Nucleare: “Cirio vende illusioni atomiche mentre il Piemonte ha ancora il problema delle scorie”
Avs e Possibile Cuneo puntano il dito contro la Regione: “Mentre la politica insegue il sogno dei reattori del futuro, le fonti rinnovabili sono una realtà presente”Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata dal Coordinamento provinciale di AVS e Possibile Cuneo riguardante il tema dell’energia nucleare:
Pregiatissimi assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo, e presidente Alberto Cirio, avere l’idea che il Piemonte sia (debba essere?) pronto ad accogliere l'energia atomica di ultima generazione, sostenendo che la vicinanza alle centrali d’oltralpe ci spinga a condividerne i vantaggi e non solo i pericoli, è uno slogan molto d'effetto. Per noi del Coordinamento provinciale di AVS e Possibile di Cuneo, però, si tratta di pura retorica, destinata a scontrarsi con la realtà che è sotto gli occhi di tutti.
Come suggerito da tante libere voci intervenute nel dibattito in queste ore, dovreste prendere atto che il nucleare non rappresenta una risposta praticabile, ma una mera illusione ideologica: ipotizzare che in Italia si possa generare anche un solo kilowatt prima di venti/venticinque anni significa muoversi nel campo della fantascienza, persino applicando le previsioni più ottimistiche. La stessa Francia, che ha fondato il proprio sistema sull'atomo per decenni, sconta tempi lunghissimi e costi fuori controllo per i suoi nuovi progetti (con investimenti che superano gli 8.600 euro per kilowatt installato). Con quali basi, dunque, possiamo dichiararci "pronti"?
Nel nostro Paese la situazione è – fortunatamente – al palo da decenni: mancano i siti idonei, mancano le autorizzazioni Anche i piccoli reattori modulari (SMR), tanto pubblicizzati, esistono attualmente solo sulla carta: nessuna nazione occidentale li produce in serie e i primi tentativi oltreoceano sono già naufragati tra ritardi strutturali e costi insostenibili. Manca persino un Deposito Nazionale per le scorie a bassa e media radioattività, e il Piemonte conosce bene cosa significhi lasciare irrisolto per decenni il tema dei rifiuti radioattivi: basti pensare alla situazione del Vercellese e di Saluggia, dove lo stoccaggio di materiali radioattivi continua a rappresentare una questione aperta dopo diversi lustri. È il motivo per cui continuiamo anche a versare alla Francia circa 60 milioni di euro all’anno per custodire i nostri rifiuti radioattivi.
A tutto ciò si aggiungono due criticità enormi. Se mai venissero realizzate queste centrali, l'Italia tornerebbe ad aumentare la propria dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento di materie prime strategiche di cui non disponiamo, esponendosi, mutatis mutandis, a nuovi “stretti di Hormuz”. Va da sé che lasceremmo alle nostre future generazioni un'eredità devastante: scorie radioattive che resteranno potenzialmente letali per decine di millenni. Infine, rimane l'ostacolo dei territori: nessun comune italiano accetterebbe mai di ospitare un impianto, se non a fronte di incentivi economici astronomici che farebbero lievitare ulteriormente i costi già esorbitanti.
Mentre la politica insegue il sogno dei reattori del futuro, le fonti rinnovabili sono una realtà presente: producono energia oggi stesso, a costi ridotti e con tempi di installazione rapidissimi. Viviamo il paradosso dell’attuale governo che sta tenendo fermi a livello nazionale molti progetti di impianti di energie rinnovabili per una considerevole potenza installabile in tempi brevi, per puntare su investimenti molto maggiori su impianti più problematici, quelli nucleari, che entrerebbero in funzione fra alcuni decenni. È legittimo sospettare che la ragione del piano nucleare risieda nell’intenzione di inondare il Paese di ingenti finanziamenti pubblici destinati al profitto privato e che per almeno un’intera generazione non produrranno energia. Quindi si tratta di una vecchia tecnologia, il nucleare da fissione, usata come pretesto per attuare una vecchia politica fallimentare, cioè quella di elargire enormi quantità di denaro pubblico ai noti colossi industriali che infatti si sono dimostrati assai interessati a questa prospettiva.
Il Piemonte e l'intero Paese non hanno bisogno di aggrapparsi a una tecnologia del secolo scorso, caratterizzata da tempi biblici, spese stratosferiche e pericoli perenni. È necessario investire da subito su soluzioni concrete e immediate: sole, vento, idrogeno verde, efficienza energetica e comunità energetiche rinnovabili, integrati in modo funzionale, ambientalmente sostenibile e con costi accettabili per i cittadini e gli utilizzatori finali. Una direzione diversa e più utile al Paese rispetto a quella che emerge in questi giorni dal Governo e dalla Giunta Regionale.
Quindi: forse sì, condividiamo già i rischi transfrontalieri, ma pretendere di assumerne di nuovi per i prossimi vent'anni, senza alcun ritorno reale, è una scelta a dir poco irresponsabile. Il nucleare è un argomento da dibattito in tv, non una strategia energetica seria.
A maggior ragione, l'approvazione in data 4 giugno 2026 – da parte del Parlamento della legge delega che impegna il governo Meloni a definire il quadro normativo per il ritorno dell'atomo non rimarrà senza risposta. La cittadinanza non assisterà passivamente a questo strappo. La storia parla chiaro: la società civile e i cittadini italiani si sono già mobilitati in passato, promuovendo e vincendo due storici referendum contro il nucleare. Se necessario, siamo pronti a farlo per la terza volta, difendendo il futuro energetico del Paese nelle piazze e nelle urne.
Assessori Bongioanni e Gallo, le parole del presidente le abbiamo lette, ma ci piacerebbe tanto sapere in maniera esplicita, diretta e priva di ambiguità che cosa ne pensiate voi di questa accelerazione verso il nulla, o meglio, verso rischi enormi. Così come ci piacerebbe sapere in maniera chiara e senza ambiguità il pensiero del senatore Giorgio Maria Bergesio e dei deputati Enrico Costa e Monica Ciaburro, che del nostro territorio provinciale sono espressione all’interno del Parlamento nazionale.
Coordinamento provinciale Cuneo AVS e Possibile
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