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    CUNEO - Tuesday 13 January 2026, 09:56

    Meno della metà dei piemontesi effettua acquisti online

    Lo studio della Cgia di Mestre: e-commerce in crescita costante, ma circa il 90% delle vendite al dettaglio di prodotti continua a svolgersi presso le attività fisiche
    Meno della metà dei piemontesi effettua acquisti online

    Circa il 90% delle vendite al dettaglio di prodotti continua a svolgersi presso le attività fisiche, malgrado la grande crescita del commercio online. Il dato, che può apparire sorprendente, emerge da un’indagine pubblicata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

    Il rapporto si riferisce al 2024, anno in cui la penetrazione del commercio elettronico sul totale delle vendite è stato del 13%: una quota che è salita al 17% nelle vendite dei servizi e scesa all’11% in quello dei prodotti. 

    In termini di valore economico si stima che nel 2024 gli acquisti e-commerce al dettaglio abbiano toccato i 58,8 miliardi di euro, 38,2 miliardi per gli acquisti di prodotti e 20,6 per quello di servizi. Se si analizza la variazione delle vendite al dettaglio relativa ai primi dieci mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, si osserva che il commercio elettronico e la grande distribuzione hanno registrato entrambe una crescita del 2,1 per cento. Le distanze si allargano ulteriormente se si analizza il risultato che emerge dal confronto tra il 2024 e il 2019 (anno pre-pandemico): se le vendite online sono “esplose” del 72,4 per cento e quelle della grande distribuzione (trainate in particolar modo dal settore alimentare) hanno subito un incremento del 16,4 per cento, i negozi di vicinato hanno registrato un modestissimo +2,9 per cento.

    Si legge nello studio pubblicato dalla Cgia di Mestre: “In altre parole, se il commercio online sta aumentando la sua quota di mercato, i negozi tradizionali, seppur in difficoltà, continuano comunque a generare la maggior parte del fatturato delle vendite al dettaglio a beneficio dell’occupazione, del tessuto urbano e della qualità della vita. Certo, l’e-commerce sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, ma non è destinato a cancellare l’attività dei negozi di vicinato. Il commercio fisico mantiene ancora la quota dominante delle vendite e rimane centrale nelle abitudini dei consumatori. Tuttavia, le esperienze internazionali ci dimostrano che nei Paesi dove la regolazione è molto debole e la pressione fiscale è più alta, il commercio online cresce più rapidamente. Diversamente, dove esiste un tessuto commerciale urbano forte e si sono adottate delle politiche di sostegno, il negozio di vicinato resiste meglio”.

    Secondo gli ultimi dati Eurostat riferiti al 2024, il 53,6% degli italiani ha realizzato un acquisto online di beni o servizi. Tra i 27 paesi dell’UE, solo la Bulgaria presenta una quota di persone sul totale nazionale (49,8%) inferiore alla nostra. La media europea ha toccato il 71,8%, con punte del 90,8 in Danimarca, del 94 nei Paesi Bassi e del 94,7 in Irlanda. Rispetto a dieci anni prima, la variazione in Italia è stata del +31,3%, contro una media Ue a 27 del +25,6. “Insomma, siamo ancora nelle posizioni di coda della graduatoria europea, ma stiamo recuperando e nel medio-lungo periodo dovremmo avvicinarci ai Paesi che presentano una maggiore propensione a eseguire gli acquisti attraverso il commercio elettronico”, si legge nel rapporto.

    Nello studio anche i dati a livello regionale: in Piemonte nel 2024 il 42,6% dei residenti ha effettuato almeno un acquisto online. I dati più alti sono quelli della Provincia autonoma di Trento (49,2%), della Valle d’Aosta (47,2%) e della Toscana (47%), i più bassi quelli di Campania (32,9%), Sicilia (30,7%) e Calabria (27,6%).

    Secondo la Cgia “l’e-commerce è un fenomeno strutturale, ma non è detto che la sua diffusione porterà alla cancellazione dei negozi di prossimità. I dati mostrano un quadro complesso: il commercio fisico mantiene ancora la quota dominante delle vendite e rimane centrale nelle abitudini dei consumatori. Ciò che manca è una cornice politica ed economica che permetta alle piccole attività locali di competere su parametri equi, riconoscendone il valore economico e sociale. In altre parole abbiamo bisogno di scelte politiche — non una resistenza alla modernità, ma una gestione consapevole della transizione — che trasformi la sfida digitale in un’opportunità per tutti".

    QUI lo studio completo.

     

    a.d.
    luogo CUNEO
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    Tag:
    Piemonte - Commercio
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