LIMONE PIEMONTE - Tenda, Garelli: "Il progresso consiste anche nel riconoscere il valore di ciò che abbiamo avuto in eredità"

Le riflessioni del direttore dell'Istituto Storico della Resistenza, tra i papabili candidati a sindaco di Cuneo nel 2027, sui lavori di ammodernamento del traforo storico

Gigi Garelli

Redazione 22/06/2026 17:25

Si è riacceso nelle scorse settimane, con le dichiarazioni del viceministro Rixi poi definitivamente superate dalle notizie della scorsa settimana, il dibattito relativo al colle di Tenda e in particolare al destino del tunnel storico. In questo contesto si inserisce l'intervento di Gigi Garelli, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza, già candidato sindaco di Cuneo e tra i papabili candidati per le elezioni comunali del 2027, che pubblichiamo qui di seguito. "Gentile Direttore,
tra poche settimane, salvo ulteriori rinvii, partiranno le procedure per la progettazione della seconda canna del traforo del Colle di Tenda. Per completare l'opera è previsto l'alesaggio dello storico tunnel ottocentesco. So bene che la decisione è ormai assunta e che difficilmente potrà essere rimessa in discussione. Tuttavia sento il bisogno, come semplice cittadino, di esprimere un disagio che credo meriti almeno una riflessione pubblica. Il traforo del Tenda non è una galleria qualsiasi. Come ricorda il Politecnico di Torino, fu a suo tempo la più lunga galleria stradale del mondo e il primo valico stradale montano traforato. Costruito tra il 1873 e il 1882, lungo oltre tre chilometri, ha garantito il collegamento tra Italia e Francia per quasi centocinquant'anni. È un'opera di straordinario valore tecnico, storico e culturale, una testimonianza dell'ingegno e della capacità costruttiva di un'epoca che seppe affrontare la montagna con mezzi infinitamente più limitati di quelli odierni. Se si trattasse di un monumento visibile, probabilmente la sensibilità collettiva sarebbe diversa: nessuno si sognerebbe di demolire il complesso di San Francesco a Cuneo per realizzare un parcheggio o un'area servizi. Il traforo storico del Tenda ha invece la sfortuna di essere in gran parte nascosto dentro la montagna, e così la sua trasformazione radicale sembra non suscitare particolare emozione. Eppure anche le opere dell'ingegneria fanno parte del nostro patrimonio culturale. Anche loro raccontano una storia, custodiscono memoria, parlano delle donne e degli uomini che le hanno progettate e costruite. Distruggerne l'identità originaria significa perdere qualcosa che non potrà più essere restituito. Naturalmente comprendo le ragioni di chi sostiene l'intervento: maggiore sicurezza, migliore fluidità del traffico, collegamenti più efficienti tra i due versanti delle Alpi. Ma proprio qui emerge una domanda più generale. Davvero l'unico criterio con cui valutiamo il futuro è quello della velocità e dell'aumento continuo dei flussi? Davvero ogni ostacolo alla circolazione deve essere eliminato, ogni limite superato, ogni lentezza considerata un difetto? Mi tornano alla mente le parole di Alex Langer, che proponeva di sostituire il motto olimpico "Più veloce, più in alto, più forte!" con un altro paradigma: "Più lento, più dolce, più lieve". Non era un invito all'immobilismo, ma alla ricerca di un equilibrio diverso tra sviluppo, ambiente, storia e qualità della vita. Forse il traforo storico del Tenda verrà comunque alesato e trasformato. Ma credo che almeno dovremmo essere consapevoli di ciò che stiamo perdendo. Perché il progresso autentico non consiste soltanto nel costruire qualcosa di nuovo; consiste anche nel saper riconoscere il valore di ciò che abbiamo ricevuto in eredità". Gigi Garelli