Orsini difende Meloni da Trump e lancia l’appello: “Non più del 30% dello stipendio per pagare la casa”
“Parole incomprensibili dal presidente Usa” dice il leader di Confindustria, ad Alba per l’assemblea degli imprenditori cuneesi“Le parole del presidente degli Stati Uniti le trovo inconcepibili” dice Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, aprendo la sua intervista con Andrea Bignami al Teatro Sociale di Alba. A difendere la premier dall’attacco del “comandante in capo” americano aveva già pensato, nei saluti alla platea degli imprenditori, il sindaco di Alba Alberto Gatto: “Fatemi rivolgere la piena solidarietà di Alba e di tutti voi alla presidente del consiglio Giorgia Meloni per le inaccettabili parole espresse dal presidente americano Trump. Ci possono dividere gli ideali politici ma non il rispetto assoluto per le istituzioni”.
Lo “strappo” americano, aggiunge Orsini, “impone all’Europa di fare ragionamenti molto seri e rapidi: deve prendere posizioni proprie e costruire un’autonomia che su alcuni capitoli non ha”. Compresa la difesa. Ospite d’onore all’assemblea annuale di Confindustria Cuneo, insieme a Confindustria Piemonte, il leader dell’organizzazione imprenditoriale invoca un ragionamento anche su emigrazione e giovani: “Si deve parlare di salario e dall’altra parte, in alcune zone del nostro territorio, della capacità di dare una casa a un costo che non superi il 25-30% di stipendio percepito. Per questo lavoriamo col piano casa”. Tra il 2020 e il 2024, ricorda, centomila laureati hanno lasciato il Paese: “Ma quello che spaventa è il saldo di non rientro. Vuol dire che non siamo attrattivi”.
Un mito da sfatare riguarda la produttività: “Quando diciamo che la produttività italiana non funziona, non è vero: la media impresa fa il 22% in più confronto alle altre imprese europee, la grande impresa è più o meno lì. Il problema ce l’abbiamo nella piccola impresa”. C’è anche il nodo del ricambio generazionale che tocca “il 70% delle piccole e medie imprese”. E poi quello, ineludibile, della competitività: “L’Europa - dice - ha perso nel 2025 un milione di posti di lavoro derivanti dai costi alti e dalla poca competitività. Oggi siamo troppo spesso le ‘muse’ di prodotti a basso costo che arrivano dalla Cina: è miope, perché da un certo punto di vista affossiamo l’industria europea”.

Dal presidente degli industriali piemontesi Andrea Amalberto un richiamo al potenziamento del mercato interno a fronte dei rischi cui sono esposte le esportazioni: “Nel 2025 quelle del Piemonte sono diminuite dell’11% verso gli Usa, a causa dei dazi. L’export resta fondamentale, ma da solo non basta. Abbiamo necessità di far crescere i consumi interni e guardare alla nostra Europa”.
Due le priorità della Confindustria piemontese: “Anzitutto la crescita della media impresa, vero motore dello sviluppo. Già oggi hanno livelli di produttività superiore alla media nazionale con 107mila euro di valore aggiunto per addetto. Ma non basta”. Seconda priorità è “ribaltare il paradosso piemontese”: “Esportiamo molto ma compriamo più servizi dalle altre regioni italiane. Servono filiere più complete e un’offerta locale di servizi avanzati più strutturata”.
Partendo dall’analisi dell’economista Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison, il presidente di Confindustria Cuneo Mariano Costamagna ha evidenziato che “Cuneo non è soltanto una terra di eccellenze riconosciute: è una delle aree produttive più solide del Paese. Negli ultimi anni, anche dopo la pandemia, il territorio ha mostrato una capacità di reazione che non possiamo dare per scontata”. I numeri del primo trimestre, con un export in flessione rispetto allo stesso periodo del 2025, sono “un segnale che dobbiamo cogliere. La nostra forza va difesa ogni giorno con investimenti, competenza e capacità di adattamento”.
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