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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Cuneodice.it > Cultura > Cuneo]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/]]></link><atom:link href="https://www.cuneodice.it/rss/cultura/cuneo-e-valli/rss2.0.xml?page=1rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le ultime notizie sulla Cultura a Cuneo aggiornate in tempo reale e le news che Cuneo dice]]></description><lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 15:11:43 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.cuneodice.it/cuneo/images/logo.png</url><title><![CDATA[Cuneodice.it > Cultura > Cuneo]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/]]></link></image><item><title><![CDATA[Prorogata la Mostra di Arte Sacra al Santuario della Madonna degli Angeli di Cuneo]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/prorogata-la-mostra-di-arte-sacra-al-santuario-della-madonna-degli-angeli-di-cuneo_118359.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/prorogata-la-mostra-di-arte-sacra-al-santuario-della-madonna-degli-angeli-di-cuneo_118359.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118359/143553.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La mostra &ldquo;Via Crucis e Arte Sacra&rdquo;, allestita presso il Santuario della Madonna degli Angeli a Cuneo, sar&agrave; visitabile fino a domenica 24 maggio. La proroga &egrave; stata decisa a seguito del notevole afflusso di visitatori e dell'apprezzamento riscosso per la qualit&agrave; e la variet&agrave; delle opere esposte.</p>
<p>Protagoniste principali dell&rsquo;esposizione sono le creazioni di Enzo Tentori di Robilante, che grazie alla tecnologia dell&rsquo;incisione laser su plexiglass propone suggestive scene bibliche. Le immagini, retroilluminate su sfondo nero, emergono con grande intensit&agrave; visiva offrendo ai visitatori un&rsquo;esperienza immersiva in cui la luce riveste un importante ruolo simbolico.</p>
<p>La mostra ospita anche i lavori di artisti locali: dalle sculture in pietra di Carlo Revello di Bombonina, alle quindici stazioni della Via Crucis realizzate con la tecnica delle &ldquo;paperolles&rdquo; da Mario Collino di Busca, noto come &ldquo;Prezzemolo&rdquo;, insieme a Irene Beccaria. L&rsquo;allestimento si distingue per il forte impatto visivo e scenografico.</p>
<p>L&rsquo;esposizione rappresenta un percorso in cui arte, fede e linguaggi contemporanei si incontrano e dialogano, offrendo ai visitatori un&rsquo;occasione di riflessione e scoperta. La mostra &egrave; aperta tutti i giorni dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19.</p>]]></description><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 08:46:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Omicidi e misteri in valle Grana: a Caraglio c'è Giallovalle]]></title><link>https://www.cuneodice.it/eventi/cuneo-e-valli/omicidi-e-misteri-in-valle-grana-a-caraglio-c-e-giallovalle_118330.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/eventi/cuneo-e-valli/omicidi-e-misteri-in-valle-grana-a-caraglio-c-e-giallovalle_118330.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118330/143510.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Sar&agrave; la cornice del Filatoio di Caraglio a ospitare, sabato 18 aprile alle ore 17, la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio letterario &ldquo;Giallovalle&rdquo;, l&rsquo;iniziativa editoriale di Nerosubianco che unisce il genere giallo al territorio delle valli cuneesi.</p>
<p>Dopo l&rsquo;esordio dello scorso anno dedicato alla valle Maira, il concorso ha acceso i riflettori sulla valle Grana, invitando autori da tutta Italia a cimentarsi con racconti gialli ambientati in luoghi reali e riconoscibili del territorio. La risposta &egrave; stata significativa: oltre cinquanta racconti pervenuti, valutati da una giuria anonima composta da giornalisti, autori e operatori editoriali, che ha selezionato i dieci migliori.</p>
<p>I racconti vincitori sono i protagonisti dell&rsquo;antologia cartacea &ldquo;Giallovalle&rdquo;, pubblicata dalla casa editrice Nerosubianco, capace di accompagnare il lettore in un viaggio tra paesaggi locali, tradizioni e misteri della valle.</p>
<p>Alla base del progetto c&rsquo;&egrave; una visione chiara, come sottolinea <strong>Sabrina Ferrero</strong>, titolare di Nerosubianco e promotrice del concorso: &ldquo;V<em>olevamo promuovere la valorizzazione delle nostre bellissime valli. Abbiamo scelto di farlo attraverso il genere giallo, sempre pi&ugrave; apprezzato dai lettori, ma con la formula del racconto breve, oggi particolarmente efficace perch&eacute; incontra le abitudini di lettura contemporanee, spesso orientate verso testi pi&ugrave; agili rispetto ai romanzi</em>&rdquo;.</p>
<p>Chi conosce la valle Grana, sfogliando l&rsquo;antologia potr&agrave; riconoscere luoghi, scorci e atmosfere: un&rsquo;esperienza che va oltre la semplice lettura, trasformando spazi conosciuti in cornice di nuove e intriganti storie.</p>
<p>Per chi invece non conosce questo territorio, &ldquo;Giallovalle&rdquo; rappresenta un invito alla scoperta. Le storie, ambientate in contesti reali e ben descritti, accendono la curiosit&agrave; e stimolano il desiderio di vedere dal vivo quei luoghi: un modo originale e coinvolgente per avvicinare il lettore alla valle, trasformando i racconti in un possibile punto di partenza per un&rsquo;esperienza turistica.</p>
<p>La cerimonia di sabato sar&agrave; un&rsquo;occasione per conoscere gli autori e immergersi nelle atmosfere noir della valle Grana raccontate nel libro grazia all&rsquo;interpretazione di alcuni estratti da parte dell&rsquo;attore Luca Occelli. Sar&agrave; inoltre possibile acquistare il volume.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo di Giallovalle &egrave; preciso: valorizzare, anno dopo anno, le valli cuneesi attraverso la letteratura, promuovendone il patrimonio culturale, storico e paesaggistico.&nbsp;Non a caso infatti, oltre alla pubblicazione, i vincitori riceveranno prodotti enogastronomici e manufatti artigianali della valle.</p>
<p>L&rsquo;appuntamento di sabato si concluder&agrave; con un brindisi alla scrittura. L&rsquo;ingresso &egrave; libero. Per informazioni: <a href="mailto:giallovalle@nerosubianco-cn.com" target="_blank">giallovalle@nerosubianco-cn.com</a>.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118330/small_143511.jpg" alt="Locandina"></p>]]></description><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 16:20:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[Chiude la mostra "La Galleria Borghese": record di presenze con oltre 35.500 visitatori totali]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/chiude-la-mostra-la-galleria-borghese-record-di-presenze-con-oltre-35500-visitatori-totali_118231.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/chiude-la-mostra-la-galleria-borghese-record-di-presenze-con-oltre-35500-visitatori-totali_118231.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118231/143358.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Si &egrave; conclusa domenica 12 aprile 2026 la mostra La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione, a cura di Francesca Cappelletti e Ettore Giovanati, inaugurata il 22 novembre 2025 presso il Complesso Monumentale di San Francesco e presentata da Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo, nell&rsquo;ambito della collaborazione che dal 2022 porta a Cuneo grandi protagonisti della storia dell&rsquo;arte. Il progetto espositivo si avvale del Patrocinio del Ministero della Cultura, ed &egrave; stato realizzato con il supporto organizzativo di MondoMostre.</p>
<p>La mostra ha totalizzato 35.530 visitatori, superando le presenze di mostre altrettanto importanti e di successo come I colori della fede a Venezia: Tiziano, Tintoretto, Veronese, presentata nel 2022.</p>
<p>A conferma dell&rsquo;interesse suscitato dall'esposizione anche la grande partecipazione al programma di attivit&agrave; didattiche e collaterali, che si inseriscono all&rsquo;interno di Laboratorio Cuneo, progetto che si ispira a principi di bellezza e partecipazione, accessibilit&agrave; e sostenibilit&agrave;, con l&rsquo;obiettivo di coinvolgere pubblici diversi nella fruizione di queste iniziative. Sono state realizzate oltre 370 visite guidate gratuite per gruppi, con oltre 8000 partecipanti. Oltre 3.300 studenti di scuole dell&rsquo;infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado hanno partecipato a visite dedicate, per un totale di 155 classi. Si aggiungono 47 attivit&agrave; complementari alla mostra: 9 per bambini e ragazzi (laboratori di cartoni animati, envisioning, visite spettacolo), 14 per adulti (laboratori di disegno, balli rinascimentali, visione profonda, conferenze in mostra, concerti), 18 visite speciali (tematiche, con curatori, 8 marzo), 6 attivit&agrave; fuori mostra (1 conferenza a Gallerie d&rsquo;Italia, 3 incontri per gli studenti al Rond&ograve; sulle professioni in mostra, 2 visite alla collezione d&rsquo;arte della Fondazione CRC).</p>
<p>Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo, accanto alla cura scientifica e alla valorizzazione del patrimonio artistico, si rivolgono alla societ&agrave; contemporanea e ai pubblici pi&ugrave; diversi, con un programma di attivit&agrave; inclusive che fanno di Cuneo un vero laboratorio di cultura condivisa.</p>
<p>Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC, commenta: &ldquo;<em>La grande risposta da parte del pubblico conferma la validit&agrave; del format della mostra, che ha visto crescere ulteriormente il programma di eventi collaterali, con l&rsquo;obiettivo di allargare la partecipazione attraverso momenti di approfondimento artistico e culturale, che diventano occasioni per costruire una comunit&agrave; pi&ugrave; coesa e partecipe. Grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo, &egrave; stato possibile portare a Cuneo capolavori provenienti dalla Galleria Borghese, che per quattro mesi hanno trovato casa nel Complesso monumentale di San Francesco: un modello consolidato nelle edizioni finora realizzate e che sono certo potr&agrave; portare nuovi frutti nei prossimi anni</em>&rdquo;.</p>
<p>Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d&rsquo;Italia dichiara: &ldquo;<em>Il rinnovato successo della mostra a Cuneo, con i capolavori dalla Galleria Borghese, conferma la forza di una visione condivisa con la Fondazione CRC, capace di tradursi in progetti di valore per il territorio. Il crescente rapporto con uno dei principali azionisti di Intesa Sanpaolo e l&rsquo;interlocuzione costante delle Gallerie d&rsquo;Italia con i grandi musei del Paese aprono la strada a nuove e preziose iniziative di promozione del patrimonio culturale italiano</em>&rdquo;.</p>
<p>Francesca Cappelletti, Direttrice di Galleria Borghese e curatrice della mostra, conclude: &ldquo;Siamo orgogliosi di aver contribuito a un progetto importante come questo, gestito in maniera esemplare sul territorio, con il coinvolgimento di tutta la comunit&agrave; e con risultati eccezionali. Raccontare la storia della Galleria Borghese e rendere vivi e attuali i capolavori che contiene continua a essere una delle nostre aspirazioni</p>
<h2>&nbsp;</h2>
<h2>La mostra</h2>
<p>A partire dalla figura di Scipione Caffarelli Borghese (1577&ndash;1633), tra le personalit&agrave; pi&ugrave; significative del panorama culturale della Roma del Seicento, la mostra ha raccontato la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Borghese &ndash; raramente esposti al pubblico &ndash; il percorso ha restituito la straordinaria parabola di un collezionista che fece della sua raccolta un teatro del bello e della conoscenza. La mostra ha offerto cos&igrave; una riflessione sul collezionismo come pratica culturale e politica, in cui l&rsquo;arte diventa strumento di rappresentazione e di potere, ma anche di dialogo tra epoche diverse.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:19:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Cuneo, il colera e l'impegno delle prostitute]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/cuneo-il-colera-e-l-impegno-delle-prostitute_118140.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/cuneo-il-colera-e-l-impegno-delle-prostitute_118140.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118140/143218.jpg" title="L'attuale via Peveragno: all'incrocio con corso Giovanni XXIII sorgeva casa Serra, utilizzata come lazzaretto nel 1835" alt="L'attuale via Peveragno: all'incrocio con corso Giovanni XXIII sorgeva casa Serra, utilizzata come lazzaretto nel 1835" /><br /><p>M&rsquo;&egrave; capitato di rileggere recentemente un <a href="https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/quando-a-cuneo-cera-davvero-bordello-prostituzione-selvaggia-e-case-di-tolleranza-a-inizio-900_70866.html" target="_blank">articolo</a> apparso su Cuneodice a febbraio del 2023, che parlava della prostituzione (i bordelli) nella Cuneo dei primi del &lsquo;900. La lettura mi ha ricordato quanto ho scritto nel libro &ldquo;Piumla Basa&rdquo; a proposito del colera del 1835 in Cuneo e dell&rsquo;eccezionale comportamento delle prostitute del tempo. Ancora una volta emerge dal racconto la straordinaria curiosit&agrave; della nostra Cuneo, e, aggiungo, il senso di accoglienza che l&rsquo;ha sempre caratterizzata. Comincio dalla prima parte del racconto, la parte che potrebbe essere anche una delle tante barzellette cuneesi.</p>
<p>Prima, per&ograve;, mi sia consentito un breve accenno al colera, brutta malattia, che si ripet&eacute; per parecchi anni &nbsp;(ben sei volte fino al 1893) e colp&igrave; prevalentemente quelle che eran chiamate &ldquo;classi inferiori&rdquo; (circa il 97-98% della popolazione), a causa delle allucinanti condizioni igieniche in cui erano costrette a vivere nella Cuneo di quei tempi, come nella stragrande maggioranza delle citt&agrave; italiane.</p>
<p>Riporto dal mio libro citato: &ldquo;<em>Al giorno d&rsquo;oggi ci &egrave; quasi impossibile comprendere come la stragrande maggioranza delle persone (il popolo) vivesse a quei tempi e quanto &lsquo;schifose&rsquo; (il termine non &egrave; esagerato) dovessero essere le citt&agrave;. Un&rsquo;inchiesta parlamentare del 1885-1886 rivel&ograve; che in Italia su oltre 8 mila Comuni pi&ugrave; di 6 mila erano ancora privi di rete fognaria, che ben poche case (quelle dei ceti benestanti) disponevano di latrine e che molti Comuni non avevano l&rsquo;acqua potabile (l&rsquo;acqua arrivava in condotte a cielo aperto)</em>&rdquo;. &Egrave; facile immaginare quale fosse la situazione, ancor peggiore, cinquant&rsquo;anni prima. I poveri erano costretti a vivere in stanze malsane (ancora ai primi del '900 migliaia di poveracci in Cuneo vivevano in scantinati, e sempre nei primi anni del Novecento ancora correva nel centro dell&rsquo;attuale via Roma la &ldquo;bealera" di acqua sporca), costretti a vivere in dieci e pi&ugrave; persone in due stanze o in una sola stanza (che faceva da cucina, con camino e camera da letto, tutti insieme in una promiscuit&agrave; assoluta). Non c&rsquo;erano latrine; i pi&ugrave; fortunati vivevano negli ultimi piani di caseggiati con latrine comuni a decine di famiglie. Le strade erano piene di rifiuti di ogni genere: scarti di macellazione e della concia delle pelli, letame degli animali, rifiuti organici ed escrementi di animali e di esseri umani. Non c&rsquo;era l&rsquo;acqua nelle case e la si doveva andare a prendere nei pochi pozzi, spesso alimentati da condotte a cielo aperto in cui poteva cadere di tutto, e il popolo la beveva! Il fetore delle strade sarebbe al giorno d&rsquo;oggi insopportabile. La gente (si parla sempre dei ceti bassi) non aveva possibilit&agrave; di lavarsi. In pi&ugrave; l&rsquo;alimentazione delle &ldquo;classi inferiori&rdquo; era al limite della sopravvivenza.</p>
<p>Ed ecco la prima curiosit&agrave;, proprio cuneese: come combattere il malanno? Ci pensarono, a dire il vero senza alcun successo, il sindaco (il conte Alessandro Ferraris di Celle) e il Consiglio comunale su indicazione di uno spagnolo, &ldquo;don Javier di Pamplona&rdquo;. L&rsquo;uomo, che parlava un italiano accettabile, raccont&ograve; che la malattia era miracolosamente scomparsa da Pamplona grazie alle pecore. Ebbene s&igrave;. Le pecore. Una mandria di pecore merinos era entrata nella citt&agrave; nel pieno dell&rsquo;epidemia e, dopo quel passaggio, la terribile malattia era rapidamente scomparsa. Furono comprate quattrocentosettantuno pecore, che furono fatte girare pi&ugrave; volte per la citt&agrave; e per le frazioni: &ldquo;<em>Mossi a ci&ograve;</em> &ndash; cos&igrave; recita l&rsquo;ordinato della Ragioneria civica &ndash; <em>dalla notizia che il passaggio non previsto di una mandria di merinos presso le mura della citt&agrave; di Pamplona in Spagna, mentre essa era afflitta dalla stessa malattia, aveva prodotto il salutare effetto di questa far scomparire immediatamente</em>&rdquo;. Naturalmente la cura non ebbe l&rsquo;effetto sperato. I poveri, per&ograve;, l&rsquo;apprezzarono.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;<em>Il germe morboso o elemento miasmatico o principio volatile o effluvjo colerico, seminio morbifero, fomite choleroso, come avevano preso a chiamarlo i medici a seconda della loro preparazione, continu&ograve; a mietere vittime. Il lazzaretto e l&rsquo;ospedale Santa Croce continuarono a riempirsi di malati, che prendevano il posto di quelli usciti in orizzontale, dopo aver lasciato i loro effluvi morbosi nell&rsquo;aria, sui materassi e sui pavimenti; sulle pareti persino, perch&eacute; c&rsquo;era chi vomitava spruzzando ovunque il fomite choleroso. Diarree tremende, incontenibili e poi lo &lsquo;stato algido&rsquo;, il male al cuore e la respirazione affannosa, mentre non si riusciva pi&ugrave; a urinare e riprendevano le diarree sempre pi&ugrave; acquose; la sete, infine, insaziabile e la morte in pochi giorni</em>&rdquo;. Questo era il colera.</p>
<p>Solo ancor un piccolo accenno alle prostitute. V&rsquo;erano gi&agrave; allora le case chiuse, ma molte lavoravano anche per strada. Ovviamente, salvo quando davano soddisfazione ai clienti, erano disprezzate e mal viste, spesso ritenute contagiose e accusate anche di essere untrici (come ai tempi della peste). Ebbene cosa accadde? &Egrave; la moglie di Roberto d&rsquo;Azeglio (fratello di Massimo) ad averci ricordato quanto accaduto in una lettera inviata al figlio Emanuele (lettere riportate nel libro &ldquo;Il giornale degli anni memorabili&rdquo; edito da Cino del Duca Editore nel 1960).&nbsp;</p>
<p>Segue il brano tratto dal libro Piumla Basa. &ldquo;&lsquo;<em>Conosco una&hellip;&rsquo;, disse una giovane suora al Vescovo (Amedeo Bruno di Samone, il primo vescovo di Cuneo), e il viso si fece rosso, si fece forza: &lsquo;Una della casa&rsquo;, respir&ograve; profondamente, &lsquo;di una casa chiusa&rsquo;. Amedeo sollev&ograve; sorpreso un sopracciglio. &lsquo;Continua&rsquo;, disse. &lsquo;&Egrave; venuta a curare il fratello in ospedale. Lui &egrave; morto, ma lei &egrave; voluta rimanere a curare gli altri&rsquo;. &lsquo;Bene&rsquo; disse in un sospiro Amedeo, &lsquo;cos&igrave; potr&agrave; fare ammenda dei suoi peccati. E con questo?&rsquo;. &lsquo;&Egrave; che non &egrave; la sola. Dice che altre&rsquo;. &lsquo;Donne da strapazzo&rsquo; sussurr&ograve; il vescovo. La giovane suora lo fiss&ograve; smarrita. Sospir&ograve;, riprese coraggio: &lsquo;Quella che ho conosciuto era pi&ugrave; brava degli infermieri e di noi suore&rdquo;. &lsquo;Far di prostitute delle infermiere. Questo sei venuta a propormi?&rsquo;, chiese, mostrando un pizzico di irritazione, il Vescovo. Solo un pizzico, per&ograve;. &lsquo;Chi meglio di loro &ndash; pens&ograve; il prelato &ndash; chi meglio di loro abituate a vederne di tutti i colori, a maneggiar uomini&rsquo;, al pensiero Amedeo alz&ograve; gli occhi al cielo, &lsquo;pu&ograve; sopportare tanto orrore?&rsquo;. &lsquo;Sono brave&rsquo;, Amedeo ud&igrave; la voce della giovane. &lsquo;E cos&igrave;&rsquo;, disse, &lsquo;si guadagneranno anche il Paradiso</em>&rsquo;&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>E cos&igrave; fu. Amedeo Bruno incaric&ograve; un prete, che sapeva frequentatore delle case chiuse, di prendere contatto con le tenutarie e di far loro la proposta, che poteva sembrar folle, ma folle non era. &nbsp;&ldquo;<em>Cui &lsquo;d Cuni</em>&rdquo;, disse qualche tempo dopo una dama in tono ironico e sprezzante in casa d&rsquo;Azeglio. Costanza, moglie di Roberto d&rsquo;Azeglio la fiss&ograve; con disprezzo. &ldquo;<em>Mi riferisco alle pecore</em>&rdquo;, aggiunse la dama chinando il capo per farsi perdonare. Anche Costanza aveva riso delle pecore, ma aveva apprezzato la scelta del Vescovo e, al contrario della sua ospite, ammirava le poverette. &ldquo;<em>Le prostitute</em>&rdquo;, rispose, &ldquo;<em>si sono dimostrate le infermiere pi&ugrave; attente e pi&ugrave; devote. Non &egrave; mai stato possibile rimproverarle e, evidentemente, per la salute delle loro anime il buon Dio ricava profitto anche dal colera</em>&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Quando la terribile epidemia cess&ograve;, in ringraziamento per l&rsquo;opera che avevano svolto durante l&rsquo;epidemia di colera, re Carlo Alberto concesse al vescovo e al sindaco di Cuneo l&rsquo;onorificenza di Commendatore dell&rsquo;Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. Nessuna onorificenza fu riconosciuta alle prostitute.</p>]]></description><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 09:38:00 +0200</pubDate><dc:creator>Mario Rosso</dc:creator><author><name>Mario Rosso</name></author></item><item><title><![CDATA[Le opere della cuneese Virna Brunetto debuttano al New York ArtExpo 2026]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/le-opere-della-cuneese-virna-brunetto-debuttano-al-new-york-artexpo-2026_118056.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/le-opere-della-cuneese-virna-brunetto-debuttano-al-new-york-artexpo-2026_118056.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118056/143096.jpg" title="Virna Brunetto" alt="Virna Brunetto" /><br /><p>Il percorso internazionale di Virna Brunetto raggiunge una nuova e prestigiosa tappa. Dopo il successo consolidato nelle capitali dell&rsquo;arte europea e asiatica, l&rsquo;artista italiana approda a New York, selezionata per partecipare alla storica ArtExpo, l&rsquo;evento che dal 1978 definisce le tendenze del mercato dell'arte mondiale.</p>
<p>Il debutto newyorkese nasce da un riconoscimento di altissimo profilo: l&rsquo;autrice &egrave; stata infatti selezionata per gli U.S.A. direttamente durante la sua quarta esposizione consecutiva al Salon d&rsquo;Automne di Parigi del 2025</p>
<p><strong>Il prestigio di ArtExpo: dove la storia incontra l&rsquo;innovazione</strong></p>
<p>Fondata nel 1978, ArtExpo New York &egrave; un&rsquo;istituzione che ha ospitato icone del calibro di Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Keith Haring e Leroy Neiman. Entrare a far parte di questo contesto significa venire inseriti in una narrazione artistica che ha fatto la storia del XX e XXI secolo. Ad aprile, New York diventa il baricentro del mondo creativo: l'intera citt&agrave; si ferma e si rivolge a questo evento, considerato la fiera d'arte moderna e contemporanea pi&ugrave; grande al mondo, capace di attrarre migliaia di collezionisti, critici e galleristi da ogni continente.</p>
<p><strong>Un successo globale: da Parigi a Tokyo alla &ldquo;Grande Mela&rdquo;</strong></p>
<p>Questa nuova conferma americana corona una straordinaria visibilit&agrave; di respiro nuovamente internazionale. La produzione multidisciplinare di Virna, incentrata sulla ricerca de &ldquo;Il Reale nell&rsquo;Irrealt&agrave; del Vero&rdquo;, &egrave; passata e passa in queste mostre prestigiose: dalla sperimentazione visiva parigina del Salon, nelle sezioni fotografia, incisione, architettura unica selezionata a livello mondo nel 2024 cui fu dedicata area apposita e redazionale in catalogo - &nbsp;intervallando fotografie concettuali per Tokyo, fino all'egida pittorica usata per la travolgente New York ove verr&agrave; esposta una nuova opera chiamata Fides-Fede prima opera relativa alla serie Memento del 2026. Il percorso di Virna Brunetto dunque si conferma come una delle realt&agrave; pi&ugrave; interessanti e dinamiche dell'arte contemporanea.</p>
<p>Ticket mostra disponibili&nbsp;<a href="https://rwag.ticketspice.com/artexpo-new-york-2026?t=aeny26-rwag-web-org-link" target="_blank" rel="nofollow">qui</a>.</p>]]></description><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 09:10:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Busca, da maggio a ottobre tornano le escursioni guidate ai suggestivi canyon di alabastro rosa]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/busca-da-maggio-a-ottobre-tornano-le-escursioni-guidate-ai-suggestivi-canyon-di-alabastro-rosa_117418.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/busca-da-maggio-a-ottobre-tornano-le-escursioni-guidate-ai-suggestivi-canyon-di-alabastro-rosa_117418.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117418/142243.jpg" title="" alt="" /><br /><p style="text-align: justify;">Da maggio a ottobre un nuovo ciclo di escursioni guider&agrave; gli appassionati alla scoperta delle cave di Alabastro situate sulla collina dell'Eremo di Belmonte.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;iniziativa, giunta al terzo anno, &egrave; organizzata dall&rsquo;ecomuseo buschese, un progetto realizzato dall&rsquo;Associazione Ingenium e dal Comune di Busca insieme a numerose realt&agrave; cittadine, che invita abitanti e turisti a scoprire e riscoprire il territorio buschese con lo slogan: &ldquo;La citt&agrave; che non vedi &egrave; sotto ai tuoi occhi&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le escursioni, condotte da accompagnatori naturalistici, si svolgeranno ogni seconda domenica del mese, con due partenze: una al mattino alle 9:30 e una nel pomeriggio alle 15:00.</p>
<p style="text-align: justify;">La partecipazione &egrave; su prenotazione. Per iscriversi, &egrave; possibile scrivere a info@turismobusca.it o contattare il numero 353-4694406 durante l&rsquo;orario di apertura dell&rsquo;Infopoint, il venerd&igrave; dalle ore 10.00 alle 12.00. Il costo &egrave; di 10 euro, gratuito per i bambini fino a 6 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto di ritrovo &egrave; previsto davanti a Casa Francotto (vicino al Municipio di Busca). Da l&igrave; si raggiunger&agrave; in auto il Parco Francotto per poi proseguire a piedi fino alle cave. L&rsquo;attivit&agrave; &egrave; di difficolt&agrave; T (= turistica) e sono richiesti scarponi da trekking, abbigliamento adeguato, bastoncini e acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli appuntamenti avranno il seguente calendario: 10 maggio - 14 giugno - 12 luglio - 9 agosto - 13 settembre - 11 ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Storia e curiosit&agrave;</em></p>
<p style="text-align: justify;">La collina di Busca, sia dal punto di vista geologico che ambientale ha tanto da dire e dare al turismo ambientale di qualit&agrave; che si sta sviluppando ultimamente, con i risvolti scientifici e storici connessi, che sono quanto mai interessanti. Per quanto riguarda questi ultimi aspetti, le cave di alabastro di Busca, come hanno avuto modo di spiegare i due ricercatori dell&rsquo;universit&agrave; di Torino in diversi incontri divulgativi, rappresentano un &ldquo;scrigno&rdquo; in quanto antichissime grotte, formatesi almeno 350.000 anni fa (a tanto si ferma per ora la datazione in base alle ricerche fin qui concesse dai fondi a disposizione), venute in parte a cielo aperto in seguito all&rsquo;erosione della collina sovrastante.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di cinque gole di lunghezza variabile, fino a oltre un centinaio di metri, profonde anche una trentina, che si trovano sulla collina dell&rsquo;Eremo, versante orientale, a quota 650 metri, particolarmente suggestive, dai variegati colori che muovono dal rosa scuro al verde muschio, anche a seconda di come vi incide la luce nelle varie ore del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;alabastro di Busca &egrave; una roccia calcarea, composta essenzialmente da calcite che si &egrave; deposta sotto forma di stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni che, se sottoposte a tecniche sofisticate, permettono di determinare il clima presente nell&rsquo;area a partire da glaciazioni molto pi&ugrave; antiche dell&rsquo;ultima, alla quale risale per esempio l&rsquo;unica altra area sede di ricerca scientifica di paleoclima del Piemonte, Rio Martino di Crissolo, dove i sedimenti fin qui analizzati si fermerebbero a 10.000 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista storico, ed in particolare della storia dell&rsquo;arte, inoltre, l&rsquo;impiego dell&rsquo;Alabastro di Busca &egrave; stato diffuso in chiese e case nobiliari dalla met&agrave; del Settecento fino alla met&agrave; del secolo scorso in tutto il Piemonte ed anche in Francia in tante opere di pregio. La pi&ugrave; recente e curiosa presenza dell&rsquo;Alabastro di Busca &egrave; stata rinvenuta nella composizione di un caminetto attribuito alla casa di Napoleone ad Ajaccio. Quanto fosse ritenuto prezioso in quelle epoche &egrave; testimoniato anche dal fatto che in diverse chiese esso venisse imitato con dipinti, come nella parrocchia Maria Vergine Assunta e nella chiesa della Santissima Trinit&agrave;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 16:55:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Oltre 2 mila persone agli incontri del "Ponte del Dialogo"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/oltre-2-mila-persone-agli-incontri-del-ponte-del-dialogo_117159.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/oltre-2-mila-persone-agli-incontri-del-ponte-del-dialogo_117159.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117159/141860.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Sedici incontri, sei appuntamenti per i pi&ugrave; piccoli nella sezione &ldquo;Young&rdquo;, 2.200 presenze, 25 autori. L&rsquo;edizione del Ponte del Dialogo che si &egrave; appena conclusa a Dronero non si pu&ograve; misurare solo con questi numeri, che pure confermano il crescente consenso di pubblico e l&rsquo;ormai oliata, eccellente macchina organizzativa.</p>
<p>Il Festival &egrave; stato molto di pi&ugrave;. Chi ha potuto seguire tutti o quasi tutti gli incontri, si &egrave; reso conto del filo conduttore che li ha uniti, frutto di una programmazione ben studiata, che non &egrave; andata soltanto alla ricerca di grandi nomi per attirare pi&ugrave; pubblico. Gli organizzatori, Comune di Dronero e Agenzia di Sviluppo di AFP, hanno proposto una riflessione articolata sui temi pi&ugrave; scottanti e insidiosi del nostro tempo, con testimoni di assoluta qualit&agrave;. Si &egrave; parlato del disorientamento dei giovani, ma anche di quello degli anziani. Si &egrave; parlato di quelle che Alberto Pellai chiama le &ldquo;famiglie sandwich&rdquo;, schiacciate dalla difficolt&agrave; di gestire i figli giovani e i genitori anziani. Si &egrave; parlato con Ascanio Celestini degli ultimi, di chi vive sulla sua pelle la difficolt&agrave; di sbarcare il lunario, di mettere insieme il pranzo con la cena, di chi &egrave; sfruttato. Andrea Oskari Rossini e Agostno Zanotti hanno riacceso un faro sul tema delle migrazioni, sulle difficolt&agrave; disumane che incontrano i migranti sulle rotte balcaniche, nel cuore dell&rsquo;Europa. Un&rsquo;Europa che sembra rivivere le ansie e il senso di impotenza che Thomas Mann aveva provato cent&rsquo;anni fa e di cui parl&ograve; nel suo &ldquo;Avvertimento all&rsquo;Europa&rdquo;, opera ripubblicata dall&rsquo;editore Aragno a cura di Lucio Coco. Europa che &egrave; forse l&rsquo;unico argine alla deriva tecnocratica della nuova destra americana, cos&igrave; ben raccontata da Alessandro Mulieri: il pubblico dell&rsquo;Iris ammutolito, stordito da quanto propugnato da presunti &ldquo;guru&rdquo; come Curtis Yarvin o Peter Thiel, che auspicano il ritorno della monarchia assoluta, che rivalutano la schiavit&ugrave;, che vorrebbero tornare indietro di trecento anni. Di fronte a questa regressione ideologica devono reagire gli intellettuali, ma come possono farlo in un periodo storico in cui la loro influenza &egrave; quasi del tutto oscurata dagli influencer digitali, spesso manipolati, asserviti (consapevolmente o inconsapevolmente) agli interessi della grande industria tecnologica? David Bidussa ha dialogato con il pubblico proprio su questo tema, invitando donne e uomini di cultura ad assumersi una responsabilit&agrave; straordinariamente importante: passare alle nuove generazioni la consapevolezza del valore della cultura, dei libri, del libero pensiero, della relazione umana (non mediata dai social), del dialogo e del rispetto. La scuola dovrebbe essere il luogo d&rsquo;elezione per questo passaggio di testimone fra generazioni, ma non sempre lo &egrave;. Basti pensare a recenti fatti di cronaca. Certo &egrave; stato un protagonista e un artefice di scuola buona Secondo Garnero, che ha raccontato la sua storia di professore di fronte ad un pubblico pi&ugrave; numeroso di quanto lui si aspettasse.</p>
<p>Alberto Pellai e Claudia De Lillo hanno parlato di giovani, in modo diverso: dal punto di vista di una madre, nel caso dell&rsquo;autrice, dal punto di vista psicologico nel caso del grande psicoterapeuta. Entrambi molto apprezzati dal pubblico. Pellai ha sciolto ogni dubbio in merito alla pericolosit&agrave; degli smartphone per i giovanissimi: non dovrebbero assolutamente essere usati fino a 14 anni. Ormai pediatri, neuropsichiatri, scienziati dei cinque continenti sono concordi nel riconoscere i danni che l&rsquo;uso degli smartphone ha prodotto nei ragazzi a partire dal 2011, anno in cui &egrave; cominciata la loro diffusione nel mondo. I livelli cognitivi, di apprendimento e rielaborazione, si sono pericolosamente abbassati. Alcuni stati, come la Svezia, hanno gi&agrave; eliminato ogni supporto digitale dalla didattica nei primi cicli di istruzione. Molti altri stati stanno per seguire questa strada.</p>
<p>Con Erri De Luca si &egrave; passati dai giovani all&rsquo;et&agrave; sperimentale: cos&igrave; lui chiama la vecchiaia, perch&eacute; in nessun periodo storico si &egrave; andati cos&igrave; avanti con l&rsquo;et&agrave;. Solo negli ultimi anni sono aumentati in modo considerevole gli ultraottantenni: per loro si tratta di sperimentare una fase della vita che in passato quasi nessuno raggiungeva. La ricetta di Erri De Luca per vivere questa &ldquo;et&agrave; sperimentale&rdquo; &egrave; tutto sommato semplice: cercare di restare se stessi, non rinunciare alla curiosit&agrave;, alla voglia di divertirsi, al desiderio di bellezza. Bisogna continuare a fare attivit&agrave; fisica, a impegnare al mente nella lettura e nella scrittura, coltivare relazioni&hellip;</p>
<p>Un inno alla semplicit&agrave; e al coraggio non lontano da quanto testimoniato da Stefania Belmondo, che ha incantato il pubblico proprio con la forza della sua umilt&agrave;, della sua determinazione, del suo essere rimasta una persona &ldquo;comune&rdquo;, che non si &egrave; montata la testa per il successo.</p>
<p>Un apprezzamento particolare va a chi ha, di volta in volta, dialogato con gli autori ospiti: tutti davvero molto bravi. Si sta anche in questo caso consolidando, per il Festival, una peculiarit&agrave; importante: la scelta di efficaci &ldquo;dialoganti&rdquo;, che contribuiscono non poco al successo degli incontri: Alberto Gedda, Antonio Ferrero, Mario Bosonetto, Gianmarco Perale, Gigi Garelli, Sergio Soave, Franco Chittolina, Nino Aragno, Paolo Bersani, Claudio Petronella, Andrea Vassallo, Davide Porporato, Ilaria Blangetti, Daniela Massimo. Un team di dialoganti di altissimo profilo, che esprime il meglio della cultura cuneese (e non solo).</p>
<p>Altro punto forte del Ponte del Dialogo &egrave; il suo staff, composto in larga parte da giovani e giovanissimi, sempre disponibili, efficienti, garbati.&nbsp;&Egrave; auspicabile che l&rsquo;impostazione data a questa edizione del Festival venga riproposta anche nelle prossime, visto il gradimento da parte di un pubblico molto attento e partecipe, proveniente da tante parti del Piemonte, ben oltre la provincia di Cuneo. Un buon investimento per i sostenitori del Festival: Regione Piemonte, Fondazione CRC, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Banca di Caraglio.</p>
<p>Indiscrezioni raccolte tra i promotori del Ponte del Dialogo fanno pensare che sia cos&igrave; e che siano allo studio anche interessanti novit&agrave; nel format, con un maggiore coinvolgimento diretto del pubblico nel dialogo con gli autori e con un rapporto sempre pi&ugrave; stretto con il tessuto sociale ed economico di Dronero. Ulteriore novit&agrave; sar&agrave; la dimensione transfrontaliera del Festival, che proporr&agrave; da novembre un collegamento con festival letterari francesi e la partecipazione di autori internazionali. L&rsquo;appuntamento &egrave; a Dronero dal 2 al 9 novembre. Non escludiamo, tuttavia, che prima dell&rsquo;autunno lo staff del Festival non ci stupisca con qualche &ldquo;finestra&rdquo; estiva&hellip; Possiamo anticipare che dal 12 al 14 giugno si svolger&agrave; a San Damiano Macra la seconda edizione di &ldquo;Borghi in dialogo&rdquo;, una kermesse culturale che rappresenta l&rsquo;estensione del Festival in Valle Maira e che proporr&agrave; un programma molto interessante.</p>]]></description><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:15:00 +0100</pubDate><dc:creator>Michele Pernice</dc:creator><author><name>Michele Pernice</name></author></item><item><title><![CDATA[Quando a Cuneo c'era la zecca del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/quando-a-cuneo-c-era-la-zecca-del-regno-di-sicilia-e-del-regno-di-napoli_117059.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/quando-a-cuneo-c-era-la-zecca-del-regno-di-sicilia-e-del-regno-di-napoli_117059.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117059/141729.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Quanti sanno che Cuneo &egrave; stata per qualche tempo la zecca del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli? &Egrave; accaduto poco pi&ugrave; di settecento anni orsono, durante il periodo della dominazione angioina su buona parte dell&rsquo;Italia e, in particolare, sul basso Piemonte di cui Cuneo fu capitale (<em>Conium caput est Pedemontis</em>). Par giusto riportare quanto ha scritto il Gabotto sull&rsquo;importanza dell&rsquo;arrivo degli Angi&ograve; nel basso Piemonte e in Cuneo in particolare: <em>&ldquo;Impura nelle origini, la signoria angioina, estesasi rapidamente a tutto il Piemonte a danno di Asti, ebbe per&ograve; per la nostra citt&agrave; (Cuneo) benefici effetti&rdquo;</em>. Con un pacifico e notevole sviluppo dei commerci, aprendo Cuneo ai solidi rapporti con la Provenza francese che sono durati nei secoli e che molto hanno legato e legano Cuneo alla vicina Francia.</p>
<p>Fra l&rsquo;altro il nome &ldquo;Piemonte&rdquo; nasce proprio con gli Angioini, Pedemontis appunto. Cuneo era nata ufficialmente da poco pi&ugrave; di una cinquantina di anni (gi&agrave; esisteva come villaggio prima del 1198, anno a cui risale il primo documento ufficiale attestante la sua esistenza e la sua sottomissione alla citt&agrave; di Asti) quando Carlo I di Angi&ograve;, dopo aver partecipato alla settima crociata (1248-1254) conquist&ograve; il basso Piemonte e fece di Cuneo la sua capitale. Carlo I d&rsquo;Angi&ograve;, conte di Provenza e fratello del re di Francia Luigi IX (poi santo), si fece grande onore nella crociata e anche con l&rsquo;aiuto del Papa tent&ograve; la conquista dell&rsquo;Italia contro l&rsquo;imperatore germanico (le famose lotte fra Guelfi e Ghibellini) e vi riusc&igrave; in buona parte. Conquist&ograve; la maggior parte delle citt&agrave; di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Toscana, e divenne poi re di Sicilia, re di Napoli, principe di Taranto, re d&rsquo;Albania, principe d&rsquo;Acaja e re titolare di Gerusalemme (non pago estese il suo dominio anche alla Lorena e a regioni lontane come la Polonia e l&rsquo;Ungheria). Molto per la venuta di Carlo I in Piemonte si deve anche all&rsquo;abate di Borgo San Dalmazzo.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;abbazia allora aveva gi&agrave; grande influenza sulle valli che si dipartono da Borgo San Dalmazzo e il suo abate Anselmo partecip&ograve; in qualit&agrave; di segretario del papa Innocenzo IV al concilio di Lione, con cui fu promossa la crociata. Innocenzo IV premi&ograve; l&rsquo;abate con la bolla Religiosam Vitam del 1246, una sorta di <em>magna charta</em> con la quale l&rsquo;abbazia ebbe la definitiva sovranit&agrave; su tutte le valli. Come &ldquo;signore feudale&rdquo; l&rsquo;abate si impegn&ograve; a mandare uomini delle valli e della citt&agrave; del pizzo, Conium, alla crociata sotto le insegne di Carlo I d&rsquo;Angi&ograve;. Favor&igrave; cos&igrave; anche l&rsquo;alleanza di Carlo I con Cuneo e il suo ingresso in Piemonte. Alla crociata presero parte, infatti, molti cuneesi e abitanti delle valli. &Egrave; certo che vi parteciparono i fratelli Alardo e Giovanni di Valdieri e i Lovera loro parenti, tant&rsquo;&egrave; che Ugone dei Lovera, che gi&agrave; risiedeva in Cuneo, dopo quella spedizione ottenne l&rsquo;autorizzazione di aggiungere allo stemma di famiglia, accanto al lupo antico (da cui deriva il nome, Lupus-Lupera-Lovera), la Croce di Gerusalemme. Sempre su proposta e per volont&agrave; di Ugone, in Cuneo fu edificata una chiesa intitolata a San Giovanni Gerosolimitano con annessa precettoria dei cavalieri del Tempio e un ospedale di carit&agrave;, cui si aggiunse poi la confraternita di Santa Croce.</p>
<p>Con Carlo I inizi&ograve; dunque la dominazione degli Angi&ograve; su Cuneo, dominazione che dur&ograve; con alterne vicende (guerre e temporanei domini dei marchesi di Saluzzo, dei Visconti di Milano e dei Savoia) per un centinaio di anni. Quella di Carlo I fu infatti una dominazione disorganica con molte sollevazioni soprattutto nell&rsquo;Italia settentrionale, ma anche in Italia meridionale (fra cui quella famosa dei Vespri Siciliani). Ne segu&igrave; la guerra contro Genova che port&ograve; alla formazione di una potente coalizione, comprendente buona parte delle citt&agrave; settentrionali gi&agrave; sottomesse e di importanti casate nobiliari (i marchesi di Saluzzo, i Visconti di Milano, i Savoia, addirittura invi&ograve; proprie truppe a sostegno della coalizione anche Alfonso di Castiglia dalla Spagna). Cuneo soltanto rimase fedele all&rsquo;Angi&ograve; e ne usc&igrave; sconfitta (nel novembre del 1275 le truppe angioine subirono l&rsquo;ultima sconfitta a Roccavione). Seguirono anni difficili: molte famiglie di fede guelfa e angioina dovettero fuggire da Cuneo, le loro case furono distrutte e con i resti delle stesse furono rinforzate le fortificazioni.</p>
<p>Gli Angi&ograve;, tuttavia, rimasti signori di buona parte degli altri territori italiani fra cui il regno di Napoli e il regno di Sicilia (cui formalmente apparteneva ancora il ducato piemontese, di cui Cuneo era la capitale), non tardarono a ritornare. Nel 1305 si riaffacciarono&nbsp;in Piemonte con Carlo II, detto lo Zoppo, con un esercito di trecento cavalieri e di mille fanti, guidati da Raimondo Gambatesa e dal cuneese Giacomo Arduino (procuratore, avvocato regio e vice reggente del siniscalco). E questa volta tornarono a vincere.&nbsp;</p>
<p>Ne segu&igrave; il periodo di maggior splendore di Cuneo, quale <em>Caput Pedemontis</em>, e qui entra in gioco la zecca. A Cuneo fu infatti fabbricato per anni il &ldquo;Grosso Tornese&rdquo;, moneta medievale d'argento, equivalente a 12 denari, che riprodotta in varie localit&agrave; europee ebbe una vasta circolazione in molte nazioni dell'Europa.&nbsp;</p>
<p>Afferma G. Fea che dieci degli undici grossi tornesi della zecca di Cuneo, sino ad oggi pubblicati, debbano essere attribuiti a Carlo I. In verit&agrave; un documento attesterebbe l'attivit&agrave; della zecca cuneese anche pochi mesi dopo l'inizio della signoria angioina con Carlo I. Tuttavia l'unico testo di appalto della zecca di Cuneo giunto sino a oggi &egrave; quello a nome di Carlo II del 31 marzo 1307, che prevedeva l'emissione in Cuneo dei grossi tornesi.&nbsp;</p>
<p>Poco importa quale sia la data esatta. Certo &egrave; che Cuneo fu la zecca degli angioini in Piemonte e Italia e che fu tra le citt&agrave; pi&ugrave; importanti del regno angioino. Non &egrave; un caso che lo stemma di Cuneo porti le tre bande orizzontali rosse su campo bianco proprie delle insegne degli Angi&ograve;, dato che in un sigillo del Comune di Cuneo del 1379, custodito presso l'archivio storico di Torino, spiccano le insegne degli Angi&ograve; (con le tre bande orizzontali rosse su campo bianco) con la legenda: <em>"Notum sit contis: Conium caput est Pedemontis"</em>.</p>
<p>Ulteriore dimostrazione dell&rsquo;importanza di Cuneo &egrave; il fatto che quando nel 1309 Roberto I detto il Saggio (cui Carlo II, quando nel 1309 mor&igrave;, lasci&ograve; il regno di Napoli, cui era assoggettata anche la contea del Piemonte) non volle tutti i nobili del suo Regno a giurargli fedelt&agrave; in Napoli, ma pretese che tutti si ritrovassero per tale scopo in Cuneo. In Cuneo, dunque, e non a Napoli.</p>
<p>Seguirono una trentina d&rsquo;anni di relativa pace, fin quando, morto Roberto (nel 1343), essendogli prematuramente scomparso il figlio Carlo, assunse il potere la regina Giovanna (nota in provincia di Cuneo come Reino Jano). Con lei inizi&ograve; la decadenza degli Angioini e nel 1366 Cuneo, Cherasco e Mondov&igrave; dovettero rimettersi a Amedeo VI detto il Conte Verde, che, avendo vinto grazie all&rsquo;alleanza con i Visconti di Milano, a sua volta decret&ograve; la signoria sulle nominate citt&agrave; di Galeazzo II Visconti.</p>
<p>Si arriva infine al 19 febbraio 1382 quando Luigi d&rsquo;Angi&ograve; - adottato come erede da Giovanna - rimise definitivamente a favore di Amedeo VI Conte Verde di Savoia ogni diritto su Cuneo, oltre che su Asti, Alba, Tortona, Mondov&igrave; e Cherasco: in buona sostanza su quel che restava della contea del Piemonte. Inizi&ograve; il lungo dominio dei Savoia protrattosi fino all&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia, trasformando Cuneo da borgo commerciale in strategica citt&agrave;-fortezza proprio contro i francesi. Cos&igrave; Cuneo fin&igrave; di produrre i grossi tornesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FONTI</strong></p>
<p><em>Ferdinando Gabotto &ldquo;Storia di Cuneo &ndash; dalle origini ai giorni nostri&rdquo;.</em></p>
<p><em>Da Biblioteca Diocesana &ndash; Cuneo: Ospedale di San Giovanni Gerosolimitano (Precettoria dei Cavalieri del Tempio dal 1217 al 1437, quando fu unito all&rsquo;ospedale della Confraternita di Santa Croce). La tradizione collega la fondazione della Precettoria dei Cavalieri del Tempio a Cuneo dal 1217 o dal 1250 all&rsquo;iniziativa della famiglia dei Lovera di Valdieri, di cui due cavalieri parteciparono alla &nbsp;crociata guidata da san Luigi di Francia.&nbsp;</em></p>
<p><em>La zecca angioina di Cuneo in "Gli Angi&ograve; nell'Italia nord-occidentale" a cura di R. Comba, 2006, pagg. 363-376</em></p>
<p><em>R. Lopez, &ldquo;La prima crisi della banca di Genova - &nbsp;1250-1259&rdquo;, Milano 1956, doc. 108</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 16:18:00 +0100</pubDate><dc:creator>Mario Rosso</dc:creator><author><name>Mario Rosso</name></author></item><item><title><![CDATA[Tredicimila visitatori e mille ore di apertura per Sbam! Un percorso nella Pop Art]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/tredicimila-visitatori-e-mille-ore-di-apertura-per-sbam-un-percorso-nella-pop-art_116799.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/tredicimila-visitatori-e-mille-ore-di-apertura-per-sbam-un-percorso-nella-pop-art_116799.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116799/141370.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Si &egrave; concluso con grande successo il percorso espositivo &ldquo;SBAM! Un percorso nella Pop Art&rdquo;, dedicato a uno dei movimenti pi&ugrave; rivoluzionari del Novecento. L&rsquo;iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione tra le associazioni Monviso Arte e Cherasco Eventi, con il supporto delle amministrazioni comunali e la curatela di Cinzia Tesio e Riccardo Gattolin, ha riscosso un ottimo successo in termini di pubblico e apprezzamento.<br>&nbsp;<br>La mostra, terminata lo scorso febbraio, ha coinvolto Casa Francotto a Busca, Palazzo Salmatoris e la chiesa di San Gregorio a Cherasco, registrando oltre 13.000 visitatori nell&rsquo;arco di cinque mesi e circa 1.000 ore complessive di apertura.<br>&nbsp;<br>"<em>Questa rassegna ha confermato l&rsquo;ottima sinergia tra i Comuni di Busca e Cherasco</em> - affermano il sindaco di Busca Ezio Donadio e l&rsquo;assessora alla Cultura Lucia Rosso -. <em>Desideriamo ringraziare lo staff di Casa Francotto e tutti coloro che, con impegno e professionalit&agrave;, hanno contribuito alla realizzazione di una proposta artistica di alto livello, arricchita da numerosi eventi collaterali e attivit&agrave; didattiche rivolte alle scuole. Il prossimo appuntamento &egrave; previsto per fine aprile, con una mostra fotografica dedicata a scatti inediti realizzati sui set di due film icone del grande cinema italiano, un viaggio affascinante tra immagini e memoria attraverso volti e storie che hanno segnato un&rsquo;epoca"</em>.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 07:58:00 +0100</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Al Ponte del Dialogo di Dronero un gran finale fra passato e presente]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/al-ponte-del-dialogo-di-dronero-un-gran-finale-fra-passato-e-presente_116766.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/al-ponte-del-dialogo-di-dronero-un-gran-finale-fra-passato-e-presente_116766.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116766/141327.jpg" title="Stefania Belmondo" alt="Stefania Belmondo" /><br /><p>Il festival "Ponte del Dialogo" entra nel suo weekend conclusivo, confermando la citt&agrave; come prestigioso palcoscenico per il dibattito culturale e l'incontro tra le grandi firme della letteratura contemporanea. Dopo una settimana ricca di stimoli, il programma di venerd&igrave; 20, sabato 21 e domenica 22 marzo si preannuncia come un crescendo di appuntamenti imperdibili, capaci di spaziare dalle analisi storiche pi&ugrave; profonde alle sfide della modernit&agrave;.</p>
<p><strong>Venerd&igrave; 20 marzo: Dalla Guerra Civile alle rotte della solidariet&agrave;</strong><br>La giornata odierna si apre nel pomeriggio presso la Sala Giolitti. Alle 17:30, il noto storico Gianni Oliva presenter&agrave; il suo ultimo lavoro, "La prima Guerra civile". In dialogo con Sergio Soave, Oliva condurr&agrave; il pubblico in un&rsquo;analisi rigorosa e necessaria sulle radici dei conflitti interni che hanno segnato la storia d&rsquo;Italia, un tema sempre attuale per comprendere le dinamiche sociali del presente.&nbsp;La serata si sposta poi al Teatro Iris alle ore 21:00 per un incontro di forte impatto civile. Andrea Askari Rossini presenter&agrave; "Atlante della solidariet&agrave;. Lungo le rotte balcaniche". L'autore dialogher&agrave; con Agostino Zanotti in un evento realizzato in collaborazione con l&rsquo;Archivio Scritture Scrittrici Migranti dell&rsquo;Universit&agrave; di Venezia e l'Associazione APICE. L&rsquo;intervento di Franco Chittolina arricchir&agrave; ulteriormente il dibattito, portando una testimonianza diretta e profonda sulle emergenze umanitarie ai confini dell'Europa.</p>
<p><strong>Sabato 21 marzo: Un sabato di grandi classici e nuove visioni</strong><br>Il fine settimana entra nel vivo con una mattinata dedicata al pensiero europeo. Alle ore 11:00, al Centro Europeo Giovanni Giolitti, si terr&agrave; una conversazione di alto profilo tra Nino Aragno e Lucio Coco incentrata sulla riedizione del &nbsp;fondamentale "Ammonimento all&rsquo;Europa" di Thomas Mann, un testo che risuona oggi con una forza profetica sorprendente.</p>
<p>Il pomeriggio al Centro Giolitti prosegue con due appuntamenti diversificati:<br>- Ore 15:30: La presentazione del volume "Santuari d&rsquo;Italia. Piemonte e Valle d&rsquo;Aosta", a cura di Pierangelo Gentile e Paolo Cozzo, un viaggio tra fede, architettura e territorio.<br>- Ore 17:30: Spazio alla narrativa di genere e alla passione per le vette con "Il Giallo in quota". Enrico Camanni presenter&agrave; il suo personaggio Nanni Settembrini in un incontro curato da Paolo Bersani.</p>
<p>La serata di sabato si chiude al Teatro Iris alle 21:00 con una riflessione sull'identit&agrave; di genere. Claudia De Lillo (conosciuta dal grande pubblico anche come Elasti) presenter&agrave; il libro "Essere maschi", dialogando con Claudio Petronella su come stia cambiando la percezione della mascolinit&agrave; nella societ&agrave; odierna.</p>
<p><strong>Domenica 22 marzo: il gran finale tra sport, natura e psicologia</strong><br>L'ultima giornata del festival offre un programma densissimo che parte dalla Sala Chegai:<br>- Ore 14.30: Secondo Garnero presenta "Caro Professore", in dialogo con Andrea Vassallo, Angelo e Febe Fracchia.<br>- Ore 16:00: Un incontro d&rsquo;eccezione vede protagonista Piercarlo Grimaldi con il suo libro "Il Po mi scusava da mare". A dialogare con l'autore ci sar&agrave; l&rsquo;antropologo Davide Porporato.</p>
<p>Il tardo pomeriggio vede il ritorno della grande eccellenza sportiva locale al Teatro Iris. Alle 17:30, la campionessa Stefania Belmondo racconter&agrave; la sua straordinaria carriera e la sua filosofia di vita attraverso il libro "Ho imparato a vincere", intervistata dalla giornalista Ilaria Blangetti.</p>
<p>Il sipario sul Ponte del Dialogo 2026 caler&agrave; ufficialmente domenica sera alle 21:00 con un tema delicatissimo e fondamentale per le famiglie: l'educazione dei figli e il rapporto con il mondo digitale. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, presenter&agrave; "Esci da quella stanza", in dialogo con Daniela Massimo, offrendo spunti preziosi per genitori e educatori in un'epoca dominata dagli schermi digitali.</p>
<p>Il Festival &egrave; promosso dall&rsquo;Assessorato alla Cultura del Comune di Dronero, con il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CRC, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Banca di Caraglio. L&rsquo;organizzazione &egrave; curata dall&rsquo;Agenzia di Sviluppo Locale di AFP.</p>
<p>Per alcuni incontri (Claudia De Lillo, Alberto Pellai) &nbsp;&egrave; richiesto il pagamento di un biglietto di 6,5 euro. I biglietti sono acquistabili dal sito <a href="https://www.pontedeldialogo.it" target="_blank">www.pontedeldialogo.it</a>, tramite Biglietteria Clappit. Per informazioni si pu&ograve; scrivere a <a href="mailto:pontedeldialogodronero@gmail.com" target="_blank">pontedeldialogodronero@gmail.com</a> &nbsp;o chiamare il numero 329 1365655. Tutti glia ltri appuntamenti, compreso l&rsquo;incontro con Stefania Belmondo, sono a ingresso libero e gratuito.</p>
<p><strong>Collaborazioni</strong></p>
<p>Collaborano al Festival l&rsquo;Istituto Comprensivo di Dronero, nell&rsquo;ambito della sezione Young, l&rsquo;Istituto Alberghiero di Dronero, per l&rsquo;accoglienza del pubblico insieme allo staff del Festival, &nbsp;numerose associazioni e istituzioni culturali di Dronero: il Centro Europeo Giovanni Giolitti, il Centro Studi Cultura e Territorio, Espaci Occitan, il Museo Luigi Mall&eacute;, la Biblioteca Civica di Dronero, APICE, Aragno Humanities Forum, Archivio Scritture Migranti dell&rsquo;Universit&agrave; di Venezia, il Distretto del Commercio di Dronero e della Valle Maira, l&rsquo;associazione &ldquo;Prometheus&rdquo; e &ldquo;Il Bottegone&rdquo; che in ogni edizione del festival omaggia gli ospiti che vengono da pi&ugrave; lontano con una borsa di prodotti locali.</p>]]></description><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:00:00 +0100</pubDate><dc:creator>Michele Pernice</dc:creator><author><name>Michele Pernice</name></author></item><item><title><![CDATA[Prorogata fino al 12 aprile la mostra “La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/prorogata-fino-al-12-aprile-la-mostra-la-galleria-borghese-da-raffaello-a-bernini_116719.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/prorogata-fino-al-12-aprile-la-mostra-la-galleria-borghese-da-raffaello-a-bernini_116719.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116719/141245.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La mostra &ldquo;La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione&rdquo;, alla luce del successo e dell&rsquo;apprezzamento del pubblico, viene prorogata sino a domenica 12 aprile. A cura di Francesca Cappelletti e Ettore Giovanati, il progetto espositivo rivela la storia di una delle raccolte d&rsquo;arte moderna pi&ugrave; vaste e preziose del patrimonio artistico italiano voluta da Scipione Borghese.&nbsp;</p>
<p>Proseguono per tutti i sabati e le domeniche, fino alla chiusura della mostra, le visite guidate gratuite in programma alle ore 15.30 e alle ore 18.&nbsp;</p>
<p>Inaugurata il 22 novembre, la mostra &egrave; presentata da Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo nell&rsquo;ambito della collaborazione che dal 2022 porta a Cuneo grandi protagonisti della storia dell&rsquo;arte. Il progetto si avvale del Patrocinio del Ministero della Cultura, ed &egrave; stato realizzato con il supporto organizzativo di MondoMostre.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;unicit&agrave; dell&rsquo;esposizione, che riunisce a Cuneo da Roma una selezione di capolavori della collezione di Galleria Borghese, ha fatto s&igrave; che dopo circa tre mesi dall&rsquo;apertura il museo raggiungesse i 20mila visitatori, italiani e stranieri. Per il pubblico francese in particolare, distante un centinaio di chilometri dalla cittadina piemontese, la mostra &egrave; un&rsquo;occasione imperdibile per incontrare da vicino le opere scelte da Scipione Borghese per la sua raccolta di capolavori del rinascimento.&nbsp;</p>
<p><strong>La mostra</strong></p>
<p>A partire dalla figura di Scipione Caffarelli Borghese (1577&ndash;1633), tra le personalit&agrave; pi&ugrave; significative del panorama culturale della Roma del Seicento, la mostra racconta la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Borghese &ndash; raramente esposti al pubblico &ndash; il percorso restituisce la straordinaria parabola di un collezionista che fece della sua raccolta un teatro del bello e della conoscenza.</p>
<p>Gli spazi del Complesso Monumentale di San Francesco ospitano dipinti rappresentativi delle diverse scuole pittoriche italiane tra Cinquecento e Seicento, offrendo al visitatore una panoramica sulle trasformazioni che segnano il passaggio dal Rinascimento al Barocco. Tra le opere esposte figurano il Ritratto di frate domenicano di Tiziano Vecellio, Autunno e Primavera di Jacopo Bassano, il Ritratto di uomo attribuito a Raffaello, la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e angeli di Battista Dossi, la Fuga in Egitto del Cavalier d&rsquo;Arpino, e il Sonno di Ges&ugrave; di Lavinia Fontana, prima donna a ricevere commissioni pubbliche di rilievo nella Roma di inizio Seicento. La mostra si conclude con la sezione dedicata ai grandi maestri del Barocco: la Danza campestre di Guido Reni, l&rsquo;Autoritratto in et&agrave; matura e la Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini, emblemi della sua prodigiosa versatilit&agrave; tra pittura e scultura.</p>
<p>Discendente di una famiglia senese affermatasi a Roma nel tardo Cinquecento, Scipione Borghese fu nominato cardinale nel 1605, anno dell&rsquo;elezione al soglio pontificio di suo zio Camillo Borghese, papa Paolo V. La sua raccolta, tra le pi&ugrave; ambiziose dell&rsquo;epoca, riuniva sculture classiche e moderne, dipinti del Rinascimento e opere contemporanee, riflettendo un gusto colto e internazionale.</p>
<p>La mostra offre cos&igrave; una riflessione sul collezionismo come pratica culturale e politica, in cui l&rsquo;arte diventa strumento di rappresentazione e di potere, ma anche di dialogo tra epoche diverse.</p>
<p><strong>Laboratorio Cuneo: un nuovo triennio tra bellezza e partecipazione</strong></p>
<p>Le iniziative espositive che si susseguiranno nel corso del prossimo triennio al Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo si ispirano ai principi di bellezza e partecipazione, di accessibilit&agrave; e sostenibilit&agrave;, dando cos&igrave; forma concreta alla definizione di bene culturale come &ldquo;testimonianza avente valore di civilt&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo, accanto alla cura scientifica e alla valorizzazione del patrimonio artistico, si rivolgono alla societ&agrave; contemporanea e ai pubblici pi&ugrave; diversi, con un programma di attivit&agrave; educative e inclusive che fanno di Cuneo un vero laboratorio di cultura condivisa.</p>
<p><strong>Informazioni</strong></p>
<p>Complesso Monumentale di San Francesco in via Santa Maria, 10 a Cuneo | <a href="https://fondazionecrc.it/" target="_blank" rel="nofollow">fondazionecrc.it</a> | <a href="mailto:mostraborghese@gmail.com" target="_blank">mostraborghese@gmail.com</a> | 3515073495.</p>
<p>Orari: marted&igrave; &ndash; venerd&igrave;: 15.30 &ndash; 19.30 (al mattino aperto su prenotazione per scuole e gruppi); sabato &ndash; domenica: 10 &ndash; 19.30 con orario continuato.</p>
<p>Ingresso libero e gratuito. I possessori del biglietto di ingresso alla mostra avranno diritto ad accedere con tariffa ridotta alle Gallerie d&rsquo;Italia di Torino, Milano, Vicenza e Napoli, fino al 30 giugno.</p>]]></description><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:10:00 +0100</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Poesia e passione civile: Erri De Luca a Dronero per il Ponte del Dialogo]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/poesia-e-passione-civile-erri-de-luca-a-dronero-per-il-ponte-del-dialogo_116686.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/poesia-e-passione-civile-erri-de-luca-a-dronero-per-il-ponte-del-dialogo_116686.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116686/141207.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In poco meno di mezz&rsquo;ora i biglietti erano andati esauriti, l&rsquo;incontro con Erri di De Luca al Ponte del Dialogo di Dronero era molto atteso e le aspettative non sono andate deluse. &Egrave; stato un momento emozionante, intenso: il grande scrittore e poeta ha ricordato le sue radici napoletane, ha parlato del suo amore per la montagna, per le arrampicate solitarie, del suo amore per le lingue e, in particolare, dell&rsquo;ebraico antico. Alcuni passaggi davvero memorabili: la spiegazione della sua idea di vecchiaia come et&agrave; sperimentale, in cui &ndash; proprio come da bambini &ndash; ci si confronta con un modo nuovo di affrontare la vita, il suo desiderio di esporsi alla vulnerabilit&agrave;, il suo attaccamento al presente, perch&eacute; il futuro &egrave; una dimensione che non gli appartiene. E poi l&rsquo;amore per Don Chisciotte e il suo non arrendersi mai, il racconto dei suoi viaggi in Ucraina per aiutare profughi e feriti. E poi la chiusura straordinaria, con i versi del poeta cubano Jos&eacute; Marti: &ldquo;La rosa bianca&rdquo;:&nbsp;</p>
<p><em>Coltivo una rosa bianca </em><br><em>In luglio come in gennaio </em><br><em>per l&rsquo;amico sincero </em><br><em>che mi d&agrave; la sua mano franca </em><br><em>per chi mi vuol male e mi stanca </em><br><em>Questo cuore con cui vivo </em><br><em>cardi n&egrave; ortiche coltivo </em><br><em>coltivo una rosa bianca.</em></p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116686/small_141210.jpg" alt="foto"></p>
<p>All&rsquo;incontro erano presenti il Prefetto di Cuneo, Mariano Savastano, l&rsquo;Assessore regionale Marco Gallo e numerosi amministratori locali. Il giornalista Mario Bosonetto ha condotto la conversazione, con la sua solita bravura.&nbsp;Il Festival Ponte del Dialogo prosegue oggi con due appuntamenti molto interessanti: alle 17.30, in Sala Milli Chegai (con ingresso libero e gratuito), Celestina Bialetti, custode di una memoria familiare preziosa, e lo scrittore Alessandro Barbaglia, presenteranno il volume "Un sogno di polvere e acqua. Storia della famiglia che ha inventato la Moka" (Edizioni Mondadori).</p>
<p>Il volume non &egrave; una semplice cronaca aziendale, bens&igrave; un racconto intimo e vibrante. Celestina Bialetti, nipote di Alfonso (l'inventore) e figlia di Renato (l'imprenditore che rese la Moka un fenomeno globale), ha deciso di rompere il silenzio della memoria privata per offrire al pubblico un ritratto inedito della sua famiglia.</p>
<p>Ad aiutarla in questo compito &egrave; la penna poetica di Alessandro Barbaglia, gi&agrave; Premio Selezione Bancarella, capace di trasformare i fatti storici in una narrazione quasi onirica. Insieme, gli autori ci conducono a Omegna, sulle rive del Lago d&rsquo;Orta, dove tutto ebbe inizio. Il lettore scopre cos&igrave; come l&rsquo;osservazione dei gesti quotidiani &ndash; si dice che l&rsquo;idea della Moka nacque guardando il funzionamento di una vecchia lavatrice a liscivia &ndash; possa trasformarsi in una rivoluzione tecnologica e sociale.</p>
<p>Questa sera, invece, alle ore 21, il Teatro Iris ospiter&agrave; un incontro di profonda attualit&agrave; politica e sociale: la presentazione del libro Tecnomonarchi. Gli ideologi della nuova destra all&rsquo;attacco della democrazia (Donzelli Editore), scritto da Alessandro Mulieri.&nbsp;L&rsquo;autore, directeur de recherche al CNRS di Lione e docente presso Sciences Po a Parigi, dialogher&agrave; con Gigi Garelli, direttore dell&rsquo;Istituto Storico della Resistenza e della Societ&agrave; Contemporanea in Provincia di Cuneo.</p>
<p>Il saggio di Alessandro Mulieri analizza un paradosso cruciale del nostro tempo: come la Silicon Valley, un tempo culla dell&rsquo;utopia libertaria e della democratizzazione dell&rsquo;informazione, sia diventata l&rsquo;incubatore di una nuova forma di autoritarismo. Mulieri decifra le filosofie di figure come Peter Thiel e Curtis Yarvin, i quali sostengono che la democrazia sia un sistema inefficiente, ormai superato dalla velocit&agrave; dell&rsquo;innovazione tecnologica.</p>
<p>L&rsquo;incontro ha un biglietto di ingresso a 6,5 euro: &egrave; possibile acquistarlo online dal sito <a href="https://www.pontedeldialogo.it" target="_blank">www.pontedeldialogo.it</a> o direttamente in teatro.</p>
<p>Il Festival &egrave; promosso dall&rsquo;Assessorato alla Cultura del Comune di Dronero, con il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CRC, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Banca di Caraglio. L&rsquo;organizzazione &egrave; curata dall&rsquo;Agenzia di Sviluppo Locale di AFP.</p>]]></description><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:45:00 +0100</pubDate><dc:creator>Michele Pernice</dc:creator><author><name>Michele Pernice</name></author></item><item><title><![CDATA[Partenza col botto per il Ponte del Dialogo con Ascanio Celestini]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/partenza-col-botto-per-il-ponte-del-dialogo-con-ascanio-celestini_116583.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/partenza-col-botto-per-il-ponte-del-dialogo-con-ascanio-celestini_116583.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116583/141066.jpg" title="Ascanio Celestini" alt="Ascanio Celestini" /><br /><p>Lo hanno detto in molti tra il pubblico che gremiva il Teatro Iris di Dronero ieri sera: una partenza con il botto per il festival &ldquo;Ponte del Dialogo&rdquo;, giunto alla sua settima edizione. L&rsquo;attore, drammaturgo, scrittore Ascanio Celestini ha emozionato e spesso divertito il pubblico con la sua narrazione al tempo stesso profonda e leggera. Due ore di racconto, intense, a tratti inattese: chi pensava ad un intervento &ldquo;pesante&rdquo; sul tema del libro, &ldquo;Poveri cristi&rdquo;, si &egrave; dovuto ricredere. Celestini, grazie al suo talento di attore, ha saputo tenere sempre viva l&rsquo;attenzione del pubblico, che lo ha interrotto pi&ugrave; volte con gli applausi. Protagonista dei suoi racconti la povera gente delle periferie romane, con frequenti citazioni dal Vangelo, dalla vita di San Francesco, dai testi di Pasolini. &Egrave; evidente la sintonia dell&rsquo;autore con i testi citati. Il racconto diventa autobiografico quando parla dei suoi incontri con un sacerdote delle periferie romane, don Mario, con don Matteo Zuppi (ora arcivescovo di Bologna e presidente della CEI), con le suore di clausura di Ferrara. Quando parla del rapporto col padre, con suo figlio che deve prendere la patente. E qui l&rsquo;emozione coinvolge tutto il pubblico. Abbiamo la sensazione di avere di fronte a noi un amico che non vediamo da tempo, che ci aggiorna sulle novit&agrave; della sua vita. Tante digressioni, incursioni nella letteratura, nell&rsquo;arte, nella storia. Una passione per l&rsquo;antropologia che trapela in ogni passaggio del suo intervento.</p>
<p>La serata &egrave; stata introdotta dall&rsquo;assessore alla Cultura di Dronero, Carlo Giordano, e dall&rsquo;assessore alla Montagna della Regione Piemonte, Marco Gallo, che hanno sottolineato la rilevanza regionale del Festival e il suo importante ruolo sociale e culturale in un momento storico in cui il non sapere sembra essere ormai considerato un valore.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116583/small_141067.jpg"></p>
<p>Il focus di questa edizione del Festival &egrave; la decodificazione del periodo complesso in cui stiamo vivendo, che coinvolge tutti: giovani, genitori, docenti, anziani, imprenditori. Questa sera la riflessione proseguir&agrave; con uno degli esponenti pi&ugrave; lucidi e importanti della cultura italiana contemporanea: David Bidussa. Appuntamento alle ore 21 in Sala Milli Chegai, con ingresso libero e gratuito.</p>
<p>David Bidussa &egrave; uno storico sociale delle idee che ha trascorso decenni a scavare tra gli archivi, in particolare come anima culturale della Fondazione Feltrinelli. La sua voce si distingue per la capacit&agrave; di non guardare al passato come a un museo polveroso, ma come a un laboratorio in cui cercare le radici dei nostri smarrimenti presenti. Con una scrittura densa e mai scontata, Bidussa si muove tra la storia del sionismo, i meccanismi del fascismo e l'evoluzione delle sinistre, cercando sempre di capire come le parole e le idee plasmino la realt&agrave; politica.</p>
<p>Nel suo libro "Pensare stanca", il titolo evoca immediatamente la fatica fisica e morale di cui scriveva Cesare Pavese. Qui, per&ograve;, la fatica non &egrave; quella del lavoro nei campi o in fabbrica, ma quella dell'esercizio critico. Bidussa racconta il tramonto dell'intellettuale "organico" &mdash; quello che parlava a nome di un partito o di una classe sociale &mdash; e descrive la solitudine di chi oggi prova ancora a esercitare il pensiero in un mondo dominato da slogan rapidi e passioni collettive fragili.</p>
<p>La narrazione si snoda attraverso figure emblematiche che l'autore definisce "intellettuali infedeli": menti inquiete che hanno avuto il coraggio di tradire l'appartenenza al proprio gruppo per restare fedeli alla verit&agrave;. Bidussa ci spiega che pensare "stanca" perch&eacute; richiede lo sforzo di abitare il dubbio, di non accontentarsi di risposte consolatorie e di accettare che il ruolo dell'intellettuale non sia quello di fornire soluzioni pronte all'uso, ma di porre le domande giuste, quelle che tengono sveglia la coscienza civile. &Egrave; un invito a riscoprire la curiosit&agrave; come unico antidoto alla pigrizia intellettuale che caratterizza il nostro tempo.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116583/small_141068.jpg"></p>]]></description><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 14:53:00 +0100</pubDate><dc:creator>Michele Pernice</dc:creator><author><name>Michele Pernice</name></author></item><item><title><![CDATA[Dronero si fa capitale della parola: al via il festival “Ponte del Dialogo” 2026]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/dronero-si-fa-capitale-della-parola-al-via-il-festival-ponte-del-dialogo-2026_116436.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/dronero-si-fa-capitale-della-parola-al-via-il-festival-ponte-del-dialogo-2026_116436.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116436/140862.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Due volte all&rsquo;anno, a novembre e a marzo, Dronero diventa citt&agrave; capitale della cultura in Piemonte, un crocevia di storie che arrivano da lontano e di riflessioni che scavano nel profondo. Uno di questi momenti &egrave; arrivato: domani sera, luned&igrave; 16 marzo, prende ufficialmente il via l&rsquo;edizione primaverile del <strong>Ponte del Dialogo</strong>, il festival letterario diffuso che si conferma, anno dopo anno, uno degli osservatori pi&ugrave; lucidi e autorevoli sulla complessit&agrave; del nostro tempo.</p>
<p>Il festival non &egrave; solo una rassegna di libri; &egrave; un&rsquo;operazione di resistenza culturale che pone il confronto e la parola al centro della vita civile. In un&rsquo;epoca di frammentazione, Dronero sceglie di costruire ponti: tra le generazioni, tra la storia e il futuro, tra il rigore della ricerca scientifica e l&rsquo;emozione del racconto.</p>
<p>Ad aprire la settima edizione del Festival domani sera sar&agrave; <strong>Ascanio</strong> <strong>Celestini</strong>, uno degli interpreti pi&ugrave; intensi del teatro di narrazione italiano. Conosciuto per la sua capacit&agrave; di trasformare la cronaca in poesia e la memoria collettiva in impegno civile, Celestini porter&agrave; a Dronero le sue riflessioni sulla societ&agrave; contemporanea, offrendo al pubblico una chiave di lettura originale sulle "ferite" e le speranze del nostro tempo. La sua presenza sancisce la vocazione di un festival che non ha paura di interrogarsi sulle responsabilit&agrave; individuali e collettive. Per presentare il suo libro <em>Poveri Cristi</em>, l&rsquo;autore dialogher&agrave; con Alberto Gedda, direttore de &ldquo;Il Corriere di Saluzzo&rdquo;.</p>
<p>Il cartellone di quest&rsquo;anno &egrave; un mosaico di altissima qualit&agrave; che alterna grandi nomi della letteratura a inchieste di bruciante attualit&agrave;. Tra gli appuntamenti pi&ugrave; attesi spicca la partecipazione di <strong>Erri De Luca</strong>. Una delle voci pi&ugrave; profonde della narrativa internazionale approder&agrave; in Valle Maira con <em>"L&rsquo;et&agrave; sperimentale"</em>, un&rsquo;opera che esplora con delicatezza e vigore i territori del tempo e dell&rsquo;esperienza umana, nobilitando ulteriormente la proposta del festival.</p>
<p>Ma il Ponte del Dialogo &egrave; anche un luogo di indagine sociale e politica. Il programma vedr&agrave; l&rsquo;analisi critica di <strong>David Bidussa</strong> sulle trasformazioni dell'intellettuale contemporaneo e le inchieste di <strong>Alessandro Mulieri</strong> sulle nuove derive ideologiche della destra. Temi complessi trattati con il rigore necessario a fornire ai cittadini strumenti di comprensione critica.</p>
<p>La memoria &egrave; il filo conduttore che lega molti degli incontri. La ricerca storica sar&agrave; rappresentata da figure del calibro di <strong>Gianni Oliva </strong>e <strong>Pierangelo Gentile</strong>, mentre <strong>Andrea Askari Rossini </strong>porter&agrave; una testimonianza fondamentale sulle rotte balcaniche, guardando dritto negli occhi le tragedie che si consumano ai confini dell'Europa.</p>
<p>Il festival celebra anche l'identit&agrave; del territorio e le eccellenze italiane: dalla storia industriale della <strong>famiglia Bialetti</strong>, l&rsquo;epopea dell&rsquo;Omino coi Baffi raccontata da <strong>Alessandro Barbaglia</strong>, fino alla leggenda sportiva di <strong>Stefania Belmondo</strong>, orgoglio delle terre cuneesi e simbolo di una determinazione che si fa esempio di vita. Non mancheranno sguardi pedagogici e sociali di alto profilo, come gli approfondimenti curati da <strong>Alberto Pellai </strong>e l&rsquo;indagine di <strong>Claudia De Lillo </strong>sulle sfide dell&rsquo;identit&agrave; maschile oggi, un tema quanto mai urgente nel dibattito pubblico attuale.</p>
<p>Il Ponte del Dialogo &egrave; un festival "diffuso" per scelta. Dalla <strong>Sala Milli Chegai</strong> al <strong>Teatro Iris</strong>, dal <strong>Centro Europeo Giovanni Giolitti</strong> ad <strong>Espaci Occitan</strong>, ogni incontro invita il pubblico a riscoprire la bellezza architettonica e la vitalit&agrave; comunitaria di Dronero. &Egrave; un invito al viaggio, fisico e intellettuale, che parte domani e che promette di lasciare tracce profonde in chiunque vorr&agrave; farsi attraversare dalle parole dei suoi protagonisti.</p>
<p>Il Festival &egrave; promosso dall&rsquo;Assessorato alla Cultura del Comune di Dronero, con il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CRC, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Banca di Caraglio. L&rsquo;organizzazione &egrave; curata dall&rsquo;Agenzia di Sviluppo Locale di AFP.</p>
<p>Collaborano al Festival l&rsquo;Istituto Comprensivo di Dronero, nell&rsquo;ambito della sezione Young, l&rsquo;Istituto Alberghiero di Dronero, per l&rsquo;accoglienza del pubblico insieme allo staff del Festival, &nbsp;numerose associazioni e istituzioni culturali di Dronero: il Centro Europeo Giovanni Giolitti, il Centro Studi Cultura e Territorio, Espaci Occitan, il Museo Luigi Mall&eacute;, la Biblioteca Civica di Dronero, APICE, Aragno Humanities Forum, Archivio Scritture Migranti dell&rsquo;Universit&agrave; di Venezia, il Distretto del Commercio di Dronero e della Valle Maira, l&rsquo;associazione &ldquo;Prometheus&rdquo; e &ldquo;Il Bottegone&rdquo; che in ogni edizione del festival omaggia gli ospiti che vengono da pi&ugrave; lontano con una borsa di prodotti locali.</p>
<p>Il programma completo del Festival, eventuali aggiornamenti e informazioni sugli eventi sono disponibili sul sito del festival <a href="https://www.pontedeldialogo.it" target="_blank">www.pontedeldialogo.it</a> e sui profili social. Per informazioni si pu&ograve; scrivere a <a href="mailto:pontedeldialogodronero@gmail.com" target="_blank">pontedeldialogodronero@gmail.com</a> o chiamare il numero 329.1365655.</p>]]></description><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 10:48:00 +0100</pubDate><dc:creator>Michele Pernice</dc:creator><author><name>Michele Pernice</name></author></item><item><title><![CDATA[A settembre apre la nuova biblioteca di Cuneo, con orari ampliati e uno spazio per i giovani]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/a-settembre-apre-la-nuova-biblioteca-di-cuneo-con-orari-ampliati-e-uno-spazio-per-i-giovani_116295.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/a-settembre-apre-la-nuova-biblioteca-di-cuneo-con-orari-ampliati-e-uno-spazio-per-i-giovani_116295.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116295/140672.jpg" title="" alt="" /><br /><p>A fine maggio chiude la biblioteca civica di palazzo Audifreddi, a settembre la riapertura nei locali dell&rsquo;ex ospedale Santa Croce. Non &egrave; un semplice trasferimento, avverte l&rsquo;assessore alla Cultura <strong>Cristina Clerico</strong>: &egrave; <em>&ldquo;una rivoluzione copernicana&rdquo;</em>.</p>
<p>A partire dagli orari, destinati ad essere ampliati:&nbsp;<em>&ldquo;Abbiamo definito l&rsquo;apertura dal luned&igrave; al sabato, con orario al luned&igrave; dalle 15 alle 19 e dal marted&igrave; al sabato dalle 9 alle 19&rdquo;</em>. Sei giorni invece degli attuali cinque e una mezzora in pi&ugrave; alla sera, con apertura continuata. Le ultime finiture edili nel palazzo sono in fase di completamento: ad aprile si attende un nuovo sopralluogo dei consiglieri. Poi un passaggio in commissione bilancio e un bando per affidare il trasloco, con lavori che dureranno due mesi. In vista delle grandi manovre, la biblioteca viene gi&agrave; chiusa al pubblico per una settimana al mese. Nel periodo di &ldquo;interregno&rdquo; tra le due biblioteche resteranno comunque fruibili il servizio di lettura online con Medialibrary e lo spazio per la lettura dei quotidiani cartacei.</p>
<p><em>&ldquo;Con l&rsquo;occasione</em> - informa l&rsquo;assessore - <em>stiamo rivedendo tutte le collezioni e la loro disposizione, perch&eacute; avremo finalmente la possibilit&agrave; di gestire in spazi molto pi&ugrave; ampi i servizi, creando angoli per le letture veloci e per quelle pi&ugrave; lunghe. La sala principale ospiter&agrave; circa 65mila dei 350mila inventari che compongono il patrimonio delle biblioteche civiche cuneesi, la maggior parte dei quali verranno goduti a scaffale aperto. I depositi verranno gestiti con i cosiddetti archivi compattabili, negli interrati del palazzo&rdquo;</em>. Poi ci sono gli spazi esterni, <em>&ldquo;una parte essenziale di palazzo Santa Croce&rdquo;</em>: il cortile sar&agrave; destinato ad eventi nella bella stagione, ma anche gli ex stenditoi sul tetto potranno ospitarne, con numeri ridotti.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116295/small_140673.jpg" alt="Palazzo Santa Croce"></p>
<h2>Young Basic Community, uno spazio da e per i ragazzi</h2>
<p>Nel frattempo va avanti la progettazione dello spazio Young Basic Community al pianterreno di palazzo Santa Croce, una delle novit&agrave; pi&ugrave; attese. Dopo i primi incontri con i ragazzi che prendono parte al percorso partecipativo, seguito dalla societ&agrave; Metodi, sono emerse varie sollecitazioni: <em>&ldquo;Vanno dalle attivit&agrave;, musica e cinema in prima battuta, agli orari&rdquo;</em> spiega l&rsquo;assessore. Ci saranno una strumentazione radio e uno spazio eventi: <em>&ldquo;I ragazzi ci chiedono spazi per piccoli spettacoli, ma tutto ci&ograve; sar&agrave; coordinato dal gestore. Anche il rooftop, la sala conferenze e il cortile saranno aperti agli eventi&rdquo;</em>.</p>
<p>La prossima settimana verr&agrave; pubblicato un avviso per la coprogettazione, rivolto agli enti del terzo settore. Le compagini che parteciperanno - da soli o in forma associata - dovranno assicurare la presenza di under 35 nella gestione:&nbsp;<em>&ldquo;Gli spazi sono gi&agrave; agibili ma ancora occupati dall&rsquo;impresa come foresteria per i dipendenti, da fine aprile sar&agrave; possibile visitarli. &Egrave; ragionevole ritenere che il percorso di coprogettazione si chiuda tra maggio e giugno&rdquo;</em>. L&rsquo;amministrazione parteciper&agrave; comunque alla gestione attraverso un tavolo tecnico di attivit&agrave;, dove potr&agrave; chiedere integrazioni e modifiche. I criteri di valutazione del bando, spiega il dirigente comunale <strong>Matteo Odasso</strong>, <em>&ldquo;riguarderanno da una parte l&rsquo;esperienza pregressa del soggetto o dei soggetti associati, per la restante parte si valuter&agrave; la qualit&agrave; della proposta progettuale sia sotto il profilo di sostenibilit&agrave; economica che dell&rsquo;impatto&rdquo;</em>.</p>
<p>Palazzo Santa Croce va in cerca anche di nomi che ne rappresentino le due anime, quella &ldquo;giovane&rdquo; e quella bibliotecaria. Il Comune sta raccogliendo suggerimenti anche su questo, nel frattempo &egrave; stato organizzato un appuntamento il 30 marzo al teatro Toselli per&nbsp;<em>&ldquo;raccontare l&rsquo;anima&rdquo;</em> della biblioteca. Ospite d&rsquo;onore &egrave; il giornalista scientifico e podcaster <strong>Massimo Polidoro</strong>, un nome noto della divulgazione scientifica.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116295/small_140674.jpg" alt="Palazzo Santa Croce"></p>
<h2>L&rsquo;appalto sui servizi e il futuro di palazzo Audifreddi</h2>
<p>Un tema a parte sollevato dai consiglieri, in particolare da <strong>Nello Fierro</strong> di Cuneo per i Beni Comuni, riguarda la gestione dei servizi accessori. A novembre &egrave; in scadenza l&rsquo;appalto attuale che comprende biglietteria, visite guidate e aperture extra del Museo Civico e di Casa Galimberti, oltre ai servizi della biblioteca non coperti dal personale dipendente e alla gestione della torre civica.</p>
<p>Il nuovo appalto sar&agrave; unico, suddiviso in lotti:&nbsp;<em>&ldquo;&Egrave; in corso </em>- aggiunge l&rsquo;esponente dell&rsquo;amministrazione comunale - <em>un&rsquo;approfonditissima analisi sui servizi che vogliamo mantenere in capo al personale interno: cercheremo di mantenere la copertura sulle fasce pi&ugrave; delicate dell&rsquo;attivit&agrave; con il pubblico. Non intendiamo in alcun modo avere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B&rdquo;</em>.</p>
<p>Da Clerico una risposta anche sul ripensamento della &ldquo;vecchia&rdquo; biblioteca e sulla possibile collocazione di una sede museale&nbsp;<a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/unidea-per-la-vecchia-biblioteca-di-cuneo-ospiti-il-museo-dei-longobardi_116012.html" target="_blank">di cui avevamo parlato sulle nostre colonne</a>: <em>&ldquo;Avremo occasione di parlarne in commissione: c&rsquo;&egrave; da fare un lavoro politico di costruzione della prospettiva e di scelta sugli spazi&rdquo;</em>.</p>]]></description><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 13:01:00 +0100</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA[Quando a Cuneo era vietato lavorare nei giorni festivi. Storie e curiosità sulla legge nel Medioevo]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/quando-a-cuneo-era-vietato-lavorare-nei-giorni-festivi-storie-e-curiosita-sulla-legge-nel-medioevo_116275.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/quando-a-cuneo-era-vietato-lavorare-nei-giorni-festivi-storie-e-curiosita-sulla-legge-nel-medioevo_116275.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116275/140647.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Alcune curiosit&agrave; sulle norme penali durante il Medioevo nelle nostre terre.&nbsp;In questo campo davvero si nota l&rsquo;impressionante differenza fra le epoche passate e l&rsquo;attuale. Se alcune pene possono apparire addirittura ridicole, altre fanno rabbrividire.&nbsp;Rispetto a oggi due sono le differenze sostanziali: allora erano pubbliche e soprattutto fisiche (con menomazioni corporali) e, in secondo luogo, erano pesantemente puniti i reati contro la morale (cristiana, logicamente).&nbsp;Uno per tutti: la bestemmia.&nbsp;Era il primo reato contro la religione.&nbsp;Come veniva punita? Un po&rsquo; ovunque con la &ldquo;lavata di capo&rdquo;. In questo caso la pena non comportava lesioni fisiche, ma &ldquo;solo&rdquo; l&rsquo;esposizione al pubblico ludibrio.&nbsp;Il colpevole veniva condannato a pagare una multa salata e, se non vi provvedeva, veniva portato in un luogo pubblico (in genere al pozzo centrale del borgo, a Demonte e a Cuneo al luogo chiamato il &ldquo;pellerino&rdquo;): di fronte al popolo tutto radunato per l&rsquo;occasione, il bestemmiatore veniva fatto distendere per terra e gli venivano versate tre o pi&ugrave; secchiate d&rsquo;acqua sul capo (tre a Boves, quattro a Cuneo, tre a Demonte). Per di pi&ugrave; a Demonte il colpevole, prima della lavata di capo, doveva rimanere per un giorno intero legato al pellerino ed esposto al pubblico ludibrio. Una bella umiliazione e non solo, perch&eacute; quando il poveretto era legato e impossibilitato a difendersi, chi passava poteva non limitarsi a deriderlo.</p>
<p>Un altro reato oggi scomparso &egrave; il &ldquo;lavoro in giorno festivo&rdquo;.&nbsp;Anche questo era un reato ed era punito con una multa, in quanto spregio al giorno dedicato al Signore. V&rsquo;era tuttavia la possibilit&agrave; di farla franca. Quando? Facile immaginarlo. Quando si lavorava per il bene diretto o indiretto della Chiesa: ad esempio lo statuto di Beinette prevedeva l&rsquo;esenzione dalla pena se il lavoro era fatto per la Confratria (le confraternite erano enti religiosi), o per l&rsquo;ospedale (anche qui, in quanto opera di carit&agrave;, in mano al Clero) o per la Chiesa o per una persona povera.&nbsp;</p>
<p>E il buon costume?&nbsp;In questo termine erano compresi tutti i comportamenti lesivi del credo religioso e della morale assai severa del tempo, ma ci&ograve; che pi&ugrave; colpisce &egrave; la differenza enorme di trattamento fra uomo e donna nei delitti di adulterio e violenza sessuale. Sembra roba d&rsquo;altri tempi, ma &egrave; giusto ricordare che la violenza sessuale &egrave; divenuta in Italia reato contro la persona soltanto nel 1996. Le pene poi, solitamente, riguardavano soltanto gli uomini e non le donne, alle quali era riservato un trattamento ben peggiore.&nbsp;L&rsquo;adulterio dell&rsquo;uomo era punito con la multa e, nel caso il reo non potesse pagarla, con la pubblica fustigazione. Ad esempio, in Beinette l&rsquo;adultero si prendeva una bella multa, il cui importo variava a seconda del consenso o meno della donna. Chi non poteva pagare la multa era sottoposto alla fustigazione.&nbsp;A Boves ci si limitava alla fustigazione da una porta all&rsquo;altra del paese e per due volte.&nbsp;</p>
<p>&Egrave; appena il caso di ricordare che destinatario delle norme in esame era l&rsquo;uomo e non la donna, perch&eacute; a quest&rsquo;ultima era riservato ben di peggio. Scopo della donna era dare figli certi al marito e nel comune sentire la donna che violava tale obbligo, violava una legge sacra e si metteva fuori dalla societ&agrave;. L&rsquo;adultera poteva nel generale consenso essere picchiata anche fino alla morte dal marito tradito, in molti luoghi era condannata a morte; ben che andasse veniva ripudiata e diventava la svergognata del paese, una puttana e niente pi&ugrave;, e come tale trattata da tutti. &nbsp;</p>
<p>A comprova dello stato di totale inferiorit&agrave; della donna &egrave; anche quanto veniva disposto in tema di violenza carnale cum virgine (e anche qui siamo arrivati quasi ai giorni nostri). Sempre in Boves la pena consisteva nel taglio di una mano o di un piede (molte donne e non solo, al giorno d&rsquo;oggi, riterrebbero giusto ripristinare qualcosa di simile a quell&rsquo;uso, anche se adattato ai tempi, come ad esempio: la castrazione chimica), ma il reo poteva evitare la pena sposando entro dieci giorni la vittima. &Egrave; il cosiddetto &ldquo;matrimonio riparatore&rdquo; in uso pressoch&eacute; ovunque e rimasto nella nostra Italia fino al 1981 quando con la legge n. 442 fu finalmente abrogato l&rsquo;art. 544 del Codice Penale che prevedeva l&rsquo;estinzione del reato per lo stupratore e i suoi complici se la violentata (se minorenne, per lei i suoi genitori) accettava di sposarlo. Del resto la donna aveva ben poche alternative, perch&eacute; ben difficilmente avrebbe potuto sposarsi ed era per tutti una &ldquo;svergognata&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Senza approfondire molti altri casi di reati assai pi&ugrave; gravi e pene, par giusto chiudere con una curiosit&agrave;. Era il reato per &ldquo;i cattivi scherzi alle spose&rdquo;. S&igrave;, i cattivi scherzi alle spose vietati dallo statuto di Cuneo. Evidentemente in citt&agrave; era invalso l&rsquo;uso curioso di far scherzi alle spose, degenerato poi in scherzi decisamente pesanti al punto di prevederne la punibilit&agrave;, come l&rsquo;accogliere la sposa con corni, sonagli e bacini o con ingiurie, o addirittura, si badi perch&eacute; la cosa &egrave; davvero curiosa, portar via porte e finestre della camera nuziale o far trovare un terzo vestito (da uomo ovviamente) nel letto nuziale.</p>
<p>Cos&igrave; andava il mondo.</p>]]></description><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:43:00 +0100</pubDate><dc:creator>Mario Rosso</dc:creator><author><name>Mario Rosso</name></author></item><item><title><![CDATA[Ad Aigues Mortes una targa per ricordare il massacro in cui furono uccisi anche due cuneesi]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/ad-aigues-mortes-una-targa-per-ricordare-il-massacro-in-cui-furono-uccisi-anche-due-cuneesi_116254.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/ad-aigues-mortes-una-targa-per-ricordare-il-massacro-in-cui-furono-uccisi-anche-due-cuneesi_116254.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116254/140624.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Ieri, mercoled&igrave; 13 marzo 2026, ad Aigues Mortes &egrave; stata inaugurata una targa in memoria della <a href="https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/sangue-nelle-saline-il-massacro-degli-immigrati-italiani-ad-aigues-mortes_77333.html" target="_blank">strage xenofoba</a> che tra il 16 e il 17 agosto 1893 provoc&ograve; la morte di dieci lavoratori italiani, due dei quali, Giovanni Bonetto, trentunenne di Frassino, e Giuseppe Merlo, 29 anni, centallese, erano originari della provincia di Cuneo.</p>
<p>La posa della targa &egrave; frutto dell&rsquo;impegno di Enzo Barnab&agrave;, lo storico che da anni si occupa del tragico episodio in cui un gruppo di lavoratori italiani impiegati nelle saline della cittadina francese venne massacrato dalla folla inferocita con l&rsquo;accusa di sottrarre lavoro alla manodopera locale.</p>
<p>Nel corso della cerimonia, cui ha partecipato il sindaco di Aigues Mortes, Pierre Maum&eacute;jean, &egrave; stato auspicato che le vittime dell&rsquo;eccidio possano essere ricordate anche nei rispettivi paesi di origine con la dovuta evidenza.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:15:00 +0100</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[La 28^ edizione di scrittorincittà guarda il mondo dai “Finestrini”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/la28-edizionediscrittorincitta-guarda-il-mondo-dai-finestrini_116192.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/la28-edizionediscrittorincitta-guarda-il-mondo-dai-finestrini_116192.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116192/140541.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Finestrini&rdquo; &egrave; il titolo della 28^ edizione di scrittorincitt&agrave;, che torna a Cuneo dall&rsquo;11 al 15 novembre.</p>
<p>Spiegano gli organizzatori: "<em>L&rsquo;idea che ispirer&agrave; il festival nasce dalla fusione di due domande, vicine e diverse. La prima &egrave; una domanda eterna, che accompagna l&rsquo;umanit&agrave; da millenni: verso dove andiamo? &Egrave; una domanda di senso che la collettivit&agrave; e i singoli individui provano a rispondere ciascuno a modo proprio. Ma scrittorincitt&agrave; ne aggiunge subito un&rsquo;altra. Non solo 'dove andiamo?', ma 'cosa guardiamo mentre ci andiamo?'.</em></p>
<p><em>Il nostro &egrave; un mondo in viaggio da sempre, &egrave; un mondo che oggi gira spesso in fretta, cos&igrave; in fretta che si fatica a coglierne i particolari: appena ci si ferma a osservarlo, il mondo sembra gi&agrave; cambiato, trasformato. Si ha l&rsquo;impressione di osservare una foto mossa. A volte invece il mondo viaggia troppo lentamente: i cambiamenti desiderati sembrano non arrivare mai, le rivoluzioni necessarie si muovono al rallentatore.</em></p>
<p><em>Cosa vediamo mentre ci muoviamo? Cosa osserviamo? Cosa notiamo? Quali sono i cambiamenti piccoli e grandi della realt&agrave;? Su cosa puntiamo la nostra attenzione? A cosa dedichiamo il nostro tempo? E soprattutto: di cosa realmente vogliamo prenderci cura?</em></p>
<p><em>scrittorincitt&agrave; si lascer&agrave; ispirare dai Finestrini, perch&eacute; siamo tutti in viaggio. In casa abbiamo le finestre, il treno ha i finestrini. La scuola ha le finestre, il pulmino ha i finestrini. I finestrini nascono per viaggiare. </em><em>I finestrini sono un confine tra il fuori e il dentro, e metaforicamente sono finestrini anche i volti delle persone. Il poeta Bernard No&euml;l diceva: 'Il volto rappresenta sempre la soluzione provvisoria di un confine'.</em></p>
<p><em>Una soluzione provvisoria, un mondo in movimento, uno sguardo che si posa sulle cose, un desiderio di prendersene cura: saranno questi gli ingredienti di scrittorincitt&agrave; 2026. Anche le persone che si spostano per necessit&agrave; guardano il mondo attraverso dei finestrini. Anche quelle che si spostano per la guerra, per la povert&agrave;, per salvarsi. Quante foto abbiamo visto di persone dietro i finestrini delle navi di soccorso, dei pullman che salvano gli sfollati, dei deportati dai regimi? Non sempre dai finestrini passano sguardi felici.</em></p>
<p><em>Sono finestrini anche gli schermi dei nostri computer, dei nostri televisori, dei nostri smartphone? Forse s&igrave;, la tecnologia di oggi &egrave; un finestrino digitale. Ma c&rsquo;&egrave; un oggetto intramontabile che rappresenta per scrittorincitt&agrave; il finestrino pi&ugrave; bello tra tutti: il libro.</em></p>
<p><em>La libreria ha le finestre, i suoi libri sono i finestrini. Proprio cos&igrave;: i libri sono finestrini. Nei libri scorre il mondo, e ogni volta &egrave; diverso, e i lettori ci entrano con lo sguardo, con la mente, con sorpresa e commozione. I libri, proprio come finestrini su panorami nuovi, ci attraggono e incuriosiscono, giusto il tempo del loro passaggio davanti a noi.</em></p>
<p><em>Chi scrive libri disegna un panorama ogni volta diverso, e i libri sono finestrini perch&eacute; si aprono e mostrano. Dei finestrini mantengono la forma, e spingono il nostro sguardo verso mondi in movimento, a persone mai ferme, a parole che sfuggono e che si fissano. Se apri un finestrino, lasci entrare aria nuova, pi&ugrave; fresca, necessaria. Cos&igrave; se apri un libro.</em></p>
<p><em>E quando fuori c&rsquo;&egrave; buio? I finestrini riflettono. Riflettono i volti di chi guarda, i volti di chi abbiamo accanto: nel buio ci spingono a riflettere su questo mondo in attesa di umanit&agrave;, che passa tra persone, identi&agrave;, storie, libri, tecnologie. Il nostro rapporto con le cose del mondo e con la conoscenza viaggia attraverso lo sguardo degli altri.</em></p>
<p><em>Quando s&rsquo;inaugura una nuova biblioteca, cos&igrave; come sta succedendo a Cuneo, s&rsquo;inaugurano le sue finestre, certamente. Ma soprattutto i suoi finestrini</em>".</p>]]></description><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 09:50:00 +0100</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Un’idea per la vecchia biblioteca di Cuneo: ospiti il Museo dei Longobardi]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/unidea-per-la-vecchia-biblioteca-di-cuneo-ospiti-il-museo-dei-longobardi_116012.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/unidea-per-la-vecchia-biblioteca-di-cuneo-ospiti-il-museo-dei-longobardi_116012.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116012/140257.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Se il futuro della nuova biblioteca di palazzo Santa Croce &egrave; un libro pronto ad essere sfogliato, quello dell&rsquo;attuale sede di palazzo Audifreddi &egrave; ancora una pagina bianca. Se n&rsquo;&egrave; parlato nell&rsquo;ultimo Consiglio comunale, con un&rsquo;interpellanza di <strong>Ugo Sturlese</strong> (Cuneo per i Beni Comuni) dedicata a quel che accadr&agrave; quando il trasferimento dei libri verr&agrave; completato. <em>&ldquo;Bisogna iniziare a riflettere sul destino di questo edificio&rdquo;</em> sostiene il consigliere, suggerendo di <em>&ldquo;pensare a un concorso di idee e a vedere altri centri storici dove si sono create situazioni simili&rdquo;</em>. <strong>Claudio Bongiovanni</strong> (Cuneo Mia) ricorda come <em>&ldquo;una delle proposte che avevamo lanciato riguardava la vecchia biblioteca, nella quale si sarebbero potute ospitare scuole come il liceo musicale, essendo vicina al Toselli&rdquo;</em>. Il monito alla giunta chiama in causa una <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/concluso-l-iter-di-vendita-di-palazzo-chiodo_96839.html" target="_blank">vicenda recente</a>: <em>&ldquo;Non rischiamo di far fare a quest&rsquo;area la fine di palazzo Chiodo che &egrave; rimasto per anni in condizioni precarie&rdquo;</em>.</p>
<p><em>&ldquo;La biblioteca civica ha gi&agrave; iniziato a chiudere una settimana al mese per preparare il trasferimento&rdquo;</em> risponde l&rsquo;assessore alla Cultura <strong>Cristina Clerico</strong>: <em>&ldquo;Il trasferimento </em>- aggiunge - <em>richieder&agrave; alcuni mesi di chiusura di tutte le biblioteche civiche, vecchia e nuova. Andremo a breve, appena chiusi alcuni passaggi di verifica, a condividere in commissione i passaggi e le modalit&agrave;&rdquo;</em>.</p>
<p>Il percorso &egrave; tracciato, dunque, per quanto riguarda la biblioteca. Resta da capire cosa succeder&agrave; al palazzo di via Cacciatori delle Alpi e su questo l&rsquo;assessore al Patrimonio&nbsp;<strong>Alessandro Spedale</strong> non ha certezze: <em>&ldquo;&Egrave; un tema importante che non possiamo risolvere con una comunicazione in Consiglio comunale. Deve esserci un momento di confronto, perch&eacute; penso ci possano essere idee e sollecitazioni&rdquo;</em>. Tra marzo e aprile, aggiunge, si pensa di riunire le varie commissioni interessate.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116012/small_140258.jpg" alt="Palazzo Santa Croce"></p>
<h2>Da quasi cento anni la &ldquo;casa dei libri&rdquo; di Cuneo</h2>
<p>Palazzo Audifreddi &egrave; la &ldquo;casa&rdquo; della pi&ugrave; antica biblioteca pubblica del Piemonte dal 1930. Fu in quell&rsquo;anno che i volumi, conservati fino ad allora nelle soffitte del palazzo comunale di via Roma, incominciarono ad essere trasferiti nello stabile di quella che era ai tempi via Liceo. <em>&ldquo;Un magnifico edificio settecentesco, dall&rsquo;aspetto austero e solenne&rdquo;</em> lo definiva un articolo della gloriosa <em>Sentinella delle Alpi</em>. Il palazzo risale in realt&agrave; alla fine del XVII secolo, quando il conte <strong>Alessandro Mellano</strong>, cittadino illustre e a lungo rettore della confraternita di Santa Croce, ne inizi&ograve; la costruzione. Gli eredi lo lasciarono all&rsquo;ospedale che nel 1771 lo vendette alla famiglia Audifreddi. Il successivo lascito al Comune si deve all&rsquo;agronomo e politico <strong>Giovanni Audifreddi</strong>, conosciuto in citt&agrave; come <em>&ldquo;&lsquo;l senator dj mor&egrave;&rdquo;</em> (il senatore dei gelsi) per la sua innovativa opera nel campo della bachicoltura. Simpatizzante mazziniano ma amico del conte Cavour - che lo nomin&ograve; appunto senatore del Regno -, volle che alla sua morte, nel 1875, il palazzo passasse in usufrutto alla figlia e quindi divenisse propriet&agrave; comunale.</p>
<p>Ai primi del Novecento, come ricorda una recente&nbsp;<a href="https://webthesis.biblio.polito.it/23992/1/tesi.pdf" target="_blank">tesi di laurea</a>, vi trovarono posto prima una fabbrica di ceralacca (tra il 1912 e il 1913) e altri laboratori, poi l&rsquo;Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo dal 1922, quindi la Federazione provinciale fascista dell&rsquo;agricoltura (dal 1927) e la Societ&agrave; Reduci di Guerra (tra il 1922 e il 1924). Tra il 1926 e il 1930 il primo piano del complesso fu sede della Societ&agrave; Operaia, trasferita dal Palazzo Istituzioni Popolari dove sarebbe sorta la Casa del Fascio. Negli stessi anni in cui viene collocata la biblioteca, il museo civico era allestito sotto il porticato, nei saloni al pianterreno e nell&rsquo;ammezzato: solo nel 1985 avrebbe trovato la sua attuale sede nel complesso monumentale di San Francesco.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116012/small_140259.jpg" alt="Palazzo Audifreddi"></p>
<h2>Dai Longobardi ai quadri di Ferrero: l&rsquo;arte cerca casa</h2>
<p>Da questa breve carrellata sulla storia del palazzo si ricava una possibile idea su quello che potrebbe essere il suo avvenire. Ci sentiamo di proporla agli amministratori cittadini: perch&eacute; non fare di palazzo Audifreddi una seconda sede del museo civico, o meglio ancora un polo che potrebbe essere dedicato alle collezioni longobarde di Sant&rsquo;Albano Stura?</p>
<p>La necropoli scoperta nel 2009, durante i lavori per l&rsquo;Asti-Cuneo, &egrave; la pi&ugrave; grande di questo tipo in Italia. Molti reperti tuttavia sono conservati nel deposito museale di palazzo Santa Croce, stante la mancanza di spazi, e vengono esposti solo in occasione di alcune visite guidate. Un &ldquo;museo dei Longobardi&rdquo; nella futura ex biblioteca potrebbe valorizzare appieno le collezioni e accrescere l&rsquo;attrattivit&agrave; turistica della citt&agrave;: le sinergie possibili non mancano, dall&rsquo;Archeofilm alla Festa del libro medievale e antico di Saluzzo, per citare due appuntamenti che stanno riscuotendo crescente successo anche fuori dai confini del territorio. E perch&eacute; non pensare di coinvolgere il torinese <strong>Alessandro Barbero</strong>, magari come protagonista dei percorsi di vista virtuali, sfruttando il suo <em>appeal</em> con il lessico longobardo...</p>
<p>Un progetto simile richiederebbe certo un notevole investimento, ma il Comune ha mostrato in questi anni grande capacit&agrave; di catturare risorse con i bandi: vale la pena di tentare. Aggiungiamo che il palazzo avrebbe spazi sufficienti per ospitare almeno un&rsquo;altra delle collezioni che ancora aspettano di trovare casa, quella dell&rsquo;eredit&agrave; Ferrero: quarantacinque dipinti, tra cui un De Chirico e altre opere di pregio, vennero lasciati al Comune nel 2011 e cercano tuttora una sede definitiva.</p>
<p><img class="lazyload" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/images/lazy.png" data-src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116012/small_140260.jpg" alt="Le collezioni longobarde"></p>]]></description><pubDate>Sun, 08 Mar 2026 09:01:00 +0100</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Piemonte ha attraversato l’oceano con “Ij Danseur dël Pilon”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/il-piemonte-ha-attraversato-loceano-con-ij-danseur-del-pilon_115988.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/cultura/cuneo-e-valli/il-piemonte-ha-attraversato-loceano-con-ij-danseur-del-pilon_115988.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115988/140196.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Dall&rsquo;altra parte del mondo c&rsquo;&egrave; una regione che prova a non dimenticare le tradizioni dei suoi avi: &egrave; la cosiddetta &ldquo;Pampa Grigia&rdquo;, una vasta pianura situata in Argentina. Proprio l&igrave; vivono molti discendenti di <em>emigrantes</em> piemontesi che a partire dalla fine dell&rsquo;Ottocento decisero di lasciare tutto per andare a cercare fortuna altrove. L&agrave; si costruirono una nuova vita, ma senza dimenticare mai quella precedente, tanto che molte delle generazioni successive ancora oggi parlano piemontese e cercano di tenere vivi i ricordi delle terre che i loro nonni e bisnonni avevano dovuto lasciare.</p>
<p>Il legame con il Piemonte in quella terra lontana continua a vivere grazie a numerose iniziative, come quella organizzata nelle scorse settimane da &ldquo;Ij Danseur d&euml;l Pilon&rdquo;, un gruppo torinese legato all&rsquo;associazione Piemonte Cultura APS, che a febbraio ha portato in giro per la Pampa passi di danza, canti, parole in piemontese e occasioni di incontro nel nome della tradizione.</p>
<p>La tourn&eacute;e, chiamata &ldquo;S&euml;l Fil &euml;d la Mem&ograve;ria&rdquo;, non &egrave; stata solo una serie di esibizioni, ma un viaggio dentro storie familiari, tradizioni e comunit&agrave; legate all&rsquo;emigrazione piemontese. Dal 12 al 23 febbraio il gruppo ha attraversato la provincia argentina di C&oacute;rdoba e parte di Santa Fe, toccando citt&agrave; come Luque, Arroyito, Devoto, Morteros, San Francisco, Las Varillas, San Guillermo e Rafaela. In ogni tappa, tra spettacoli di danza e musica, si sono intrecciati momenti di condivisione con la popolazione locale, scuole e associazioni culturali.</p>
<p><strong>Matias Alejandro Frola</strong>, argentino discendente di piemontesi, ha partecipato a una delle prime tappe e la racconta come un&rsquo;occasione di incontro con &ldquo;<em>un gruppo di italiani che condivide la tradizione piemontese. Si sono esibiti e hanno cantato magnificamente. Ci hanno anche fatto ballare</em>&rdquo;. Come spiega Frola, il gruppo ha girato diverse zone dell&rsquo;Argentina &ldquo;<em>affinch&eacute; la lingua piemontese non vada perduta in Italia e in Argentina</em>&rdquo;.</p>
<p>La tourn&eacute;e argentina segue altre esperienze internazionali del gruppo, come la partecipazione al &ldquo;Festival des Filets Bleus&rdquo; in Bretagna, dove hanno portato musiche e danze piemontesi.</p>
<p>Questa iniziativa mostra come le tradizioni piemontesi possano continuare a vivere e a trasmettere identit&agrave; anche a migliaia di chilometri di distanza. Non si tratta solo di spettacolo, ma di mantenere vivo un patrimonio culturale che altrimenti rischierebbe di andare perso.&nbsp;Molti degli argentini non hanno mai visto con i loro occhi i luoghi in cui hanno vissuto nonni e bisnonni, ma li hanno immaginati grazie ai racconti dei loro avi. E queste iniziative sono un modo per non dimenticare un pezzo della storia della propria famiglia.</p>]]></description><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:38:00 +0100</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item></channel></rss>
