CHIUSA DI PESIO - Andrea Serale e quel titolo mondiale sognato sin da bambino: "Se c'è l'impegno, i sogni si avverano"

Lo chef cuneese racconta l'oro conquistato alla Global Chefs Challenge con la Nazionale Italiana Cuochi: "Il risultato di anni di sacrifici, allenamenti e passione"

Andrea Serale e Giuseppe De Vincenzo sono campioni del mondo

Alessandro Nidi 14/06/2026 06:50

Ci sono sogni che nascono in silenzio e che accompagnano una vita intera. Sogni che prendono forma tra i profumi di una cucina di casa, osservando una nonna preparare ravioli o un nonno lavorare i salami, immaginando un futuro che sembra lontanissimo. Andrea Serale quel sogno lo custodiva fin da bambino. Lo vedeva ogni sera in una cameretta a Mondovì, rimirando un attestato appeso al muro e chiedendosi se un giorno sarebbe riuscito a raggiungere traguardi importanti nel mondo della cucina. Anni di studio all’istituto alberghiero Giolitti, nel rione Piazza, il lavoro nelle cucine, le competizioni, gli allenamenti e una determinazione fuori dal comune lo hanno portato sempre più vicino a quell’obiettivo. Fino a Newport, in Galles, dove insieme a Giuseppe De Vincenzo e alla Nazionale Italiana Cuochi ha scritto una pagina straordinaria della cucina italiana, conquistando la Global Chefs Challenge, una delle competizioni più prestigiose al mondo. Un risultato che va oltre una medaglia d’oro. È la consacrazione di un percorso costruito con passione, sacrificio e spirito di squadra. È il coronamento di un sogno inseguito per anni. E, soprattutto, è un motivo di orgoglio per tutta la Granda e per tutto il Piemonte. A pochi giorni dall’impresa, Andrea Serale ripercorre in esclusiva ai microfoni di Cuneodice.it le emozioni della vittoria, il lungo lavoro che l’ha resa possibile e i valori che continuano a guidarlo ogni giorno ai fornelli. Andrea, sei campione del mondo: cosa rappresenta per te questo successo? La realizzazione di un sogno. Un sogno che inseguivo da anni, che ho visto e rivisto infinite volte nella mia mente. Me lo sono immaginato tantissime volte e, ogni volta, avevo la pelle d’oca pensando: “Prima o poi ce la faremo”. Però non avevo idea che l’emozione reale sarebbe stata così forte. Nel momento in cui tutto è diventato realtà, è stato qualcosa di veramente incredibile e indescrivibile. La cosa più bella è stata vedere l’esultanza dei miei compagni di squadra, di Giuseppe, dei miei coach Angelo Biscotti, Francesco Cinquepalmi, Pierluca Ardito, Gianluca Tomasi e di tutte le persone che hanno condiviso con me questo percorso. In quel momento abbiamo capito di aver fatto qualcosa di davvero importante, qualcosa che resterà per sempre dentro di noi. Sto iniziando solo adesso a realizzare davvero quello che è successo: oggi possiamo dirlo, siamo campioni del mondo. È un orgoglio immenso, soprattutto perché rappresentare l’Italia significa portare sulle spalle una responsabilità enorme. Ancora di più oggi, in un momento storico in cui la cucina italiana è riconosciuta e valorizzata nel mondo come patrimonio culturale di straordinaria importanza. Questa vittoria ci rende ancora più fieri, perché significa aver onorato al meglio la nostra nazione, la nostra storia e tutta la tradizione della gastronomia italiana. Regalaci un pizzico di atmosfera iridata: come si è svolta la competizione?

La competizione è stata molto intensa e altamente selettiva. Prima di arrivare alla finale della Global Chefs Challenge ci sono infatti selezioni molto precise e impegnative. Il primo step sono i campionati europei, che rappresentano le qualificazioni ai mondiali. Per l’Europa passano solamente sei nazioni: due del Sud Europa, due del Centro Europa e due del Nord Europa. Nel 2025 noi abbiamo partecipato proprio a queste selezioni europee, riuscendo prima a qualificarci come una delle migliori nazioni del Sud Europa e poi conquistando anche il titolo generale di campioni d’Europa. Dopo questa fase si arriva alla finale mondiale, che quest’anno si è svolta in Galles, a Newport, dal 16 al 19 maggio. Ai mondiali erano presenti 18 nazioni, ognuna rappresentata da due concorrenti. La gara consisteva nella realizzazione di un menù completo di quattro portate per 12 persone, con cinque ore totali di preparazione. Per ogni piatto erano previsti ingredienti obbligatori e prove tecniche identiche per tutte le squadre, così da mettere davvero tutti sullo stesso livello. Questo rendeva la competizione ancora più difficile, perché oltre alla tecnica e alla creatività servivano organizzazione, gestione del tempo, concentrazione e grande lavoro di squadra. Quali piatti hai presentato insieme a Giuseppe De Vincenzo? Insieme a Giuseppe De Vincenzo abbiamo voluto creare un menù che accompagnasse i giudici in una vera e propria passeggiata lungo l’Italia in primavera. L’idea era quella di raccontare la tradizione, la cultura e l’identità della cucina italiana attraverso tecniche moderne e preparazioni capaci di valorizzare le nostre radici gastronomiche, dal Piemonte fino alla Puglia, attraversando simbolicamente tutto il Paese. Il filo conduttore del menù erano i fiori: ogni piatto aveva infatti un fiore caratteristico che ne completava l’identità aromatica e visiva. Per l’antipasto avevamo come ingredienti obbligatori un cereale tipico della propria nazione, il caviale e la camomilla. Noi abbiamo scelto la polenta bianca, realizzando un polentino ripieno di caviale alla camomilla, accompagnato da una salsa Martini di Torino e da un aspic di mela verde e cetriolo con remoulade di mela verde. Nel piatto di pesce, gli ingredienti obbligatori erano halibut, gamberoni e porri. Abbiamo quindi creato un halibut al gusto di salmoriglio, accompagnato da una panzanella di crostacei, daikon marinato con osmanto e un raviolo ai 40 tuorli ripieno di porri, halibut e crostacei affumicati. Per la main course di carne, gli ingredienti richiesti erano lombata di vitello e animella. L’animella è stata glassata alla mediterranea con una caponatina di alghe, accompagnata da una patata fondente con salsa olandese alla regina dei prati e carpaccio di zucchine. A completare il piatto, un cavolo rapa marinato con emulsione all’aglio nero, vinaigrette al polline e una terrina di lombata di vitello. Infine il dessert, dove gli ingredienti obbligatori erano cioccolato fondente, fragole e la realizzazione della sfoglia direttamente in gara. Abbiamo presentato una mousse al cioccolato fondente e cardamomo con inserto all’ibisco e croccante feuillantine, accompagnata da una salsa fragola, lampone e basilico e da un sorbetto fragola e champagne. Sopra, una chantilly alla vaniglia reinterpretava il classico gusto panna, fragole e champagne. Il pezzo caldo era invece una sfoglia ripiena di confettura di fragole e rabarbaro con uno zabaione sifonato al Moscato d’Asti. Con questo dessert abbiamo conquistato anche il premio come miglior dessert del campionato mondiale. Quanta preparazione c’è stata dietro a questa vittoria e in cosa è consistita? Dietro a questa vittoria c’è stato un percorso di preparazione molto intenso e impegnativo. Abbiamo iniziato ad allenarci già da novembre, con sessioni settimanali che si svolgevano generalmente dal lunedì al giovedì. In alcuni periodi abbiamo organizzato anche veri e propri ritiri, dedicando intere settimane alla preparazione. Nei primi due mesi il lavoro si è concentrato principalmente sulla progettazione del menù, sullo studio degli abbinamenti e sull’analisi degli ingredienti obbligatori che avremmo dovuto utilizzare in gara. È stata una fase fondamentale, durante la quale abbiamo affinato ogni dettaglio per costruire una proposta tecnica e coerente. Una volta definito il menù, gli allenamenti sono entrati nel vivo con simulazioni complete della competizione. Il giorno precedente venivano effettuate le pesate, preparato il box di gara e organizzato tutto esattamente come sarebbe avvenuto durante la manifestazione. Il giorno successivo affrontavamo una vera e propria simulazione, riproducendo fedelmente tempi, procedure e condizioni di gara. Questo percorso di preparazione si è svolto tra Brescia, presso Cast Alimenti, e la Puglia, presso Labo Formazione. È stato un lavoro costante, fatto di sacrificio, disciplina e grande attenzione ai dettagli, elementi che alla fine hanno contribuito in modo determinante al raggiungimento di questo importante risultato. Questa medaglia d'oro arricchisce il tuo straordinario palmarès, già incredibilmente ricco, nonostante la giovane età. Quali sono i prossimi obiettivi? Questa è una bellissima domanda. Dopo un percorso così impegnativo, fatto di sacrifici, allenamenti e momenti interamente dedicati al raggiungimento di questo grande sogno, sento innanzitutto il bisogno di concentrarmi sul mio lavoro quotidiano e sugli obiettivi professionali che mi sono prefissato. Allo stesso tempo, continuerò con orgoglio a far parte della Nazionale Italiana Cuochi, un’esperienza che rappresenta per me un grande onore e una continua opportunità di crescita. L’obiettivo è quello di continuare a competere ai massimi livelli internazionali, mantenere l’Italia ai vertici della cucina mondiale e conquistare nuovi traguardi. Abbiamo lavorato tanto per arrivare fin qui e la volontà è quella di continuare a migliorare, restando all’altezza di quel livello che abbiamo sempre sognato di raggiungere. Questa chiacchierata fa venire appetito: dove si possono assaporare i tuoi piatti? Attualmente sono lo chef di cucina di Villa San Lorenzo, a Chiusa di Pesio, una splendida location dedicata a eventi e ricevimenti, dove ogni giorno ho la possibilità di esprimere la mia idea di cucina e valorizzare il territorio attraverso i miei piatti. Parallelamente, insieme a Niccolò Mondino, porto avanti il progetto Private Chef Cuneo, un’attività di chef privato a domicilio che ci sta dando grandi soddisfazioni. È un progetto a cui siamo particolarmente legati perché ci permette di portare direttamente nelle case delle persone tutta la passione, la creatività e l’attenzione ai dettagli che mettiamo nel nostro lavoro. Abbiamo avviato questa realtà circa due anni fa e, da allora, le gratificazioni non sono mancate. Siamo molto soddisfatti del percorso intrapreso e cerchiamo sempre di migliorarci, mettendo la stessa determinazione che ci accompagna nelle competizioni anche nel lavoro di tutti i giorni, con l’obiettivo di offrire ai nostri clienti un’esperienza unica e memorabile. Consentici di scavare un po' a ritroso nel tempo, fino alla genesi della tua passione per la cucina: com’è nata? La mia passione per la cucina nasce fin da bambino, grazie alla mia famiglia. Posso dire di essere un figlio d’arte: dalla parte di mia madre sono tutti ristoratori e sono cresciuto circondato dai profumi, dai sapori e dai gesti della cucina di casa. Mi è sempre piaciuto mettere le mani in pasta e osservare mia madre, mia zia e mia nonna all’opera. Ero affascinato dal modo in cui riuscivano a trasmettere amore e passione attraverso ciò che preparavano. Se devo individuare una persona che ha acceso davvero questa scintilla, quella è stata mia nonna Anna. Fin da piccolo mi ha insegnato che la cucina non è soltanto tecnica, ma soprattutto cuore, amore e desiderio di far stare bene gli altri. Con lei preparavo ravioli e biscotti, mentre con mio nonno facevo i salami: sono ricordi semplici, ma che hanno lasciato un segno profondo e che hanno dato origine al mio amore per questo mestiere. La passione per le competizioni, invece, è nata grazie a mio zio. Anche lui aveva frequentato l’istituto alberghiero Giolitti di Mondovì e, quando era in quarta superiore, aveva partecipato al Tartufo d’Oro, un importante concorso regionale di cucina. Aveva ricevuto un attestato di partecipazione che mia nonna aveva fatto incorniciare e appendere nella sua cameretta. Quando arrivò il momento di scegliere la scuola superiore, non ebbi dubbi e decisi di iscrivermi anch’io al Giolitti. Durante la settimana andavo a dormire dai miei nonni a Mondovì e occupavo proprio la cameretta di mio zio. Ogni sera, prima di addormentarmi, guardavo quell’attestato appeso al muro e mi chiedevo se un giorno sarei riuscito ad arrivare a quel livello. Quell’immagine è diventata una fonte di motivazione incredibile: era il fuoco che mi spingeva a migliorarmi ogni giorno e a credere che, con impegno e sacrificio, avrei potuto raggiungere anch’io traguardi importanti. Col senno di poi, posso dire che è stato proprio lì che è iniziato il mio percorso nel mondo delle competizioni, un percorso che mi ha portato fino ai risultati che oggi ho la fortuna di vivere. Una storia incredibilmente affascinante, che ci ricorda quanto contino i valori e il legame con la propria famiglia. Ampliando invece gli orizzonti, hai un modello di riferimento a cui ti ispiri quando cucini? Sicuramente i miei principali punti di riferimento sono gli chef che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso, sia professionale che agonistico. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di importante, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano e professionale. La mia filosofia di cucina è il risultato di tutti questi insegnamenti: dalle tecniche apprese nelle cucine in cui ho lavorato, ai consigli ricevuti durante le competizioni, fino alla visione e all’approccio che i miei maestri mi hanno trasmesso negli anni. Cerco di fare tesoro di ogni esperienza e di ogni insegnamento, costruendo giorno dopo giorno una mia identità culinaria. Più che ispirarmi a un singolo chef, mi piace pensare di portare con me un po’ di tutte le persone che hanno creduto in me e mi hanno accompagnato nella mia crescita. Ognuna di loro ha contribuito a formare il cuoco che sono oggi e continua a influenzare il mio modo di interpretare la cucina. In parte l'hai già accennato, ma l'interrogativo è d'obbligo. A chi dedichi questa vittoria? Dedico questo successo a tutte le persone che mi sono state accanto durante questo percorso straordinario e indimenticabile. Innanzitutto alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto e supportato in ogni scelta, ma anche ai miei amici, che mi sono stati vicini sia nei momenti più belli sia in quelli più difficili. La dedico a tutti coloro che hanno contribuito, in modi diversi, a rendere possibile questo cammino, aiutandomi a credere che raggiungere un traguardo così importante non fosse soltanto un sogno, ma un obiettivo concreto e realizzabile. Un ringraziamento speciale va anche ai miei coach, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita professionale e competitiva: Gianluca Tomasi, Pierluca Ardito, Francesco Cincipaldi e Angelo Biscotti. A loro va la mia più sincera gratitudine per gli insegnamenti, il supporto e la fiducia che mi hanno trasmesso. Infine, dedico questa medaglia a tutti i miei compagni della Nazionale Italiana Cuochi. In questi anni siamo diventati una vera famiglia, un gruppo unito dalla stessa passione, dagli stessi sacrifici e dalla stessa voglia di rappresentare al meglio l’Italia nel mondo. Questa vittoria è anche loro. Tra una ricetta e l'altra, ci potresti dire qual è l’ingrediente segreto per diventare uno chef di successo? Credo che non esista un unico ingrediente segreto, ma una combinazione di valori e atteggiamenti che fanno la differenza. Prima di tutto bisogna avere degli obiettivi chiari e la determinazione di perseguirli senza mai accontentarsi. È fondamentale cercare costantemente di migliorarsi, mettendosi alla prova ogni giorno e provando a superare i propri limiti. Alla base di tutto ci sono la passione, la costanza e quella che definisco un’ossessione positiva: la voglia di fare sempre un passo in più, di imparare, di crescere e di non sentirsi mai arrivati. Bisogna avere il coraggio di credere nei propri sogni e lavorare con dedizione per trasformarli in realtà. Sono convinto che nulla sia davvero impossibile quando c’è la volontà di raggiungere un obiettivo. Sono proprio la determinazione e la perseveranza che permettono a ciascuno di noi di arrivare ai propri traguardi. Questo titolo mondiale, ad esempio, è un sogno che ho coltivato per tantissimi anni. Per molto tempo ho immaginato questo momento, l’ho visualizzato nella mia mente e ho lavorato ogni giorno con l’obiettivo di renderlo reale. Oggi posso dire che i sogni, quando sono accompagnati da impegno, sacrificio e passione, possono davvero diventare realtà.