Da Cuneo nella missione degli osservatori elettorali in Centrafrica
Il consigliere comunale Beppe Lauria nella delegazione internazionale che vigilava sul voto: “L’Africa si sta muovendo, ma gli italiani non ci sono”Chi ha passato gli anta e ha buona memoria probabilmente associa la Repubblica Centrafricana al nome di Jean-Bédel Bokassa, il satrapo che ne fu padre e padrone per tredici anni, giungendo a incoronarsi imperatore e trascinando in uno scandalo di favori e diamanti l’allora presidente francese Valéry Giscard d'Estaing. Il presente, molto meno indagato dalle cronache, è quello di un piccolo Stato - poco meno di sei milioni di abitanti, su un territorio grande il doppio dell’Italia - ricco però di risorse, tra cui l’uranio, e collocato in posizione strategica sulla linea di faglia geopolitica tra Ciad, Sudan e Congo.
La ex colonia francese dell’Ubangi-Chari, indipendente dal 1960, è stata il primo Paese africano ad aprire le porte ai russi, compresi i mercenari del gruppo Wagner. Dal 2016 governa Faustin-Archange Touadéra, rieletto per un terzo mandato nelle votazioni che si sono tenute lo scorso 28 dicembre. Per l’occasione, l’Association centrafricaine de lutte contre la criminalité ha invitato una delegazione europea a osservare le procedure di voto in alcuni seggi della capitale Bangui.

Ne facevano parte due italiani tra cui Beppe Lauria, consigliere comunale di Cuneo, in veste di responsabile dei rapporti con l’estero per il movimento Indipendenza. Dal 26 al 31 dicembre gli osservatori internazionali sono stati a Bangui incontrando fra l’altro il presidente dell’autorità nazionale per le elezioni, Mathias Barthelemy Morouba. Era la prima volta che nel Paese, devastato da tre guerre civili fino al 2014, si svolgevano in contemporanea le elezioni presidenziali, legislative, regionali e municipali. “È stato un grosso sforzo per il Centrafrica” sottolinea Lauria, parlando anche dell’attività svolta come osservatore insieme a componenti olandesi, sloveni e ungheresi: “Siamo rimasti nella capitale Bangui, scortati per tutto il tempo, perché sarebbe difficile muoversi al di fuori: si tratta comunque della città più popolosa della repubblica. Abbiamo avuto contatti con i presidenti dei seggi e i rappresentanti dei sette partiti che si presentavano. Ognuno di noi ha poi redatto la relazione che è stata presentata in tre diverse conferenze stampa”.
Toudéra, reduce da un contestato referendum per l’abolizione del limite di due mandati presidenziali, si confrontava con sei sfidanti e ha vinto con il 76% delle preferenze: più di metà dell’elettorato si è recata alle urne. Secondo l’agenzia Tass, all’indomani della rielezione il presidente ha invitato Vladimir Putin nel Paese. Il principale avversario ed ex primo ministro Anicet-Georges Dologuélé ha denunciato brogli, ma sia la delegazione dell’Unione Africana che la missione Onu locale, denominata Minusca, hanno giudicato “pacifica” la votazione, tenutasi anche nei territori ancora controllati dalle milizie antigovernative.

“L’unico vero timore era probabilmente che in alcune realtà non si potesse votare” conferma Lauria: “Siamo andati per esempio in un seggio composto prevalentemente da militari e nessuno di loro è entrato con le armi”. L’osservatore italiano sottolinea anche che in ognuno dei seggi visitati erano presenti i rappresentanti di tutti e sette i partiti in lizza.
“Non ho incontrato nessun italiano” dice il consigliere cuneese: “La presenza che si avverte di più, oltre a quella storica dei francesi, è la Cina: i cinesi hanno costruito una parte dell’aeroporto di Bangui e un hotel. C’è anche una presenza russa, ma per quel che ho potuto capire non c’è una realtà egemone: gli africani si stanno comunque muovendo in più direzioni”. L’albergo in cui soggiornava la delegazione era gestito invece da cittadini libanesi, la cui presenza è legata soprattutto alle attività ricettive: “Ci sono bellezze naturali incredibili ma lo sviluppo del turismo, fuori dall’ambito ristretto degli affari, è ancora tutto da realizzare”.
“È stata una bellissima esperienza” afferma Lauria riferendosi al lato umano di questo Natale “alternativo”: “Sono rimasto pochi giorni, ma capisco cosa voglia dire il ‘mal d’Africa’: il tempo e lo spazio sono vissuti in modo diverso, più essenziale ma anche molto distante dal nostro. Ho visto un gran caos e molti sorrisi nella capitale”. Per arrivare in Centrafrica servono otto ore fino all’aeroporto di Addis Abeba, un hub ultramoderno, da lì c’è un volo diretto per Bangui. E l’esponente della destra sociale cuneese medita già di ritornare, magari coinvolgendo - da presidente del club di scherma - la federazione sportiva: “Continuerò a collaborare con l’associazione che ci ha invitati, quindi anche Cuneo in qualche modo tornerà lì”.

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