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    CUNEO - martedì 23 giugno 2026, 12:58

    No, chi si oppone all’utilizzo del taser non sta “dalla parte dei delinquenti”

    I fatti accaduti lo scorso 4 giugno in corso Giolitti hanno aperto un dibattito su un tema complesso che non si può archiviare con sentenze frettolose e semplicistiche
    Cuneodice.it Un frame del video dell'intervento del 4 giugno in corso Giolitti Cuneodice.it
    Un frame del video dell'intervento del 4 giugno in corso Giolitti

    No, chi si oppone all’utilizzo del taser non sta “dalla parte dei delinquenti” e non si può ridurre una questione così complessa ad una “analisi” così semplicistica. È il tema del momento, a Cuneo e dintorni, sui social e non solo. Il dibattito è scaturito da quanto accaduto lo scorso 4 giugno in corso Giolitti, nella zona del bar Bobo. I fatti, ripresi in un video poi circolato sui social, sono ormai arcinoti: una pregiudicata, ubriaca e in pesante stato di alterazione, raggiunta da una pattuglia dei carabinieri e da agenti della Polizia Locale, è stata colpita dal taser dopo aver infranto un piatto di ceramica e agitato il coccio appuntito, per due volte, nei confronti di un militare. La donna è poi stata processata per direttissima e condannata a undici mesi di carcere.

    Ne è nato un vespaio di polemiche: al centro, per l’appunto, la legittimità dell’intervento con il taser e in generale l’utilizzo del dispositivo in questo genere di episodi. Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: secondo quanto ricostruito dalla Procura, l’indagine avviata nei confronti del carabiniere avrebbe accertato la correttezza del suo operato, ritenendo l’intervento non sproporzionato. Una ricostruzione che nessuno mette in discussione. Non è quindi l’episodio di corso Giolitti il punto centrale della discussione, ma il tema è ampio e va al di là del caso specifico. 

    E al di là del caso specifico, lunedì sera, è andato il dibattito in Consiglio comunale, in cui l’amministrazione ha ribadito l’intenzione di non dotare del taser gli agenti della Polizia locale. “Troppi rischi per chi viene colpito”: questa, in estrema sintesi, la posizione della Giunta guidata da Patrizia Manassero. Apriti cielo. Nei commenti alla notizia la solita ondata di indignazione, la solita serie di attacchi, molto spesso sgrammaticati, di accuse, di insulti: c’è addirittura chi augura alla Sindaca di essere aggredita in prima persona, “così vediamo se non cambia idea”. “La solita sinistra dalla parte di chi delinque”, questo il tenore del commento più frequente.

    Al di là dell’amarezza per una violenza del linguaggio che sui social è ormai sempre più accettata e sdoganata, vale la pena di ricordare come la vita sia fatta di sfumature: di grigi, non solo di bianchi e neri, di ambiguità e complessità, non solo di sentenze nette e granitiche. Insomma, non si può sostenere che chi si oppone all’utilizzo del taser - o anche solo ne richieda una rigida regolamentazione - sia schierato dalla parte di chi delinque. Non si può, perchè semplicemente non è così. 

    Chi non rispetta le leggi e le norme che regolano la convivenza civile ne deve pagare le conseguenze e questo è un punto fermo che nessuno mette in discussione. La legge del taglione, però, l’abbiamo fortunatamente consegnata alla storia: nel 2026, in un Paese che vuole dirsi civile, chi delinque va giudicato nelle sedi competenti e non perde automaticamente ogni diritto, come tanto piacerebbe a chi fa della violenza contro chi infrange la legge una sorta di sogno bagnato (finchè tocca agli altri, chiaramente). Il rispetto per la dignità della persona - sì, anche per quella che delinque, senza per questo chiederne l'impunità - distingue un Paese moderno da una società arretrata, in cui la violenza e la sopraffazione diventano valori di cui fare vanto. È quindi più che legittimo che la discussione si snodi anche su questo piano.

    E ancora, essere scettici sull’utilizzo del taser - sul quale il dibattito politico e istituzionale è ancora ampio anche a livello internazionale - non significa non riconoscere il contesto sempre più complesso in cui uomini e donne delle forze dell’ordine si trovano ad operare o non riconoscerne l’importante lavoro al servizio della comunità. Chi chiede che l’azione dei “buoni” sia regolata da direttive rigide, o semplicemente pone degli interrogativi sulle stesse, non si sta automaticamente schierando dalla parte dei “cattivi”. 

    Di conseguenza è scorretto, da parte di chi è a favore del taser, accusare chi non la pensa allo stesso modo di essere - di fatto - complice di chi delinque e nemico di chi è tenuto a far rispettare le regole. È una lettura che non corrisponde alla realtà, è un cortocircuito mentale utile solo ad autoconvincersi di stare dalla parte del giusto, nell’infondata certezza che tra giusto e sbagliato esista sempre una distinzione netta, nell’idea che avere un nemico comune aiuti a compattarsi tra “simili”. La questione è più complessa di così. La vita, in generale, è più complessa di così, anche se forse ridurre tutto ad una visione più semplice e banale è molto più confortante.

    Andrea Dalmasso
    luogo CUNEO
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    Tag:
    cuneo - taser

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