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    CUNEO - Friday 27 February 2026, 14:47

    Cosa insegna la storia drammatica del piccolo Domenico? "La sofferenza può diventare speranza"

    Le riflessioni di Vincenzo Colucci, cardiochirurgo per 25 anni in servizio al "Santa Croce", che invita a mantenere la fiducia nei trapianti: "Talvolta unica soluzione terapeutica"
    Il dottor Vincenzo Colucci
    Il dottor Vincenzo Colucci

    Quali messaggi costruttivi possono emergere dalla drammatica vicenda di Domenico, morto a Napoli due mesi dopo il trapianto di un cuore danneggiato? Se lo è chiesto il cardiochirurgo Vincenzo Colucci, per 25 anni in servizio al “Santa Croce” di Cuneo e da circa un anno in servizio presso il Centro Cuore, clinica di Alessandria. Di seguito le sue riflessioni per “trasformare una tragedia in una risorsa speciale”.
     
    Risulta difficile per un cardiochirurgo intervenire su una vicenda così drammatica in cui una serie di verosimili errori saranno accertati all’interno di un procedimento giudiziario, si spera, il più veloce e documentato possibile. Tuttavia, la sensibilità e il timore che l’impatto mediatico di questa vicenda possa in qualche modo influire erroneamente sulle donazioni e, conseguentemente, sui trapianti d’organo, mi ha spinto a sollecitare principalmente due riflessioni, nell’estrema consapevolezza dell’efficacia terapeutica di queste procedure.

    Il primo messaggio, al fine di trasformare una tragedia in un’occasione di crescita e in una “risorsa speciale” è proprio la consapevolezza del trapianto d’organo, grazie alle donazioni, come talvolta unica soluzione terapeutica ad una grave malattia che, altrimenti, condannerebbe migliaia di persone ad una prognosi infausta.

    Ho partecipato sin dal 1983 alla preparazione tecnica del trapianto cardiaco in Italia, ancora studente in medicina, presso l’Ospedale Niguarda di Milano. Il 14 Novembre 1985 fu eseguito a Padova il primo trapianto di cuore in Italia, seguito da Pavia e, pochi giorni dopo il 23 Novembre, lo stesso traguardo fu raggiunto anche all'Ospedale Niguarda con l'equipe guidata dal Prof. Alessandro Pellegrini. Dal 2000 mi sono trasferito a Cuneo dove ho contribuito a far nascere il Centro cardiochirurgico e dal 2025 proseguo la mia attività chirurgica presso il Centro Cuore di Alessandria, accompagnato sempre dalla sensibilità per donazioni e trapianti.

    Sono passati oltre quarant’anni da quell’esperienza con notevoli progressi scientifici, farmacologici e tecnologici, ma le difficoltà legate alla discrepanza tra il numero di pazienti affetti da gravi malattie cardiache in lista di attesa di trapianto e il numero di donatori sono tutt’ora il grosso limite all’applicazione di questa terapia. L’uso di sistemi impiantabili meccanici per il supporto circolatorio, come i cosiddetti VAD e il cuore artificiale totale, hanno in parte contribuito a ridurre l’impatto della carenza di donazioni. In aiuto a questa sfida, negli ultimi anni, si è proceduto al prelievo, in casi selezionati, di cuore da donatori in morte cardiaca, che si affianca al tradizionale prelievo da donatori in morte cerebrale. La procedura è complessa: oltre alla generosità dei familiari necessita di un notevole impegno multidisciplinare, attuata con norme medico-legali italiane molto stringenti e sicure che prevedono molteplici valutazioni e un periodo di osservazione molto più lungo rispetto a quanto stabilito in altri Paesi.

    Nonostante tutto, la donazione d’organo è il principale fattore limite al trapianto d’organo: la tragedia di una morte può diventare grazie all’ “altruismo” la speranza, la vita per innumerevoli pazienti e va pertanto incoraggiata.

    Oltre alla donazione, altro messaggio emerso da questa vicenda, anche se solo in parte mediaticamente accennato per il conseguente inevitabile esito infausto della storia, è la serietà scientifica nell’assegnazione degli organi, indipendentemente da pressioni mediatiche e umanamente comprensibili, basata esclusivamente sull’inconfutabile idoneità del soggetto a ricevere un organo. Tutto questo a ulteriore garanzia che un dramma non sia invano e la sofferenza diventi necessariamente speranza reale per altri esseri umani.

    In conclusione, con tutta l’amarezza degli eventi, la sofferenza può diventare speranza. La donazione è tra le procedure medico-chirurgiche più sottoposta a stretti protocolli scientifici e medico-legali oltre essere uno straordinario atto d’amore e generosità che dobbiamo immaginare, sostenere e disporre nella ulteriore certezza che l’assegnazione degli organi sarà scientificamente stabilita dal Centro Nazionale Trapianti con l’unico obiettivo del buon esito della donazione.
     

    Redazione
    luogo CUNEO
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    vincenzo colucci
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