L’appello al Quirinale di Mariangela Roggero: “Guardi oltre le carte processuali”
La moglie del gioielliere condannato chiede “un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni insieme alla famiglia”Si rivolge al presidente Mattarella “come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato”. L’appello è firmato da Mariangela Sandrone, la moglie del gioielliere Mario Roggero che venerdì è entrato nel carcere di Bollate per scontare la pena per il duplice omicidio di due rapinatori.
Quattordici anni e nove mesi, la condanna che la Cassazione ha reso definitiva confermando la sentenza dei giudici di appello. “Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società” scrive la signora Roggero, rivolgendosi al presidente della repubblica: “Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”.
“Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà” aggiunge Sandrone: “La casa è incredibilmente silenziosa. Sapere che Mario, a 72 anni e dopo una vita di lavoro, ora è in prigione è un dolore indescrivibile. È un pezzo della mia vita che mi è stato strappato via”. “Fuori da quel negozio e dai titoli dei giornali e delle tv - dice - Mario è un uomo profondamente legato alla sua famiglia, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso. È una persona che ha sempre messo la protezione dei suoi cari al di sopra di tutto. Non è il 'giustiziere' che alcuni descrivono, ma un uomo che è rimasto profondamente segnato e traumatizzato da quella maledetta giornata”.
La famiglia era tornata, con un post pubblicato sui canali social, a parla dell’episodio del 2005 per cui Roggero patteggiò davanti al tribunale di Alba una condanna a due mesi, per ingiurie e minacce aggravate dall’uso di arma. In quell’occasione il gioielliere era stato chiamato dalla figlia diciottenne, che gli aveva chiesto aiuto dopo essere stata lasciata in strada dal fidanzato. Tra i due giovani era scoppiata una lite nel cuore della notte, durante la quale il ragazzo aveva schiaffeggiato la ragazza. Roggero aveva raggiunto il giovane a casa e lo aveva spintonato e colpito. All’arrivo dei suoi genitori aveva minacciato tutti e tre con la pistola, la stessa che avrebbe usato sedici anni più tardi per fare fuoco sui banditi.
Un episodio che già in primo grado il sostituto procuratore Davide Greco aveva rievocato per affermare che “nel 2005 era già un giustiziere privato, un impulsivo, un irascibile: una chiara dimostrazione dell’incapacità, non psichiatrica ma caratteriale, di controllarsi”. Considerazioni che i giudici hanno ripreso nella sentenza di appello osservando come “la modalità impulsiva di reazione agli eventi fosse presente anche nel passato”.
“È la stessa sentenza della Corte di Assise d’appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi” sostengono invece i Roggero: “Ed allora, perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta? Quando si trattò invece di istinto di protezione paterna?”.
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