L’economia piemontese avanti piano: le famiglie sono in difficoltà
I dati emergono dal report della Banca d’Italia, secondo cui in molti ambiti il Piemonte ottiene risultati peggiori rispetto alle altre regioni del NordNel 2024 il reddito pro capite dei piemontesi era di 25.426 euro, quasi il dieci per cento in più rispetto alla media italiana, ma ancora inferiore a quello delle altre regioni del Nord. È uno dei dati che sintetizza la posizione del Piemonte nell’economia nazionale: una regione che sta meglio della media italiana, ma che non riesce a raggiungere i risultati di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. A fotografare questa situazione è il rapporto annuale sull’economia piemontese pubblicato a giugno 2026 dalla Banca d’Italia, che analizza l’andamento del 2025 nei principali settori economici: dalla produzione industriale al lavoro, passando per l’edilizia e il welfare.
Sul fronte delle famiglie, il reddito disponibile è cresciuto del 2,3% a prezzi correnti nel 2025, poco al di sotto della media del Nord. I consumi sono aumentati dello 0,9% in termini reali, in linea con le altre regioni settentrionali. Tra i beni durevoli, le immatricolazioni di autovetture da parte di privati hanno registrato un calo più accentuato rispetto alla media nazionale. Questo dato, si legge nel report, riflette sia l’incertezza delle famiglie sia la debolezza del settore automotive, storica colonna portante dell’industria regionale oggi in crisi.
Le compravendite di abitazioni hanno invece subìto un’accelerazione, segnando un più 10,1% rispetto all’anno precedente. L’aumento è stato più marcato per le case di dimensioni più grandi e per quelle situate fuori dai centri urbani. Insieme all’andamento delle compravendite, anche i prezzi delle case sono saliti, ma la crescita è rimasta inferiore alla media nazionale. L’aumento del costo degli affitti, invece, è stato in linea con il 2024. Anche il numero dei mutui è cresciuto, nonostante un lieve rialzo dei tassi di interesse.
Non mancano però le fragilità. Secondo i dati Istat, l’8,8% delle famiglie piemontesi nel 2024 era in condizioni di povertà relativa, un dato migliore rispetto alla media nazionale, ma in aumento rispetto all’anno precedente. Nel 2025, guardando ai nuclei senza pensionati e con persone di riferimento sotto i 75 anni, il 6,6% degli individui viveva in famiglie senza alcun componente occupato, in aumento rispetto al 2024. A livello di assistenza statale, l’assegno di inclusione è stato percepito da oltre 40.100 famiglie piemontesi, con un importo medio di 706 euro mensili.
L’occupazione nel 2025 è cresciuta dello 0,5%, in rallentamento rispetto all’anno precedente. Il dato, inoltre, è inferiore sia alla media nazionale che a quella del Nord. Il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni è rimasto sostanzialmente stabile, mentre il numero di persone in cerca di lavoro è tornato a crescere. Anche la disoccupazione di lunga durata, cioè quella che riguarda chi cerca lavoro da più di dodici mesi, è salita leggermente.
Come il resto del Paese, anche il mercato del lavoro in Piemonte presenta differenze di genere marcate. Nella media del triennio 2023-25, le donne attive tra i 15 e i 64 anni erano il 66,2 per cento, tredici punti percentuali in meno degli uomini. Il divario si riduce tra le donne con titoli di studio più elevati, dove scende a poco più di cinque punti. Il principale ostacolo alla partecipazione femminile rimane ancora il lavoro di cura familiare, che ricade prevalentemente sulle donne tra i 25 e i 49 anni. In questa classe d’età, la presenza di figli in età prescolare amplia ancora il divario di genere fino a 23 punti percentuali.
Sul fronte della produzione, il 2025 ha portato qualche segnale di recupero per l’industria. La produzione, però, è ancora sotto ai livelli del periodo 2021-24. I settori che hanno pesato di più in negativo sono stati l’automotive, i prodotti in metallo, i macchinari e il tessile. Ci sono però anche settori in positivo, come l’aerospaziale e l’alimentare.
Tra i settori analizzati nel report c’è poi quello dell’edilizia, che è stato sostenuto soprattutto dagli investimenti in opere pubbliche, finanziati in buona parte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. A febbraio 2026, però, i pagamenti effettivi del PNRR sui circa 10 miliardi di euro destinati al Piemonte ammontavano a poco più del 60% del totale.
Ad aggravare il quadro di medio-lungo periodo ci sono le prospettive demografiche. Secondo le previsioni Istat, tra il 2025 e il 2050 la popolazione piemontese si ridurrà del 6,8%. Al contempo, la quota di individui con più di 65 anni salirà al 34,5%. Questa tendenza andrà a incidere sulla popolazione in età lavorativa, che infatti si stima diminuirà circa del 18%.
Il rapporto integrale si può consultare QUI.
CUNEO povertà - Economia piemontese

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