Caso Roggero, la rivolta delle toghe: “Attacchi ai giudici dopo la verità processuale”
L’Anm e la Corte d’Appello protestano per la “gogna mediatica”. Presa di posizione della Camera penale astigiana: “La legittima difesa non è pena di morte”Un fiume di commenti negativi, in alcuni casi non semplici e legittime critiche ma qualcosa di più: offese, minacce. Qualcosa che ha spinto la magistratura a reagire dopo la sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Cassazione nei confronti di Mario Roggero, e seguito alle due successive condanne in primo grado ad Asti e in appello: “Ciò che veramente colpisce, e fa male” dice all’Ansa la presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Piemonte e Valle d’Aosta, Chiara Canepa, è che gli attacchi ai giudici “avvengano soprattutto dopo che c'è stata una verità processuale, confermata dalla Cassazione. Il fatto che i magistrati siano stati sottoposti a una gogna mediatica, che non ha dato solo luogo a forme denigratorie, ma addirittura a post di contenuto minaccioso, sconcerta e preoccupa”.
Canepa, oggi sostituto procuratore a Torino, è stata in servizio fino al 2020 presso la Procura di Cuneo, dove si era occupata fra l’altro dell’inchiesta sul Tenda bis: “Quella che è emersa, in seguito al contraddittorio tra le parti, è una verità processuale chiara, che va rispettata. - aggiunge a proposito del caso Roggero - Denigrare, insultare, minacciare addirittura i magistrati che hanno svolto il loro lavoro, anche con la compartecipazione di giudici popolari, non togati, essendo competente la Corte d’assise, con principi e verità comunque confermati dalla Cassazione, preoccupa e fa male. E secondo me fa male a tutti, alla società intera”.
Oltre ad esprimere “solidarietà verso i colleghi, che non devono essere lasciati soli”, la magistrata entra nel merito delle motivazioni di appello, seguite alla sentenza pronunciata a Torino lo scorso dicembre: “Si legge bene che la legittima difesa non poteva più operare nel momento dell’azione dell’imputato: l’offesa ingiusta a cui reagire non era più presente”. Le motivazioni della Cassazione, puntualizza inoltre, “ancora non le abbiamo, verranno lette ed eventualmente criticate nei modi e nelle sedi opportune”.
La presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, era già intervenuta con una nota per esprimere a nome di tutti i magistrati del distretto “sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria sviluppatasi sui social network”: “L’incontestato diritto di critica, che può ovviamente interessare anche le sentenze pronunciate in nome del popolo italiano, non può invero tradursi in offese e in attacchi personali ai giudici che quelle decisioni hanno assunto nell’osservanza delle leggi, deriva estremamente pericolosa che, oltre a minare alla base la fiducia nelle istituzioni e i fondamenti dello Stato di diritto, espone i magistrati interessati a gravissimi rischi per la sicurezza e l’incolumità personale”.
Sul fronte degli avvocati si segnala una presa di posizione del consiglio direttivo della Camera penale di Asti (la Procura e il tribunale di Asti, ricordiamo, hanno competenza territoriale su Grinzane, dove avvenne la sparatoria): “Si assiste, attoniti, all’inversione di quello che la politica ha sempre stigmatizzato, ovvero ‘l’ingerenza’ a gamba tesa della politica stessa nell’amministrazione della giustizia, addirittura trasformando l’istituto della grazia, di esclusiva pertinenza del presidente della Repubblica, in quarto grado di giudizio, tendente a modificare o annullare, secondo gli umori del popolo, le decisioni della magistratura”.
“La reazione postuma della vittima di rapina” e il “correlato sdegno collettivo per la condanna”, aggiungono gli avvocati “altro non sono che l’innegabile tragico effetto di una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica, della riforma sulla legittima difesa, mediante lo slogan ‘difesa sempre legittima’, sbandierato su tutti i media all’indomani del fatto e divenuto virale sui social, quando invece la legittima difesa non può e non deve consistere nell’autorizzazione a eseguire autonomamente una pena, tantomeno, come nel caso in esame, di morte”.
GRINZANE CAVOUR Polemica - avvocati - Giustizia - magistratura - Chiara Canepa - Mario Roggero - Anm

Condividi