. Bizzarri legge alcuni passaggi della lettera che Laura Santi, giornalista e attivista affetta da sclerosi multipla, gli scrisse dopo aver assistito a uno spettacolo del tour. Gli raccontava di come, per una sera, fosse riuscita a dimenticare la malattia, il dolore e la fatica quotidiana, semplicemente ridendo. Non una testimonianza sulla comicità, ma sul valore umano della leggerezza. È probabilmente il momento che dà senso a tutto quello che il pubblico ha ascoltato fino a quel momento. Perché improvvisamente si comprende che quelle due ore non parlavano soltanto di politica, di linguaggio o di generazioni diverse. Parlavano della necessità, oggi più che mai, di fermarsi, osservare il presente con spirito critico e, quando possibile, riderne. Quando le luci si spengono, piazza Molineri si alza in piedi in una lunga standing ovation, chiudendo una serata che ha saputo alternare risate e riflessioni senza mai perdere il ritmo. Perché la satira migliore, forse, è proprio quella che fa ridere mentre costringe a guardare il presente con occhi diversi.