SAVIGLIANO - Vio-lenti, quando un album diventa racconto di vita

Alla Crosà Neira di Savigliano O Zulù si racconta con il suo ultimo progetto musicale

Redazione 13/04/2026 10:53

Quello che è andato in scena domenica 12 aprile alla Crosà Neira di Savigliano, organizzato dall’associazione Diagonal Save Our Souls, non è stato un semplice concerto. È stato piuttosto un viaggio a tappe dentro una vita vissuta ad alto volume, con O Zulù a fare da narratore e detonatore emotivo, accompagnato dalla sensibilità musicale di Caterina Bianco. Il cuore della serata è stato Vio-lenti, album uscito il 9 gennaio, eseguito integralmente, ma soprattutto “spiegato”, quasi smontato davanti al pubblico come un meccanismo delicato. Non una scaletta, ma tre atti ognuno con un odore diverso. Il primo segmento affonda le mani negli anni dei 99 Posse, quando la musica era arma, manifesto e urgenza. O Zulù non si limita a ricordare, ricostruisce il clima, il contesto, la rabbia necessaria. Le parole non sono nostalgia, ma ancora materia viva. Qui Caterina Bianco lavora in sottrazione, il suo violino non invade mai, ma sottolinea, l’impronta è cruda, essenziale, lascia spazio al peso specifico dei testi. Il secondo atto è quello più fragile. Si parla dello scioglimento del gruppo, della dipendenza dalla droga. È il momento in cui la narrazione si fa più intima e dove mostra la sua natura più profonda. Le sonorità diventano più rarefatte, quasi sospese. Il violino e l’elettronica di Caterina Bianco si prende più spazio, non è più solo accompagnamento ma dialogo, come un botta e risposta con le parole di O Zulù. Il pubblico ascolta in silenzio. Non è intrattenimento, è condivisione. Nel terzo atto arriva la luce. Non una luce piena, ma sufficiente per vedere meglio. O Zulù racconta la paternità come punto di svolta, come responsabilità che riorganizza il caos. La musica si apre, senza perdere profondità. Il violino diventa più melodico, quasi narrativo, mentre la voce si alleggerisce, pur mantenendo quella ruvidità che è ormai cifra stilistica. Se O Zulù è la voce che scava, Caterina Bianco è il filo che tiene insieme i frammenti. La sua presenza non è decorativa è strutturarale. Le sue scelte musicali si muovono tra minimalismo ed emotività controllata, evitando qualsiasi deriva melodrammatica. Il risultato è una tensione costante, una colonna sonora che sembra scritta più per lo stomaco che per le orecchie. Dopo l’esecuzione completa dell’album, arriva uno di quei momenti che trasformano un concerto in rito. O Zulù racconta di aver fatto, recentemente, una sorta di bilancio: quasi 2800 concerti tra 99 Posse e altri progetti. E in nessuno è sceso dal palco senza cantare Curre curre guagliò. È una dichiarazione che suona come una promessa mantenuta. E infatti anche alla Crosà Neira la sua esibizione termina con quel brano che non è solo una canzone, ma un rito condiviso tra palco e pubblico. Trent'anni di storia compressi in tre minuti, l'inizio e la fine che si stringono la mano.