Niente “superpresidente” per la Fondazione Crc: l’ipotesi di un mandato allungato da due a sei anni, prevista come opzione dall’addendum dell’Acri, è naufragata di fronte alla netta opposizione del territorio. In prima fila i sindaci delle “sorelle” consociate nella fondazione, Patrizia Manassero, Alberto Gatto, Luca Robaldo e Giovanni Fogliato, che plaudono alla decisione assunta dal Consiglio Generale. “Siamo grati ai consiglieri - dicono i sindaci - che hanno tenuto in considerazione le argomentazioni che, come sindaci di tutti i Comuni designanti (Alba, Cuneo, Mondovì, Canale, Cortemilia, Montà,Santo Stefano Belbo, Cherasco, Dronero, Borgo San Dalmazzo, Busca, Boves, Caraglio, Villanova Mondovì, Bagnasco, San Michele Mondovi, Ceva e Farigliano), avevamo portato alla loro attenzione, in particolare quelle relative alla durata del mandato”. A gennaio e ad aprile i vertici di fondazione avevano illustrato le modifiche statutarie agli stakeholder. “La conferma della durata quadriennale, - osservano gli amministratori - peraltro la stessa scelta anche da molte altre fondazioni di origine bancaria fra le quali Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, conferma la volontà di Fondazione di mantenere saldo il legame con le comunità e garantire il ricambio dei vari organi statutari, in un salutare percorso di confronto territoriale”. L’opposizione dei sindaci a un eventuale prolungamento del mandato sollevava la questione dell’inopportunità di disallineare le nomine: presidente e consiglieri generali avrebbero avuto un incarico di sei anni, mentre il consiglio di amministrazione avrebbe continuato a scadere dopo quattro anni. Un problema sentito soprattutto nel capoluogo, dove la fondazione ha sempre giocato un ruolo politico forte. Contro l’ipotesi del mandato a sei anni si erano pronunciati anche la segreteria provinciale di Fratelli d’Italia e gli Indipendenti. Resta aperto l’altro fronte di polemica, su cui i sindaci hanno palesato la propria perplessità ai vertici di palazzo Vitale. È quello legato all’ingresso della fondazione nella proprietà de La Stampa. In Consiglio comunale, ieri sera (lunedì 22), la sindaca di Cuneo ha chiarito di aver appreso solo a cose fatte della nomina nel cda di Federico Borgna, suo predecessore e attuale rappresentante del Comune in Crc. L’insofferenza palesata da Patrizia Manassero è apparsa palese anche ai consiglieri, alcuni dei quali non si sono remore nel censurare l’operato dello stesso Borgna: Erio Ambrosino, “battitore libero” nel Partito Democratico, ha parlato di “una completa mancanza di trasparenza” e accusato l’ex sindaco di aver “delegittimato la rappresentanza dei cittadini”. Parole forti a cui farà seguito una convocazione del presidente Mauro Gola e dello stesso Borgna in municipio. Resta da decidere la formula: potrebbe essere quella pubblica - e più trasparente - della commissione comunale, oppure una riunione “in camera caritatis” con i capigruppo.