L'Italia riduce l'intramoenia, il Piemonte va in direzione opposta
Il rapporto Agenas sulle prestazioni sanitarie erogate in libera professione segnala squilibri e criticità nel sistema piemontese. Dati da "matita rossa" per il Santa CroceLa legge prevede che le prestazioni sanitarie in “intramoenia” (all’interno delle strutture pubbliche, ma a pagamento) non superino quelle effettuate in regime istituzionale (all’interno del sistema sanitario nazionale, al massimo pagando il ticket), per un rapporto che non deve mai essere superiore al 50%. In quest’ottica, se nel post Covid a livello nazionale si è osservata una progressiva riduzione del ricorso alla libera professione, il Piemonte segna un andamento in controtendenza. A tracciare il quadro è l’Agenas, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, nel suo rapporto focalizzato proprio sull’Attività libero professionale intramuraria (ALPI) e sui tempi di attesa. I dati sono riferiti all’anno 2024 e sono tratti da quattro distinti monitoraggi condotti a febbraio, maggio, luglio e ottobre su un totale di 69 prestazioni (14 visite specialistiche e 55 prestazioni strumentali).
Sotto la lente d’ingrandimento anche l’azienda ospedaliera “Santa Croce e Carle”, già al centro delle polemiche lo scorso anno per il caso delle cosiddette “prenotazioni fittizie”: appuntamenti “provvisori”, fissati in date e orari improbabili, in molti casi di notte, in attesa di una prenotazione definitiva e reale. La struttura cuneese è citata nell’elenco degli squilibri più rilevanti che emergono dal monitoraggio, condotto a livello nazionale. Il caso specifico è quello delle visite di chirurgia vascolare: al “Santa Croce” il 63% delle prestazioni è stato effettuato in intramoenia, ben oltre il limite del 50%. Esattamente corrispondente alla soglia, ma comunque sotto osservazione, il dato relativo alle visite ginecologiche (50%).
In generale, per quanto riguarda il Piemonte, il rapporto si attesta al 9,2% (considerando solo le prestazioni oggetto di monitoraggio dell’Agenas). Un dato ampiamente sotto la media, ma comunque in costante aumento dal 2019, quando era del 7,1% (in controtendenza, come detto, con quanto osservato a livello nazionale, con una diminuzione dal 7,5% al 7%). I dati più alti sono quelli della Provincia autonoma di Trento (12,2%), della Valle d’Aosta (11,8%) e delle Marche (11,6%).
Le prestazioni oggetto di monitoraggio Agenas in regime istituzionale, in Piemonte, nel 2019 erano state 5.313.729, scese a 4.762.498 nel 2024. Tendenza inversa per quelle in intramoenia, passate da 404.806 a 482.211.
Tra i punti contestati al Piemonte anche quello relativo alle modalità di prenotazione. Il monitoraggio Agenas per il 2024 rileva che dodici Regioni e Province autonome, una in più rispetto al 2023, utilizzano esclusivamente l’agenda gestita dal sistema Cup, come previsto dalla norma. Per le restanti Regioni, si osserva che otto di esse (Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia) effettuano le prenotazioni tramite Cup in una percentuale compresa tra il 70% e l’99% del totale: in Piemonte la percentuale è del 76,3%, mentre le agende cartacee tenute direttamente dal medico rappresentano il 16,1%, dato nettamente più alto rispetto alla media nazionale dell’1,8% (il valore più elevato dopo quello piemontese arriva dal Lazio, con l’8%). La maggiore criticità in Liguria, in cui l’utilizzo del Cup è appena del 29,64%.
Agenas analizza anche il luogo di erogazione dell’attività libero professionale. Considerando complessivamente i quattro monitoraggi, il 91% delle prestazioni risulta erogato esclusivamente all’interno degli spazi aziendali, mentre l’8,8% viene svolto al di fuori dell’azienda, nel rispetto delle tipologie previste dalla normativa (studi privati collegati in rete o altre strutture pubbliche sulla base di specifiche convenzioni). Solo una quota residuale pari allo 0,1% delle attività continua a essere effettuata presso studi non ancora collegati in rete: una criticità che riguarda tre regioni, tra le quali il Piemonte (0,5%), insieme a Lazio (0,6%) e Sicilia (1,8%).
Ma quanto rendono alle Regioni le prestazioni erogate in libera professione? I dati di Agenas sono espressi per ogni mille abitanti: nel 2024, a livello nazionale, si registra un ricavo di 15.603 euro. Il Piemonte presenta un dato superiore alla media nazionale, 16.476 euro, saliti dai 15.2017 del 2019. Le altre Regioni sopra la media sono Emilia-Romagna (27.781 euro), FriuliVenezia Giulia (25.988 euro), PA di Trento (25.419 euro), Toscana (25.206 euro), Marche (24.768 euro), Veneto (23.734 euro), Valle d’Aosta (23.196 euro), Liguria (22.644 euro), Umbria (16.704 euro) e Lombardia (15.793 euro).
QUI il rapporto pubblicato da Agenas.
CUNEO sanità - Agenas

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