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    CUNEO - Wednesday 25 February 2026, 14:35

    Miac, Cuneo lancia la ciambella di salvataggio all’ex mercato bovino. Fino al 2070

    Il cambio di statuto e di nome passa coi voti della maggioranza e l’astensione di FdI. Le opposizioni non credono nel rilancio: “Non carichiamoci di un carrozzone”
    Miac, Cuneo lancia la ciambella di salvataggio all’ex mercato bovino. Fino al 2070

    Il “nuovo” Miac incassa a maggioranza la fiducia del Comune di Cuneo, dove il cambio di statuto dell’ex mercato bovino di Ronchi passa con venti voti favorevoli, otto contrari e un’astensione.

    Nel pacchetto - illustrato in commissione dal presidente Massimo Gramondi - c’è, tra le altre cose, il cambio di denominazione sociale: non più Mercato Ingrosso Agroalimentare di Cuneo ma Nexo Agrifood Hub, sotto il nuovo acronimo Nah. Nomi a parte, per la società è una vera palingenesi che passa per la creazione di insediamenti sul fronte dell’energia rinnovabile (si guarda all’idrogeno, in partnership con la vicina Michelin attraverso Edison Energia) e per il rilancio del polo regionale Agrifood: “Da luogo di scambio di merci a luogo di scambio di idee” per riprendere la sintesi di Gramondi.

    “È vero che nello statuto si iscrivono molte attività, - ammette la sindaca Patrizia Manassero, illustrando il documento - ma si punta convintamente sul mantenimento della ricerca nell’agroalimentare anche portando avanti la collaborazione con Agrion, Politecnico e Università di Torino. I risultati nell’agrifood sono sempre stati di eccellenza e il polo sta all’interno di una rete incardinata nell’università”. La scadenza guarda - con ottimismo - a un futuro molto remoto: il 31 dicembre 2070.

    “Auspichiamo che il prossimo piano industriale sia forte e solido” conclude la sindaca, dicendo di aver apprezzato soprattutto i riferimenti alle relazioni con gli altri soggetti pubblici e privati del territorio. Nella compagine sociale - costituita all’85% da enti pubblici - il Comune fa la parte del leone, con il 36,48%.

     

    Il “fantasma” di Tecnogranda

    “La scadenza al 2070 è veramente un termine molto lontano nel tempo” osserva Ugo Sturlese di Cuneo per i Beni Comuni, rinnovando i dubbi sulla scarsa chiarezza nelle priorità: “C’è una descrizione dei campi di applicazione molto generica e senza un piano di attività preciso. Non è possibile esprimere un giudizio né positivo né di astensione, si sarebbe dovuti andare più in profondità senza delegare al consiglio di amministrazione le scelte più definite”. Il “fantasma” evocato dallo storico alfiere della sinistra è quello di Tecnogranda, una partecipata nata nel 2002 come polo di sostegno tecnologico all’agroalimentare che venne poi messa in liquidazione nel 2018. Parallelo curioso: l’amministratore chiamato a mettere un punto in quella lunga sequela di conti in rosso era proprio il commercialista Gramondi.

    Nell’opposizione di sinistra il no arriva anche da Claudio Bongiovanni di Cuneo Mia che ricorda gli “errori fondamentali” delle precedenti amministrazioni, da Tettoia Vinaj ai “contratti fatti in modo un po’ superficiale - per essere buoni - come Sipac”: “Non vorremmo che chi in futuro succederà nelle prossime legislature si venga a trovare di nuovo in difficoltà, come ci si è trovata questa amministrazione ereditando patate bollenti da chi vi ha preceduto”.

     

    L’interesse di Confindustria è reale?

    Il più netto nel chiedere di “staccare la spina” alla partecipata è ancora Giancarlo Boselli (Indipendenti): “Una società normalmente si fa nascere perché c’è un bisogno imprenditoriale concreto: qui voi volete mantenere in vita un moribondo, un processo opposto”. L’ex assessore al bilancio pone obiezioni di metodo (“il giudizio avrebbe dovuto darlo un soggetto terzo, chiederlo al consiglio di amministrazione è come entrare in osteria e chiedere all’oste se il vino è buono”) e anche di merito: “È stato ripreso da alcune notizie di stampa l’interesse manifestato da Confindustria: non lo credo, perché Confindustria ha sottoscritto l’1,4%, noi abbiamo quasi il 37%”. Sul punto replica la sindaca, puntualizzando che Confindustria “non fa un investimento enorme perché non ci sono state dismissioni di capitale, ma penso abbia un ruolo importante così come quello della Camera di Commercio”. “Non è obbligatorio per noi caricarci un carrozzone che deve a tutti i costi vivere e non sappiamo perché” ribatte Boselli, sollevando il tema dei costi.

     

    Il centrodestra diviso tra contrari e dubbiosi

    Un no al rilancio dell’operazione Miac arriva anche da Franco Civallero (Forza Italia), che pure aveva manifestato un’apertura di credito in commissione: “Mi ero illuso che la nuova società non sarebbe stata come quella precedente, devo ricredermi. Come si fa a giudicare una nuova società che arriva con tante belle idee senza avere un business plan?”. Nel centrodestra si astiene l’unico dei due eletti di Fratelli d’Italia in aula, ovvero il capogruppo Massimo Garnero (l’altra consigliera, Noemi Mallone, era bloccata dalla febbre). Una cauta apertura di credito per non imbarazzare, più che altro, l’assessore regionale di “casa” Paolo Bongioanni, che ha la delega all’agricoltura e quindi l’ultima voce in capitolo sul polo agrifood.

    Andrea Cascioli
    luogo CUNEO
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    Tag:
    cuneo - Patrizia Manassero - Confindustria - Polo AGRIFOOD - Giancarlo Boselli - Consiglio comunale - Ugo Sturlese - Comune - Cuneo per i Beni Comuni - Forza Italia - M.I.A.C. - Indipendenti - Franco Civallero - Cuneo Mia - Claudio Bongiovanni
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