In Piemonte cresce il numero di laureati, ma rimangono ampie differenze sul territorio
Secondo i dati diffusi dalla fondazione Openpolis, nel 2022 a Cuneo il 31,4% delle persone tra i 25 e i 49 anni aveva un diploma di studio terziario, una percentuale superiore alla media regionaleNel dibattito sull’istruzione universitaria l’Italia continua a inseguire l’Europa. L’obiettivo fissato dall’Unione europea indica che entro il 2030 almeno il 45% dei giovani tra i 25 e i 34 anni dovrà avere un titolo di studio terziario, cioè una laurea o un titolo equipollente. Un traguardo che alcuni Paesi hanno già raggiunto. In Italia invece la percentuale si ferma al di sotto della media Ue, con percentuali più basse in regioni come il Piemonte. È un divario che pesa non solo in termini statistici, ma anche sulle opportunità di lavoro. I dati mostrano infatti che a livelli di istruzione più elevati corrispondono, in media, maggiori possibilità di occupazione stabile e meglio retribuita.
La situazione italiana non è omogenea. Per avere un quadro completo occorre fare riferimento alle statistiche di Istat, rielaborate dalla fondazione indipendente Openpolis, che prendono in considerazione la fascia 25-49 anni. Come sottolinea la fondazione, questi dati non possono essere usati per misurare il raggiungimento dell’obiettivo europeo dato che prendono in considerazione una fascia d’età diversa, ma possono comunque essere utili per fornire alcune informazioni sul fenomeno. Secondo i dati Istat, nel 2022 (l’ultimo anno per cui erano disponibili i dati) solo sei regioni superavano il 30% di laureati. Il Piemonte non era tra queste, anche se la percentuale negli ultimi anni è cresciuta: era il 23,3% nel 2018, il 24% nel 2019, il 25,2% nel 2020 e il 26,2% nel 2021. Un aumento costante, ma non sufficiente a colmare il divario con le regioni in testa alla classifica.
Se si guarda alla provincia di Cuneo il quadro diventa più articolato. Nel 2022 erano 27 i comuni cuneesi che superavano la media regionale del 27,3%. Tra questi c’erano Bergolo, dove quattro anni fa la metà dei residenti tra 25 e 49 anni era laureata, seguito da Briga Alta (41,7%) e Roascio (40,9%). Tra i centri più grandi sopra la media regionale figurano invece Savigliano (31,5%), Cuneo (31,4%) e Alba (30,9%). Nel capoluogo la crescita è stata graduale ma continua: dal 28,2% del 2018 si è passati al 29,5% nel 2020, fino a superare il 31% nel 2022.
Accanto a questi dati emergono però situazioni meno positive. Ad esempio, sempre secondo le elaborazioni di Openpolis, nel 2022 a Castelmagno e Torresina non risultavano residenti laureati nella fascia 25-49 anni. Quote inferiori al 10% si sono registrate anche in diversi altri comuni, tra cui Roaschia (8,3%), Martiniana Po (8,7%) e Serravalle Langhe (9,9%).
Come mostrano i dati, accanto a paesi e città con percentuali elevate restano aree dove la presenza di laureati è molto contenuta. Un elemento che si lega alle dinamiche demografiche, alla mobilità dei giovani e alla capacità dei territori di attrarre o non lasciar scappare le competenze. La crescita registrata negli ultimi anni in Piemonte e nel Cuneese indica una tendenza positiva. Tuttavia, se l’Italia intende avvicinarsi agli standard europei, sarà necessario lavorare sulla riduzione dei divari territoriali. Anche per una provincia come Cuneo, infatti, il livello di formazione della popolazione può rappresentare una leva decisiva per lo sviluppo dei prossimi anni.
CUNEO istruzione - Laurea

Condividi