Un’idea per la vecchia biblioteca di Cuneo: ospiti il Museo dei Longobardi
Palazzo Audifreddi perde i suoi libri. Perché non farne una seconda sede museale, dedicata alle collezioni della necropoli di Sant’Albano?Se il futuro della nuova biblioteca di palazzo Santa Croce è un libro pronto ad essere sfogliato, quello dell’attuale sede di palazzo Audifreddi è ancora una pagina bianca. Se n’è parlato nell’ultimo Consiglio comunale, con un’interpellanza di Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) dedicata a quel che accadrà quando il trasferimento dei libri verrà completato. “Bisogna iniziare a riflettere sul destino di questo edificio” sostiene il consigliere, suggerendo di “pensare a un concorso di idee e a vedere altri centri storici dove si sono create situazioni simili”. Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) ricorda come “una delle proposte che avevamo lanciato riguardava la vecchia biblioteca, nella quale si sarebbero potute ospitare scuole come il liceo musicale, essendo vicina al Toselli”. Il monito alla giunta chiama in causa una vicenda recente: “Non rischiamo di far fare a quest’area la fine di palazzo Chiodo che è rimasto per anni in condizioni precarie”.
“La biblioteca civica ha già iniziato a chiudere una settimana al mese per preparare il trasferimento” risponde l’assessore alla Cultura Cristina Clerico: “Il trasferimento - aggiunge - richiederà alcuni mesi di chiusura di tutte le biblioteche civiche, vecchia e nuova. Andremo a breve, appena chiusi alcuni passaggi di verifica, a condividere in commissione i passaggi e le modalità”.
Il percorso è tracciato, dunque, per quanto riguarda la biblioteca. Resta da capire cosa succederà al palazzo di via Cacciatori delle Alpi e su questo l’assessore al Patrimonio Alessandro Spedale non ha certezze: “È un tema importante che non possiamo risolvere con una comunicazione in Consiglio comunale. Deve esserci un momento di confronto, perché penso ci possano essere idee e sollecitazioni”. Tra marzo e aprile, aggiunge, si pensa di riunire le varie commissioni interessate.

Da quasi cento anni la “casa dei libri” di Cuneo
Palazzo Audifreddi è la “casa” della più antica biblioteca pubblica del Piemonte dal 1930. Fu in quell’anno che i volumi, conservati fino ad allora nelle soffitte del palazzo comunale di via Roma, incominciarono ad essere trasferiti nello stabile di quella che era ai tempi via Liceo. “Un magnifico edificio settecentesco, dall’aspetto austero e solenne” lo definiva un articolo della gloriosa Sentinella delle Alpi. Il palazzo risale in realtà alla fine del XVII secolo, quando il conte Alessandro Mellano, cittadino illustre e a lungo rettore della confraternita di Santa Croce, ne iniziò la costruzione. Gli eredi lo lasciarono all’ospedale che nel 1771 lo vendette alla famiglia Audifreddi. Il successivo lascito al Comune si deve all’agronomo e politico Giovanni Audifreddi, conosciuto in città come “‘l senator dj morè” (il senatore dei gelsi) per la sua innovativa opera nel campo della bachicoltura. Simpatizzante mazziniano ma amico del conte Cavour - che lo nominò appunto senatore del Regno -, volle che alla sua morte, nel 1875, il palazzo passasse in usufrutto alla figlia e quindi divenisse proprietà comunale.
Ai primi del Novecento, come ricorda una recente tesi di laurea, vi trovarono posto prima una fabbrica di ceralacca (tra il 1912 e il 1913) e altri laboratori, poi l’Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo dal 1922, quindi la Federazione provinciale fascista dell’agricoltura (dal 1927) e la Società Reduci di Guerra (tra il 1922 e il 1924). Tra il 1926 e il 1930 il primo piano del complesso fu sede della Società Operaia, trasferita dal Palazzo Istituzioni Popolari dove sarebbe sorta la Casa del Fascio. Negli stessi anni in cui viene collocata la biblioteca, il museo civico era allestito sotto il porticato, nei saloni al pianterreno e nell’ammezzato: solo nel 1985 avrebbe trovato la sua attuale sede nel complesso monumentale di San Francesco.

Dai Longobardi ai quadri di Ferrero: l’arte cerca casa
Da questa breve carrellata sulla storia del palazzo si ricava una possibile idea su quello che potrebbe essere il suo avvenire. Ci sentiamo di proporla agli amministratori cittadini: perché non fare di palazzo Audifreddi una seconda sede del museo civico, o meglio ancora un polo che potrebbe essere dedicato alle collezioni longobarde di Sant’Albano Stura?
La necropoli scoperta nel 2009, durante i lavori per l’Asti-Cuneo, è la più grande di questo tipo in Italia. Molti reperti tuttavia sono conservati nel deposito museale di palazzo Santa Croce, stante la mancanza di spazi, e vengono esposti solo in occasione di alcune visite guidate. Un “museo dei Longobardi” nella futura ex biblioteca potrebbe valorizzare appieno le collezioni e accrescere l’attrattività turistica della città: le sinergie possibili non mancano, dall’Archeofilm alla Festa del libro medievale e antico di Saluzzo, per citare due appuntamenti che stanno riscuotendo crescente successo anche fuori dai confini del territorio. E perché non pensare di coinvolgere il torinese Alessandro Barbero, magari come protagonista dei percorsi di vista virtuali, sfruttando il suo appeal con il lessico longobardo...
Un progetto simile richiederebbe certo un notevole investimento, ma il Comune ha mostrato in questi anni grande capacità di catturare risorse con i bandi: vale la pena di tentare. Aggiungiamo che il palazzo avrebbe spazi sufficienti per ospitare almeno un’altra delle collezioni che ancora aspettano di trovare casa, quella dell’eredità Ferrero: quarantacinque dipinti, tra cui un De Chirico e altre opere di pregio, vennero lasciati al Comune nel 2011 e cercano tuttora una sede definitiva.

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