Infrastrutture, Cuneo sogna un nuovo valico fra Vinadio e Barcelonnette
Nei dossier presentati in Camera di Commercio si parla anche di ferrovie e retroporto: ok agli adeguamenti, ma per Rfi la Cuneo-Mondovì costa troppoPer ora è un sogno nel cassetto, ancorato allo studio di prefattibilità su cui lavora il Politecnico di Torino con il centro interdisciplinare Siscon: un nuovo valico in valle Stura, fra Vinadio e Barcelonnette. Il professor Orazio Baglieri ne ha parlato alla platea della Camera di Commercio nel corso di un convegno sullo “stato dell’arte” delle infrastrutture e della logistica provinciale.
“Esiste l’esigenza da parte del territorio di un nuovo collegamento transfrontaliero, - osserva il docente - in particolare uno dei fattori di criticità è quello legato al rischio di chiusura del valichi”. A parte la prospettiva di “scaricare” il colle della Maddalena, l’alternativa di transito allaccerebbe il Cuneese all’area di Gap: “Una cerniera strategica di collegamento col sistema autostradale francese per i flussi provenienti dal Piemonte, bypassando la Costa Azzurra”.
Il porto di Savona guarda la Granda e aspetta Rfi
Il tema dei collegamenti stradali con la Francia resta quindi all’ordine del giorno, anche dopo che la variante di Demonte si è finalmente sbloccata. Ma c’è un altro fronte strategico per la Granda e riguarda la Liguria e le connessioni ferroviarie. Rfi ha portato avanti il suo documento di fattibilità delle alternative progettuali (DocFap), di cui si era dato annuncio un anno fa. Al centro, dal punto di vista commerciale, c’è ancora la questione dell’adeguamento della massa assiale dei treni merci che transitano da Fossano: “La tratta maggiormente critica è quella fra San Giuseppe di Cairo e Savona” conferma Michele Rabino, responsabile Strategie Nord Ovest di Rfi. Fra le due tratte - la via Ferrania e la via Altare - la seconda è quella più adeguata a un intervento strutturale. I costi stimati sono di circa 250 milioni per l’adeguamento a massa assiale sulla via Altare e di 40 milioni per l’allungamento dei moduli.
“È quello che ci chiedono il mercato e il porto di Genova” spiega il dirigente ferroviario. La questione infatti è legata a doppio filo allo sviluppo dei traffici con gli scali marittimi. “Riteniamo che anche la provincia di Cuneo sia retroporto naturale del porto di Vado-Savona” dice l’assessore regionale alle Infrastrutture Enrico Bussalino, facendo eco alle parole pronunciate in apertura dal presidente della Regione Alberto Cirio: “Con la zona logistica semplificata - aggiunge - avremo una priorità assoluta per gli investimenti che riguardano la logistica e uno sportello unico per le attività produttive, all’interno del comune, dedicato a questi investimenti”. La Camera di Commercio sta lavorando a un dossier per l’individuazione delle aree più favorevoli per l’installazione della Zls: “Da 100 comuni teoricamente interessati si è arrivati a verificare quanti fossero coerenti con i vincoli logistici” spiega Alessio Tei, componente del Centro italiano di eccellenza sulla logistica, i trasporti e le infrastrutture dell’università di Genova.
L’esortazione a intervenire sul trasporto merci giunge anche dall’autorità portuale savonese, per il tramite del direttore Paolo Canavese: “I nostri imprenditori ci chiedono di sviluppare la linea ferroviaria Savona-Cuneo per una serie di merci strategiche”. Vado ospita il più grande terminal nel Mediterraneo di frutta e una serie di prodotti petroliferi destinati al Piemonte e alla Lombardia: “Per noi è strategico il collegamento, ma non da meno lo è il porto storico di Savona, un porto rifusiero più piccolo. Le navi sono sempre più grandi ed essendo i porti italiani per loro natura molto piccoli abbiamo necessità di spedire presto le merci: la logistica diventa un elemento decisivo, di qui il lavoro con Autostrade e Rfi”.
Troppi costi per riattivare le linee locali
Grandi progetti, quindi. Come quello della bretella ferroviaria di Trofarello che avrà riflessi importanti anche per il Cuneese: “Un collegamento sia con il terzo valico che con la Torino-Lione, di cui si prevede l’attivazione nel 2033” dice il dirigente di Rfi.
In penombra restano invece una serie di ammodernamenti che il territorio richiede da anni ma che la rete ferroviaria non ritiene prioritari. Nella categoria degli interventi “plus” del DocFap è menzionata ad esempio la possibile riapertura della linea Cuneo-Mondovì: “Un intervento molto complesso e con costi molto elevati che darebbe però un collegamento diretto agli scali di Cuneo, senza passare da Fossano” ammette Rabino. La spesa per la riapertura al servizio commerciale, l’elettrificazione e l’adeguamento della massa assiale è stimata nella somma astronomica di 450 milioni. Per il ripristino della bretella al bivio di Madonna dell’Olmo servirebbero 55 milioni, per l’elettrificazione della Cuneo-Saluzzo-Savigliano - riaperta al traffico passeggeri da Arenaways - il costo di adeguamento è di 243 milioni.
Infine ci sono le strade locali, quelle che pesano meno per i grandi traffici ma che molto incidono sugli spostamenti quotidiani: “Parliamo sempre di grandi opere, che sono fondamentali, ma non dobbiamo dimenticarci delle strade che ci portano a connetterci con le grandi vie di comunicazione” avverte il presidente della Provincia Luca Robaldo. Il senatore Giorgio Bergesio prova anche a indicare qualche priorità: “La Sp 589 Saluzzo-Pinerolo e la Sp 662 Savigliano-Saluzzo meritano sicuramente un potenziamento perché rappresentano per la viabilità, soprattutto per i mezzi pesanti, un imbuto e un limite”.

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