Capotreno aggredito a Bra, AVS: "Solidarietà al lavoratore, ma respingiamo le strumentalizzazioni"
L'intervento dopo i fatti della scorsa settimana: "La sicurezza non si costruisce con gli slogan né con la paura"Riceviamo e pubblichiamo.
Esprimiamo la nostra piena vicinanza e solidarietà al personale di Trenitalia coinvolto nella grave aggressione avvenuta alla stazione di Bra. Un pensiero va anche a tutte le persone che ogni giorno subiscono violenze o vivono con la paura di subirle mentre svolgono il proprio lavoro o attraversano gli spazi pubblici.
Condanniamo con forza l’aggressione: la violenza non è mai giustificabile. Allo stesso tempo respingiamo con decisione l’uso strumentale di questi episodi da parte di esponenti del Governo, che li trasformano in materiale propagandistico per alimentare paura e consenso, invece di assumersi la responsabilità di governare i fenomeni sociali complessi che attraversano il Paese.
In un sistema che sceglie la repressione come risposta principale al disagio sociale, la massima azione messa in campo diventa l’incarcerazione, invece della presa in carico delle persone. È una scelta politica precisa, che rinuncia alla prevenzione, ai servizi e al lavoro sociale per affidarsi quasi esclusivamente allo strumento punitivo.
Ma il nostro sistema di giustizia è lento e, prima di arrivare a una condanna definitiva, passano anni. In questo tempo restano persone — spesso giovani, spesso con problemi di dipendenza, fragilità economiche, difficoltà di autonomia e di legalità — che non vengono intercettate da percorsi di accompagnamento, cura e responsabilizzazione.
In assenza di politiche sociali strutturate, ciò che prevale non è l’intervento, ma l’espulsione dallo spazio pubblico. È in questo vuoto che si colloca l’uso dei Daspo urbani, uno strumento che abbiamo più volte contestato perché non affronta le cause del disagio e non aumenta la sicurezza: sposta semplicemente le persone considerate problematiche da una città all’altra, scaricando il problema sui territori invece di risolverlo.
Il risultato è un sistema che non previene la violenza e non tutela davvero chi lavora. Nel frattempo le carceri italiane sono al collasso, sovraffollate e prive del personale necessario — sia sul piano socio-educativo sia su quello della polizia penitenziaria — per garantire i diritti fondamentali delle persone detenute e svolgere una reale funzione rieducativa, come previsto dalla Costituzione. Un sistema così non produce sicurezza: produce marginalità e la ripropone ciclicamente.
Viviamo in una società che si ricorda della violenza giovanile, della devianza e dell’immigrazione irregolare solo quando c’è un fatto da condannare, mai quando sarebbe necessario — per chi governa — investire risorse, programmi e politiche strutturali per affrontare davvero le cause di quei fenomeni. Governare significa provare a risolvere i problemi, non usarli come clava politica.
Colpisce inoltre il silenzio della destra su altri fronti della criminalità. Come ricordato recentemente dal Procuratore di Cuneo, i reati economici — dai reati societari e fallimentari alle violazioni legate al nuovo codice della crisi, fino ai reati tributari come frodi fiscali ed emissione o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti — sono in aumento, così come le liquidazioni giudiziali. Tra il 2021 e il 2025 i procedimenti sono cresciuti sensibilmente. Eppure questi fenomeni, che sottraggono risorse pubbliche e alimentano disuguaglianze, sembrano non interessare l’agenda della destra di questo Paese.
La sicurezza non si costruisce con gli slogan né con la paura. Si costruisce con politiche pubbliche serie, investimenti, diritti, lavoro sociale e responsabilità condivise.
Alleanza Verdi e Sinistra Cuneo
BRA Bra

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