In Piemonte ogni pediatra segue 1.126 bambini, ma il limite di legge è mille
Il dato, evidenziato dalla Fondazione Gimbe, è il peggiore a livello nazionale e si aggraverà con i pensionamenti previsti: “Con questa saturazione la libera scelta rimane sulla carta”In Piemonte ogni pediatra segue in media 1.126 bambini, contro la media italiana di 917 assistiti, ma soprattutto oltre la soglia di 1.000 stabilita dalla legge. Il poco invidiabile quadro, basato sulle rilevazioni della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) aggiornate all’inizio del 2025, pone la nostra regione all’ultimo posto a livello nazionale ed emerge dal rapporto pubblicato dalla Fondazione Gimbe.
Chi ha figli lo sa bene: in molte aree del Paese, Piemonte compreso, trovare un pediatra disponibile sta insomma diventando sempre più difficile, quando non impossibile. E il problema non riguarda più soltanto le zone montane o marginali, ma anche molte grandi città. In Piemonte solo il 78,7% della popolazione nella fascia 6-13 anni è in carico a un pediatra di libera scelta. Un dato, anche questo, inferiore alla media nazionale dell’82,9% e tra i peggiori per quanto riguarda le regioni del nord. Va ricordato che fino al compimento del sesto anno di età i bambini devono essere obbligatoriamente assistiti da un pediatra di libera scelta, mentre tra i 6 e i 13 anni compresi i genitori possono invece scegliere tra il pediatra e il medico di medicina generale.

Secondo quanto riportato dalla Fondazione Gimbe, realtà attiva dal 1996 nel campo della ricerca e dell’informazione scientifica, in Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra nelle tre grandi regioni del nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. Un problema destinato a peggiorare, se si considera che entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri (in Piemonte sono 45) e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale.
“Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili”, dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

Il numero di borse di studio per la scuola di specializzazione in pediatria, stabile per un decennio, è aumentato in maniera significativa negli ultimi sei anni: da 496 borse nell’anno accademico 2017-2018 a 854 nel 2024-2025, con un picco di 973 nell’anno accademico 2020-2021.
“Tuttavia – osserva Cartabellotta – non è possibile prevedere quanti specialisti in pediatria sceglieranno la pediatria di famiglia anziché quella ospedaliera. Per questo non possiamo sapere se le nuove leve saranno sufficienti a garantire un ricambio generazionale adeguato e omogeneo tra le Regioni, né a colmare le carenze già oggi presenti”.
Cosa dice la legge
L’ultimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN), in vigore dal 18 marzo 2026, ha confermato il limite massimo di mille assistiti per ciascun pediatra di libera scelta, già stabilito dal precedente accordo. Le deroghe sono consentite solo temporaneamente e in presenza di particolari criticità organizzative o carenze territoriali. Oltre i mille assistiti, l’unica eccezione ammessa riguarda l’iscrizione dei fratelli di bambini già in carico allo stesso pediatra. “Il vero nodo – sottolinea Cartabellotta – è che con la grave carenza di oltre 5.700 medici di famiglia, già evidenziata da una nostra precedente analisi, molti ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un medico disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri, riducendo qualità e accessibilità dell’assistenza pediatrica”.
Le stime della Fondazione Gimbe
Secondo i dati della SISAC, al 1° gennaio 2025 risultavano attivi in Italia 6.284 pediatri, con quasi 5,8 milioni di assistiti: il 41,9% nella fascia 0-5 anni (2,42 milioni) e il 58,1% nella fascia 6-13 anni (3,35 milioni). In termini assoluti, la media nazionale è come detto di 917 assistiti per ogni professionista: superano il massimale, oltre al Piemonte che guadagna la “maglia nera”, anche la Provincia Autonoma di Bolzano (1.114) e il Veneto (1.018). “Con questi livelli di saturazione – spiega Cartabellotta – il principio della libera scelta rimane solo sulla carta”.

Sempre scondo i dati SISAC, nel 2019 i pediatri di libera scelta in attività erano 7.373, ovvero 1.089 in più rispetto al 1° gennaio 2025. “La riduzione del 15% dei pediatri di famiglia – commenta Cartabellotta – supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite”.
Secondo l'elaborazione della Fondazione Gimbe, in Piemonte mancano 109 pediatri, il secondo dato peggiore dopo quello della Lombardia (186), e di poco migliore rispetto a quello del Veneto (96).
La bozza di riforma
La bozza di riordino dell’assistenza primaria proposta dal Ministro della Salute Orazio Schillaci va a rafforzare il ruolo dei pediatri nella rete dell’assistenza territoriale: in particolare, dovrebbero garantire almeno 6 ore settimanali, per 48 settimane l’anno, nelle Case della Comunità, con possibilità per le Regioni di aumentare tale quota in relazione ai bisogni locali. La proposta interviene anche sull’età dell’assistenza pediatrica: il rapporto con il pediatra verrebbe esteso fino ai 18 anni.
“Nel complesso – dice Cartabellotta – la riforma punta a rafforzare l’integrazione dei pediatri nella rete territoriale e a garantire maggiore continuità assistenziale durante l’età evolutiva. Tuttavia, il rischio è che resti un riassetto prevalentemente organizzativo se non verrà accompagnata da risorse adeguate, criteri omogenei di attuazione tra le Regioni e indicatori di monitoraggio capaci di misurare i reali benefici per bambini, adolescenti e famiglie”. Inoltre - osserva Gimbe - mantenendo il rapporto ottimale di 850 assistiti, oggi sarebbero necessari oltre 3.500 pediatri aggiuntivi per garantire la copertura dell’intera popolazione fino ai 18 anni.
“L’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età – conclude il presidente della Fondazione Gimbe – senza modificare il rapporto ottimale e il massimale di assistiti non è realistica. Per evitare un ulteriore sovraccarico lavorativo e preservare la qualità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli, oggi servirebbero circa 4 mila pediatri in più”.
CUNEO sanità - Piemonte - Pediatri - Gimbe



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