Energia, l'indagine di Confapi: "Necessaria una strategia strutturale per il territorio"
Quasi il 40% delle imprese che ha investito non ha utilizzato alcuna misura pubblica. “L’Italia vive un paradosso competitivo” dice il presidente MarengoIl costo dell’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la competitività delle piccole e medie imprese italiane. È quanto emerge dall’indagine nazionale promossa da Confapi, Confederazione italiana della piccola e media industria privata, che nel mese di aprile ha raccolto e analizzato i dati sui consumi energetici di quasi tremila aziende associate.
A commentare i risultati è Massimo Marengo, imprenditore cuneese, presidente di Confapi Cuneo, fondatore e amministratore di Albasolar, e soprattutto referente nazionale di Confapi in materia di energia, ruolo che lo pone al centro del confronto con istituzioni, Autorità e stakeholder del settore.
“L’Italia vive un paradosso competitivo – spiega Marengo –. Paghiamo l’energia più dei nostri principali partner europei, e questo non è solo il risultato di scelte politiche rinviate per troppo tempo, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso fragili e costose le catene di approvvigionamento. Basta guardare alla Spagna, che ha costruito un mix più equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti: il confronto è evidente e penalizzante. L’energia deve diventare una priorità industriale nazionale”.
Secondo Marengo, la situazione sta già lasciando segni profondi: “La volatilità dei prezzi frena investimenti, innovazione e competitività. Le PMI non chiedono sussidi permanenti, ma regole chiare, stabili e semplici. Senza un piano energetico nazionale organico, la transizione rischia di rallentare e il Paese di perdere terreno”.
Burocrazia e incentivi: il nodo che blocca la transizione
Il dato forse più preoccupante riguarda l’accesso agli incentivi: quasi il 40% delle imprese che ha investito non ha utilizzato alcuna misura pubblica. Le ragioni sono ricorrenti:
· procedure complesse,
· difficoltà di accesso alle informazioni,
· mancanza di accompagnamento tecnico,
· strumenti finanziari non calibrati sulle PMI.
Tra gli incentivi più utilizzati spiccano: Industria 4.0 il 16,9% del campione; Transizione 5.0 il 12,3%; Conto Energia per il 10,9%. Alla luce dei risultati, Confapi chiede un cambio di passo deciso. Le priorità indicate da Confapi sono tre. Nel breve periodo contenere i costi anche per le imprese non energivore e semplificare le procedure autorizzative. Nel medio periodo rendere gli incentivi realmente accessibili e rafforzare l’assistenza tecnica. Nel lungo periodo invece, integrare politica energetica e industriale, sviluppare modelli territoriali e rafforzare l’autonomia energetica nazionale.
CUNEO Confapi - Energia - Marengo - Varie

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