Non solo i legali degli imputati ma anche la Procura di Genova stanno preparando il ricorso in appello, dopo la condanna a 24 anni di carcere per Annalucia Cecere come autrice dell’omicidio di Nada Cella. I giudici però hanno escluso l’aggravante della crudeltà e il timore della Procura, riporta l’agenzia Ansa, è che se in appello cadesse anche l’aggravante dei motivi futili, l’omicidio sarebbe prescritto. Una beffa atroce, a trent’anni dal brutale assassinio della segretaria 24enne di Chiavari, per il quale anche il suo datore di lavoro, il commercialista Marco Soracco, è stato condannato in primo grado per favoreggiamento, a una pena di due anni. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per Cecere, trasferitasi a Cuneo pochi mesi dopo i fatti, e una condanna a 4 anni per Marco Soracco, accusato di aver mentito agli investigatori in diverse occasioni per coprire l’assassina. Nada era la dipendente a cui Soracco aveva imposto, giorni prima, di non passargli più le telefonate della Cecere: secondo i giudici il no della segretaria era “uno schiaffo in volto a mano aperta per il suo orgoglio di donna avvenente abituata a far girare gli uomini per strada e a scontrarsi, al più, con potenziali suocere”, ma anche “capace di inalberarsi e di esplodere se solo le cose non andassero come lei voleva”. Rispetto a Soracco, la pm Gabriella Dotto contesta la decisione della corte, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, di escludere quattro dei cinque capi di imputazione di favoreggiamento, con la conseguenza che la pena è stata dimezzata rispetto a quanto chiesto dell’accusa. Al professionista, che continua a vivere e lavorare nello stabile di via Marsala 14 in cui fu consumato il delitto, è stata concessa la sospensione condizionale.