In occasione dell’imminente entrata in funzione del biodigestore di Borgo San Dalmazzo, Acsr ha diffuso le risposte a quindici delle domande più frequenti sul funzionamento dell’impianto. Un progetto, quello del biodigestore, di cui negli ultimi anni si è discusso molto, con non poche resistenze da parte del territorio e della stessa amministrazione comunale borgarina. Ora, come detto, l’impianto è pronto a entrare in funzione: il 15 maggio è in programma l’inaugurazione ufficiale.
Di seguito quindici domande sul biodigestore, con relative risposte fornite da Acsr, società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nei 54 Comuni dell’area cuneese.
1. Che cos’è la FORSU?
La FORSU è la frazione organica dei rifiuti urbani, cioè tutto ciò che viene raccolto con la differenziata dell’umido. Si tratta principalmente di scarti alimentari come avanzi di cibo, bucce, fondi di caffè e carta sporca di alimenti. È una componente molto importante dei rifiuti, perché può essere trasformata in nuove risorse invece di essere semplicemente smaltita.
2. Che cos’è un biodigestore?
Il biodigestore, o digestore anaerobico, è un impianto completamente chiuso e a tenuta stagna, realizzato in calcestruzzo e acciaio, dove la materia organica viene trattata in condizioni controllate. Prima di entrare nel digestore, i rifiuti vengono sottoposti a una fase di preparazione che serve a ridurre le impurità e a renderli più omogenei, così da ottimizzare il processo.
3. Come funziona la digestione anaerobica?
La digestione anaerobica è un processo naturale durante il quale microrganismi naturalmente presenti, in assenza di ossigeno, degradano la sostanza organica. Da questa trasformazione si genera biogas, una miscela composta principalmente da metano e anidride carbonica. Si tratta quindi di un fenomeno biologico che avviene spontaneamente in natura, ma che nell’impianto viene controllato e reso più efficiente.
4. Che cos’è il biometano?
Il biometano è un gas rinnovabile che si ottiene purificando il biogas prodotto durante la digestione anaerobica. Una volta trattato, ha caratteristiche molto simili al gas naturale. Con un vantaggio importante: deriva da rifiuti organici e non da fonti fossili. Questo lo rende una soluzione energetica sostenibile e utile per ridurre l’impatto ambientale.
5. Che fine fanno i materiali dopo il trattamento?
Al termine del processo si ottengono due prodotti principali. Da un lato il biometano, che può essere utilizzato come fonte di energia; dall’altro il digestato, un materiale residuo che viene ulteriormente trattato attraverso il compostaggio aerobico. In questo modo si trasforma in compost, un prodotto stabile e utile in agricoltura.
6. L’impianto sostituisce o affianca il compostaggio?
Il biodigestore non sostituisce il compostaggio, ma lo affianca e lo rende più efficiente. La digestione anaerobica costituisce infatti una fase iniziale del processo: consente di recuperare energia sotto forma di biometano e prepara il materiale per la fase successiva di compostaggio, migliorandone la qualità finale.
7. Che tipo di rifiuti può trattare?
L’impianto è progettato principalmente per trattare la FORSU, cioè i rifiuti organici provenienti dalle utenze domestiche. Tuttavia, può accogliere anche altre matrici biodegradabili compatibili con il processo, contribuendo così a una gestione più ampia ed efficiente dei rifiuti organici.
8. Ci saranno odori?
La presenza di odori è fortemente limitata. Il processo anaerobico avviene infatti all’interno di strutture chiuse e a tenuta stagna, progettate proprio per contenere e trattare le emissioni. Inoltre, il materiale in uscita dal processo è più stabile rispetto a quello in ingresso, e questo contribuisce a ridurre ulteriormente eventuali odori anche nelle fasi successive del trattamento.
9. Ci saranno liquami o scarichi?
No, il processo è definito “a secco” perché non richiede l’aggiunta di acqua. Questo consente di ridurre in modo significativo la produzione di liquidi di scarto, in particolare il percolato, che può ridursi fino al 90%. Anche da questo punto di vista, quindi, l’impianto rappresenta un miglioramento rispetto ai sistemi tradizionali.
10. Aumenterà il traffico di camion?
L’impatto sul traffico sarà contenuto. Le stime indicano un incremento di circa quattro mezzi al giorno, considerando sia i conferimenti in ingresso sia le uscite del materiale trattato. Si tratta quindi di un aumento limitato e gestibile.
11. Qual è il bilancio energetico dell’impianto?
L’impianto presenta un bilancio energetico ampiamente positivo. A fronte di consumi complessivi pari a circa 4.700 MWh annui complessivi, la produzione di energia sotto forma di biometano raggiunge circa 29.000 MWh annui. Questo significa che l’impianto produce molta più energia di quanta ne consumi, contribuendo in modo concreto alla produzione di energia rinnovabile.
12. È pericoloso per chi vive vicino?
No, l’impianto non rappresenta un pericolo per i residenti. Si tratta di una tecnologia consolidata e sicura, ampiamente utilizzata in Europa, che contribuisce anzi a ridurre l’impatto ambientale complessivo del ciclo dei rifiuti. La produzione di energia da fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni climalteranti sono elementi che confermano il valore ambientale e la sicurezza di questa tecnologia.
13. Chi controlla l’impianto?
L’impianto è stato autorizzato dalla Provincia di Cuneo al termine di un’istruttoria che ha coinvolto tutti gli enti competenti. I controlli sono affidati ad ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che verifica il rispetto delle normative e delle condizioni autorizzative.
14. Quali vantaggi porta ai cittadini?
I benefici sono concreti e riguardano sia l’ambiente sia il sistema economico. L’impianto consente una gestione più efficiente dei rifiuti organici, produce energia rinnovabile, riduce le emissioni di anidride carbonica e contribuisce a diminuire la dipendenza dalle fonti fossili. Nel lungo periodo, tutto questo si traduce anche in vantaggi economici per la collettività.
15. Perché è importante questo impianto?
Questo impianto è importante perché trasforma un rifiuto in una risorsa; la frazione organica viene infatti valorizzata producendo energia e compost. È un esempio concreto di economia circolare, in cui i materiali vengono recuperati e reimmessi nel ciclo produttivo, con benefici ambientali ed energetici significativi.