Sanità nel Monregalese: ecco il documento consegnato a Riboldi per gli ospedali di Mondovì e Ceva
Dal rapporto con i vertici Asl alle criticità sui reparti e sul 118, fino alla gestione del PNRR: l'analisi dettagliata e le richieste del territorio alla Regione PiemonteUn intero territorio si schiera compatto a difesa del proprio sistema sanitario. Tutti e 64 i sindaci dei Comuni del Distretto Sanitario sud-est della Asl Cn1 hanno sottoscritto un dettagliato documento unitario per analizzare l'indebolimento dei servizi e chiedere un intervento immediato della Regione Piemonte.
Il testo è stato consegnato ufficialmente all'assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, in occasione della conferenza dei sindaci della Asl Cn1 convocata per il 4 giugno 2026. I primi cittadini firmatari rappresentano i Comuni di Alto, Bagnasco, Bastia Mondovì, Battifollo, Belvedere Langhe, Bonvicino, Briaglia, Briga Alta, Camerana, Caprauna, Carrù, Castellino Tanaro, Castelnuovo di Ceva, Ceva, Cigliè, Clavesana, Dogliani, Farigliano, Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Garessio, Gottasecca, Igliano, Lequio Tanaro, Lesegno, Lisio, Magliano Alpi, Marsaglia, Mombarcaro, Mombasiglio, Monastero di Vasco, Monasterolo Casotto, Mondovì, Monesiglio, Montaldo di Mondovì, Montezemolo, Murazzano, Niella Tanaro, Nucetto, Ormea, Pamparato, Paroldo, Perlo, Pianfei, Piozzo, Priero, Priola, Prunetto, Roascio, Roburent, Rocca Cigliè, Rocca de' Baldi, Roccaforte Mondovì, Sale Langhe, Sale San Giovanni, Saliceto, San Michele Mondovì, Scagnello, Somano, Torre Mondovì, Torresina, Vicoforte, Villanova Mondovì e Viola.
I sindaci richiamano con forza l'articolo 32 della Costituzione italiana, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. Su questo specifico territorio insistono due presidi ospedalieri cruciali: il "Regina Montis Regalis" di Mondovì e il "Poveri Infermi" di Ceva.
Le due strutture costituiscono un punto di riferimento socio-sanitario imprescindibile per un bacino di utenza di circa 90mila abitanti, distribuiti su un'area vasta e complessa di circa 1500 chilometri quadrati, caratterizzata da una densità abitativa di appena 56 abitanti per chilometro quadrato. Gli ospedali di Mondovì e Ceva svolgono inoltre un ruolo di attrazione per la mobilità sanitaria proveniente dalla vicina regione Liguria, garantendo da anni standard qualitativi eccellenti grazie all'impegno del personale medico, infermieristico e socio-sanitario.
Oltre all'assistenza ospedaliera, il Distretto Sanitario sud-est ha il compito di coordinare tutte le attività sanitarie e socio-sanitarie extra-ospedaliere volte alla prevenzione, cura e riabilitazione dei cittadini. Le sue funzioni principali si articolano in quattro aree strategiche: cure primarie (gestione e coordinamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle case della comunità, dei poliambulatori territoriali e del servizio di continuità assistenziale); assistenza domiciliare e residenziale (erogazione delle cure domiciliari per pazienti non autosufficienti, cronici o terminali e gestione delle autorizzazioni per gli inserimenti nelle strutture residenziali o nei centri diurni per anziani e disabili); servizi amministrativi e di accesso (gestione degli sportelli unici e del CUP, procedure di scelta e revoca del medico o pediatra, rilascio di esenzioni per reddito, patologia o invalidità ed erogazione dell'assistenza integrativa come protesi, ausili per incontinenza e prodotti per celiachia); integrazione socio-sanitaria (collaborazione stretta con i consorzi socio-assistenziali per la presa in carico delle fragilità, come anziani soli, persone con disabilità e tutele dei minori).
Per garantire capillarità in un territorio così esteso, oltre alle sedi principali di Mondovì e Ceva, il Distretto si avvale di presidi ambulatoriali e sportelli attivi nei comuni di Carrù, Dogliani, San Michele Mondovì, Villanova Mondovì, Garessio, Ormea, Monesiglio e Saliceto.
I nodi centrali segnalati dai sindaci riguardano la gestione dell'azienda sanitaria locale. Nel documento viene evidenziato come l'Asl abbia disposto investimenti legati al PNRR per la realizzazione di case della comunità e dell'ospedale di comunità. Tuttavia, per alcuni di questi interventi i cronoprogrammi risultano in ritardo e per altri non è chiaro il modello di gestione.
I primi cittadini segnalano una mancanza di comunicazione da parte dei vertici dell'azienda, evidenziando che nessuna informazione è stata fornita in merito alle disposizioni impartite dalla direzione generale. Si parla di un atteggiamento che "pare ormai una consuetudine della direzione generale d'azienda". Viene infatti sottolineato come la direzione non abbia svolto incontri dedicati e che, in occasione dell'ultimo comitato dei sindaci del Distretto sud-est, non fosse presente neppure per delega, oltre a non aver garantito il personale atto alla verbalizzazione della seduta.
I sindaci esaminano la situazione ospedaliera, evidenziando un progressivo depotenziamento dei presidi. Tra i punti critici segnalati spicca la carenza di personale: le difficoltà del settore a livello nazionale risultano aggravate da alcune scelte organizzative della direzione generale d'azienda. Sotto organico risultano i reparti di Radiologia, Neurologia, Chirurgia, il DEA, il Pronto Soccorso e Ginecologia, a cui si aggiunge l'assenza di un dirigente di presidio titolare.
Particolare attenzione viene poi riservata alla perdita di figure professionali, con l'allontanamento di medici di riferimento per i pazienti e la cittadinanza, e ai servizi amministrativi, in quanto l'internalizzazione degli sportelli ha causato una riduzione dell'orario di erogazione dei servizi.
Spazio poi alla centralizzazione dei servizi, con l'accentramento a Mondovì del SerD e della Casa della Comunità, così come la concentrazione dell'ospedale di comunità a Ceva.
Un quadro a cui si somma la preoccupazione per la scelta operata da Azienda Zero di rimodulare l'esercizio e le funzionalità del servizio 118 sul territorio del Distretto. I sindaci chiedono di rivedere questa decisione per garantire ai cittadini, data l'ampiezza geografica e la complessità territoriale, la presenza costante di personale medico oltre a quello infermieristico.
Accanto alle critiche, i 64 sindaci esprimono il proprio formale ringraziamento e l'apprezzamento a tutti gli operatori ospedalieri (medici, infermieri, amministrativi, tecnici, assistenti e OSS) per l'impegno e la dedizione quotidiana. Un ringraziamento va anche alle associazioni di volontariato e agli stakeholder privati, come la Fondazione Ospedali Mondovì-Ceva e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.
La posizione dei sindaci esprime una netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di ridimensionamento e diminuzione dei servizi e delle specialità presenti nei nosocomi di Mondovì e Ceva. Al contrario, si sottolinea la necessità di individuare percorsi operativi atti a sostenere, incentivare e valorizzare le professionalità per preservare e potenziare l'offerta sanitaria.
Il documento si conclude con la richiesta alla Regione Piemonte di attivare immediatamente modalità di informazione e confronto permanente al fine di ottenere garanzie scritte sul futuro del presidio e un piano straordinario per garantire la piena operatività dei presidi ospedalieri (tecnica, amministrativa e di ogni reparto), con informazioni precise sull'indizione di concorsi o altre modalità di selezione del personale.
Si chiede inoltre di mantenere e potenziare le specialità cliniche esistenti, conoscere e approfondire le deliberazioni dell'Asl in merito all'attivazione delle case e dell'ospedale di comunità, e – da ultimo –, per il tramite dell'assessore regionale alla Sanità, un incontro al presidente della Regione alla presenza del direttore generale dell'Asl Cn1.
MONDOVÌ sanità - Documento - monregalese - Federico Riboldi

Condividi