Il PD ad alzo zero contro Cirio: "Stiamo assistendo a un esodo dalla sanità pubblica"
I dati illustrati in conferenza stampa dal gruppo dem in Consiglio regionale: "Dal 2019 al 2025 il saldo del personale è negativo per 1.843 unità"“Siamo di fronte a un sistema che assomiglia a un edificio pericolante da cui in tanti cercano una via d’uscita: un’emorragia costante di competenze e professionalità”. Lo affermano il vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale Daniele Valle, il consigliere regionale e segretario del PD Piemonte Domenico Rossi, e la capogruppo Dem a Palazzo Lascaris, Gianna Pentenero, commentando l’annuale rilevamento dei dati su assunzioni e cessazioni del personale sanitario piemontese restituisce - si legge in un comunicato - “una fotografia estremamente preoccupante della nostra sanità”.

“Anche quest'anno emerge dai dati raccolti, tramite una mia richiesta di accesso agli atti, che la sanità pubblica è in affanno e si regge unicamente sul sacrificio quotidiano del personale. Da un lato vediamo, infatti, il personale che diminuisce e le dimissioni che aumentano. Dall'altro che si continua ad assumere a tempo determinato o con strumenti precari, senza un disegno complessivo. Non possiamo continuare a ignorare questo grido d’allarme, serve sbloccare subito le assunzioni, rafforzare gli organici, che dal Covid in poi si sono progressivamente ridotti e smettere di chiedere l’impossibile a chi lavora in corsia. Solo qualche anno fa i medici erano i nostri angeli, durante la pandemia, ora sono costretti a lavorare in condizioni di forte stress che spingono molti a lasciare il sistema pubblico e che mettono a rischio anche la qualità e la sicurezza dell’assistenza sanitaria, con liste d'attesa fuori controllo e crescenti percentuali di persone costrette a rinunciare alle cure o ad attivare percorsi di tutela”, afferma Valle.

A seguire Domenico Rossi: “Nel 2025 il 55% dei medici e il 43% degli infermieri che hanno lasciato il servizio sanitario pubblico si sono dimessi. È il segnale evidente di un disagio profondo. Si può discutere sui numeri totali, ma è innegabile che sotto il governo del presidente Cirio stiamo assistendo a un vero e proprio esodo: dal 2019 al 2025 il saldo del personale è negativo per 1.843 unità, con 1.036 medici e oltre 1.100 infermieri in meno. Lo denunciamo da anni, così come fanno i sindacati, ma la verità è che questo fenomeno è semplicemente ignorato. La giunta si comporta come se fosse normale ma non lo è. In un momento storico in cui si fa fatica a veicolare nuovi ingressi nel sistema pubblico diventa strategico saper ‘trattenere’ chi già c’è per non disperdere competenze ed esperienza e per valorizzare lavoratrici e lavoratori. Per farlo serve intervenire sui contratti, così come sulle condizioni di lavoro e sul benessere organizzativo considerando, peraltro, che l’età media è alta e i ritmi di lavoro spesso insopportabili”.

Secondo gli esponenti dem quello che si delinea è “un contesto in cui parlare di riduzione delle liste d’attesa è semplicemente irrealistico”. “Senza personale, i servizi non possono funzionare e sempre più cittadini sono costretti a rivolgersi al privato per ottenere cure in tempi accettabili: una possibilità che non tutti possono permettersi. Serve un cambio di passo immediato, prima che il sistema pubblico perda definitivamente la capacità di garantire il diritto alla salute. La crisi è nazionale, è vero, ma in Piemonte i dati sono preoccupanti e chi governa si occupa di alimentare la propaganda invece di gestire e provare a risolvere i problemi. La Giunta indaghi le cause di questo esodo e metta in campo azioni serie volte a trattenere il personale”, spiega Rossi.
“Nella sanità targata Alberto Cirio perdono tutti - conclude Gianna Pentenero - . Così come i servizi non rispondono ai bisogni dei piemontesi e delle piemontesi anche le condizioni di lavoro degli operatori risultano molto difficili. Non lo diciamo solo noi dai banchi delle opposizioni o i rappresentanti dei lavoratori: i numeri parlano di personale in difficoltà e di piante organiche che calano nella quantità di professionalità impiegate. E nei conti che ci hanno presentato, quelli che l’assessore chiama i ‘desiderata’ sono esigenze reali per pagare il personale e rispondere alle esigenze. Così i conti tornano. Ma tutto questo perché? Perché in un sistema che non valorizza il ‘pubblico’ la concorrenza della sanità privata diventa aggressiva e si avvantaggia. Credo sia questa, però, la strategia di chi guida la nostra regione. Ma a noi non piace e vogliamo un’altra sanità: pubblica e inclusiva”.
Contestualmente, Rossi ha presentato un Ordine del giorno che impegna il Consiglio ad approfondire il fenomeno in Commissione e la Giunta a “promuovere un’indagine seria e articolata e politiche di benessere organizzativo e valorizzazione del personale all’interno delle aziende sanitarie regionali”.
CUNEO sanità - Pd - Cirio







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