Le imprese artigiane e i giovani: "Non solo non li troviamo, ma fatichiamo a trattenerli"
Per Confartigianato Piemonte il 60 per cento delle figure richieste risulta di difficile reperimento. Felici: "I prossimi dieci-venti anni saranno critici"In Piemonte le imprese artigiane coinvolgono 210.549 lavoratori, una cifra pari al 14,6% dell’occupazione totale. Il comparto artigiano contribuisce in modo sostanziale all’economia regionale, generando il 9,6% del valore aggiunto del territorio e l’8,8% di quello complessivo dell’artigianato italiano.
L’artigianato e le MPMI sono i comparti che hanno registrato le difficoltà più significative, rispetto ad altri settori. Nel 2025 il numero di ingressi programmati nelle imprese artigiane era di 37.090, di questi 23.270 sono risultati di difficile reperimento, il 62,7% del totale previsto. Appare evidente che le difficoltà emerse non riguardano solo il reperimento di giovani risorse, ma anche la loro permanenza in azienda.
Per Giorgio Felici si tratta di un aspetto fondamentale, per le imprese artigiane, quello di poter contare al loro interno di giovane manodopera qualificata. Si genera, però, un corto circuito quando, dopo un lungo periodo di formazione, queste risorse decidono di non voler rimanere all’interno dell’azienda.
Giorgio Felici (Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte): “Notiamo quindi che le difficoltà non sono solo di reperimento, ma la permanenza delle giovani risorse in azienda. Le nostre imprese artigiane impiegano mediamente un anno per rendere pienamente operative le giovani risorse, queste criticità legate al reperimento e alla fidelizzazione del personale pesano in modo diretto sulle strategie aziendali, difatti molte delle nostre imprese hanno trattenuto il personale anche a fronte di un calo della produzione. Questa è la dimostrazione di come oggi per le imprese del settore artigiano la carenza di forza lavoro rappresenti un vincolo strutturale”.
Questa situazione di difficoltà trova risposta nella transizione demografica. Ormai da tempo assistiamo ad un progressivo invecchiamento della popolazione, si prevede nei prossimi 25 anni un incremento del +17,5% di over 65 e una riduzione della componente giovanile del -15,9% di under35.
Prosegue Giorgio Felici: “Questo quadro riflette una situazione in cui i giovani risultano essere una risorsa sempre più scarsa per il mercato del lavoro. Basti pensare che in Piemonte, su oltre 12 mila figure under 30 che le imprese artigiane ricercano, il 61% risulta di difficile reperimento. Il tema è: i giovani pensano ancora di realizzarsi nel lavoro? Hanno fiducia nel fatto che dal lavoro dipenda il loro benessere? Se a questo tema esistenziale aggiungiamo la tendenza al calo demografico, i prossimi 10-20 anni saranno critici perché mancheranno letteralmente le figure per sostituire le professionalità tutt’ora operative”.
In questo contesto caratterizzato da grande affanno, notiamo che gli ingressi programmati dalle imprese artigiane di giovani fino ai 29 anni, nel 2025, sono il 34,7% del totale delle entrate previste, il dato risulta in crescita rispetto al 29,6% del 2021.
La crescente domanda di giovani under 30 da parte delle MPI piemontesi ha una duplice ragione: la necessità di organizzare il ricambio generazionale, sia a livello imprenditoriale sia tra i lavoratori e rimanere competitivi sotto l’aspetto dell’innovazione.
Conclude Giorgio Felici: “L’inserimento delle nuove generazioni nelle imprese artigiane costituisce un grande vantaggio, non solo per garantire il futuro del settore con il ricambio generazionale, ma anche a coniugare la tradizione con l’innovazione. In questo modo il know-how manuale già presente all’interno delle imprese artigiane, si unirebbe alle conoscenze e competenze possedute dalle giovani generazioni con strumenti tecnologici e digitali. Riuscire ad attrarre giovani non deve solo rimanere un buon proposito perché è la chiave della tenuta manifatturiera della nostra nazione, cosa che la politica non può ignorare e deve, invece, creare un ambiente favorevole all’impresa piuttosto che ostacolarla come fa da decenni”.
CUNEO Confartigianato

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