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    BROSSASCO - Friday 16 January 2026, 08:13

    Chiude la Porta di Valle di Brossasco: "Modello superato. Va ripensato l'utilizzo di queste strutture"

    L'intervento del sindaco Paolo Amorisco: "L'attuale gestione non ha beneficiato dei sostegni economici che erano stati garantiti alla precedente dall'Unione Montana"
    Chiude la Porta di Valle di Brossasco: "Modello superato. Va ripensato l'utilizzo di queste strutture"

    Riceviamo e pubblichiamo.

    La decisione della Porta di Valle di Brossasco di interrompere la propria attività impone una riflessione seria sulle scelte politiche e amministrative che hanno accompagnato questo progetto negli anni. Il primo elemento che emerge con evidenza è il radicale cambio di atteggiamento dell’Unione Montana Valle Varaita, proprietaria della struttura, nei confronti delle diverse gestioni.
La gestione precedente ha potuto contare su numerosi e ripetuti interventi economici pubblici, sia diretti sia indiretti. Tra questi si ricordano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, l’acquisto di dotazioni come il fasciatoio per bambini, contributi per l’organizzazione di iniziative culturali e celebrative, come quelle dedicate a Dante Alighieri, oltre a vari altri sostegni per attività promozionali. A questi si aggiunge una spesa pubblica particolarmente significativa, per la realizzazione di quella che oggi viene ormai comunemente definita la “canna da pesca”, fino a pochi giorni fa ospitata a Piasco e ora smantellata in attesa di una nuova collocazione nel Comune di Venasca. Questa operazione tra costruzione, smantellamento e nuova collocazione si aggira attorno ai 30.000 euro di soldi dei cittadini.

    Non va poi dimenticato che la gestione precedente della Porta di Valle aveva ricevuto anche numerosi incarichi operativi, come la gestione e l’organizzazione di uffici turistici in diverse zone della valle, comprese aree dove il turismo è pressoché inesistente. Incarichi che hanno garantito ulteriori entrate, indipendentemente dai risultati effettivi in termini di sviluppo turistico.

    Un ulteriore aspetto, spesso taciuto, riguarda l’attuale canone annuo di concessione, pari a 8.008 euro. Tale canone non viene corrisposto all’Unione Montana Valle Varaita, proprietaria dell’immobile, ma al precedente gestore, in forza di una clausola contrattuale storica riproposta nei bandi successivi. Il risultato è che un bene pubblico non produce alcun introito per l’ente proprietario, mentre una somma significativa viene trasferita a un soggetto privato, senza alcun beneficio diretto per la collettività.

    A fronte di questo quadro, la gestione successiva, affidata alla Cooperativa di Comunità Viso a Viso dopo un primo bando andato deserto, non risulta aver beneficiato di analoghi sostegni economici da parte dell’Unione Montana, né diretti né indiretti. Una discontinuità difficilmente giustificabile, che solleva interrogativi sulla coerenza, sull’equità e sulla trasparenza delle politiche adottate.

    Resta infine il tema, più generale, del modello delle “Porte di Valle”, spesso indicato come esempio virtuoso e replicabile dall’Unione montana. La realtà dei fatti dimostra però che si tratta di un modello ampiamente superato. Nella maggior parte dei casi, queste strutture restano in piedi non grazie alle attività per cui erano nate, ma per funzioni diverse e accessorie. Dove invece si è insistito nel mantenerne l’impostazione originaria, come in Valle Varaita, i risultati sono questi.

    Va comunque sottolineato il lavoro svolto dalla Cooperativa di Comunità Viso a Viso, che ha messo impegno e dedizione nelle attività della Porta di Valle. Le iniziative realizzate hanno rappresentato un contributo concreto al territorio di Brossasco, dimostrando professionalità e attenzione alle esigenze della comunità. Purtroppo, le condizioni generali, la rigidità delle regole contrattuali e la mancanza di collaborazione con l’ente che dovrebbe coordinare il turismo in Valle Varaita hanno reso impossibile ottenere risultati sostenibili e duraturi. Il loro impegno va quindi riconosciuto e ringraziato, anche se il contesto complessivo non ha permesso di valorizzarlo pienamente.

    La chiusura della Porta di Valle di Brossasco non è quindi un fatto isolato, ma il sintomo di una visione ormai obsoleta delle politiche di sviluppo del territorio e dell’utilizzo delle risorse pubbliche. Continuare a difendere questi schemi non significa avere una visione strategica, ma perseverare in un modello che ha già dimostrato tutti i suoi limiti.

    Ripensare radicalmente l’utilizzo di queste strutture non è più un’opzione, ma una necessità, se si vuole davvero tutelare l’interesse pubblico. Invece di ostinarsi a finanziare 'Porte' celebrative e canne da pesca che sfregiano la arteria principale della Valle Varaita, l’Unione Montana dovrebbe finalmente investire per colmare il gap dei servizi tra montagna e città.

    Paolo Amorisco
    Sindaco di Brossasco

    c.s.
    luogo BROSSASCO
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    Tag:
    Brossasco
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