Tettoia Vinaj, il Comune tratta sul prezzo con l’ex gestore
L’allarme di Boselli (Indipendenti): “La cifra incassata potrebbe essere inferiore al 10% di quanto ci spetta”. La sindaca intanto aspetta il parere degli avvocatiAltro che “delitto perfetto”, dice uno che sul caso Tettoia Vinaj la sa lunga, come Ugo Sturlese: “Non ho mai visto un delitto in cui la vittima sia connivente”. Il patriarca di Cuneo per i Beni Comuni fa riferimento a un’espressione con cui la nostra testata aveva commentato l’ultimo aggiornamento relativo alla vicenda.
Che era quello offerto dall’assessore al Bilancio, Valter Fantino, un mese fa. Quando si era detto chiaro e tondo che le speranze di riavere indietro i quasi 337mila euro dovuti dalla Tettoia Vinaj srl di Dario Dalmasso erano pressoché nulle. La società, condannata a pagare i canoni non corrisposti dal 2015 al 2021 e l’occupazione “senza titolo” fino 2024, è infatti in liquidazione. Inutile ricorrere, stante il rischio di pagare altre parcelle senza poi ritrovarsi nulla in mano.
Dalla sindaca Patrizia Manassero arriva a breve distanza di tempo un quadro più possibilista, ancorché molto vago. La notizia è che una trattativa con il privato esiste: “Abbiamo fatto i passaggi necessari per la notifica al debitore, - conferma la prima cittadina - in data odierna è aperta una trattativa tra i legali al fine di definire gli ulteriori sviluppi. Appena avremo una linea definitiva, rispetto alla quale sarà la giunta a esprimersi, torneremo a illustrare la situazione”.

Giancarlo Boselli (Indipendenti), ventilando la possibilità di istituire una commissione speciale d’inchiesta, chiede conferma di un’indiscrezione: “Risponde al vero che si sta trattando per una soluzione che prevederebbe l’incasso di una cifra netta inferiore al 10% di quanto spetta ai cittadini?”. Nulla è dato sapere, per ora: le interlocuzioni tra avvocati proseguono dietro alle porte chiuse. Boselli però ricorda che l’operazione “era viziata fin dall’origine dalla mancanza di una fideiussione, conditio sine qua non per procedere” e sottolinea come “ad oggi non ci è ancora stato dato neanche un euro, malgrado i comunicati da parte della sindaca che sottolineavano le vittorie in sede giudiziaria”.
“Quella piazza poteva benissimo essere un parcheggio sotterraneo e non lo è stato: un parcheggio che avrebbe risolto i problemi della città” interviene Beppe Lauria (Futuro Nazionale), andando a monte della riqualificazione di piazza Foro Boario, futura piazza Rita Levi Montalcini. Ma l’elenco delle recriminazioni è lungo, lo ricorda anche Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) menzionando i giochi di scatole cinesi tra la Tettoia Vinaj e l’ex infermeria Cantore: “Partiamo dal fatto che chi sia era aggiudicato il bando era il Consorzio Emiliano Romagnolo che poi ha affittato un ramo d’azienda alla Consital, poi diventata Tettoia Vinaj e Dama sas: chi gestisce, in pratica, non aveva le caratteristiche per partecipare al finanziamento”.

“La sindaca non può dirsi soddisfatta per il risultato di un’opera che ha sottratto alle casse quasi 800mila euro e continua a sottrare denaro in spese legali, senza risultati concreti al momento” aggiunge il consigliere, contestando più in generale “la sudditanza a liste civiche che portano avanti scelte non in linea con il partito della sindaca, comprimario con assessorati di secondo piano”. Sturlese, primo a sollevare il velo sulla faccenda insieme all’amico-nemico Lauria, ipotizza che con l’ex gestore Dalmasso ci fossero patti non scritti: “L’intervento era finanziato, ma la Soprintendenza ha richiesto altri interventi per 300mila euro: dove si sono trovati? Grazie a un accordo bonario, immagino, con la società che poi non ha pagato per anni”. Non vale dire, aggiunge, che la riqualificazione è riuscita: “Non è questo in discussione: è in discussione il modo in cui è stata finanziata e i trucchi che sono stati adottati per finanziarla”.
Sbagliando s’impara, così si suol dire. La sindaca infatti assicura che degli errori si è fatto tesoro: “Anche sulla monetizzazione dei parcheggi in itinere si è provveduto a migliorare il regolamento comunale che prima aveva un ‘buco’ in quel pezzo, precisando che le attività devono pagare prima dell’avvio”. Certo, è costato il giusto: “Un esempio clamoroso di mala amministrazione” tuona Sturlese. Altro che delitto perfetto, dicevamo.
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