Alla fine potrebbe essere uno sconosciuto organo tecnico del governo a togliere le castagne dal fuoco al Comune di Cuneo, in merito alla spinosa questione della “convezione capestro” sui parcheggi del Movicentro. Si chiama Nars, ovvero Nucleo di consulenza per l’Attuazione delle linee guida per la Regolazione dei Servizi di pubblica utilità, ed è un organismo di consulenza al quale - dal 2016 - gli enti locali sottopongono il vaglio dei contratti stipulati con i privati. In ballo c’è il destino dei 550 parcheggi nel silo del Movicentro gestiti da Sipac, ma anche degli 908 stalli in superficie che la società - partecipata dal costruttore Barberis di Alba e da Apcoa - ha in concessione fino al 2031 attorno all’ospedale Santa Croce e nelle aree limitrofe. Sipac pretende il pagamento di 2,2 milioni di euro per il disequilibrio finanziario maturato dal 2011 - anno di entrata in vigore della concessione, stipulata due anni prima. C’entra un brutto tiro che le ferrovie giocarono all’epoca al Comune, ritardando il passaggio dei diritti di superficie e facendo saltare il piano iniziale: il privato avrebbe dovuto ottenere in subconcessione 117 posti auto da vendere, ricavandone 1 milione e 132mila euro. Quello che la società propone all’ente pubblico, in alternativa al pagamento, è un rinnovo della convenzione per i parcheggi di superficie dal 2031 al 2047, con un aumento delle zone blu controllate fino a 1.179 stalli di sosta. Incremento che verrebbe realizzato “mangiandosi” le strisce bianche di piazza Cavalieri di Vittorio Veneto di fronte all’Inps, tanto per intenderci. Oltre a questo, si prevede un forte ribasso della già magra quota di profitti garantiti all’amministrazione pubblica (20mila euro per gli incassi fino a un milione, il 20% del ricavato se la cifra è superiore). Condizioni a cui nessuno, in municipio, vorrebbe sottostare. Ma c’è il rischio dell’azione legale, rispetto alla quale gli avvocati già consultati non avevano lasciato nessuna speranza. Qualche spiraglio in più si è aperto in questo mese, fa sapere alla commissione l’assessore alla Mobilità Luca Pellegrino: “È stato un mese in cui gli uffici hanno lavorato e abbiamo deciso di chiedere un secondo parere legale, all’avvocato Lezzi dello studio Osborne Clarke di Milano”. Lo stesso che l’amministrazione aveva interpellato nel 2024 sulla Tettoia Vinaj. Dal professionista è arrivato, appunto, il consiglio di affidarsi al Nars per una verifica dell’accordo. Anzi, precisa Pellegrino, “per avere la sicurezza di non arrecare danni alle casse comunali”: anche i revisori dei conti approvano. “Se il parere del Nars sarà positivo - aggiunge l’assessore - avremo la sicurezza che questo equilibrio, pur difficile da digerire, non va a ledere l’interesse pubblico. Se invece fosse negativo sarà necessario che la ditta proponga un nuovo riequilibrio tenendo in maggior considerazione l’interesse pubblico”. Il parere dovrebbe arrivare nel giro di qualche mese: “Non è un modo per allungare il brodo”. I consiglieri sono d’accordo: “Nessuna resa” La proposta dell’assessore incassa il placet dei consiglieri presenti. Mancano, come già annunciato, gli esponenti di Indipendenti, in polemica con il mancato invio della documentazione su Sipac. Si apprende che in realtà le carte ci sono, ma la presidente della commissione Alessia Deninotti ha chiesto alcuni giorni per leggerle. “La ditta deve sentire che c’è la volontà di non arrendersi al fatto che in passato sia stata realizzata una convenzione suicida o ‘capestro’, come ha detto l’assessore” fa presente Ugo Sturlese di Cuneo per i Beni Comuni, ricordando che la rottura del contratto resta l’opzione preferibile: “Non si capisce perché servizi di questa natura, positivi anche sul piano finanziario, debbano essere concessi a ditte private”. In questa vicenda, aggiunge, “emerge una responsabilità delle ferrovie dello Stato”. “Anch’io penso che il comune debba resistere perché sappiamo che quando va in scadenza un contratto la società ‘ci prova’” concorda l’indipendente del Pd Erio Ambrosino. Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) saluta il possibile “salvataggio in corner” e ne approfitta per chiedere interventi sulla piazza dell’Inps: “Quando avevamo presentato un’interpellanza sui parcheggi della zona avevamo chiesto di disciplinarne gli ingressi con una segnaletica più precisa”. Chi ha la colpa? Il Comune, ma anche Rfi e privati Un aspetto rilevante chiarito dall’avvocato è che il disequilibrio deve essere dimostrato dal concessionario, a cui spetta anche di dimostrare a chi vada imputato. “Non credo che il Comune sia responsabile su tutto” sottolinea sul punto Pellegrino: “Ci sono sicuramente responsabilità di Rfi che non aveva trasferito i diritti perché erano in atto cambiamenti societari: ma non possiamo patire un danno per questo. Ci sono anche a mio parere responsabilità del privato che è andato avanti con i lavori nonostante questo”. Sul tema delle responsabilità è ancora più diretto l’intervento del segretario generale del Comune Giorgio Musso: “Se c’è qualche colpa da parte del Comune - e c’è - è che all’epoca non eravamo, e forse non lo siamo nemmeno oggi, in grado di valutare se quel project financing fosse conveniente”. L’errore va ricercato in quella sottovalutazione, dice, forse anche da parte dei privati: “In tutte le città in cui sono stato - Biella, Forlì, Omegna - avevamo concessioni esterne e tutte erano concessioni fallimentari”. I tempi sono cambiati, aggiunge, tuttavia su questa faccenda “abbiamo fatto un po’ di luce perché abbiamo scelto uno studio legale che gestisce concessioni plurimilionarie all’estero: i pescecani sono tanti e noi non siamo in grado di affrontarli”.