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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Cuneodice.it > Attualità > Fossano]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/attualita/fossanese/]]></link><atom:link href="https://www.cuneodice.it/rss/attualita/fossanese/rss2.0.xml?page=74rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le ultime notizie di Attualità a Fossano aggiornate in tempo reale e le news che Cuneo dice]]></description><lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 08:08:39 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.cuneodice.it/cuneo/images/logo.png</url><title><![CDATA[Cuneodice.it > Attualità > Fossano]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/attualita/fossanese/]]></link></image><item><title><![CDATA[Riorganizzazione del 118, Case e Ospedali di Comunità, i Sindaci del Cuneese chiedono garanzie]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/riorganizzazione-del-118-case-e-ospedali-di-comunita-i-sindaci-del-cuneese-chiedono-garanzie_122939.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/riorganizzazione-del-118-case-e-ospedali-di-comunita-i-sindaci-del-cuneese-chiedono-garanzie_122939.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122939/151416.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Un documento per sintetizzare tutte le osservazioni sulla riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza 118, sulle Case e sugli Ospedali di Comunit&agrave;. L&rsquo;hanno redatto i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell&rsquo;Asl CN1, trasmettendolo a Regione Piemonte, Azienda Zero, alla stessa Azienda sanitaria cuneese e alla Provincia.</p>
<p>Il Distretto Sud Ovest &egrave; quello pi&ugrave; popoloso della provincia, il pi&ugrave; esteso e quello con la minore densit&agrave; abitativa. Al suo interno convivono realt&agrave; profondamente differenti, dalla citt&agrave; di Cuneo alle vallate montane, con esigenze organizzative e tempi di percorrenza molto diversi. Proprio queste peculiarit&agrave; hanno spinto i Sindaci ad approfondire alcuni aspetti della&nbsp;proposta di riorganizzazione prima di esprimere una valutazione definitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La riforma del 118</h2>
<p>Al primo punto il rispetto dei parametri normativi, in cui si fissa l&rsquo;obbligo di una postazione avanzata ogni 60 mila abitanti per le aree urbane, una ogni 350 chilometri quadrati per le extra urbane e una ogni 700 chilometri quadrati per le aree rurali e montane. &ldquo;Chiediamo di conoscere puntualmente se l'attuale&nbsp;dotazione di postazioni avanzate nel Distretto Sud Ovest possa essere considerata coerente con i parametri previsti per popolazione servita ed estensione territoriale. Considerando che il distretto rappresenta il territorio pi&ugrave; vasto dell'Asl CN1 e che la citt&agrave; di Cuneo da sola concentra una quota significativa delle richieste di soccorso provinciali (9%), appare opportuno comprendere se l'attuale presenza di tre postazioni avanzate sia effettivamente sufficiente o se, al contrario, sarebbe opportuno valutare l'istituzione di ulteriori postazioni&rdquo;.</p>
<p>I Sindaci si soffermano poi sul fenomeno del cosiddetto &ldquo;overlapping&rdquo;, la sovrapposizione tra pi&ugrave; interventi di soccorso nello stesso momento: &ldquo;Dai dati pubblici di Azienda Zero e da quelli riportati nello studio AGM Project Consulting, emerge che una quota rilevante dei codici gialli (37%) e rossi (30%) viene gestita da mezzi non medicalizzati. Considerando che secondo la Societ&agrave; Italiana Sistema 118 il tasso di sovrapposizione non dovrebbe superare il 10%, chiediamo quale sia l'incidenza reale dell'overlapping sulle missioni ad alta priorit&agrave; e quali siano i dati puntuali relativi alle sovrapposizioni degli interventi&rdquo;. Nel documento si chiede anche quale sia la percentuale di codici gialli e rossi privi di supporto medico nelle&nbsp;tempistiche previste dalla normativa (8 minuti per le aree urbane, 20 minuti per le aree extra-urbane e montane) a casa dell&rsquo;indisponibilit&agrave; contemporanea delle risorse avanzate.</p>
<p>Le analisi evidenziano infatti picchi con anche venti missioni contemporanee a livello provinciale e numerose sovrapposizioni di eventi ad elevata gravit&agrave;: &ldquo;Situazioni che appaiono difficilmente gestibili con sole cinque automediche&nbsp;provinciali&rdquo;.</p>
<p>Tra le richieste anche garanzie sull&rsquo;uniformit&agrave; dei tempi di risposta: &ldquo;Pur prendendo atto del rispetto dei tempi medi provinciali, emerge una significativa disomogeneit&agrave; tra i diversi Comuni&rdquo;: &ldquo;La disponibilit&agrave; di servizi sanitari tempestivi e adeguati rappresenta infatti non solo una garanzia di tutela della salute, ma anche un elemento fondamentale per la permanenza&nbsp;delle persone nei territori montani e per la loro attrattivit&agrave;. Un eventuale indebolimento della rete dell'emergenza territoriale rischierebbe di aumentare il senso di isolamento delle comunit&agrave; delle terre alte e di contribuire, insieme ad altri fattori, ai processi di spopolamento che da anni interessano queste aree&rdquo;.</p>
<p>Numerosi chiarimenti richiesti anche sul ruolo dell&rsquo;elisoccorso, ritenuto &ldquo;fondamentale per garantire l'equit&agrave; territoriale del sistema&rdquo;, sull&rsquo;eliminazione dell&rsquo;Automedica h12 di Dronero e della nuova postazione di soccorso base di Borgo San Dalmazzo, oltre che sulla disponibilit&agrave; di personale medico e sull&rsquo;effettiva sostenibilit&agrave; del sistema proposto: &ldquo;Dai dati presentati emerge che il sistema dispone attualmente di circa 80 mila ore annue di&nbsp;attivit&agrave; medica, delle quali una quota significativa deriva da prestazioni aggiuntive. Ci domandiamo quindi se l'obiettivo debba necessariamente essere la riduzione della presenza medica territoriale oppure se sia possibile individuare forme organizzative capaci di valorizzare e progressivamente stabilizzare questo patrimonio professionale&rdquo;. &ldquo;Chiediamo quali azioni concrete la Regione intenda mettere in campo per aumentare l'attrattivit&agrave; del sistema dell'emergenza territoriale e se una riduzione delle postazioni mediche non rischi di determinare un ulteriore aggravamento dei carichi e delle condizioni di lavoro&rdquo;, scrivono i Sindaci nel documento, chiedendo garanzie e chiarimenti non solo sulla disponibilit&agrave; di personale medico, ma anche e soprattutto di quello infermieristico.</p>
<p>&ldquo;Comprendiamo - proseguono le osservazioni - la necessit&agrave; di garantire la sostenibilit&agrave; del sistema e di affrontare le criticit&agrave; organizzative esistenti. Tuttavia, riteniamo che il principio guida di qualsiasi riorganizzazione debba essere il miglioramento della qualit&agrave; e dell'equit&agrave; del servizio reso ai cittadini.&nbsp;Per questo motivo chiediamo che venga dimostrato, attraverso dati oggettivi e simulazioni trasparenti, come il modello proposto sia effettivamente migliorativo rispetto alla situazione attuale non soltanto sotto il profilo organizzativo, ma anche sotto quello della tutela della salute delle persone. Le sfide che attendono il sistema sanitario, dall'invecchiamento della popolazione alla carenza di alcune professionalit&agrave;, dalla gestione delle cronicit&agrave; alla sostenibilit&agrave; economica, richiedono infatti sempre pi&ugrave; una visione unitaria e una capacit&agrave; di fare rete tra tutte le istituzioni coinvolte&rdquo;.</p>
<h2><br>Case e Ospedali di Comunit&agrave;</h2>
<p>Una corposa parte del documento &egrave; dedicata, poi, alla richiesta di aggiornamenti sullo stato di attuazione effettiva della rete di Case e Ospedali di Comunit&agrave;: i Sindaci chiedono quali strutture sono gi&agrave; pienamente operative, quali sono in via di implementazione e quali sono le tempistiche per il completamento dell&rsquo;offerta assistenziale. Le richieste riguardano anche le dotazioni strumentali, l&rsquo;attuazione del sistema informatico unico per integrare il lavoro dei diversi professionisti, il ruolo dei medici operanti nelle strutture e i temi legati alla comunicazione e al coinvolgimento del territorio: &ldquo;Le Case della Comunit&agrave; rappresentano una delle principali innovazioni introdotte dal Pnrr nel sistema sanitario territoriale. Tuttavia, dalla percezione raccolta sul territorio emerge come molti cittadini, ma anche numerosi amministratori locali, non abbiano ancora una piena comprensione delle funzioni, delle modalit&agrave; di accesso e dei servizi effettivamente erogati all'interno delle strutture. Chiediamo quali iniziative di comunicazione e informazione siano previste per illustrare ai cittadini il ruolo delle Case della Comunit&agrave; e dell'Ospedale di Comunit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Parallelamente, i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell&rsquo;Asl CN1 chiedono di &ldquo;mantenere la massima attenzione sul tema dei medici di Medicina Generale&rdquo;: &ldquo;Il medico di famiglia rappresenta infatti il primo presidio di sanit&agrave; pubblica presente sul territorio, il professionista che meglio conosce la storia clinica, familiare e sociale dei propri assistiti e il primo anello della catena dell'assistenza sanitaria. &Egrave; spesso il punto di riferi mento pi&ugrave; vicino e accessibile per i cittadini, in particolare per le persone anziane, fragili e &nbsp;affette da patologie croniche. Questa funzione assume un valore ancora pi&ugrave; rilevante nei piccoli Comuni e nelle aree montane, dove la presenza del medico di famiglia rappresenta spesso l'unico presidio sa nitario stabile e continuativo a disposizione della popolazione. Chiediamo pertanto che la programmazione sanitaria continui a considerare prioritario il mantenimento di una capillare presenza dei medici di Medicina Generale, con particolare&nbsp;attenzione ai territori periferici e ai piccoli Comuni, affinch&eacute; l'innovazione organizzativa rappresentata dalle Case della Comunit&agrave; possa tradursi in un rafforzamento, e non in un indebolimento, della medicina di prossimit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Le Case della Comunit&agrave; e l'Ospedale di Comunit&agrave; - conclude il documento - rappresentano un investimento importante per il nostro territorio e uno dei principali interventi finanziati attraverso il Pnrr. &Egrave; per&ograve; necessario ricordare che il finanziamento ha consentito principalmente la realizzazione e l'adeguamento delle strutture fisiche. La vera sfida inizia adesso. Il successo di questo progetto non si misurer&agrave; dalla qualit&agrave; degli edifici inaugurati, ma dalla capacit&agrave; di renderli luoghi realmente vissuti, dotati di professionalit&agrave;, competenze, tecnologie e servizi in grado di produrre benefici concreti per i cittadini e di rafforzare la sanit&agrave; territoriale&rdquo;.</p>
<p>Contestualmente alla trasmissione del documento, il comitato dei Sindaci ha ribadito la richiesta di un nuovo incontro (l&rsquo;ultimo lo scorso 5 giugno) con i rappresentanti della Regione Piemonte e di Azienda Zero.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:25:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Piemonte vara nuove misure anti-smog: cancellato il blocco delle auto Euro 5]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-piemonte-vara-nuove-misure-anti-smog-cancellato-il-blocco-delle-auto-euro-5_122932.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-piemonte-vara-nuove-misure-anti-smog-cancellato-il-blocco-delle-auto-euro-5_122932.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/151395.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La Regione Piemonte approva l&rsquo;aggiornamento del Piano regionale di qualit&agrave; dell&rsquo;aria e avvia nuove misure anti smog, con interventi innovativi che consentono di raggiungere l&rsquo;equilibrio emissivo. &Egrave; quindi la prima Regione tra quelle del Bacino Padano, che comprende anche Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, a cancellare il blocco strutturale delle auto Diesel Euro 5, nei mesi da ottobre ad aprile, nell&rsquo;area metropolitana di Torino e a Novara.</p>
<p>Il decreto, approvato dal governo nel luglio 2025 per le Regioni del Bacino Padano, prevedeva infatti l&rsquo;entrata in vigore da ottobre 2026 del blocco per i veicoli Diesel Euro 5 nei centri urbani con pi&ugrave; di 100 mila abitanti, quindi in Piemonte avrebbe coinvolto l&rsquo;area metropolitana di Torino e Novara. Il blocco sarebbe scattato in assenza di misure compensative che la Regione Piemonte ha invece individuato grazie al lavoro della Struttura speciale avviata lo scorso anno e composta dalle direzioni regionali interessate, Arpa, Ires, Province e Citt&agrave; Metropolitana di Torino, Politecnico di Torino, Universit&agrave; di Torino e del Piemonte Orientale, enti di formazione e ricerca universitaria.</p>
<p>La Struttura speciale in questi mesi ha analizzato e individuato una serie di interventi finalizzati all&rsquo;abbattimento degli inquinanti con un&rsquo;azione coordinata che si sviluppa su pi&ugrave; fronti: la mobilit&agrave;, con incentivi per l&rsquo;utilizzo di biocarburanti sui mezzi per il trasporto pubblico e per le auto private; sistemi di regolazione del traffico basati sull&rsquo;intelligenza artificiale, interventi di rigenerazione urbana e potenziamento della mobilit&agrave; pulita; l&rsquo;agricoltura con la diffusione di colture che riducono la diffusione di gas e ammoniaca nell&rsquo;aria, e l&rsquo;energia, con incentivi per la manutenzione degli impianti di riscaldamento vetusti, l&rsquo;installazione di quelli nuovi e meno inquinanti e con interventi di efficentamento energetico degli immobili e riduzione dei consumi.</p>
<p>L&rsquo;ossatura del provvedimento si fonda sul confronto tra lo scenario sul confronto emissivo con l&rsquo;attivazione del blocco dei veicoli Diesel Euro 5 e quello con le misure compensative attraverso l&rsquo;impiego di modelli avanzati di qualit&agrave; dell&rsquo;aria in grado di riprodurre le complesse dinamiche atmosferiche che regolano il trasporto, la dispersione e l&rsquo;accumulo degli inquinanti in atmosfera. Gli scenari evolutivi delle emissioni si fondano sulle elaborazioni del modello Gains (Greenhouse Gas and Air Pollution Interactions and Synergies) sviluppato dall&rsquo;Iiasa, International Institute for Applied Systems Analysis. Dall&rsquo;analisi emerge che, su scala regionale, i risultati sono comparabili in termini di emissioni e concentrazioni di No2 (biossido di azoto), di Pm10 e di Pm2.5, ovvero i tre inquinanti oggetto dei limiti fissati dalla normativa europea.</p>
<p>"Lo scorso anno abbiamo avviato il lavoro della Struttura speciale con l&rsquo;obiettivo di scongiurare il blocco dei veicoli Diesel Euro 5, ovvero circa 307 mila in tutto il Piemonte. E&rsquo; stato fatto un grande lavoro tecnico e scientifico e oggi approviamo l&rsquo;aggiornamento del Piano regionale di qualit&agrave; dell&rsquo;aria - dichiarano il presidente Cirio e l&rsquo;assessore Marnati &ndash; per rafforzare e anticipare alcune delle misure gi&agrave; previste e introdurre azioni innovative e scientificamente validate, in grado di garantire una riduzione delle emissioni equivalenti a quella che sarebbe derivata dal blocco strutturale degli Euro 5. Siamo la prima Regione tra quelle del Bacino Padano che centra questo obiettivo e riesce a coniugare il rispetto dei parametri emissivi stabiliti dall&rsquo;Europa con azioni sostenibili e senza penalizzare famiglie e imprese. La nostra strategia, scientifica e validata, punta su innovazione, tecnologia, incentivi e ricerca: dall&rsquo;utilizzo dei carburanti rinnovabili alle nuove sperimentazioni per l&rsquo;abbattimento degli inquinanti, fino agli interventi sul riscaldamento domestico e alla mobilit&agrave; sostenibile. &Egrave; un approccio concreto che mette insieme tutela della salute, sostenibilit&agrave; ambientale e sviluppo del territorio".</p>
<p>"I dati ci dicono che il Piemonte sta andando nella direzione giusta - aggiunge l'assessore Marnati - Per la prima volta abbiamo raggiunto il rispetto del valore limite annuale del biossido di azoto su tutto il territorio regionale e continuiamo a registrare un progressivo miglioramento degli indicatori della qualit&agrave; dell&rsquo;aria. Questi risultati sono il frutto di un lavoro costante portato avanti insieme ad Arpa Piemonte, agli enti locali, alle imprese e ai cittadini".</p>
<p>"Prosegue il progressivo e continuo miglioramento della qualit&agrave; dell&rsquo;aria in Piemonte: le concentrazioni degli inquinanti sono state in media le pi&ugrave; basse di tutta la serie storica di misura in particolare per i valori di biossido d&rsquo;azoto nelle stazioni di traffico urbano e per il particolato PM10 che PM2.5 &ndash; dichiara il direttore di Arpa, Secondo Barbero - Permane, circostritto ad alcune stazioni urbane, la criticit&agrave; per il mancato rispetto dei limiti in relazione all&rsquo;indicatore sul breve periodo del particolato PM10 anche se in misura minore rispetto agli anni precedenti".</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/small_151396.jpg" alt="Foto" loading="lazy"></p>
<h2>LE NUOVE MISURE PREVISTE DAL PIANO</h2>
<p>La Regione incentiva, con una misura da 14 milioni di euro, l&rsquo;uso dei biocarburanti HVO sui mezzi del trasporto pubblico e per le auto private Diesel Euro 5 e 6 (oltre 300 mila veicoli potenziali, di cui 270 mila auto private) prevedendo un incentivo annuo tra i 50 e i 100 euro sul prezzo del carburante grazie all&rsquo;uso di carte bio-carburante. Grazie a un accordo con le compagnie petrolifere la quota di biocarburante disponibile sulla rete di distribuzione crescer&agrave; nei prossimi anni fino al 150 per cento, passando da subito dagli attuali 80-90 a circa 130-140 milioni di tonnellate/anno. L&rsquo;avvio della misura &egrave; previsto nell&rsquo;inverno 2026.</p>
<p>Il Piemonte &egrave; la prima Regione italiana a introdurre un incentivo per l&rsquo;utilizzo dei biocarburanti HVO, sia per i mezzi del trasporto pubblico locale sia per le auto private diesel. Una misura, da 14 milioni di euro, che si integra con quelle strutturali e punta a tagliare da subito le emissioni di CO2, NOx e polveri sottili, senza attendere i tempi lunghi del rinnovo dei parchi veicolari: l&rsquo;Hov gi&agrave; alla pompa pu&ograve; essere utilizzato nei motori diesel in circolazione. Una scelta che permette di coniugare la tutela dell&rsquo;ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la sostenibilit&agrave; economica per le famiglie.</p>
<p>Altri 44 milioni sono destinati a diversi bandi che hanno il comune obiettivo di rendere le citt&agrave; pi&ugrave; pulite e pi&ugrave; sostenibili. Si tratta in particolare di 14 milioni assegnati alla Regione dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e di 30 milioni di fondi Fesr, che in linea con un utilizzo innovativo e trasversale delle risorse europee avviato da questa amministrazione regionale, vengono destinati a misure a favore per la qualit&agrave; dell&rsquo;aria.</p>
<p>In particolare sono previste misure di promozione del car sharing, incentivi per l&rsquo;uso della bicicletta o dei mezzi pubblici nei tragitti casa-lavoro e per la realizzazione di velostazioni, sicure e protette dagli agenti atmosferici.</p>
<p>Nello stesso ambito sono all&rsquo;avvio attivit&agrave; sperimentali, approfondite con Universit&agrave; di Torino e UPO, come la pulizia dell&rsquo;aria, con cubi filtranti modulari, alimentati da fonti rinnovabili, in grado di abbattere polveri e ossidi di azoto in aree ad alta concentrazione di traffico o nei luoghi sensibili, come ad esempio scuole e ospedali. Si tratta di tecniche gi&agrave; adottate in alcune citt&agrave; europee: a Stoccarda e Monaco, grazie a finanziamento del Ministero per l&rsquo;Ambiente della Baviera; a Rotterdam in Olanda, a Seoul in Corea del Sud, in Brasile, Cina ed India.</p>
<p>In campo anche sistemi di nebulizzazione d&rsquo;acqua che catturano particolato e favoriscono l&rsquo;assorbimento di gas inquinanti, come avviene in numerose citt&agrave; asiatiche particolarmente inquinate come Pechino, Dehli, Seul e Tokio. E&rsquo; poi prevista la sperimentazione di materiali innovativi, come le vernici e i rivestimenti fotocatalitici per strutture stradali, come ad esempio gli elementi di arredo urbano, le barriere antirumore, i new jersey che diventano cos&igrave; in grado di catturare gli inquinanti nell&rsquo;aria e polverizzarli portandoli al suolo, da cui possono poi essere lavati.</p>
<p>Grazie al Bando Citt&agrave; rigenerative sono potenziati gli interventi di pedonalizzazione delle aree urbane, l&rsquo;avvio di nuove Zone 30 e gli interventi di forestazione urbana.</p>
<p>A questo si aggiungono le risorse, 11,5 milioni di euro, per l&rsquo;applicazione dell&rsquo;intelligenza artificiale ai sistemi di infomobilit&agrave;, per la gestione del traffico in tempo reale e la modulazione dinamica dei limiti di velocit&agrave; per migliorare la fluidit&agrave; dei flussi, riducendo emissioni e incidenti. Le sperimentazioni partiranno nell&rsquo;area urbana di Torino in autunno.</p>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;agricoltura, l&rsquo;aggiornamento del piano prevede sostegni, finanziati con 10 milioni di euro, per la diffusione di colture di copertura autunno‑vernine in grado di aumentare la capacit&agrave; del suolo e della vegetazione di assorbire l&rsquo;ammoniaca e gli inquinanti nell&rsquo;aria.</p>
<p>Con altri 14,4 milioni, vengono potenziate le misure per la riduzione delle emissioni dei sistemi di riscaldamento con incentivi per la manutenzione degli impianti pi&ugrave; vecchi e inquinanti e per l&rsquo;acquisto e installazione di nuovi sistemi a biomassa.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/small_151397.jpg" alt="Foto" loading="lazy"></p>
<h2>PRINCIPALI INTERVENTI FATTI O IN CORSO</h2>
<p>Concorrono agli obiettivi del piano numerosi inteventi gi&agrave; in corso. Tra quelli principali si evidenziano i Bandi FESR destinati alla riqualificazione energetica, per 207 milioni di euro, il sostegno ad interventi per la riduzione delle emissioni ammoniacali in atmosfera, ulteriori 13 milioni di euro ), incentivi per l&rsquo;acquisto di mezzi commerciali green per 10,36 milioni di euro, Piemove, la tessera che consente agli studenti universitari Under 26 di viaggiare gratis a bordo dei mezzi pubblic, finanziata con 37,3 milioni di euro, il bando ambiti urbani 2022-2025 con 8,3 milioni di euro e infine gli incentivi per la sostituzione dei generatori di calore a biomassa legnosa con 9,5 milioni di euro.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:06:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Anche in Piemonte cresce la crisi abitativa: "E il Piano Casa del Governo peggiorerà la situazione"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/anche-in-piemonte-cresce-la-crisi-abitativa-e-il-piano-casa-del-governo-peggiorera-la-situazione_122928.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/anche-in-piemonte-cresce-la-crisi-abitativa-e-il-piano-casa-del-governo-peggiorera-la-situazione_122928.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122928/151392.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Da troppi anni ormai le difficolt&agrave; di accesso a un'abitazione dignitosa e sostenibile sono aumentate in modo significativo. Crescono le domande di edilizia residenziale pubblica, aumentano i costi degli affitti, si riduce il potere d'acquisto delle famiglie e permangono gravi criticit&agrave; nella disponibilit&agrave; di alloggi pubblici e sociali&rdquo;. &Egrave; quanto si legge in un comunicato stampa firmato dai sindacati Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini di Cuneo.</p>
<p>Secondo quanto riportato, in Piemonte oltre 5 mila alloggi di edilizia sociale non risultano assegnabili ai cittadini che ne hanno diritto perch&eacute; sono necessarie importanti ristrutturazioni. Nella Granda il numero di alloggi sfitti per carenza di manutenzione &egrave; aumentato del 13,8% tra il 2020 e il 2024.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;L'offerta di edilizia residenziale pubblica - scrivono i sindacati - risulta largamente insufficiente e le domande di casa popolare sono ampiamente insoddisfatte: nel 2024, a fronte di circa 2.300 domande valide presentate in provincia di Cuneo, solo il 6,5% ha ricevuto una risposta positiva da parte dell'ATC con l'assegnazione di un alloggio&rdquo;.</p>
<p>Analogamente, il mercato della locazione privata non appare in grado di soddisfare la crescente domanda abitativa, sia per la limitata disponibilit&agrave; di alloggi immessi sul mercato &mdash; a fronte del paradosso rappresentato da un patrimonio immobiliare inutilizzato che in provincia di Cuneo raggiunge circa il 40% degli immobili &mdash; sia per il livello elevato dei canoni di locazione, spesso non sostenibile per una parte significativa della popolazione.</p>
<p>Scrivono i sindacati: &ldquo;Di fronte ad una crisi che ha ormai assunto un carattere strutturale, il Piano Casa presentato dal Governo &ndash; pur rappresentando un tentativo di intervenire su problematiche che, nel corso degli ultimi decenni, si sono progressivamente aggravate senza che i governi succedutisi alla guida del Paese abbiano adottato misure capaci di affrontarle in modo efficace &ndash; si rivela inadeguato rispetto alla profondit&agrave; del disagio abitativo e privo di una visione strutturale capace di incidere realmente sul sistema.</p>
<p>Per questo motivo le organizzazioni sindacali degli inquilini hanno espresso una posizione critica nei confronti del Piano Casa: &ldquo;In particolare, destano preoccupazione l'assenza di un piano organico di rafforzamento dell'edilizia residenziale pubblica, la prospettata vendita degli alloggi pubblici agli assegnatari, l'insufficiente tutela della funzione sociale della casa e del patrimonio pubblico, con una prevalente attenzione a strumenti che privilegiano il mercato privato e non appaiono in grado di garantire risposte efficaci alle esigenze delle famiglie a basso reddito, degli anziani, dei giovani, dei lavoratori precari e delle persone in condizioni di vulnerabilit&agrave; abitativa&rdquo;.</p>
<p>Secondo i sindacati le misure proposte dal Governo &ldquo;rischiano di aggravare ulteriormente la situazione di queste categorie sociali, anche attraverso un disegno di legge finalizzato ad accelerare le procedure di sfratto, senza prevedere contestualmente strumenti efficaci di sostegno e tutela per chi si trova in difficolt&agrave;&rdquo;: &ldquo;A giudizio delle nostre organizzazioni, l'emergenza casa richiede invece un deciso rilancio delle politiche pubbliche, attraverso maggiori risorse per l'edilizia residenziale pubblica, il blocco della dismissione del patrimonio pubblico attraverso vasti programmi di riqualificazione e manutenzione, nuovi programmi di costruzione e acquisizione di abitazioni sociali, nonch&eacute; il rifinanziamento del Fondo per il sostegno alla locazione e per la morosit&agrave; incolpevole&rdquo;.</p>
<p>Per tali ragioni, le citate sigle, insieme alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato per il 30 giugno a Cuneo, in largo Audiffredi alle ore 17.30, un presidio pubblico sul tema del Piano Casa.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:53:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Siccità, Calderoni: "Non possiamo continuare a ignorare gli effetti della crisi climatica"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-calderoni-non-possiamo-continuare-a-ignorare-gli-effetti-della-crisi-climatica_122889.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-calderoni-non-possiamo-continuare-a-ignorare-gli-effetti-della-crisi-climatica_122889.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122889/151325.jpg" title="Mauro Calderoni" alt="Mauro Calderoni" /><br /><p>"Di fronte a periodi sempre pi&ugrave; frequenti e intensi di siccit&agrave; non possiamo continuare a ignorare gli effetti ormai evidenti della crisi climatica. Servono scelte concrete e una strategia di lungo periodo, non contrapposizioni ideologiche o continue deroghe che finiscono soltanto per rinviare le decisioni necessarie". Lo scrive in una nota il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni.&nbsp;</p>
<p>Il tema degli invasi &egrave; certamente importante e il confronto sulla realizzazione di nuove opere &nbsp;pu&ograve; rappresentare una parte della risposta. &nbsp;<br>Tuttavia, secondo Calderoni, &egrave; necessario guardare anche a soluzioni immediatamente &nbsp;praticabili e gi&agrave; sperimentate con risultati positivi: "Gi&agrave; durante la mia esperienza alla guida &nbsp;dell&rsquo;Egato 4 Cuneese avevamo iniziato a valutare e sostenere finanziariamente interventi &nbsp;innovativi per una gestione pi&ugrave; efficiente della risorsa idrica. Mentre si progettano nuove &nbsp;infrastrutture, &egrave; opportuno incentivare la diffusione di tecniche irrigue pi&ugrave; efficienti, gi&agrave; &nbsp;sperimentate con successo dalla Fondazione Agrion, intervenire sugli invasi esistenti e &nbsp;accelerare le sperimentazioni sulla ricarica delle falde acquifere".&nbsp;</p>
<p>Un capitolo particolarmente rilevante riguarda proprio gli invasi gi&agrave; presenti sul territorio: "In molti bacini artificiali l&rsquo;accumulo di sedimenti depositati nel corso dei decenni ha ridotto &nbsp;sensibilmente la capacit&agrave; di stoccaggio dell&rsquo;acqua. Recuperare anche solo una parte di &nbsp;questo volume attraverso interventi di manutenzione e rimozione dei sedimenti potrebbe rappresentare una soluzione pi&ugrave; rapida, sostenibile ed economicamente vantaggiosa rispetto &nbsp;alla realizzazione di nuovi invasi, oltre a evitare ulteriore consumo di suolo".</p>
<p>Per Calderoni la priorit&agrave; deve essere quella di valorizzare al meglio le infrastrutture esistenti: "La lotta alla siccit&agrave; richiede investimenti, programmazione e visione, ma anche una &nbsp;gestione efficiente di ci&ograve; che gi&agrave; possediamo. Prima di consumare nuovo territorio, &nbsp;utilizziamo al massimo le potenzialit&agrave; delle opere esistenti. Recuperare la capacit&agrave; degli &nbsp;invasi significa aumentare la resilienza dei nostri territori e affrontare con maggiore &nbsp;efficacia le sfide poste dal cambiamento climatico. Oggi, inoltre, la provincia di Cuneo &nbsp;dispone finalmente anche di un soggetto unico, pubblico, competente e strutturato, dotato &nbsp;delle professionalit&agrave; e delle risorse necessarie per contribuire a progettare e realizzare &nbsp;interventi strategici sulla gestione della risorsa idrica: Cogesi. La presenza del gestore unico &nbsp;del servizio idrico integrato pu&ograve; rappresentare un&rsquo;opportunit&agrave; importante per accompagnare &nbsp;e sostenere interventi di pulizia e recupero degli invasi esistenti, progetti di ricarica delle &nbsp;falde e, dove necessario, anche la realizzazione di nuovi invasi all&rsquo;interno di una &nbsp;pianificazione complessiva e sostenibile".</p>
<p>Infine, il consigliere regionale richiama l&rsquo;attenzione sul tema della ricarica delle falde acquifere: "In provincia di Cuneo &egrave; in corso una sperimentazione importante, mentre in altre &nbsp;regioni italiane queste pratiche sono gi&agrave; una realt&agrave; consolidata. &Egrave; una strada che merita di &nbsp;essere sostenuta e sviluppata perch&eacute; consente di immagazzinare risorse idriche nei periodi &nbsp;pi&ugrave; favorevoli e renderle disponibili nei momenti di maggiore necessit&agrave;. Anche su questo &nbsp;fronte la presenza di Cogesi pu&ograve; rappresentare un valore aggiunto, garantendo competenze&nbsp;<br>tecniche, capacit&agrave; di investimento e una visione integrata della gestione dell&rsquo;acqua a livello &nbsp;provinciale".&nbsp;</p>
<p>"La vera sfida non &egrave; scegliere tra tutela dell&rsquo;ambiente e sviluppo agricolo: &egrave; garantire &nbsp;entrambi attraverso politiche fondate sulla scienza, sull&rsquo;innovazione e sul buon senso. La &nbsp;crisi climatica non si affronta negandola, ma costruendo risposte concrete e tempestive", conclude Calderoni.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Attività estrattive, Barbero: “Occorre una modifica al Codice dei Beni Culturali”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/attivita-estrattive-barbero-occorre-una-modifica-al-codice-dei-beni-culturali_122863.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/attivita-estrattive-barbero-occorre-una-modifica-al-codice-dei-beni-culturali_122863.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122863/151288.jpg" title="Federica Barbero" alt="Federica Barbero" /><br /><p>Federica Barbero, consigliere regionale di Fratelli d&rsquo;Italia, ha presentato un nuovo ordine del giorno che ha come obiettivo quello di snellire le procedure amministrative, eliminare i duplicati burocratici e sostenere la competitivit&agrave; del comparto estrattivo piemontese, senza fare un passo indietro sulla tutela dell'ambiente e del paesaggio. Alla Giunta chiede di attivarsi presso il Governo e il Parlamento per una modifica strategica del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).</p>
<p>&ldquo;Il comparto estrattivo e delle pietre ornamentali rappresenta una delle eccellenze storiche e produttive del nostro territorio: &egrave; un pilastro per l'edilizia, le infrastrutture e il Made in Italy - dichiara Federica Barbero. - In Piemonte contiamo circa 289 cave attive, gestite da aziende che operano gi&agrave; sotto un rigidissimo controllo e nel pieno rispetto del Piano Regionale delle Attivit&agrave; Estrattive (PRAE), coniugando impresa e sostenibilit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Il nodo sollevato dall'esponente di Fratelli d'Italia riguarda il disallineamento temporale tra le autorizzazioni per l&rsquo;utilizzo delle cave (che durano dai 10 ai 30 anni) e l'autorizzazione paesaggistica (art. 146 del D.Lgs. 42/2004), che ha un'efficacia temporale ridotta. &ldquo;Ci&ograve; costringe le imprese a reiterare periodicamente complessi iter burocratici anche quando il progetto approvato &egrave; rimasto totalmente invariato&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Questa situazione &ndash; spiega Barbero &ndash; produce solo oneri burocratici ripetitivi e rallentamenti, sia per le imprese sia per gli uffici pubblici, senza aggiungere alcun reale valore alla tutela del nostro paesaggio. La nostra proposta mira a introdurre un principio di buonsenso: l'autorizzazione paesaggistica deve legarsi all&rsquo;intera durata dei lavori autorizzati, a patto che il progetto non subisca variazioni sostanziali&rdquo;.</p>
<p>La proposta contenuta nell&rsquo;Ordine del giorno prevede comunque un rigoroso sistema di garanzie: rimarrebbe in capo alle autorit&agrave; competenti il potere-dovere di effettuare controlli periodici, almeno ogni cinque anni, per verificare la conformit&agrave; dei lavori.</p>
<p>&ldquo;Meno burocrazia non significa meno controlli, ma controlli pi&ugrave; efficienti - conclude il consigliere regionale di FdI. - Chiediamo alla Giunta di farsi portavoce di questa istanza presso i Ministeri della Cultura, dell&rsquo;Ambiente e delle Imprese e del Made in Italy, ma anche in seno alla Conferenza delle Regioni. Il Piemonte deve farsi promotore di una riforma nazionale che sblocchi il potenziale delle nostre imprese, garantendo al contempo la massima valorizzazione e protezione del patrimonio naturale e paesaggistico&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:41:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Siccità, Marro e Ravinale: "Anche le aziende dell'acqua minerale facciano la loro parte"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-marro-e-ravinale-anche-le-aziende-dell-acqua-minerale-facciano-la-loro-parte_122867.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-marro-e-ravinale-anche-le-aziende-dell-acqua-minerale-facciano-la-loro-parte_122867.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122867/151293.jpg" title="Lo stabilimento Sant'Anna a Vinadio" alt="Lo stabilimento Sant'Anna a Vinadio" /><br /><p>Nelle scorse l&rsquo;ATO 4 Cuneese, tramite una nota inviata alle amministrazioni comunali della provincia di Cuneo, ha invitato la cittadinanza a un uso razionale dell&rsquo;acqua potabile, chiedendo di limitarne l&rsquo;impiego agli usi essenziali. "&Egrave; un appello giusto, ma che pensiamo non possa ricadere solo sulla cittadinanza", scrivono in un comunicato le consigliere regionali di Alleanza Verdi e Sinistra Giulia Marro e Alice Ravinale:&nbsp;"Per questo chiediamo alle aziende che imbottigliano acqua minerale nel Cuneese di compiere, per tutto il periodo estivo, un gesto concreto di responsabilit&agrave; territoriale: ridurre volontariamente, dove tecnicamente possibile e d&rsquo;intesa con gli enti competenti, i prelievi dalle sorgenti e dalle falde, rendendo pubblici i dati sui volumi estratti e sulle eventuali misure adottate.&nbsp;Una riduzione volontaria anche solo del 25% dei prelievi estivi potrebbe lasciare nelle falde e nelle sorgenti del Cuneese decine di milioni di litri d&rsquo;acqua: l&rsquo;equivalente, nello scenario pi&ugrave; prudente, di pi&ugrave; di due settimane di consumo domestico per una citt&agrave; di 10 mila persone".</p>
<p>Proseguono le due esponenti di AVS: "Non si tratta di mettere in discussione attivit&agrave; produttive importanti per il territorio, ma di affermare un principio rispettoso: quando l&rsquo;acqua scarseggia, lo sforzo deve essere condiviso. Se alla cittadinanza si chiede di rinunciare a usi non essenziali, anche le imprese che dall&rsquo;acqua ricavano valore economico devono contribuire con trasparenza e solidariet&agrave;.&nbsp;La crisi idrica non si affronta con misure simboliche, &egrave; vero. Ma &egrave; una conseguenza di responsabilit&agrave; multiple. Serve una gestione pi&ugrave; equa, pubblica e responsabile della risorsa idrica, a partire dai mesi pi&ugrave; critici dell&rsquo;anno".</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 17:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Liste d'attesa, la Regione assicura: “Nessun blocco dei servizi e massima trasparenza”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/liste-d-attesa-la-regione-assicura-nessun-blocco-dei-servizi-e-massima-trasparenza_122861.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/liste-d-attesa-la-regione-assicura-nessun-blocco-dei-servizi-e-massima-trasparenza_122861.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122861/151286.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La Regione Piemonte, dopo aver preso atto della sentenza del TAR Piemonte relativa alla procedura per il Nuovo Centro Unico di Prenotazione regionale, ha confermato la propria volont&agrave; di dare immediata esecuzione a quanto disposto dal giudice amministrativo.</p>
<p>In coerenza con la decisione del TAR, la commissione esaminatrice avvier&agrave; da subito la rivalutazione della sostenibilit&agrave; e congruit&agrave; dell'offerta aggiudicataria, con l&rsquo;obiettivo di completare il percorso entro trenta giorni, nel pieno rispetto delle regole di gara, della trasparenza amministrativa e dell&rsquo;interesse pubblico.</p>
<p>La priorit&agrave; annunciata resta quella di &ldquo;garantire ai cittadini piemontesi un sistema di prenotazione moderno, efficiente, affidabile e capace di sostenere concretamente il governo delle liste d&rsquo;attesa&rdquo;.</p>
<p>La sentenza non mette in discussione la necessit&agrave; strategica del Nuovo CUP regionale, ma richiede un supplemento di valutazione tecnica sulla congruit&agrave; dell&rsquo;offerta. La Regione e Azienda Zero, da parte loro, hanno dichiarato di voler assicurare che ogni passaggio sia svolto nel rispetto delle indicazioni del giudice: &ldquo;Resta naturalmente fermo che ogni attivit&agrave; sar&agrave; condotta fatte salve le eventuali iniziative giudiziarie o amministrative che l&rsquo;attuale aggiudicatario ritenesse di intraprendere nelle sedi competenti&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Non ci sar&agrave; alcun arretramento sull&rsquo;obiettivo politico e amministrativo: il Piemonte deve dotarsi di strumenti digitali pi&ugrave; forti, pi&ugrave; integrati e pi&ugrave; vicini ai bisogni dei cittadini &mdash; precisano dalla Regione &mdash;. La sanit&agrave; digitale &egrave; una leva essenziale per migliorare l&rsquo;accesso alle cure, ridurre i tempi di attesa, rendere pi&ugrave; efficiente il sistema sanitario regionale e garantire a tutti i cittadini il diritto e l&rsquo;accesso alle visite e alle prestazioni offerte dalla sanit&agrave; pubblica. La Regione continuer&agrave; a seguire il procedimento con la massima attenzione, tutelando l&rsquo;interesse pubblico, la continuit&agrave; dei servizi e la piena legittimit&agrave; dell&rsquo;azione amministrativa&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:22:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Caldo e siccità, l'Ato scrive ai Comuni: "Sensibilizzate i cittadini a un uso responsabile dell'acqua"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/caldo-e-siccita-l-ato-scrive-ai-comuni-sensibilizzate-i-cittadini-a-un-uso-responsabile-dell-acqua_122855.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/caldo-e-siccita-l-ato-scrive-ai-comuni-sensibilizzate-i-cittadini-a-un-uso-responsabile-dell-acqua_122855.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122855/151270.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ondata di caldo prosegue, le precipitazioni - se non gli sporadici temporali degli ultimi giorni - continuano a latitare: il Piemonte e la provincia di Cuneo si ritrovano a fare i conti con lo spettro della siccit&agrave; e delle difficolt&agrave; nell&rsquo;approvvigionamento della&rsquo;acqua potabile.</p>
<p>Per questa ragione il Gestore del Servizio Idrico Integrato dell&rsquo;ATO4 Cuneese e delle sue societ&agrave; consorziate ha inviato una specifica comunicazione a tutte le amministrazioni comunali della provincia di Cuneo affinch&eacute; la cittadinanza e i singoli utenti siano sensibilizzati sull&rsquo;uso responsabile dell&rsquo;acqua potabile, da riservare quindi per i soli scopi umani (dall&rsquo;igiene personale alle finalit&agrave; alimentari) e da non impiegare in altre attivit&agrave; come l'irrigazione di prati e orti o il lavaggio delle automobili.&nbsp;</p>
<p>"Accogliamo e sottoscriviamo l&rsquo;invito dell&rsquo;ATO4 - il commento del sindaco di Mondov&igrave; e presidente della Provincia Luca Robaldo - e lo condividiamo con i nostri cittadini, affinch&eacute; nell&rsquo;uso dell&rsquo;acqua potabile possa prevalere il buon senso individuale. Se la situazione meteorologica dovesse persistere e se, soprattutto, prevarranno gli utilizzi impropri, mi ritrover&ograve; costretto ad assumere ordinanze restrittive come gi&agrave; avvenuto nel 2022&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:25:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Troppi lupi in Piemonte, gli allevatori chiedono aiuto: "Dai 260 capi predati del 2015 si è passati a 1.500"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/troppi-lupi-in-piemonte-gli-allevatori-chiedono-aiuto-dai-260-capi-predati-del-2015-si-e-passati-a-1500_122847.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/troppi-lupi-in-piemonte-gli-allevatori-chiedono-aiuto-dai-260-capi-predati-del-2015-si-e-passati-a-1500_122847.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122847/151255.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Mercoled&igrave; 17 giugno presso il Palazzo della Regione Piemonte le associazioni degli allevatori - Arap, Adialpi e il Comitato Salvaguardia Allevatori VCO - che rappresentano oltre 6 mila allevatori su tutto il territorio piemontese, hanno incontrato l'assessore all'Agricoltura Paolo Bongioanni. Il tema centrale dell&rsquo;incontro &egrave; stato la richiesta di attuare interventi mirati a garantire una gestione sostenibile della presenza del lupo, al fine di tutelare il comparto allevatoriale piemontese e salvaguardare l&rsquo;attivit&agrave; delle aziende zootecniche operanti sul territorio.</p>
<p>Sono pi&ugrave; di mille le famiglie di margari e pastori che praticano l'alpeggio su un territorio, quello del Piemonte, che conta pi&ugrave; di 300 mila ettari di superficie destinata al pascolo, sui quali insistono circa 165 mila bovini e 100 mila ovi-caprini.</p>
<p>L'attivit&agrave; della transumanza, riconosciuta dall'Unesco quale Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanit&agrave;, non solo mantiene viva l'economia agricola nelle aree rurali e montane, ma si rivela fondamentale per la conservazione di razze bovine e ovi-caprine in via d'estinzione, nonch&eacute; per la cura del territorio e la salvaguardia di centinaia di specie vegetali grazie all'azione biologica del pascolo.</p>
<p>Si legge in un comunicato diffuso da Arap: &ldquo;Tuttavia, questa straordinaria risorsa &egrave; oggi seriamente minacciata dal costante incremento delle predazioni da lupo. I dati evidenziano una crescita esponenziale: i capi predati nel solo Piemonte sono passati dai 260 del 2015 agli oltre 1.500 del 2023. Ad oggi non esistono soluzioni di contenimento pienamente efficaci: i sistemi di prevenzione adottati si sono dimostrati fallimentari e il pascolo estensivo &ndash; che la stessa Regione Piemonte promuove e incentiva tramite i bandi del PSR &ndash; ne risulta pesantemente penalizzato&rdquo;.</p>
<p>Le stime ufficiali indicano la presenza di circa 3.500 lupi in Italia, un dato fortemente sottostimato. Nel solo Piemonte si ipotizza la presenza di oltre 1.200 esemplari: un numero notevole, specie se confrontato con i circa mille censiti nell'intera Francia.</p>
<p>Alla luce di tale scenario, le associazioni degli allevatori hanno richiesto congiuntamente l'avvio di un piano straordinario di contenimento numerico della specie. &ldquo;Un primo e fondamentale passo in questa direzione &egrave; rappresentato dal recente declassamento dello status del lupo da &lsquo;strettamente protetto&rsquo; a &lsquo;protett&rsquo;", deliberato dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna&rdquo;.</p>
<p>A tal proposito, la nota dell'ISPRA del 12 giugno scorso, inserendosi nel solco dei chiarimenti successivi al declassamento europeo, ha confermato che le Regioni e le Province Autonome dispongono ora di una maggiore autonomia decisionale nella gestione degli esemplari problematici.&nbsp;</p>
<p>Tra i punti chiave, l'ISPRA ha ribadito il via libera all'utilizzo di strumenti di dissuasione. Inoltre, grazie alla nuova cornice normativa, le Regioni possono procedere con azioni di gestione diretta &ndash; inclusi gli abbattimenti controllati &ndash; senza dover richiedere deroghe preventive al Ministero dell'Ambiente. L'ISPRA ha infine stimato una soglia di rimozione del lupo pari al 3-5% della popolazione totale, il che equivarrebbe all'abbattimento di oltre 160 esemplari su scala nazionale.</p>
<p>Guardando al contesto internazionale, interventi analoghi sono gi&agrave; stati adottati. In Francia &egrave; operativo un piano di contenimento che prevede l'abbattimento annuale di circa il 20% della popolazione del predatore, mantenendo stabile il numero complessivo a circa mille esemplari. In Austria si procede all'abbattimento dei lupi che arrecano danni alle aziende, che manifestano eccessiva confidenza avvicinandosi a pastori e mandrie, o che vengono ritenuti pericolosi.</p>
<h2>Le richieste alla Regione</h2>
<p>Riassumendo, le associazioni presenti all&rsquo;incontro hanno chiesto alla Regione di agire con due tipologie di intervento. In primis l'avvio di un piano di contenimento volto a ridurre in modo mirato la densit&agrave; del predatore sul territorio, prevedendo la rimozione sistematica di tutti i lupi pericolosi che attaccano ripetutamente il bestiame e minacciano la sicurezza delle aree antropizzate. In secondo luogo la dotazione agli allevatori di sistemi di dissuasione diretta e la contestuale autorizzazione da parte della Regione, introducendo la possibilit&agrave; di autodifesa in caso di attacchi da parte di allevatori dotati di licenza di caccia.</p>
<p>Bongioanni ha illustrato il piano che la Regione intende attuare, che prevede una fase preliminare di monitoraggio della durata di quattro mesi, affidata al Centro Grandi Carnivori, con il compito di individuare gli esemplari che rispondano ai seguenti criteri: lupi confidenti che frequentano abitualmente i centri abitati; lupi responsabili di attacchi al bestiame nonostante la presenza delle misure di prevenzione e difesa previste dalla Regione.</p>
<p>Al termine dell&rsquo;attivit&agrave; di monitoraggio verranno valutati i risultati ottenuti e, qualora ne ricorrano le condizioni, si proceder&agrave; all&rsquo;abbattimento selettivo degli esemplari ritenuti pericolosi, per un numero massimo di 23 capi.</p>
<p>Dicono da Arap: &ldquo;Dal nostro punto di vista permangono numerosi dubbi, sia sull&rsquo;efficacia di un provvedimento che si propone di ridurre la numerosit&agrave; in misura cos&igrave; limitata, sia, soprattutto, sulle modalit&agrave; con cui verranno individuati, vigilati e accertati i capi da ridurre. Il problema rischia quindi di rimanere irrisolto, lasciando le aziende esposte alle stesse criticit&agrave;, senza alcuna prospettiva di soluzione almeno fino al termine della stagione di monticazione. Si invitano pertanto tutte le aziende che hanno subito attacchi e predazioni a segnalare e denunciare tempestivamente i casi alle autorit&agrave; competenti&rdquo;.</p>
<p>Al termine dell&rsquo;incontro, nel ringraziare l&rsquo;assessore per la disponibilit&agrave; dimostrata, Adialpi ha inoltre richiamato l&rsquo;attenzione sulla situazione di siccit&agrave; in atto, che rischia di provocare ingenti danni ai pascoli. &Egrave; stata evidenziata la concreta possibilit&agrave; di una stagione particolarmente complessa da portare a termine e, qualora le condizioni dovessero aggravarsi, &egrave; stata richiesta l&rsquo;attivazione delle procedure necessarie al riconoscimento delle cause di forza maggiore.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:35:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Materie prime, energia e credito: l’estate calda dell’edilizia del Piemonte]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/materie-prime-energia-e-credito-lestate-calda-delledilizia-del-piemonte_122833.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/materie-prime-energia-e-credito-lestate-calda-delledilizia-del-piemonte_122833.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122833/151239.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Materie prime, energia e credito: &egrave; l&rsquo;estate calda dell&rsquo;edilizia del Piemonte con le imprese delle costruzioni impegnate nella fase decisiva di realizzazione degli investimenti del PNRR (entro giugno 2026) ma ancora sotto pressione per i costi di produzione.</p>
<p>L'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato evidenzia come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno gi&agrave; prodotto effetti rilevanti sui mercati delle materie prime e dell'energia. A maggio 2026 i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, mentre il prezzo dell'alluminio &egrave; cresciuto, sempre su base annua, del 49,7% (l'Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di alluminio).</p>
<p>Rincari diffusi anche per altre materie prime fondamentali per la filiera delle costruzioni. A marzo i prezzi all'importazione risultano in aumento dell'8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per il legno e i prodotti in legno. Le imprese segnalano oggi aumenti attesi mediamente attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e prodotti ad alta intensit&agrave; energetica, tra cui laterizi e materiali per l'edilizia.</p>
<p>Per le imprese artigiane delle costruzioni e dell'impiantistica il problema non riguarda soltanto il rischio di nuovi rincari. Negli ultimi cinque anni i prezzi alla produzione di numerosi materiali utilizzati nei cantieri hanno gi&agrave; accumulato aumenti significativi. Parquet assemblato, prodotti in calcestruzzo, strutture metalliche, carpenteria in legno, cemento, malte, vetro e laterizi mostrano incrementi compresi tra il 2,5% e il 5,5%.</p>
<p>&ldquo;Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 &ndash; rileva Enzo Tanino, Presidente Confartigianato Piemonte edilizia &ndash; ma nonostante queste criticit&agrave;, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica, anche se si prevede un rallentamento dell&rsquo;attivit&agrave; nel corso dell&rsquo;estate&rdquo;.</p>
<p>La tenuta del comparto resta strettamente legata alla fase conclusiva del PNRR: gli investimenti attivati dal Piano hanno svolto un ruolo determinante nel sostenere la crescita economica degli ultimi anni.</p>
<p>&nbsp;&ldquo;A rendere pi&ugrave; complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito &ndash; commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte - ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all'avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore&rdquo;.</p>
<p>"L'estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all'evoluzione dello scenario internazionale &ndash; chiarisce Tanino &ndash; la sfida sar&agrave; completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilit&agrave; economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano pi&ugrave; vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticit&agrave; negli approvvigionamenti".</p>
<p>"L'edilizia continua a essere uno dei principali motori dell'economia, ma occorre guardare oltre l'orizzonte del 2026 &ndash; conclude Tanino - sar&agrave; fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuit&agrave; agli investimenti&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:21:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Senato approva la nuova legge della caccia. Ciaburro (Fdi): "Riforma necessaria"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-senato-approva-la-nuova-legge-della-caccia-ciaburro-fdi-riforma-necessaria_122793.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-senato-approva-la-nuova-legge-della-caccia-ciaburro-fdi-riforma-necessaria_122793.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122793/151181.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Senato ha approvato in prima lettura il Ddl sulla caccia. La nuova legge - a firma del Capogruppo di Fratelli d&rsquo;Italia, il senatore piemontese Lucio Malan - dovr&agrave; ora passare all&rsquo;esame della Camera.<br><br>L&rsquo;onorevole di Fratelli d&rsquo;Italia Monica Ciaburro, componente della Commissione Agricoltura, il cui ministro Francesco Lollobrigida, ha fortemente sostenuto la necessit&agrave; di una nuova norma.<br><br>&ldquo;<em>S&igrave;, era necessario fare modifiche e integrazioni</em> - risponde l&rsquo;onorevole Ciaburro -. <em>Dal 1992 tutte le forze politiche, le Regioni e i Comuni hanno chiesto di intervenire in modo organico sulla legge, ormai desueta e superata. Gi&agrave; alla fine degli anni &lsquo;90 si sono registrate le prime istanze di modifica e questo per la necessità di incrementare gli strumenti di gestione della fauna selvatica fuori controllo, come nel caso degli ungulati. Il precedente pi&ugrave; importante &egrave; l&rsquo;affare assegnato numero 337 dalla Commissione Agricoltura che ha conferito un mandato politico-istituzionale al Governo per aggiornare l'impianto che regola l&rsquo;attivit&agrave; venatoria e la gestione della fauna selvatica. La riforma risponde non solo alle esigenze di natura istituzionale, ma chiarisce anche alcuni aspetti che hanno generato numerosissimi contenziosi giudiziari</em>&rdquo;.<br><br>Non &egrave; comunque la prima volta che la legge 157/1992 viene modificata.&nbsp;&ldquo;Ma<em> non in maniera organica. Ora la riforma interviene sul quadro gi&agrave; esistente, lo aggiorna e lo integra. La riforma nasce dalla constatazione che in trent&rsquo;anni sono cambiati il territorio, la distribuzione delle specie, il ruolo delle Regioni e i problemi di convivenza tra fauna selvatica, agricoltura, sicurezza e salute pubblica. Aggiornare una legge quadro non vuol dire distruggerla, ma fare s&igrave; che funzioni</em>&rdquo;.<br><br>Ci saranno pi&ugrave; aree in cui poter cacciare?&nbsp;<em>&ldquo;La pianificazione del territorio resta di competenza regionale, all&rsquo;interno dei principi fissati dalla legge. La riforma punta a rendere pi&ugrave; chiaro l&rsquo;elenco delle aree sottratte all&rsquo;attivit&agrave; che non possono superare i limiti fissati dalla legge, ossia dal 20 al 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione e a consentire una pianificazione pi&ugrave; aderente alla realt&agrave; ecologica attuale. Non si vogliono cancellare le tutele ma evitare che la gestione del territorio resti ferma a fotografie superate&rdquo;.<br></em><br>Riguardo alle aree protette e se saranno di meno l'onorevole si &egrave; espresso cos&igrave;: &ldquo;<em>Non esiste nessun obbligo di ridurre i parchi o le aree protette. La questione riguarda la pianificazione: dove esistono vincoli, aree faunistiche, zone di protezione e territori agricoli serve una mappa coerente e aggiornata nel rispetto dei limiti che la legge sancisce fino a un massimo del 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione</em>&ldquo;.</p>
<p>In questa riforma come si colloca la figura del cacciatore? <em>&ldquo;Non &egrave; assolutamente nemico dell&rsquo;ambiente, anzi tutela la biodiversit&agrave;. Contribuisce con una parte della quota versata ogni anno agli Ambiti Territoriali di Caccia, al ripopolamento della fauna selvatica. Inoltre il cacciatore da anni viene utilizzato dalle Regioni per attivit&agrave; selettive e salvaguardia della biodiversit&agrave;&rdquo;</em>.<br><br>Un tema affrontato &egrave; anche quello relativo alla peste suina.&nbsp; &ldquo;<em>Come detto dal commissario straordinario alla peste suina africana Giovanni Filippini, il contributo dei calciatori &egrave; essenziale per la sorveglianza epidemiologica e il depopolamento selettivo. Grazie alla loro conoscenza capillare dell&rsquo;ambiente rurale e boschivo, collaborano quotidianamente con le autorit&agrave; competenti per individuare carcasse, segnalare situazioni di rischio e contribuire ai piani di contenimento</em>&rdquo;.<br><br>Infine la possibilit&agrave; di cacciare sui valichi alpini o nelle aree innevate, un tema molto discusso.&nbsp; &ldquo;<em>L&rsquo;inclusione di determinate aree quali foreste demaniali, valichi montani o terreni montani, nel territorio oggetto di pianificazione venatoria, non comporta in alcun modo l&rsquo;assenza di regole o limiti. L&rsquo;attivit&agrave; venatoria continua a svolgersi nel rispetto del quadro vincolistico previsto dalla legge numero 157 del 1992, che disciplina in modo puntuale specie cacciabili, periodi di prelievo, distanza di sicurezza specifici e controlli amministrativi di vigilanza</em>&ldquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 10:24:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA["Prima dei reparti servono gli infermieri. Non siamo lavoratori in affitto"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/prima-dei-reparti-servono-gli-infermieri-non-siamo-lavoratori-in-affitto_122788.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/prima-dei-reparti-servono-gli-infermieri-non-siamo-lavoratori-in-affitto_122788.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122788/151171.jpg" title="" alt="" /><br /><p style="text-align: justify;">Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si possono costruire nuove Case di Comunit&agrave;, inaugurare nuovi servizi e aprire nuovi reparti. Ma senza infermieri tutto questo rischia di rimanere soltanto sulla carta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&Egrave; la posizione espressa dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche di Torino e Cuneo in merito al dibattito emerso in queste ore sulla possibilit&agrave; di reclutare infermieri attraverso Amos per garantire il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunit&agrave; previsti dal PNRR.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Gli infermieri per il sistema sanitario non sono lavoratori in affitto e non possono essere trattati come una merce da reperire sul mercato ogni volta che il sistema sanitario non riesce a programmare il proprio fabbisogno di personale", afferma Ivan Bufalo, presidente dell&rsquo;Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e presidente del Coordinamento degli OPI del Piemonte, che interviene per richiamare l&rsquo;attenzione su quella che considera una deriva pericolosa per il futuro della professione e della sanit&agrave; pubblica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Secondo OPI Torino e OPI Cuneo, la questione non pu&ograve; essere liquidata come una semplice scelta organizzativa o gestionale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Il problema &egrave; che si continua a discutere di come trovare infermieri senza affrontare il motivo per cui gli infermieri non scelgono pi&ugrave; di lavorare nel Servizio sanitario pubblico. &Egrave; un approccio miope che rischia di nascondere sotto il tappeto problemi ormai strutturali", osserva Remo Galaverna, presidente dell&rsquo;Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cuneo. "La carenza infermieristica non si risolve creando nuovi meccanismi di reclutamento, ma rendendo nuovamente attrattiva una professione che da anni denuncia stipendi insufficienti, carichi di lavoro crescenti, aggressioni, scarse prospettive di carriera e condizioni organizzative sempre pi&ugrave; difficili".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per gli Ordini, il rischio &egrave; quello di considerare strumenti di intermediazione come una risposta strutturale a una crisi che ha invece origini ben pi&ugrave; profonde.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Gli infermieri sono professionisti sanitari iscritti a un Ordine, titolari di autonomia professionale e responsabili di atti complessi che incidono direttamente sulla salute delle persone. Non sono una risorsa fungibile da movimentare attraverso meccanismi di somministrazione di lavoro", sottolinea Bufalo. "Continuare a ragionare in questi termini significa svilire il valore professionale, sociale e scientifico dell&rsquo;infermieristica".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli Ordini ribadiscono che l&rsquo;inserimento degli infermieri nel sistema sanitario deve avvenire prioritariamente attraverso il rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale, con le strutture private e private accreditate oppure attraverso forme di autentico esercizio libero-professionale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Modelli fondati sulla somministrazione di lavoro tramite enti in house, cooperative o altri intermediari rischiano di collocare la professione infermieristica in una dimensione che non le appartiene e che non &egrave; coerente con il suo status giuridico e con il ruolo strategico che svolge all&rsquo;interno del sistema salute", osserva Galaverna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>OPI Torino e OPI Cuneo evidenziano inoltre una contraddizione che rischia di compromettere gli stessi obiettivi della riforma territoriale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Si stanno investendo centinaia di milioni di euro nella costruzione di Case e Ospedali di Comunit&agrave;, ma si continua a ignorare la questione fondamentale: chi ci lavorer&agrave;?", evidenzia Bufalo. "Senza infermieri sufficienti e adeguatamente valorizzati il rischio &egrave; quello di inaugurare strutture che faticano a garantire i servizi per cui sono state progettate. Prima delle mura servono i professionisti".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Particolarmente critica la valutazione degli Ordini rispetto a chi sostiene tali modelli come soluzione alla carenza di personale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Sconcerta che, di fronte a una crisi senza precedenti della professione infermieristica, qualcuno ritenga che la risposta sia individuare nuovi intermediari anzich&eacute; pretendere migliori condizioni di lavoro, valorizzazione economica, assunzioni stabili e percorsi di crescita professionale", afferma Galaverna. "Difendere gli interessi collettivi significa battersi perch&eacute; gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari scelgano di restare nel servizio pubblico, non costruire scorciatoie che rischiano di alimentare ulteriormente la precarizzazione".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli Ordini richiamano infine la politica regionale e nazionale ad assumere una posizione chiara.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Se oggi mancano gli infermieri, non &egrave; soltanto per un numero insufficiente di professionisti disponibili, ma anche perch&eacute; il sistema ha progressivamente smesso di essere attrattivo", conclude Bufalo. "Continuare a ignorare questa realt&agrave; significa rinviare il problema e condannare il servizio sanitario a rincorrere emergenze sempre pi&ugrave; gravi. La politica deve decidere da che parte stare: dalla valorizzazione delle professioni sanitarie o dalla loro progressiva precarizzazione. Su questo punto non possono esistere ambiguit&agrave;".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OPI Cuneo - OPI Torino</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 16:20:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Reclutamento tramite Amos per Case e Ospedali di Comunità: "Serve un confronto trasparente"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/reclutamento-tramite-amos-per-case-e-ospedali-di-comunita-serve-un-confronto-trasparente_122774.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/reclutamento-tramite-amos-per-case-e-ospedali-di-comunita-serve-un-confronto-trasparente_122774.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122774/151146.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il dibattito emerso nelle ultime ore in merito al reclutamento di infermieri tramite Amos per il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunit&agrave; in Piemonte apre una riflessione pi&ugrave; ampia sulle modalit&agrave; di organizzazione dei servizi sanitari territoriali e sul ruolo della professione infermieristica all&rsquo;interno del Servizio Sanitario Regionale.&nbsp;La questione, al centro dell&rsquo;attenzione delle organizzazioni di rappresentanza professionale, viene letta come un passaggio che potrebbe avere ricadute non solo organizzative, ma anche strutturali sul sistema di reclutamento e gestione del personale sanitario.</p>
<p>In questo contesto, Nursing Up evidenzia la necessit&agrave; di un confronto trasparente sul modello che si intende adottare per garantire il funzionamento delle strutture territoriali, in una fase in cui la carenza di infermieri continua a rappresentare una delle principali criticit&agrave; del sistema sanitario.</p>
<p>"La discussione in corso richiede una valutazione complessiva sugli effetti che le diverse soluzioni organizzative possono produrre sul sistema sanitario e sulla professione. &Egrave; importante che ogni scelta venga letta all&rsquo;interno di un quadro pi&ugrave; ampio, che tenga conto della sostenibilit&agrave; del sistema e della necessit&agrave; di garantire continuit&agrave; assistenziale", osserva Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d&rsquo;Aosta.</p>
<p>Secondo il sindacato, il tema del reclutamento degli infermieri nelle Case e negli Ospedali di Comunit&agrave; non pu&ograve; essere affrontato esclusivamente come una risposta a esigenze immediate, ma deve essere inserito in una strategia complessiva di rafforzamento della sanit&agrave; pubblica e di valorizzazione delle professioni sanitarie. "Il punto centrale resta la capacit&agrave; del sistema di rendere la professione infermieristica attrattiva e riconosciuta. Non &egrave; solo una questione numerica, ma di condizioni di lavoro, prospettive di crescita e riconoscimento del ruolo professionale", prosegue Delli Carri.</p>
<p>Nursing Up richiama inoltre la necessit&agrave; di una programmazione coerente delle risorse professionali. A distanza di quattro anni dall&rsquo;emanazione del Decreto Ministeriale 77/2022, che ha definito il modello organizzativo della sanit&agrave; territoriale e delle nuove Case e Ospedali di Comunit&agrave;, il sindacato ritiene legittimo interrogarsi sulle ragioni che oggi portano a valutare strumenti straordinari per reperire personale infermieristico.</p>
<p>"Dopo quattro anni dall&rsquo;avvio della riforma territoriale, non possiamo accettare che si arrivi a discutere di soluzioni che rischiano di configurarsi come scorciatoie organizzative. Una situazione che richiama altre esperienze gi&agrave; viste, come l&rsquo;utilizzo dei concorsi di Azienda Zero di fatto come meccanismo di mobilit&agrave; del personale, anzich&eacute; attraverso gli istituti regionali previsti dall&rsquo;ordinamento. La sanit&agrave; pubblica ha bisogno di programmazione, regole certe e investimenti strutturali sulle persone", sottolinea Delli Carri.</p>
<p>L&rsquo;organizzazione sindacale richiama inoltre l&rsquo;attenzione sulla necessit&agrave; di politiche strutturali che intervengano sulle cause della carenza di personale infermieristico, con particolare riferimento alle condizioni lavorative, alla valorizzazione economica e ai percorsi di carriera.</p>
<p>In questa prospettiva, Nursing Up sottolinea come il rafforzamento della sanit&agrave; territoriale debba essere accompagnato da interventi coerenti sul piano delle risorse umane, evitando risposte emergenziali.</p>
<p>"Il sistema sanitario regionale deve mantenere una visione chiara e coerente sul futuro della professione infermieristica. Solo attraverso un investimento reale sulle persone sar&agrave; possibile garantire la tenuta e la qualit&agrave; dell&rsquo;assistenza sul territorio", conclude Delli Carri.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:58:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Ritardi nella consegna dei pannoloni, AVS: "Inaccettabile scoprire il problema quando è già esploso"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/ritardi-nella-consegna-dei-pannoloni-avs-inaccettabile-scoprire-il-problema-quando-e-gia-esploso_122750.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/ritardi-nella-consegna-dei-pannoloni-avs-inaccettabile-scoprire-il-problema-quando-e-gia-esploso_122750.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122750/151094.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Una vergogna regionale scaricata sulle famiglie. Riboldi venga subito in Commissione e dica quante persone sono rimaste senza fornitura&rdquo;. Lo scrivono in un comunicato stampa le consigliere regionali di AVS Giulia Marro, Valentina Cera e Alice Ravinale: il riferimento &egrave; alla questione dei ritardi nella consegna dei pannoloni per anziani e non autosufficienti: &ldquo;Altro che problema logistico: &egrave; il fallimento della Regione nel garantire dignit&agrave;, cura e diritti alle persone non autosufficienti&rdquo;, scrivono le tre esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra. Di seguito l&rsquo;intervento completo.</p>
<p>&ldquo;Quella dei pannoloni che non arrivano non &egrave; una storia di pacchi in ritardo. &Egrave; una storia di persone anziane, persone non autosufficienti, persone con disabilit&agrave;, caregiver e famiglie lasciate sole davanti a un bisogno essenziale. &Egrave; una storia di dignit&agrave; negata, di cura scaricata sulle spalle di chi gi&agrave; fatica, di cittadine e cittadini costretti a comprare di tasca propria ci&ograve; che il servizio sanitario pubblico avrebbe dovuto garantire. In queste settimane ci stanno arrivando segnalazioni private di tanti, troppi disservizi. Persone che aspettano consegne mai arrivate, famiglie che non riescono a parlare con nessuno, forniture insufficienti o sbagliate, pacchi lasciati in modo inadeguato, pensioni minime usate per acquistare pannoloni che dovevano essere garantiti gratuitamente. Ci hanno scritto persone con 600 euro al mese di pensione che hanno dovuto comprarsi per mesi i presidi che non arrivavano. Questa non &egrave; burocrazia: &egrave; abbandono. La Regione conosceva il problema da mesi. Le prime segnalazioni pubbliche sono emerse gi&agrave; a dicembre 2025. Poi la questione &egrave; arrivata in Consiglio regionale attraverso gli atti ispettivi di Fabio Isnardi e Pasquale Coluccio, che hanno portato all&rsquo;attenzione della Giunta ritardi, mancate consegne, forniture difformi e difficolt&agrave; vissute dalle famiglie. Nonostante questo, il problema ha continuato a trascinarsi, attraversando diversi territori: Cuneese, Alessandrino, Torinese, Astigiano, Vercellese. Una sanit&agrave; a macchia di leopardo, dove il diritto alla cura dipende da dove vivi e da quanto riesci a resistere. L&rsquo;assessore Riboldi oggi definisce la situazione &lsquo;inaccettabile&rsquo;, annuncia penali per circa 800 mila euro e il passaggio ad AMOS dal 1&deg; luglio. Ma se &egrave; inaccettabile, allora qualcuno deve rispondere. Perch&eacute; non &egrave; accettabile scoprire il problema quando &egrave; gi&agrave; esploso. Non &egrave; accettabile cambiare gestore dopo mesi di disservizi e pretendere che questo chiuda la partita. Non &egrave; accettabile che le penali restino una questione tra uffici, ASL e fornitori, mentre le famiglie hanno pagato con il proprio portafoglio e con la propria fatica quotidiana. E c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;: il subentro di AMOS era gi&agrave; stato annunciato a marzo come soluzione prevista dal mese di maggio. Siamo a fine giugno e il servizio non &egrave; ancora passato stabilmente alla nuova gestione. Prima maggio, poi luglio: nel frattempo cittadine, cittadini, caregiver e persone non autosufficienti continuano a subire ritardi, incertezze e mancate risposte. &Egrave; l&rsquo;ennesima presa in giro. In Piemonte sono circa 83 mila le persone beneficiarie o aventi diritto alla fornitura pubblica di questi dispositivi. Non tutte sono state necessariamente coinvolte dai disservizi, ma il problema ha attraversato pi&ugrave; territori e ha colpito molte famiglie gi&agrave; gravate da condizioni di cura complesse. La Giunta Cirio non pu&ograve; cavarsela con una conferenza stampa, qualche penale e un cambio di gestore annunciato due volte. Quando una persona non autosufficiente resta senza pannoloni, il problema non &egrave; logistico: &egrave; sanitario, sociale e politico. Chiederemo alla Regione con urgenza di riferire in Commissione Sanit&agrave;, alla presenza dei soggetti coinvolti nella gestione del servizio, a partire da ASL Asti, SCR e AMOS; di pubblicare un monitoraggio ASL per ASL su persone in attesa, consegne mancate, ritardi medi, forniture errate o insufficienti, reclami ricevuti ed evasi; di attivare subito scorte ponte per tutte le persone rimaste senza fornitura; e di prevedere una procedura semplice e retroattiva di rimborso &mdash; non un click day, per intenderci &mdash; per le famiglie che hanno dovuto acquistare di tasca propria dispositivi che il servizio sanitario pubblico avrebbe dovuto garantire&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:19:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA["Qualcuno ha deciso che il futuro di montagne e campagne è trasformarle in un gigantesco tiro a segno"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/qualcuno-ha-deciso-che-il-futuro-di-montagne-e-campagne-e-trasformarle-in-un-gigantesco-tiro-a-segno_122733.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/qualcuno-ha-deciso-che-il-futuro-di-montagne-e-campagne-e-trasformarle-in-un-gigantesco-tiro-a-segno_122733.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122733/151062.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Fabrizio Biol&egrave;, ex consigliere regionale ed ex sindaco di Gaiola. Un intervento in qualit&agrave; di cittadino sulle ultime norme in termini di caccia, approvate poche ore fa nel primo passaggio in Senato. Di seguito la lettera completa.</p>
<p>"Egregi Signori della destra al governo,<br>mi rivolgo a voi non senza un po' di incazzatura, che fatico a contenere, e con un semplice ma forse efficace sarcasmo che &egrave; l'unica arma rimasta a chi, come me, non ha il porto d'armi per sparare a tutto ci&ograve; che si muove.&nbsp;Il vostro DDL "Sparatutto" , detto anche "DDL 1552", sembra essere un misto di insensibilit&agrave;, arroganza e miopia che meriterebbe un premio al testo di legge pi&uacute; lontano dalla realt&agrave; della maggioranza degli italiani.&nbsp;E che martedi 23 giugno 2026, ha incassato il primo via libera al Senato: di gran carriera si calpesta il buonsenso!</p>
<p>Non che, se nomen omen, il cognome del primo firmatario avrebbe fatto presagire qualcosa di meglio...</p>
<p>Comunque sia: mentre la stragrande maggioranza dei cittadini &ndash; escursionisti, turisti, famiglie, amanti della natura, semplici camminatori &ndash; vede nei boschi, nelle montagne e nelle campagne un luogo di pace, ristoro e biodiversit&agrave; da difendere per s&eacute; e per le future generazioni, qualcuno ha deciso che il futuro &egrave; trasformarli in un gigantesco tiro a segno.</p>
<p>La distanza tra la sensibilit&agrave; di chi progetta scrive e vota testi del genere e quella della gente comune &egrave; siderale.</p>
<p>Sembra che si abbia la volont&agrave; di ascoltare solamente la lobby dei cacciatori e degli armieri; il resto dell'Italia, quella che paga le tasse e riempie i sentieri, pu&ograve; andare a farsi benedire, o comunque, pu&ograve; continuare a riempire i suddetta sentieri facendosi un segno della croce o tastandosi le gonadi.</p>
<p>Un colpo di genio, peraltro, aver scelto la direzione opposta a quella che suggerirebbe la profonda crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo!</p>
<p>Mentre scienziati, Europa e buonsenso gridano all'emergenza biodiversit&agrave; &ndash; con specie che scompaiono, ecosistemi che collassano e un pianeta che bolle &ndash; il loop della legge &eacute; "Spariamo di pi&ugrave;, spariamo ovunque, spariamo sempre".</p>
<p>Caccia in aree protette, sulle spiagge, di notte, su pi&ugrave; specie, in periodi sensibili.</p>
<p>Il concetto di cacciatori come "bioregolatori" poi &eacute; talmente assurdo da parere un (pessimo) scherzo!</p>
<p>Si &eacute; plasmato un testo che ribalta la logica: invece di tutelare la fauna selvatica, la si trasforma in bersaglio mobile per accontentare pochi ma influenti nostalgici del vecchio west.</p>
<p>Se poi la carta costituzionale parla di tutela dell'ambiente, si tratta di futili dettagli...</p>
<p>Se poi l'Europa lancia richiami alla moderazione si tratta di roba da globalisti.</p>
<p>C'&egrave;, in aggiunta, la potenziale conseguenza che dovrebbe suscitare qualche scrupolo, ma sembra invece inerte in tal senso: il rischio concreto per l'incolumit&agrave; di escursionisti, turisti e semplici cittadini che oseranno, temerari, ancora fruire del contesto rurale e montano.</p>
<p>Perch&eacute; s&igrave;, l&agrave; fuori gente normale &ndash; non armata, n&eacute; in mimetica &ndash; rischier&aacute; di prendersi una proiettile vagante durante una passeggiata domenicale.</p>
<p>Ma l'importante &egrave; che il cacciatore possa "regolare" la fauna anche mentre i bambini giocano nei prati o i trekker attraversano i sentieri...</p>
<p>Il DDL 1552, facendo lo sforzo di osservarlo da ogni lato, resta in tutto e per tutto uno schiaffo in faccia a chi ama autenticamente l'Italia viva, verde e biodiversa.</p>
<p>&Egrave; la dimostrazione lampante che per questa destra la natura non &egrave; un bene comune da proteggere, ma una risorsa da saccheggiare per consenso elettorale.</p>
<p>Sarebbe d'uopo, a parer mio, un ripensamento, un ritiro del testo, uno slancio di ravvedimento operoso.</p>
<p>Magari prima che si trasformi in una ennesima figuraccia internazionale e soprattutto prima che qualche innocente bipede (sui quadrupedi la cosa &eacute; intrinsecamente sdoganata) paghi con la vita.</p>
<p>Con crescente disagio e disturbo per chi antepone il fucile al futuro, un cittadino incazzato (e disarmato) che ancora, illuso, crede nella equilibrata convivenza tra uomo e natura".</p>
<p><strong>Fabrizio Biol&eacute;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:37:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Formazione professionale, Cameroni: "Nessun allarme sui pagamenti"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/formazione-professionale-cameroni-nessun-allarme-sui-pagamenti_122729.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/formazione-professionale-cameroni-nessun-allarme-sui-pagamenti_122729.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122729/151057.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Non esistono criticit&agrave; strutturali n&eacute; situazioni emergenziali che mettano a rischio la sostenibilit&agrave; del sistema della formazione professionale piemontese. Al contrario, la situazione &egrave; costantemente monitorata e condivisa con gli enti accreditati e le loro rappresentanze. Tra giugno e luglio saranno liquidati oltre 30 milioni di euro a favore degli operatori del settore&rdquo;. Lo ha dichiarato l&rsquo;assessore regionale all&rsquo;Istruzione e Formazione Professionale Daniela Cameroni, intervenendo sul tema dei pagamenti agli enti della formazione professionale e della programmazione delle attivit&agrave; formative 2026-2027, rispondendo a una question time presentata dal consigliere Calderoni.</p>
<p>&ldquo;&Egrave; importante ricordare che i finanziamenti legati al Fondo Sociale Europeo Plus e al PNRR seguono procedure di controllo, rendicontazione e certificazione previste dalla normativa nazionale ed europea. Tempistiche che garantiscono il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e che vengono costantemente condivise con gli enti attraverso un confronto continuo con la struttura regionale&rdquo; ha affermato l&rsquo;assessore, ricordando inoltre come il Piemonte stia gestendo una delle pi&ugrave; rilevanti programmazioni degli ultimi anni.</p>
<p>&ldquo;Parliamo di un miliardo di euro del Fondo Sociale Europeo Plus destinato alle politiche di istruzione, formazione e lavoro, a cui si aggiungono oltre 300 milioni di euro per il welfare e ulteriori 315 milioni di euro di risorse PNRR. Una dotazione che ha consentito agli enti accreditati di operare all&rsquo;interno di un quadro finanziario straordinariamente importante, mettendo in campo interventi sempre pi&ugrave; efficaci per giovani, lavoratori e imprese&rdquo; ha aggiunto.&nbsp;</p>
<p>A riprova del lavoro amministrativo significativo che consente di confermare la piena tenute del sistema e di programmare l&rsquo;attivit&agrave; futura vi sono gli oltre 350 milioni di euro acquisiti solo nell&rsquo;ultimo anno. Da qui la serenit&agrave; sulle questioni relative a presunti ritardi.</p>
<p>&ldquo;La Regione sta procedendo in linea con quanto avvenuto nelle precedenti annualit&agrave; e ha gi&agrave; fornito agli enti accreditati tutte le rassicurazioni necessarie in merito alla continuit&agrave; delle attivit&agrave; formative, comprese quelle che seguiranno la conclusione del programma GOL. Il nostro obiettivo resta quello di garantire stabilit&agrave;, qualit&agrave; e prospettive di crescita a un settore che rappresenta una leva strategica per l'occupazione e la competitivit&agrave; del Piemonte&rdquo; ha concluso Cameroni.</p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA["La Regione nega la crisi climatica, a farne le spese per primi sono gli agricoltori"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/la-regione-nega-la-crisi-climatica-a-farne-le-spese-per-primi-sono-gli-agricoltori_122705.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/la-regione-nega-la-crisi-climatica-a-farne-le-spese-per-primi-sono-gli-agricoltori_122705.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122705/151012.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Oggi Fratelli d&rsquo;Italia &egrave; nuovamente partita all&rsquo;attacco dei fiumi, con un ordine del giorno del consigliere Sacchetto che afferma che la siccit&agrave; &egrave; un'emergenza straordinaria e che, per salvare l'agricoltura, bisogna derogare al deflusso ecologico dei fiumi&rdquo;. Lo scrive in un comunicato stampa il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, apertamente critico nei confronti del documento presentato da Sacchetto.</p>
<p>Di seguito l&rsquo;intervento completo: "Fratelli d&rsquo;Italia fa finta di dimenticare che la Regione arriva da una sonora bocciatura proprio su questo tema. Nella legge di riordino approvata lo scorso anno, infatti, la destra aveva inserito una norma che consentiva di derogare al deflusso ecologico, cio&egrave; alla quantit&agrave; minima di acqua che deve rimanere nei fiumi e nei torrenti per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali. Abbiamo contestato questa scelta fin dall'inizio perch&eacute; affrontava la scarsit&agrave; d'acqua aumentando la pressione su fiumi e torrenti gi&agrave; in sofferenza, che secondo Arpa sono per oltre met&agrave; in stato critico. Avevamo ragione: il Governo infatti ha impugnato la norma e, nel mese di aprile, la Corte Costituzionale l'ha definitivamente bocciata, perch&eacute; riduce il livello di tutela ambientale e di mitigazione degli effetti della crisi climatica. Non si pu&ograve; derogare al prelievo dai fiumi per favorire momentaneamente le colture, perch&eacute; ci&ograve; rischia di mandare in crisi irreversibile l&rsquo;intero sistema dei corpi idrici regionali. Dopo una sentenza cos&igrave; netta, la Regione avrebbe dovuto aprire una riflessione su come adattare il sistema agricolo e la gestione dell'acqua a un clima che sta cambiando. Invece no, continua a usare i fiumi come un bancomat di acqua, peggiorando con ci&ograve; la situazione e danneggiando anche i settori che poi dice di voler aiutare. Le temperature aumentano, le precipitazioni diventano sempre pi&ugrave; irregolari e la disponibilit&agrave; d'acqua diminuisce anno dopo anno, ma si continua a rispondere con misure eccezionali ad un problema strutturale, senza alcun riguardo per gli ecosistemi fluviali e alimentando il circolo vizioso per cui non si vuole cambiare nulla del modello che genera un problema e, per tamponarne gli effetti, continuiamo a consumare ancora di pi&ugrave; le risorse naturali da cui dipendiamo. Non si tratta di colpevolizzare il mondo agricolo, n&eacute; di negare il valore di saperi, pratiche e competenze tramandate per generazioni. Molti agricoltori hanno lavorato per tutta la vita seguendo metodi appresi in famiglia, in un contesto climatico, economico e normativo profondamente diverso da quello attuale. Oggi, per&ograve;, il cambiamento climatico, la scarsit&agrave; idrica, la fragilit&agrave; dei suoli e la necessit&agrave; di ridurre l&rsquo;impatto ambientale impongono una trasformazione dei modelli produttivi. Questa trasformazione non pu&ograve; essere lasciata sulle spalle dei singoli agricoltori, soprattutto delle aziende pi&ugrave; piccole o meno strutturate. Serve una Regione capace di anticipare i problemi, non solo di rincorrerli; una Regione che investa in formazione, consulenza tecnica, incentivi, semplificazione amministrativa e strumenti economici adeguati per accompagnare il passaggio verso pratiche agricole pi&ugrave; sostenibili e compatibili con le nuove condizioni ambientali. La transizione agricola deve essere guidata, sostenuta e condivisa: valorizzando l&rsquo;esperienza di chi lavora la terra da decenni e allo stesso tempo offrendo strumenti concreti per affrontare un futuro che non sar&agrave; pi&ugrave; uguale al passato. Possiamo certo discutere di invasi, bacini di accumulo e infrastrutture idriche. Ma davvero pensiamo che basti aumentare la capacit&agrave; di stoccaggio dell'acqua mentre il clima cambia e i suoli agricoli perdono sostanza organica, fertilit&agrave; e capacit&agrave; di trattenere l'acqua? &nbsp;Tanto per fare un esempio, ad oggi molti campi di mais sono ancora irrigati per scorrimento. Quanta di quell'acqua viene davvero trattenuta dal terreno? Quanta evapora o scorre via? Questo metodo prevede la dispersione del 50% circa dell&rsquo;acqua utilizzata. Possiamo continuare a prelevare acqua dai fiumi senza interrogarci seriamente sui sistemi irrigui, sulle pratiche agricole e sulla gestione del suolo? Terreni trattati con tecniche innovative ed efficienti aiutano a regolare il clima, a trattenere l'acqua, assorbire anidride carbonica, limitare gli eventi alluvionali. La Regione dovrebbe guidare una grande pianificazione per accompagnare agricoltori e agricoltrici verso un modello pi&ugrave; resiliente, capace di produrre reddito consumando meno acqua, rigenerando i suoli e adattandosi al cambiamento climatico. Invece di fatto nega la crisi climatica, chiedendo ancora cinque minuti di applicazione di un modello vecchio prelevando anche l&rsquo;ultima goccia di acqua disponibile: un modello di cui a fare le spese per primi sono peraltro proprio gli agricoltori, che pagano a caro prezzo il cambiamento climatico&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 16:46:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Formazione professionale, Calderoni: "La Giunta minimizza, ma la carenza di cassa rallenta i pagamenti"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/formazione-professionale-calderoni-la-giunta-minimizza-ma-la-carenza-di-cassa-rallenta-i-pagamenti_122699.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/formazione-professionale-calderoni-la-giunta-minimizza-ma-la-carenza-di-cassa-rallenta-i-pagamenti_122699.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122699/151005.jpg" title="Mauro Calderoni" alt="Mauro Calderoni" /><br /><p>"Dalla risposta fornita oggi (23 giugno 2026) dalla Giunta regionale emerge una contraddizione evidente: da un lato si sostiene che la situazione sia sotto controllo e che le preoccupazioni espresse dagli enti siano infondate, dall&rsquo;altro si ammette che la disponibilit&agrave; di cassa condiziona in modo significativo i tempi dei &nbsp;pagamenti. &Egrave; proprio questo il problema che abbiamo sollevato". Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni, commentando la risposta ricevuta in Aula all&rsquo;interrogazione sui ritardi nei trasferimenti agli enti della formazione professionale e sulla programmazione delle attivit&agrave; future.&nbsp;</p>
<p>"La comunicazione dell&rsquo;imminente erogazione di una tranche di circa 30 milioni di euro &nbsp;entro il mese di luglio &egrave; certamente positiva e rappresenta una risposta attesa dagli enti. Tuttavia, il fatto stesso che si debba attendere la disponibilit&agrave; di cassa per procedere ai &nbsp;pagamenti conferma l&rsquo;esistenza di una criticit&agrave; strutturale che continua a scaricare sulle &nbsp;agenzie formative il peso finanziario dei ritardi regionali", continua l'ex sindaco di Saluzzo: "Gli enti accreditati non possono essere costretti a fare da banca alla Regione. Quando i &nbsp;trasferimenti arrivano in ritardo, le agenzie devono ricorrere ad anticipazioni di cassa e &nbsp;finanziamenti per garantire stipendi, attivit&agrave; didattiche e continuit&agrave; dei servizi. Questo &nbsp;comporta costi aggiuntivi che sottraggono risorse alla qualit&agrave; della formazione e agli &nbsp;investimenti educativi".&nbsp;</p>
<p>Calderoni sottolinea, inoltre, come la risposta della Giunta non abbia dissipato tutte le preoccupazioni sul futuro della programmazione: "Al di l&agrave; delle rassicurazioni formali, gli &nbsp;enti devono poter organizzare il personale, pianificare investimenti, costruire relazioni con &nbsp;il sistema produttivo e predisporre l&rsquo;offerta formativa senza vivere nell&rsquo;incertezza. Non ho mai sostenuto che il sistema sia fermo o al collasso. Ho semplicemente riportato preoccupazioni diffuse tra gli operatori del settore e chiesto trasparenza sui tempi dei &nbsp;pagamenti e sulle prospettive future. La risposta della Giunta, pur contenendo elementi utili, conferma che il tema esiste e che la gestione della cassa continua a incidere sulla regolarit&agrave; &nbsp;dei trasferimenti. Per questo continueremo a monitorare la situazione. L&rsquo;obiettivo non &egrave; alimentare polemiche, ma garantire che un settore strategico per il Piemonte possa lavorare con stabilit&agrave;, programmazione e certezze. La formazione professionale rappresenta uno &nbsp;strumento fondamentale per l&rsquo;inclusione, l&rsquo;occupazione e la competitivit&agrave; del nostro territorio e merita risposte puntuali, non minimizzazioni".&nbsp;<br><br></p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 16:03:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[No, chi si oppone all’utilizzo del taser non sta “dalla parte dei delinquenti”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/no-chi-si-oppone-allutilizzo-del-taser-non-sta-dalla-parte-dei-delinquenti_122685.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/no-chi-si-oppone-allutilizzo-del-taser-non-sta-dalla-parte-dei-delinquenti_122685.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122685/150978.jpg" title="Un frame del video dell'intervento del 4 giugno in corso Giolitti" alt="Un frame del video dell'intervento del 4 giugno in corso Giolitti" /><br /><p>No, chi si oppone all&rsquo;utilizzo del taser non sta &ldquo;dalla parte dei delinquenti&rdquo; e non si pu&ograve; ridurre una questione cos&igrave; complessa ad una &ldquo;analisi&rdquo; cos&igrave; semplicistica. &Egrave; il tema del momento, a Cuneo e dintorni, sui social e non solo. Il dibattito &egrave; scaturito da quanto accaduto lo scorso 4 giugno in corso Giolitti, nella zona del bar Bobo. I fatti, <a href="https://www.cuneodice.it/cronaca/cuneo-e-valli/urla-e-spintoni-ai-carabinieri-poi-il-taser-il-video-shock-in-corso-giolitti_121922.html" target="_blank" rel="nofollow">ripresi in un video</a> poi circolato sui social, sono ormai arcinoti: una pregiudicata, ubriaca e in pesante stato di alterazione, raggiunta da una pattuglia dei carabinieri e da agenti della Polizia Locale, &egrave; stata colpita dal taser dopo aver infranto un piatto di ceramica e agitato il coccio appuntito, per due volte, nei confronti di un militare. La donna &egrave; poi stata processata per direttissima e condannata a undici mesi di carcere.</p>
<p>Ne &egrave; nato un vespaio di polemiche: al centro, per l&rsquo;appunto, la legittimit&agrave; dell&rsquo;intervento con il taser e in generale l&rsquo;utilizzo del dispositivo in questo genere di episodi. Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: secondo quanto ricostruito dalla Procura, l&rsquo;indagine avviata nei confronti del carabiniere avrebbe accertato la correttezza del suo operato, ritenendo l&rsquo;intervento non sproporzionato. Una ricostruzione che nessuno mette in discussione. Non &egrave; quindi l&rsquo;episodio di corso Giolitti il punto centrale della discussione, ma il tema &egrave; ampio e va al di l&agrave; del caso specifico.&nbsp;</p>
<p>E al di l&agrave; del caso specifico, luned&igrave; sera, &egrave; andato il <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/no-al-taser-per-i-vigili-a-cuneo-troppi-rischi-per-chi-e-colpito_122658.html" target="_blank" rel="nofollow">dibattito in Consiglio comunale</a>, in cui l&rsquo;amministrazione ha ribadito l&rsquo;intenzione di non dotare del taser gli agenti della Polizia locale. &ldquo;Troppi rischi per chi viene colpito&rdquo;: questa, in estrema sintesi, la posizione della Giunta guidata da Patrizia Manassero. Apriti cielo. Nei commenti alla notizia la solita ondata di indignazione, la solita serie di attacchi, molto spesso sgrammaticati, di accuse, di insulti: c&rsquo;&egrave; addirittura chi augura alla Sindaca di essere aggredita in prima persona, &ldquo;cos&igrave; vediamo se non cambia idea&rdquo;. &ldquo;La solita sinistra dalla parte di chi delinque&rdquo;, questo il tenore del commento pi&ugrave; frequente.</p>
<p>Al di l&agrave; dell&rsquo;amarezza per una violenza del linguaggio che sui social &egrave; ormai sempre pi&ugrave; accettata e sdoganata, vale la pena di ricordare come la vita sia fatta di sfumature: di grigi, non solo di bianchi e neri, di ambiguit&agrave; e complessit&agrave;, non solo di sentenze nette e granitiche. Insomma, non si pu&ograve; sostenere che chi si oppone all&rsquo;utilizzo del taser - o anche solo ne richieda una rigida regolamentazione - sia schierato dalla parte di chi delinque. Non si pu&ograve;, perch&egrave; semplicemente non &egrave; cos&igrave;.&nbsp;</p>
<p>Chi non rispetta le leggi e le norme che regolano la convivenza civile ne deve pagare le conseguenze e questo &egrave; un punto fermo che nessuno mette in discussione. La legge del taglione, per&ograve;, l&rsquo;abbiamo fortunatamente consegnata alla storia: nel 2026, in un Paese che vuole dirsi civile, chi delinque va giudicato nelle sedi competenti e non perde automaticamente ogni diritto, come tanto piacerebbe a chi fa della violenza contro chi infrange la legge una sorta di sogno bagnato (finch&egrave; tocca agli altri, chiaramente). Il rispetto per la dignit&agrave; della persona - s&igrave;, anche per quella che delinque, senza per questo chiederne l'impunit&agrave; - distingue un Paese moderno da una societ&agrave; arretrata, in cui la violenza e la sopraffazione diventano valori di cui fare vanto. &Egrave; quindi pi&ugrave; che legittimo che la discussione si snodi anche su questo piano.</p>
<p>E ancora, essere scettici sull&rsquo;utilizzo del taser - sul quale il dibattito politico e istituzionale &egrave; ancora ampio anche a livello internazionale - non significa non riconoscere il contesto sempre pi&ugrave; complesso in cui uomini e donne delle forze dell&rsquo;ordine si trovano ad operare o non riconoscerne l&rsquo;importante lavoro al servizio della comunit&agrave;. Chi chiede che l&rsquo;azione dei &ldquo;buoni&rdquo; sia regolata da direttive rigide, o semplicemente pone degli interrogativi sulle stesse, non si sta automaticamente schierando dalla parte dei &ldquo;cattivi&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Di conseguenza &egrave; scorretto, da parte di chi &egrave; a favore del taser, accusare chi non la pensa allo stesso modo di essere - di fatto - complice di chi delinque e nemico di chi &egrave; tenuto a far rispettare le regole. &Egrave; una lettura che non corrisponde alla realt&agrave;, &egrave; un cortocircuito mentale utile solo ad autoconvincersi di stare dalla parte del giusto, nell&rsquo;infondata certezza che tra giusto e sbagliato esista sempre una distinzione netta, nell&rsquo;idea che avere un nemico comune aiuti a compattarsi tra &ldquo;simili&rdquo;. La questione &egrave; pi&ugrave; complessa di cos&igrave;. La vita, in generale, &egrave; pi&ugrave; complessa di cos&igrave;, anche se forse ridurre tutto ad una visione pi&ugrave; semplice e banale &egrave; molto pi&ugrave; confortante.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:58:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[Fondazione Crc, i sindaci bloccano il “super mandato” del presidente]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/fondazione-crc-i-sindaci-bloccano-il-super-mandato-del-presidente_122684.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/fondazione-crc-i-sindaci-bloccano-il-super-mandato-del-presidente_122684.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122684/150977.jpg" title="" alt="" /><br /><p><a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/niente-prolungamento-il-mandato-di-presidente-e-consiglio-generale-della-crc-resta-a-quattro-anni_122642.html" target="_blank" rel="follow">Niente &ldquo;superpresidente&rdquo; per la Fondazione Crc</a>: l&rsquo;ipotesi di un mandato allungato da due a sei anni, prevista come opzione dall&rsquo;addendum dell&rsquo;Acri, &egrave; naufragata di fronte alla netta opposizione del territorio. In prima fila i sindaci delle &ldquo;sorelle&rdquo; consociate nella fondazione, <strong>Patrizia Manassero</strong>, <strong>Alberto Gatto</strong>, <strong>Luca Robaldo</strong> e <strong>Giovanni Fogliato</strong>, che plaudono alla decisione assunta dal Consiglio Generale.</p>
<p>&ldquo;Siamo grati ai consiglieri - dicono i sindaci - che hanno tenuto in considerazione le argomentazioni che, come sindaci di tutti i Comuni designanti (Alba, Cuneo, Mondov&igrave;, Canale, Cortemilia, Mont&agrave;,Santo Stefano Belbo, Cherasco, Dronero, Borgo San Dalmazzo, Busca, Boves, Caraglio, Villanova Mondov&igrave;, Bagnasco, San Michele Mondovi, Ceva e Farigliano), avevamo portato alla loro attenzione, in particolare quelle relative alla durata del mandato&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122684/small_150979.jpg" alt="Fondazione Crc" loading="lazy"></p>
<p>A gennaio e ad aprile i vertici di fondazione avevano illustrato le modifiche statutarie agli stakeholder. &ldquo;La conferma della durata quadriennale, - osservano gli amministratori - peraltro la stessa scelta anche da molte altre fondazioni di origine bancaria fra le quali Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, conferma la volont&agrave; di Fondazione di mantenere saldo il legame con le comunit&agrave; e garantire il ricambio dei vari organi statutari, in un salutare percorso di confronto territoriale&rdquo;.</p>
<p>L&rsquo;opposizione dei sindaci a un eventuale prolungamento del mandato sollevava la questione dell&rsquo;inopportunit&agrave; di disallineare le nomine: presidente e consiglieri generali avrebbero avuto un incarico di sei anni, mentre il consiglio di amministrazione avrebbe continuato a scadere dopo quattro anni. Un problema sentito soprattutto nel capoluogo, dove la fondazione ha sempre giocato un ruolo politico forte. Contro l&rsquo;ipotesi del mandato a sei anni si erano pronunciati anche la segreteria provinciale di Fratelli d&rsquo;Italia e gli Indipendenti.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122684/small_150980.jpg" alt="Mauro Gola" loading="lazy"></p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/operazione-salva-stampa-manassero-contro-la-fondazione-sono-perplessa_122645.html" target="_blank" rel="follow">Resta aperto l&rsquo;altro fronte di polemica</a>, su cui i sindaci hanno palesato la propria perplessit&agrave; ai vertici di palazzo Vitale. &Egrave; quello legato all&rsquo;ingresso della fondazione nella propriet&agrave; de <em>La Stampa</em>. In Consiglio comunale, ieri sera (luned&igrave; 22), la sindaca di Cuneo ha chiarito di aver appreso solo a cose fatte della nomina nel cda di <strong>Federico Borgna</strong>, suo predecessore e attuale rappresentante del Comune in Crc. L&rsquo;insofferenza palesata da <strong>Patrizia Manassero</strong> &egrave; apparsa palese anche ai consiglieri, alcuni dei quali non si sono remore nel censurare l&rsquo;operato dello stesso Borgna: <strong>Erio Ambrosino</strong>, &ldquo;battitore libero&rdquo; nel Partito Democratico, ha parlato di &ldquo;una completa mancanza di trasparenza&rdquo; e accusato l&rsquo;ex sindaco di aver &ldquo;delegittimato la rappresentanza dei cittadini&rdquo;.</p>
<p>Parole forti a cui far&agrave; seguito una convocazione del presidente&nbsp;<strong>Mauro Gola</strong> e dello stesso Borgna in municipio. Resta da decidere la formula: potrebbe essere quella pubblica - e pi&ugrave; trasparente - della commissione comunale, oppure una riunione &ldquo;in camera caritatis&rdquo; con i capigruppo.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item></channel></rss>
